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Rubinetti chiusi alla Sacramora

Da tre settimane la storica Fonte della Sacramora, a Viserba, ha i rubinetti secchi.
Avevo già scritto in un post estivo di questo luogo che ha alle spalle un’antica tradizione religiosa e popolare. Un fiore all’occhiello di quella che veniva definita Regina delle Acque, quando Viserba era meta turistica preferita dall’élite modaiola di un secolo addietro.
Alla Sacramora, per celebrare i mille anni dall’arrivo prodigioso dell’arca contenente il corpo di San Giuliano, nel 1957 si tennero festeggianenti solenni e si inaugurò il bassorilievo del Santo e una lapide commemorativa.
Gli anziani ricordano ancora “tutta quella gente importante che venne a Viserba per l’occasione”.
Chi avrebbe mai pensato che appena cinquant’anni dopo, nell’autunno del 2007, la storica fonte avrebbe esalato l’ultima goccia?
Di sicuro la sorgente ha ancora acqua. Pare si tratti solo di un problema tecnico conseguente al mal funzionamento di una pompa idraulica. Su segnalazione di alcuni cittadini preoccupati, ho scritto un articolo per Il Resto del Carlino, pubblicato oggi nell’edizione locale di Rimini.

“L’Amministrazione Comunale si sta attivando per risolvere il problema”, questo è quanto sono riuscita a sapere – ufficialmente – nei giorni scorsi.

A dire il vero avrei anche altre informazioni che per ora non ho ritenuto opportuno pubblicare e che saranno oggetto di un prossimo articolo. Aspetto solo di avere alcune conferme.
Una cosa è certa: con l’acqua della Sacramora agli sgoccioli, a Viserba si chiude un capitolo di storia e devozione millenaria.
Qui di seguito riassumo la storia-leggenda della Sacramora.

In una notte d’estate del 957 nell’isola di Proconneso (Elaphonesos o Neuris) nel Mar di Marmara, franò lo scoglio sul quale per sette secoli aveva riposato il corpo del giovane martire Giuliano, discendente da una nobile famiglia istriana e da un senatore greco. Erano gli anni tristi dell’imperatore Decio Cneo Traiano (249-251), accanito persecutore dei Cristiani, la cui lotta infierì dal 197 al 251.
Educato alla fede dalla madre Asclepiodora, Giuliano fu scoperto seguace di Cristo e condotto dinanzi al tribunale del proconscole Marziano a Flaviade, nella Cilicia.
Esasperato dal rifiuto del giovane di rinnegare la propria fede e passare all’adorazione degli idoli, Marziano lo fece rinchiudere nudo in un sacco, fra serpi velenose e sabbia. Lo fece gettare in mare, alla presenza della madre. Il corpo pervenne all’isola di Proconneso, dove, raccolto dai fedeli, fu sepolto in una grande arca di marmo collocata su di uno scoglio a picco sul mare, da cui franò nel 957.
Il sarcofago iniziò una navigazione straordinaria (guidato dagli Angeli, dice la leggenda) attraverso lo stretto dei Dardanelli, il Mar Egeo, il Mediterraneo, lo Jonio e l’Adriatico.
Approdò infine al lido di Viserba nel 962. Rimossa con difficoltà l’arca, in quel luogo sgorgò la sorgente chiamata Sacramora (da “Sacra Dimora”).
La vita e il supplizio del martire, nonché il prodigio della sorgente, sono rappresentati in varie fasi nel Dossale di San Giuliano dipinto da Bitino da Faenza (Sec. XV), che si può ammirare nella chiesa di San Giuliano, nell’omonimo Borgo di Rimini, a due passi dal Ponte di Tiberio.
Si tratta di una serie di scene successive intorno alla figura centrale del Santo. Da queste si ricavano preziose informazioni aggiuntive.
Dopo il viaggio dell’arca portata dagli Angeli, in un riquadro si vede una folla stupita (i viserbesi di undici secoli fa!) accorsa sulla spiaggia richiamata dall’anomala burrasca. Una scena dominata dalle possenti presenze angeliche manifestatasi al largo immediatamente prima dell’avvicinarsi dell’arca alla costa.
Un’altra scena mostra il sarcofago che si arena prodigiosamente sulla spiaggia riminese. All’inizio, stranamente, a nulla valgono i vari tentativi di rimuoverla, anche con la forza di un paio di buoi. Si riesce solo quando il vescovo di Rimini, seguito dal capitolo dei Canonici, entra nella chiesa dei SS. Pietro e Paolo per invocare la grazia di poterla spostare. Con l’aiuto degli stessi buoi che prima non ci erano riusciti.

Mentre la Fonte della Sacramora inizia a gettare acqua, l’Abate e i monaci di S. Pietro accompagnano in processione il sarcofago alla loro Chiesa. Qui, nel chiostro, l’arca viene scoperchiata alla presenza del Vescovo, dell’Abate, del clero e del popolo accorso a venerare le reliquie del Martire.
L’urna di marmo d’Istria (alta m. 1,50 e lunga m. 2) è collocata dietro all’altare maggiore della chiesa che nel XII secolo venne intitolata a Giuliano.
Nel 1910 le spoglie del Santo furono trasferite dall’arca di marmo in un’urna di legno e cristallo (oggi sotto l’altare).
Fra il novembre 1956 e l’autunno 1957 si svolsero dei festeggiamenti solenni per il millenario dell’approdo, suddivisi fra la chiesa di San Giuliano e l’antica Fonte.
Il 23 giugno 1957 il Can. Mons. Emilio Pasolini benedì, a ricordo del millennio, un cippo posto sulla polla della “Sacra Dimora”, unitamente ad un bassorilievo di Franco Luzi raffigurante il Santo aggredito dai serpenti.
Così l’iscrizione del cippo:
LA ECCEZIONALE MORA
DELL’ARCA DI S. GIULIANO
MARTIRE DI CRISTO
HA SUSCITATO
LA SALUTARE E BENEFICA POLLA
CHE ZAMPILLANDO GIOIOSA
RICANTA IL PRODIGIO

ETERNANDOLO NEI TEMPI
MCMLVII – NEL MILLENNIO

Approfondimenti

La prodigiosa traversata dell’arca di San Giuliano
(articolo di Lidia Parentelli)

Patroni più o meno “tosti”

(articolo di Carlo Valdameri)

Ma che domenica bestiale!

Domani, domenica 25 novembre, qui dalle mie parti ci sono diverse occasioni di incontro a cui non vorrei assolutamente mancare.

Ad alcune di queste ho partecipato negli anni passati e so con certezza che varrebbe la pena esserci di nuovo. Altre sono nuove e perciò mi incuriosiscono.

Il problema, piccola quisquilia, è che… quest’anno sono tutte in contemporanea, più o meno alla stessa ora! A meno che fra oggi e domani la bacchetta magica di Regina Cristella non riesca a fornire a Maria Cristina il dono dell’ubiquità, quest’ultima dovrà assolutamente fare una scelta.

Ecco, nell’ordine, gli appuntamenti a cui vorrei essere.

Viserbella, ore 15

Al Museo della Piccola Marineria e delle Conchiglie, per Musei Aperti 2007, canzoni e poesia marinare della nostra costa, con la partecipazione di Adriano Barberini e Guido Lucchini. Seguirà degustazione di pesce azzurro (!).

Rimini, ore 16

Al Teatro Novelli “All in music”, concerto di Natale organizzato dall’Ordine dei Medici della Provincia di Rimini e da RiminiAil. Fra gli altri, si esibisce anche un gruppo musicale di medici del nostro ospedale, con, alla batteria, un caro amico di famiglia, tale Renzo Imola (per correttezza d’informazione, lui non è medico, ma imprenditore artigiano).

Rimini, ore 16

Alla Sala degli Archi di piazza Cavour viene presentata la guida Andar per vini nei colli di Rimini, iniziativa promossa dalla Commissione Attività Economiche e Turismo del mio quartiere. Alle 17 seguirà degustazione di vini e di prodotti tipici (!!).

Rimini, ore 17

Alla sede della Provincia di Corso d’Augusto 231, nell’ambito della Giornata internazionale contro la violenza alle donne, ci sarà l’inaugurazione di una mostra di artisti locali a cui seguirà, alle 18, lo spettacolo Cuori di donna di Maila Ermini. Al termine dello spettacolo verrà offerto un buffet (!!!). Da segnalare che alle 20.30 le opere offerte dagli artisti saranno messe all’asta. Il ricavato andrà per un fine che condivido al mille per mille: la costruzione di una casa di accoglienza laica, qui a Rimini, per le donne vittime di violenza (che sono tante, più di quante si possa immaginare!).

Dunque, mentre sono ancora molto indecisa sul da farsi, provo a organizzare una tabella di marcia che mi consenta di fare un salto un po’ qui, un po’ là…

Mumble mumble…

Una cosa è certa: fra il pesce azzurro dei marinai, la degustazione dei sommelier e il buffet rosa domani non resterò di certo a stomaco vuoto.

Lunedì, giorno dedicato ai buoni propositi dietetici, magari vi racconto com’è andata la mia domenica ubiqua.

Chi non canta con Lady Oscar, invidia lo colga!

In una calda sera di luglio, la scorsa estate, mi sono ritrovata a cantare insieme ad altri “luloni” come me le canzoni delle sigle dei cartoon che andavano in televisione una trentina d’anni fa. 

Era alle Celle, per la tradizionale festa per i bambini riminesi organizzata dalla Banca del Tempo del Quartiere 5. 

Quando hanno iniziato a suonare i musicisti invitati per quella sera, i ragazzini si sono subito seduti di fronte al palco, con le mani ancora impiastricciate dallo zucchero filato, mentre i genitori si posizionavano intorno, un po’ all’ombra. Tutti incuriositi per quei personaggi in costume, truccati e imparruccati come gli eroi della Tv, che con chitarre e tastiere si preparavano ad animare la festa. Dopo un paio di canzoni non si capiva chi, tra piccoli e grandi, stava divertendosi di più.  Avete presente gente dai quarant’anni in su segnare il tempo coi piedi e con le mani cantando a memoria la canzone di Ufo Robot? 

                                                    Si trasforma in un razzo missile, 

con circuiti di mille valvole, 

tra le stelle sprinta e va! 

Ufo Robot! Ufo Robot!

Avete presente Capitan Harlock? E’ Marco, chitarrista e cantante. E Tigerman? E’ Paolo, cantante e leader della band. Dentro la tuta rossoblu di Spiderman c’è Piersante, tastierista e vocalist. Il giustiziere Zorro, anche se mascherato, l’ho riconosciuto: è il chitarrista viserbese William. Sotto la chioma bionda di Lady Oscar, sorride Helga, brava cantante e moglie, mi pare, di Capitan Harlock. Goku è Stefano, il percussionista. Al basso elettrico c’è Carlo, che con un berretto in testa si trasforma in Carletto, il principe dei mostri. 

Finalmente, in quella bella serata, ho capito cosa fosse una Cartoon Cosplay Band.

L’ho imparato conoscendo dal vivo la Flotta di Vega (che “ha la sua astronave madre parcheggiata a Rimini”, come viene specificato nel sito con blog incorporato).  I componenti della Flotta di Vega sono degli adulti seri e rispettabili (almeno così sembra…) che uniscono la passione per la musica con quella per i cartoni animati e per le serie Tv che hanno amato da giovani. Operai, impiegati, padri (e madri) di famiglia.

Hanno partecipato al Cartoon Club, manifestazione che si organizza a Rimini da diversi anni, e ultimamente al Lucca Comics, altro evento clou per fumettomani & co. Ogni volta suscitando curiosità e meritando applasi. 

Li potete vedere e ascoltare qui. Se vi vergognate a chiamarli per animare le vostre, di feste, potete far credere che li volete per i bambini del quartiere o della parrocchia. O per il compleanno dei vostri figli, perché no. L’importante è che non dimentichiate di invitare anche genitori e zii: ve ne saranno grati, perché saranno quelli che apprezzeranno di più! 

A me piacciono perché: sono di Rimini, sono bravi cantanti e strumentisti, mi fanno ricordare l’adolescenza, fanno divertire i bambini ma anche i genitori e i nonni, si esibiscono rigorosamente dal vivo e a scopi benefici. 

Mi sono simpatici anche perché quando ci sono loro realizzo di non essere l’unica “lulona” che ogni tanto sa gioire, nonostante il grigiore e i problemi della quotidianità adulta. 

Visto che ci sono, vi segnalo anche Memoria bambina, un interessante sito (che mi ha fatto conoscere la mia amica blogger Marina Garaventa, la Principessa sul Pisello) che raccoglie le canzoni delle sigle Tv, dei telefilm, delle pubblicità che hanno fatto parte della nostra vita: da Orzowei a Donna Rosa, da Happy Days a Furia cavallo del west… 

E chi non ride e canta con noi, rabbia (e invidia) lo colga!     

 

La canapa dei telai e delle mamme

Questa la voglio raccontare.

Quando, nel 1999, uscì il mio libro Trama e ordito, mamme che tessono la vita feci un battage pubblicitario che mi costò molte energie. Si sa, l’editoria locale è tale solo di nome: nei fatti gli autori, più o meno importanti, più o meno validi, si devono autogestire e darsi da fare, anche finanziariamente. Ma questo è un discorso che approfondiremo in altra occasione.
Torniamo a Trama e ordito: è un omaggio al lavoro delle donne delle generazioni precedenti alla mia sviluppato indagando la tradizione della coltivazione casalinga della pianta di canapa per ottenerne la fibra da filare e tessere.

Il libro è piaciuto e a livello locale (tenendo presente l’autogestione di cui sopra) è stato un piccolo successo. Tanto che è finito anche su Internet, elencato in un sito che raccoglie tutti i “Libri sulla canapa” (Maria compresa!).

Immaginate il mio imbarazzo quando mi telefonarono, da Roma, degli ufficiali della Polizia di Stato che mi chiedevano una copia – questa la scusa – per farne una recensione da pubblicare sulla loro rivista!
Devono aver verificato subito che la “mia” canapa era davvero innocua! La recensione dei poliziotti, per la cronaca, non l’ho mai vista…
Chissà se anche a Gambettola, nel prossimo fine settimna, ci saranno agenti a controllare: io, comunque, ci sarò. Il 17 e il 18 novembre nella cittadina da cui proviene la mia famiglia, a pochi chilometri da Cesena, si tiene infatti l’Antica Fiera della Canapa. Il programma è molto ricco e interessante.
Fra le altre cose sono previste dimostrazioni pratiche su antichi telai dove i bambini delle elementari mostreranno quanto ha insegnato loro un’ex bidella nel laboratorio di tessitura che la scuola organizza da diversi anni. La signora è un’esperta tessitrice, oggi bisnonna, che negli anni ’40, guarda caso, è stata allieva di mamma Pierina, protagonista di Trama e ordito.
La Fiera di Gambettola, per chi comprende il valore delle fatiche dei nostri padri (e delle nostre madri) è un appuntamento da non perdere.

Tonino, tatarcord c’la volta?

L’attesa

(dalla raccolta “Il Polverone”)

Era così innamorato che si chiuse in casa

e sedette vicino alla porta

per poterla abbracciare subito

appena avesse suonato per dirgli che lo riamava.

Ma lei non suonò e lui diventò vecchio.

Un giorno qualcuno bussò leggermente alla porta

e lui ebbe paura

e fuggì a nascondersi dietro l’armadio.

L’attesa è opera di Tonino Guerra, il noto poeta e sceneggiatore romagnolo.

Più che Amarcord il film di Fellini dovrebbe chiamarsi Asarcurdém (Noi ci ricordiamo)”, disse all’uscita del film Pier Paolo Pasolini.

In quella sceneggiatura Tonino ha infatti trasferito pezzi interi della sua memoria di bambino e di ragazzo.

Qualche esempio?

La poesia sul babbo che “fava i madeun” (faceva i mattoni) come il nonno; l’approccio fallito tra Titta e la tabaccaia, che assomiglia ad un episodio del suo romanzo “Dopo i leoni“, del 1956; la scena dello zio matto impersonato da Ciccio Ingrassia che grida “a voi ‘na dòna!” (voglio una donna!) dalla cima di un albero da cui non vuole scendere, già vista nella poesia “E’ gat sòura e’ barcòcal” (Il gatto sopra l’albicocco).

Direi che anche la gita al mare della famiglia col calesse è di Guerra.

Il tragitto? Da Santarcangelo alla spiaggia tutta dune di Torre Pedrera: un tiro di schioppo da casa mia.

Tatarcord, Tonino, ad c’la volta?