Archivi annuali: 2007

Sara e Pino, chef da leccarsi le dita

Da qui a lunedì… c’è n’è di tempo!
A tutti i buoni propositi, si sa, si dà il via di lunedì. Anche alle diete.
Ho quindi ancora due giorni a disposizione per approfondire la conoscenza dell’offerta gastronomica delle ultime Feste dell’Unità della storia. Potrò poi riprendere nel fine settimana a Riccione e Coriano, quelle che, mi pare, concludano la stagione provinciale riminese.
Il mio post del 20 agosto sui ravioli di Lagomaggio, che secondo il mio palato sono il must dell’estate, ha provocato qualche reazione, come si può leggere nei commenti, ed è stato citato nel sito ufficiale dei Ds di Rimini fra una disanima dell’andamento congiunturale del turismo locale e alcune note di un assessore comunale sull’abusivismo commerciale.
Argomento fuori posto? Nient’affatto.
La serietà e l’abnegazione con cui migliaia di volontari “comuni cittadini” lavorano nelle cucine e negli altri settori delle feste è probabilmente uno dei pilastri del partito (non solo di questo, naturalmente, perché tale disponibilità si riscontra pure negli altri schieramenti…).
Dopo aver intervistato, ieri sera a Santarcangelo, due di loro, mi viene da pensare che se anche i “politici di mestiere” mettessero in ciò che fanno lo stesso entusiasmo, le cose  in Italia andrebbero molto meglio.
Rane in umido avevo promesso al gentile commentatore Mauro e rane in umido ho gustato.
Dieci e lode è il mio voto. Buone come quelle di Poggio Berni e di Canonica, impossibile fare una classifica.

Quando però mi hanno presentato la cuoca addetta alle rane (in un ristorante vero si chiamerebbe “chef capo partita”), ho scoperto l’arcano: Sara Gazzotti, settantasette anni portati alla grande, è una chef itinerante e queste tre feste sono sotto la sua attenta giurisdizione. Da cinquant’anni, si badi bene!

La ricetta non l’ha voluta rivelare (anche perché un giovane assessore l’aveva appena avvisata di “non allargarsi troppo coi giornalisti…”), ma ha specificato che si tratta di “rane in guazzetto”, piatto insegnato dalla mamma che ”lavorava al mare, nei ristoranti più famosi”. Qualche ingrediente speciale? Peperoncino, salvia, aglio e rosmarino… Anche Tonino Guerra è fra gli estimatori della “rane in guazzetto” di Sara: ogni tanto un’amica santarcangiolese arriva su fino a Pennabilli per portargliene un po’.
Scoperto anche il segreto delle famose “lumache in umido” delle tre feste già citate (per la cronaca, quest’anno, essendo stata una stagione poco piovosa sono già esaurite e a Santarcangelo pochi fortunati le hanno potute mangiare fino a metà settimana). Il “re delle lumache” (così fu acclamato negli anni ’80, quando a Rimini si tenne la Festa Nazionale) è l’ottantenne Pino Gnoli, il marito di Sara. Anche lui “lavora” nelle cucina delle feste da cinquant’anni.
Che faranno Sara e Pino l’anno prossimo?
“Ma, forse questo è proprio l’ultimo – rispondono – Abbiamo cominciato come comunisti e negli anni abbiamo cambiato nome diverse volte. Finire la carriera come democratici? Bah, vedremo…”
E io, le “rane in guazzetto” della Sara dopo dove le vado a mangiare?

Scuola di cucina (romagnola) su You Tube

Cristella voleva stupirvi con gli effetti speciali (della serie: “ma quanto si diverte la nostra regina a pastrocchiare in cucina e sul web!).
Era da un po’ di tempo che ci pensavo: mettere on line qualche video-ricetta. Credevo si potesse fare direttamente sul sito, ma il webmaster Dora (che con questi progressi sta aumentando anche le quotazioni personali e chiede a mammà un meritato aumento di stipendio) dice che – addirittura! – si può utilizzare You Tube.
Da una veloce ricerca effettuata, pare che lo spazio in rete ci sia. Nessuno ha pensato a caricare quello che mi frulla in testa: una carrellata di ricette romagnole (magari quelle ormai dimenticate), mostrando dal vivo i vari passaggi della preparazione.
Ma facciamo un passo alla volta: il primo esperimento è con un piatto sicuro, quello con cui il 6 gennaio 2006 ho vinto alla trasmissione Rai La Prova del Cuoco in coppia col simpaticissimo e fantasioso cuoco Cesare Marretti.
“Ancora strozzapreti? – qualcuno dirà – Cristella non sa cucinare altro?” Ammetto di non essere uno chef, certo, ma in cucina me la cavo anche con altre ricette. Insisto su questa pasta tradizionale della Romagna poiché la sua preparazione è sufficientemente coreografica per meritare un passaggio in Tv e sul web.
Tra l’altro, vi ricordo che alla mia avventura televisiva (di cui ho scritto qui) la scrittrice sammaurese Franca Fabbri ha dedicato qualche pagina dell’ultimo libro A Tavola. Il girotondo della vita (Raffaelli Editore Rimini, 2007), raccontandola dalla sua prospettiva. Non posso che essere grata a Franca, specialmente per come mi descrive all’inizio, paragonandomi alla Romagna dolce e solatia (“col suo sorriso, le sue morbide fattezze, il biondo brillio tra i capelli…“).
Presenti in tutt’Italia, pur se in forma diversa, come spiega la relativa voce su Wikipedia, ho anche approfondito l’etimologia della parola strozzapreti andando alla fonte: ho interpellato uno dei diretti interessati, un sacerdote di quelli “da strozzare”. Don Piergiorgio Terenzi, parroco a Montefiore Conca nonché scrittore dalla penna facile, risponde qui con le sue argomentazioni.
Nel video condisco la pasta con un pesto in vasetto. “La mia versione estiva – spiego – il pesto vero lo sanno fare in Liguria”.

“Ahi ahi, signora Longari, mi cade proprio sul vasetto?”

Non sia mai! Ecco allora l’aiuto degli amici blogger genovesi che, interpellati tramite Placida Signora, hanno prontamente risposto (Luca, segnalandomi questa ricetta garantita, e Mitì, col suo pesto secco, che si può mantenere anche mesi). E con questo suggelliamo un nuovo ed originale gemellaggio Romagna-Liguria.
Se la prima video-ricetta di Cristella incontrerà il gradimento dei naviganti (mi scuso solo per qualche difetto nell’audio, ma si può sempre migliorare…), la prossima sarà dedicata alla vera piada sfogliata riminese, ormai introvabile. Ho la fortuna di avere come suocera una brillante cuoca, depositaria di questa rara conoscenza, che un paio di volte all’anno gratifica tutta la famiglia con piade sfogliate a volontà. Unendo le competenze della nonna a quelle della giovane nipote videomaker e webmaster dovrebbe venir fuori una cosa carina. Nel mezzo (sempre, come il prezzemolo) ci sta Cristella, con story board e regia.
Insomma: tre generazioni di donne e i loro differenti saperi per raccontare le cose buone di Rimini attraverso il web. Piace l’idea?
Intanto, buon appetito dalla Romagna!

And now…. the english version

How to do the Cristella’s Strozzapreti
Strozzapreti is the name of a typical kind of italian pasta. In Romagna (Rimini, Fellini’s country) the strozzapreti are like our Maria Cristina/Cristella shows in this video. Ingredients for 6 persons: 500 g of flour, lukewarm water, salt, an egg, a teaspoon of oil. You can eat strozzapreti with a good sauce (meat or fish). In this video Cristella uses a “pesto sauce”, typical of Genoa city.

And if you come in Rimini, ask for Strozzapreti, at the restaurant!

Al pataca “us dà vanèla”

Oggi ho imparato un modo di dire romagnolo che ancora non conoscevo.

L’at dà vanèla!”, mi ha detto scherzosamente un signore di Santarcangelo riferendosi alla moglie che stava approvando un concetto che avevo appena espresso e su cui lui, il santarcangiolese misogino, non era del tutto d’accordo.

“Cosa vuol dire ‘dè vanèla’?”, ho chiesto.

“Ma come? – è stata la pronta risposta – tu che studi i dialetti romagnoli non sai cosa significa?”

E si è prodigato nella spiegazione.

Mé ai dag vanèla, té t’ai dé vanèla, lò ui dà vanèla… Voce del verbo ‘dè vanèla’. Semplice, no?”

Curiosa come sono di andare alle fonti, appena tornata a casa ho cercato (e trovato) nel Dizionario Romagnolo Ragionato di Gianni Quondamatteo.

dè vanèla“: dar corda, dar confidenza, dar la baia. Il bambino gioca col gatto, e alla fine busca un graffio? La mamma gli dice: “t’è vest, a dèi vanèla, cus che suzéd?” (hai visto, a dargli corda, cosa succede?). “Se ta j dé vanèla t’at n’incorz!” (se gli dai corda, te ne accorgi!). “It dà vanèla perché t’ci un pataca!” (ti danno corda perché sei un pataca!).

… ohibò, ma allora quel tipo fra le righe mi ha bollato come pataca

Visto cosa succede, a non approfondire bene lo studio delle lingue?

Dè vanela, pataca: qualcuno conosce modi di dire corrispondenti in altri dialetti?

Il dibattito è aperto…

I ravioli al sugo di pesce più buoni di Rimini? Alla Festa dell’Unità di Lagomaggio.

“Mamma, stasera uscite, vero?”

Quando viene da una figlia ventenne, questa semplice domanda sottintende: “Sai, perché ho già invitato a casa i miei amici e voi due sareste di troppo, visto che la cucina è una sola e la tv pure. Tra l’altro ho già ordinato otto pizze ed altrettante birre e fra un po’ arriva il pony-express. Mica ce le vorrai far mangiare fredde o accovacciati nella mia cameretta? Vero, mà, che stasera tu e il bà avete un bell’impegno in giro, magari una sagra o un concerto? E poi, volevamo guardare l’ultimo film scaricato da internet…”
Allora? Il bà ed io, si cerca di far buon viso a cattivo gioco… D’altronde anche noi abbiamo avuto vent’anni, no?

Per le cene fuori casa, a Rimini e dintorni ristoranti e pizzerie non mancano.

Ma d’estate (benedetta sia l’estate!) ci viene in soccorso il ricchissimo calendario di sagre, che solo a nominarle talvolta  viene anche da ridere: da quella della patata e degli gnocchi di Montescudo, a quella delle pappardelle al cinghiale di Gemmano, passando dalla dolcissima Festa del miele di Montebello.
Quasi ogni sera, dunque, si può scegliere una destinazione raggiungibile in mezzora di macchina e godersi qualche specialità cenando al fresco, su in collina.
E le Feste dell’Unità, dove le vogliamo mettere? In questi giorni il dibattito è aperto sul nome. Come si chiameranno in futuro questi appuntamenti, quando a gestirli saranno i volontari di un partito che ancora deve nascere? Boh?
Comunque, che si chiamino Feste dell’Unità o dell’Ulivo, poco importa. Che si mangi in piatti di plastica e su lunghi tavoloni, beh, si può anche chiudere un occhio, quando dentro ai piatti ci trovi qualcosa che ti piace.
 
Da giugno a settembre il calendario delle Feste dell’Unità, qui da noi, lascia pochi giorni vuoti.
Io e il bà, gentilmente invitati a lasciar libera la casa, ci siamo così fatti quasi tutte le feste della provincia (e altre ce ne saranno…), sviluppando una conoscenza critica di quanto offrono questi improvvisati chef, che spesso sono professionisti in pensione o prestati per qualche sera al partito.
Alla Festa di Canonica, andare per credere, si sono specializzati nella trippa e nelle lumache in umido. A Viserbella (caso unico, ripetono la festa anche fra Natale e Capodanno) in cucina ci sono dei pescatori, così come a Bellaria. Quindi  qua si deve assolutamente ordinare lo “spiedino del marinaio”, cucinato a vista su di un letto di sabbia: il fuoco al centro e, infilati verticalmente in cerchio, a una ventina di centimetri, gli spiedi di legno di tamerice con pesce succulento che si cucina al calore della fiamma viva. A Santarcangelo si va per la trippa (seconda solo a quella di Canonica, secondo una coppia di nostri amici), ma anche per il cinghiale con polenta. Rimini si ricorda per tutti i piatti di pesce e per la pizzeria, gestita dall’associazione Rimini Pizza fondata dall’amico Carmelo Calabrese. Ma il piatto più buono di quest’anno, ai primi di agosto, l’ho gustato alla Festa del quartiere Lagomaggio, a Rimini: ravioli al ragù di pesce come non ne avevo mai mangiati!
Non saranno ristoranti da Guida Michelin, d’accordo, ma secondo il mio modesto parere certi piatti delle Sagre delle patate e degli strozzapreti (che dir si voglia) e delle Feste dell’Unità o dell’Ulivo (che P.D. voglia) sono davvero impareggiabili.

Potrei anche raccogliere le segnalazioni dei lettori di questo blog su specialità assaggiate in feste e sagre, perchè no? Magari ne vien fuori una guida nuova ed originale, con o senza stelle…

“Uscite anche stasera, mà?”
“Si, bella. E non sai cosa perdi…”

Ma a lei, signora, cosa manca?

Ho appena aggiunto nei miei link preferiti il blog della Principessa sul Pisello, una bella ragazza che vive nel regno della Valscrivia.

Come Regina Cristella, l’ho incontrata solo pochi giorni fa in uno dei miei peregrinare in rete e mi ha subito incuriosita. Scrittura ironica e leggera, ogni tanto ti stordisce con un bell’affondo.

Intanto, per conoscerla un po’ anche voi, leggetevi questa cronaca (vera) di una normale e tranquilla giornata nel suo castello, Villa Arzilla.

Ciao, principessa Marina. Come nelle migliori cartoline: “baci da Rimini”. 

“Come vi ho già detto, qui a Villa Arzilla (per le puntate precedenti vd. nelle categorie), c’è sempre un gran via vai: studenti di musica che vengono un po’ da tutto il mondo per studiare canto con mio padre e mia zia, amici miei, amici e parenti dei miei genitori e, naturalmente, infermiere e medici per me. In queste due categorie si annoverano i più disparati elementi: l’oculista che mi porta i libri da leggere, il dietologo che mi parla d’arte e di Genoa, il dermatologo che sentenzia “tutti dobbiamo morire” e le espertissime e affettuose infermiere del servizio sanitario che mi portano peluche e buonumore. Proprio da una delle infermiere, in una fredda nevosa giornata, mi arrivò il seguente sms: “oggi ti porto un medico giovane e bello”. L’occasione era ghiotta e, nonostante il cuore irrimediabilmente impegnato, non potevo mancare al gustoso invito: cambio di camicia e di pannolone, passando dalla versione ascellare a quella baby, pettinata veloce, zaffata di profumo e occhio, quello ancora buono, languido. Ora, come avrete capito, la maggior parte dei medici che mi frequentano, viene, più che altro, per farsi una cultura medica, poiché io sono una sorta d’enciclopedia vivente per la quantità di sfighe e di patologie che assommo. Il Dottor F., effettivamente raro esemplare del genere maschile, assai affascinante e simpatico, dichiarò subito, bontà sua, di essere venuto solo per conoscermi (che, in poche parole vuol dire che voleva vedere da vicino la “rarità”medica!) e per sapere se avevo bisogno del suo aiuto, occupandosi lui di “terapia del dolore”. Provvedendo io, immantinente, a fare i debiti gesti scaramantici, sotto le coperte, sbattendo il mio occhio buono, scrivendo sul pc, lo rassicurai che, per il momento, non soffrivo di dolori e che, in ogni caso, lo avrei tenuto presente. La gaia conversazione si spostò poi su altri argomenti, allietata dalla presenza dei miei genitori e dalle due garrule infermiere, una delle quali, sicuramente, invaghita del doctor (stile E.R). Preso dalla foga della sua conversazione e affascinato dalla sua stessa voce, il novello Gorge Clooney, si sbizzarrì  con una domanda di carattere social-altruistico che segnò la sua rovina: ” Ma a lei, signora, cosa  manca?” Il silenzio cadde sugli astanti: tutti mi guardavano sorridenti e trepidanti mentre, solo il volto di mia madre, lasciava trasparire l’orribile presentimento che solo un cuore di mamma ha.  Con calma, pregustando la mia gioia, presi a scrivere, e sul video, campeggiò la mia risposta Cosa mi manca? S-C-O-P-A-R-E!”  Il Dottor F. sta ancora ridendo…”