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26 agosto, 2008

Il marinaretto di Fellini

Archiviato in: Senza categoria — Tag:, — mcm @ 19:13

Esterno notte.

Sera d‘estate a Rimini. Terrazza del Grand Hotel. La facciata dell’albergo è illuminata a giorno. Musica di sottofondo affidata alla magica voce di una bella ragazza mora seduta al pianoforte. Numerosi ospiti in abito da sera ai grandi tavoli rotondi. Via-vai di camerieri in giacca bianca.

E’ il 13 luglio 2008.
Paolo ed io siamo fra gli invitati al Gran Galà dello Ior, l’Istituto Oncologico Romagnolo, di cui siamo volontari da diversi anni.

Non siamo ospiti di primaria importanza, ma gregari. Forse per questo il tavolo riservato a noi e ai nostri amici è ai bordi della terrazza, l’ultimo della fila.
Per fortuna, penso ora.

Da quella postazione non ho mancato di ammirare gli ospiti veri del Grand Hotel: i clienti residenti che stavano cenando nella sala da pranzo le cui vetrate erano lì, a portata dei miei sguardi curiosi.

Non vi dico l’eleganza di signore e signori! Molti evidentemente erano stranieri. Li osservavo quando, di tanto in tanto, si alzavano per recarsi al bar o per uscire ad ascoltare il nostro concerto.

La mia attenzione, a un certo punto, è stata attirata da un bimbetto sui sette anni che aveva in mano un video-gioco (o forse era una pallina verde?). Biondo, capelli lisci e lunghi fino alle spalle, calzava un enorme berretto da marinaio e vestiva alla marinara.

Mi dispiace solo di non aver avuto la prontezza di fotografarlo. Quindi, pur non essendo brava a disegnare, ho provato a fissarlo su carta con penna e pastelli.
Eccolo.
il mio marinaretto

I genitori, giovani e biondi pure loro, magri e belli, potevano essere inglesi o russi. Comunque stranieri.

La visione di questo bambino mi ha colpito perché avevo appena letto, sulle pagine di un quotidiano locale, un articolo di Gianfranco Angelucci, ai tempi stretto collaboratore di Federico Fellini, che racconta la cronaca del 3 agosto 1993, quando il Maestro venne colpito da un ictus mentre si trovava qui, al Grand Hotel.

“Quel giorno – raccontava il regista – fui salvato da un angelo vestito da marinaretto”.

La figura del marinaretto ritorna spesso nella vita, reale e onirica, di Fellini.

Qualche volta mi capitano sotto gli occhi delle fotografie dove ci sono anch’io, col vestito da marinaretto, ritto in piedi con mio fratello, dietro a mio padre e mia madre seduti su due poltroncine di velluto; lo ricordo perché abbiamo dovuto portarle da casa fino allo studio del fotografo, socialista e sorvegliato dal Questore”.

E in quasi tutti i suoi film il marinaretto appare, anche solo fugacemente.

Un sogno divenuto ossessione, forse. O il contrario…

In quel caldo martedì d’agosto di quindici anni fa, dicevamo, quando l’ictus colpì il regista alloggiato nel suo Grand Hotel, si disse che l’allarme venne dato da un piccolo ospite straniero vestito da marinaretto. Il bambino, sentendo i lamenti provenienti dalla stanza 316, aprì la porta, trovò il maestro riverso sul pavimento e corse a chiamare aiuto.

Ma in quei giorni nessun bambino con quelle caratteristiche alloggiava al Grand Hotel.

Realtà o sogno? Solo Federico potrebbe dirlo.

Nei giorni scorsi, a Bellaria, ho avuto l’occasione di incontrare Sergio Zavoli, il grande giornalista amico di sempre di Fellini. Gli ho chiesto se avesse mai sentito parlare di questa versione dei fatti. Un sorriso malinconico ha accompagnato la sua risposta.

“No, cara. Non è andata proprio così. Ma stai certa che Angelucci l’ha saputo dal diretto interessato: una delle tante ‘storie vere’ raccontate dal fantasioso Federico.”

Oltre a disegnare, in questi giorni mi sono divertita a scrivere un raccontino su questa strana coincidenza.

e… suspence si aggiunge a mistero: per ragioni che potrò spiegare solo fra qualche mese, per il momento il mio scritto non sarà leggibile…

Eventuali curiosi: o aspettate marzo 2009, o ve lo invio, su richiesta, in forma privata…

Bye bye!

23 agosto, 2008

La ricetta del sabato: tortini alle pesche con la ‘Bella di Cesena’

Archiviato in: Senza categoria — mcm @ 15:04

la pesca Bella di Cesena

Sabato, giornata dedicata alla cucina. Questa volta copio e incollo (anzi, copio e inforno) una ricetta semplice semplice dell’amico Michele Marziani. Il quale, dalle pagine di Chiamami Città, suggerisce di preparare questi dolcetti con la ‘Bella di Cesena’, la gustosissima varietà di pesche romagnole. “Spesa a chilometri zero”: dice qualcosa?

In ogni caso: la ricetta è davvero semplice e il risultato… di successo sicuro. Ideale per sane merende da offrire a bambini fortunati.

Con un frustino elettrico montare un etto di burro a temperatura ambiente e un etto e mezzo abbondante di zucchero di canna. Incorporare due uova, un barattolo di yogurt bianco, tre etti di farina, una bustina di lievito per dolci e un po’ di cannella.

Aggiungere due o tre pesche tagliate a dadini e condite con zucchero e limone.

Amalgamare il composto, mettendolo in stampini imburrati. Infornare a 180° per una ventina di minuti. Fare raffreddare.

Volendo, accompagnare con gelato alla vaniglia.

Buon appetito!

21 agosto, 2008

Dignità, parità, laicità anche per chi gioca “fuori squadra”

Archiviato in: Senza categoria — Tag: — mcm @ 21:40

Non tutti siamo uguali e fatti con lo stampino. E per fortuna, mi vien da dire…
Sai, che noia, altrimenti!?

E comunque, chi può dire con certezza quali siano i confini di qualsiasi presunta “normalità”?

Nòrma, l’etimologia insegna, è parola latina che indica uno strumento di misura geometrico (una squadra per gli angoli retti). Qualcosa creato dall’uomo, dunque, per definire entro limiti e confini ben determinati lo spazio, l’aria: quanto di più libero possa esistere nell’universo.

All’homo sapiens piace codificare tutto il misurabile: metro, grado, chilo, ora, giorno, notte, giallo, rosso, nero, doremifa, andante con brio… Convenzioni, nient’altro che convenzioni. Ormai indispensabili alla nostra quotidianità, che vede spontaneità, sincerità, anarchia e libertà come pericolo per la serena convivenza.

E perché se qualcosa o qualcuno non riesce a stare “dentro la norma” deve per forza passare come fuorilegge e bandito?
Ciò vale per tanti ambiti della vita: non credo esista un’unica e sola prospettiva dogmatica per giudicare, e soprattutto rispettare, le persone e le cose. Anche quando non se ne condividono le scelte di vita e di relazione.
Partendo da questa constatazione pseudo-filosofeggiante segnalo l’inaugurazione della mostra fotografica “Vicini di casa”, curata da Marco Vincenzi e dall’associazione Lgbt San Marino, che si terrà sabato 23 agosto alle 16 al Chiostro dell’ex Monastero di Santa Chiara, nella vicina Repubblica di San Marino (potrebbe essere l’occasione per una gita sul Monte Titano diversa dal solito, che vada oltre la visita agli innumerevoli bazar che vendono paccottiglia “made in Taiwan”).

Lgbt sta per lesbiche, gay, bisessuali, transgender. Persone, anche se “non in squadra”. Potenzialmente tutti nostri colleghi, compagni di viaggio in bus o sul treno, clienti, fornitori, utenti allo sportello, amici, parenti vicini e lontani. Non vivono certo in riserve di caccia, queste donne e questi uomini: lavorano, mangiano, viaggiano, studiano, pregano negli stessi luoghi frequentati dagli altri, dai “normali”. Eppure sono “vicini di casa” che spesso non sappiamo – o non vogliamo – vedere.

L’obiettivo intelligente del fotografo Marco Vincenzi è stato puntato – con una prospettiva libera da pre-giudizi e stereotipi – sui partecipanti al “Bologna 2008 Pride nazionale”.

“Oltre l’informazione canonica – recita l’invito alla mostra – e al di là del solito folk e trasmesso dai media per chi non c’era, la manifestazione dell’Orgoglio LGBT è qualcosa d’altro; e l’occhio di Marco Vincenzi è riuscito a coglierlo. Romanticismo e normalità sono i protagonisti di queste immagini, che ben si inseriscono allo slogan del Pride italiano 2008: dignità, parità, laicità”.

La mostra, che resterà allestita fino a tutta domenica 24 agosto, è parte integrante della prima edizione del San Marino International Arts Festival che comprende anche lo spettacolo, in prima assoluta, che si terrà domenica 24 agosto alle 21,15.

Si tratta di “30 MILK”, di e con Michele Pazzini e la collaborazione di Emanuele Serpentini, che si terrà presso le Logge dei Balestrieri a cura di CafèLeche Factory e Teatro della Clavicola Produzioni.

Lo spettacolo, ad ingresso gratuito, è ispirato da una vicenda realmente accaduta nel 1978 a San Francisco, quando l’ultraconservatore e omofobo Dan White uccise a sangue freddo il consigliere comunale Harvey Milk, noto esponente del nascente movimento gay. Ricostruendo i passaggi che hanno portato alla morte di Milk, lo spettacolo affronta e indaga i temi dei diritti civili e umani, l’omofobia, e racconta anni di lotte, martiri e conquiste.
N.b.: avevo trattato l’argomento Lgbt e discriminazioni sul lavoro in un precedente post di Cristella.it

16 agosto, 2008

Righe, intrecci e scarabocchi. C’est la vie, Madame

Archiviato in: Senza categoria — Tag: — mcm @ 23:11

U i’e di dé che l’umour e va so, dal volti e va un pò zò…

Me a ne sò, a qué l’è tòt invrucié: dal volti um pè ad fé di gran scarabòcc…

Ci sono dei giorni in cui l’umore va su, delle volte va un po’ giù…

Non so, qui è tutto ingarbugliato: delle volte mi pare di fare dei gran scarabocchi.

Una delle poesie più note di Tonino Guerra si intitola “I scarabòcc” (gli scarabocchi)

Come scrive Carlo Bo nella prefazione alla raccolta dallo stesso titolo, in questi versi c’è, in sintesi, tutta la vita essenziale della poesia di Guerra: ‘una riga lunga e qualche intreccio, ecco una definizione perfettamente valida del suo lavoro’.

Fino al prossimo post, vi lascio alla lettura della poesia di Tonino Guerra…

I scarabòcc

Quèst l’è al murai

e quèst l’è i scarabòcc

ch’a féva da burdèl

se’ calzinaz,

da ménda ch’ò tachè

andè dri me’ braz

par fè una réiga lònga

e quélc invròcc.


Quèst l’è al murai

E quest l’è i scarabòcc.

Gli scarabocchi

Questi sono i muri

e questi gli scarabocchi

che facevo da bambino

col calcinaccio,

da quando ho cominciato

a seguire il braccio

per fare una riga lunga

e qualche intreccio.

Questi sono i muri

e questi gli scarabocchi.

12 agosto, 2008

Il video-curriculum? A Rimini l’abbiamo!

Archiviato in: Senza categoria — Tag:, — mcm @ 22:06

Normali non siamo. – scriveva Silvano Cardellini, riferendosi ai riminesi, nel suo ‘Una botta d’orgoglio’ – Non potrebbe essere diversamente per chi come noi deve stare in vetrina, continuamente in vendita ogni anno. Condannati a stare sotto il faro delle attenzioni, a risultare, comunque, fenomeno, a far notizia, a produrre eventi, manifestazioni, a bruciare mode.”

Silvano con le parole era maestro, con l’antenna sempre sintonizzata sulle diverse sfaccettature della sua/mia città e di chi la vive…

Che Rimini sia aperta a mode e tendenze è comunque opinione condivisa da molti. In tanti settori, che potrei elencare rischiando di allungare eccessivamente questo post.

Il riferimento di oggi riguarda l’ambito della mia prima professione, quella della “quotidianità del badge da timbrare”. Chissà se il ministro Brunetta è al corrente che oltre al mare magnum dei carrozzoni abitati da fannulloni esistono, in Italia, uffici pubblici snelli, dinamici e al passo coi tempi. E, lasciatemelo dire, dove chi opera lo fa con spirito molto distante da quello immaginato dai più.

Un esempio? Il Centro per l’impiego della Provincia di Rimini è forse uno dei primi, in Italia, a proporre un servizio di video-curriculum.

Una realtà già molto diffusa negli Stati Uniti e che in Europa sta muovendo i primi passi.

Esistono diversi siti che raccolgono queste nuove presentazioni multimediali dei candidati a un’occupazione. Molti sono validissimi, altri meno. Spesso, però, la gestione e le indicazioni sono lasciate alla buona volontà e all’improvvisazione dei singoli.

Il valore aggiunto del servizio offerto dal Centro per l’impiego di Rimini sta nel fatto che il lavoratore interessato a questa modalità di presentazione alle aziende viene consigliato da orientatori di lunga esperienza, che conoscono le dinamiche e le esigenze del mercato del lavoro del territorio, le criticità, le aspettative…

Il video-curriculum, che dura un minuto o poco più, verrà costruito insieme e conterrà, oltre alle classiche informazioni su formazione e professionalità, elementi che un pezzo di carta, pur completo e circostanziato, non potrebbero mai trasmettere, quali il proprio modo di porsi e gli aspetti caratteriali.

Il filmato, particolare importante, sarà poi messo a disposizione delle aziende che si rivolgono all’ufficio per la ricerca di personale.

Lo, lo so che questo “post professionale” non è adatto al periodo di ferragosto…

Però, da Rimini, dove molto “normali non siamo”, una frecciatina operosa al ministro Brunetta bisognava pur lanciarla, no?

Av salut!

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