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29 marzo, 2009

Rimini: il mare d’inverno e i soldatini in fila

Archiviato in: Senza categoria — Tag:, — mcm @ 21:03

“…Pensare a Rimini. Rimini: una parola fatta di aste, di soldatini in fila. Non riesco a oggettivare. Rimini è un pastrocchio, confuso, pauroso, tenero, con questo grande respiro, questo vuoto aperto del mare. Lì la nostalgia si fa più limpida, specie il mare d’inverno, le creste bianche, il gran vento, come l’ho visto la prima volta.”

(Federico Fellini, tratto da La mia Rimini, Cappelli, Bologna, 1967)

il molo di Rimini in un giorno di burrasca. dicembre 2008

Esterno notte.

Sera d‘estate a Rimini. Terrazza del Grand Hotel. La facciata dell’albergo è illuminata a giorno. Musica di sottofondo affidata alla magica voce di una bella ragazza mora seduta al pianoforte. Numerosi ospiti in abito da sera ai grandi tavoli rotondi. Via-vai di camerieri in giacca bianca.

E’ il 13 luglio 2008.
Paolo ed io siamo fra gli invitati al Gran Galà dello Ior, l’Istituto Oncologico Romagnolo, di cui siamo volontari da diversi anni.
Non siamo ospiti di primaria importanza, ma ‘gregari’. Forse per questo il tavolo riservato a noi e ai nostri amici è ai bordi della terrazza, l’ultimo della fila.

Per fortuna, penso ora.

Da quella postazione non ho mancato di ammirare gli ospiti ‘veri’ del Grand Hotel: i clienti residenti che stavano cenando nella sala da pranzo le cui vetrate erano lì, a portata dei miei sguardi curiosi.

Non vi dico l’eleganza di signore e signori! Molti evidentemente erano stranieri. Li osservavo quando, di tanto in tanto, si alzavano per recarsi al bar o per uscire ad ascoltare il “nostro” concerto.

La mia attenzione, a un certo punto, è stata attirata da un bimbetto sui sette anni che aveva in mano un video-gioco (o forse era una pallina verde?). Biondo, capelli lisci e lunghi fino alle spalle, calzava un enorme cappello da marinaio e vestiva alla marinara.

Mi dispiace solo di non aver avuto la prontezza di fotografarlo. Quindi, pur non essendo brava a disegnare, ho provato a fissarlo su carta con penna e pastelli.
Eccolo.

il marinaretto al Grand Hotel di Rimini

I genitori, giovani e biondi pure loro, magri e belli, potevano essere inglesi o russi. Comunque stranieri.

La visione di questo bambino mi ha colpito perché avevo appena letto, sulle pagine di un quotidiano locale, un articolo di Gianfranco Angelucci, ai tempi stretto collaboratore di Federico Fellini, che racconta la cronaca del 3 agosto 1993, quando il Maestro venne colpito da un ictus mentre si trovava qui, al Grand Hotel.

“Quel giorno – raccontava il regista – fui salvato da un angelo vestito da marinaretto”.

La figura del marinaretto ritorna spesso nella vita, reale e onirica, di Fellini.

Qualche volta mi capitano sotto gli occhi delle fotografie dove ci sono anch’io, col vestito da marinaretto, ritto in piedi con mio fratello, dietro a mio padre e mia madre seduti su due poltroncine di velluto; lo ricordo perché abbiamo dovuto portarle da casa fino allo studio del fotografo, socialista e sorvegliato dal Questore”.

E in quasi tutti i suoi film il marinaretto appare, anche solo fugacemente.

Un sogno divenuto ossessione, forse. O il contrario…

In quel caldo martedì d’agosto di quindici anni fa, dicevamo, quando l’ictus colpì il regista alloggiato nel “suo” Grand Hotel, si disse che l’allarme venne dato da un piccolo ospite straniero vestito da marinaretto. Il bambino, sentendo i lamenti provenienti dalla stanza 316, aprì la porta, trovò il maestro riverso sul pavimento e corse a chiamare aiuto.
Ma in quei giorni nessun bambino con quelle caratteristiche alloggiava al Grand Hotel.

Realtà o sogno? Solo Federico potrebbe dirlo.

Sempre l’estate scorsa, a Bellaria, ho avuto l’occasione di incontrare Sergio Zavoli, il grande giornalista amico di sempre di Fellini. Gli ho chiesto se avesse mai sentito parlare di questa versione dei fatti. Un sorriso malinconico ha accompagnato la sua risposta.
“No, cara. Non è andata proprio così. Ma stai certa che Angelucci l’ha saputo dal diretto interessato: una delle tante ‘storie vere’ raccontate dal fantasioso Federico.”

Mi sono divertita a scrivere un raccontino su questa strana coincidenza. Eccolo.

(continua…)

26 marzo, 2009

Il popolo chiede pane? Dategli un sondino.

Archiviato in: Senza categoria — Tag:, — mcm @ 21:06

Avete presente quelle vignette che raccontano più di pagine intere scritte da fior fiore di giornalisti?

Un “amico” di Face Book (sì, anche Regina Cristella s’è lasciata affascinare dalla sirena) oggi ha aggiunto sul suo profilo un quadretto che riassume due delle questioni più scottanti all’ordine del giorno su tutti gli organi di informazione.

ironia amarognola di Arnald

Non aggiungo altro, se non il consiglio di aprire il blog di Arnald e salvarlo fra i preferiti: diversamenteoccupati.it è un viaggio nel lavoro e dintorni (e nel non lavoro) visto da una prospettiva molto arguta.

“Le tue vignette lasciano l’amaro in bocca”, sono i commenti che ogni tanto Cristella lascia all’amico Arnald, che periodicamente apre la sua finestra anche su Jobtalk, il blog de Il Sole 24 Ore dedicato al lavoro e curato da Rosanna Santonocito.

22 marzo, 2009

Le Terme di Viserba: un’occasione perduta

Archiviato in: Senza categoria — Tag: — mcm @ 17:28

Riporto uno stralcio dell’articolo che verrà pubblicato su Il Ponte la prossima settimana. (diritti riservati a Cristella, eh….A’m arcmand!)

“Chiare, fresche, dolci acque di Viserba.”
Più che uno slogan è un’occasione perduta, se non altro per la potenzialità turistica sfumata. Una sorgente naturale dalle virtù curative riconosciute scientificamente; vicina alla città, alla spiaggia e alle principali vie di comunicazione; inserita in zona periferica e tranquilla ricca di orti e giardini; con riferimenti storici millenari legati alla devozione popolare verso uno dei santi patroni di Rimini. Un quadro ideale. Peccato si tratti di una fotografia della Viserba di almeno quarant’anni fa, quando l’Antica Fonte Sacramora, col cippo che ricorda l’arenamento dell’arca di marmo d’Istria col corpo del Martire Giuliano e la sua acqua indicata dai medici per le virtù diuretiche, era integra e valorizzata.
Ora tutto è cambiato. Alla “rovina” (non è un eufemismo!) si è giunti per gradi: le fontanelle da cui tutti potevano attingere hanno iniziato a perdere i pezzi e il sito è stato lasciato a erbacce e rifiuti, fra rotture e malfunzionamenti mai riparati. Fino alla botta del 2007, quando, in ottobre, i rubinetti sono rimasti a secco.

l'Antica Fonte Sacramora, inizi anni '50

Io c’ero: i ricordi della signora Malvina
Fra il 1956 e il 1957 si svolsero solenni celebrazioni per il millenario dell’arrivo dell’arca di san Giuliano. Malvina Tamburini all’epoca gestiva il bar con annessa pista da ballo all’interno del parco creato attorno alla sorgente originaria, di fianco al primo stabilimento. “Proprietario era Cottarelli – racconta – medico milanese che aveva un albergo a Riccione. Fu lui a dare il via all’attività di imbottigliamento. In quegli anni alla Sacramora d’estate lavoravano anche 50-60 persone! Ricordo che per la festa del millenario Cottarelli firmò pubblicamente una carta con cui permetteva ai viserbesi di prendere l’acqua ai rubinetti.”
Malvina si riferisce all’atto prefettizio del 9 ottobre 1956, che sancisce un diritto oggi negato.

Art. 13. A salvaguardia dell’antica consuetudine dei cittadini di Rimini di attingere acqua per usi propri dalla fonte oggetto della concessione di che trattasi, il concessionario si obbliga a consentire l’accesso gratuito ed indiscriminato dei predetti cittadini alla miniera per l’attingimento ed il consumo sul posto dell’acqua.
Art.14. Nel caso di cui al precedente articolo l’acqua attinta potrà essere trasportata fuori dalla concessione limitatamente a pochi litri al giorno e per un numero limitato di giorni dai cittadini riminesi che ne abbiano necessità per usi curativi…
Art.15. La facoltà di cui ai due articoli precedenti potrà essere esercitata in qualunque tempo dell’anno e quotidianamente dall’alba al tramonto…

nota personale: Malvina è la mamma del Re Consorte.
Il dottor Cottarelli e signora nel 1954 fecero da padrino e madrina al battesimo di Paolo. Ecco le prove:
1954. Battesimo di Paolo Morolli. Padrino e madrina sono il dottor Cottarelli e signora. Nella foto, anche nonna Rosa Morolli e papà Guido Morolli

Ecco l’articolo pubblicato da Il Ponte

20 marzo, 2009

Che me ne farei di un ominicchio?

Archiviato in: Senza categoria — mcm @ 21:20

Leonardo Sciascia nel suo “Il giorno della civetta” divide le persone in cinque categorie.

“…l’umanità, e ci riempiamo la bocca a dire umanità, bella parola piena di vento, la divido in cinque categorie: gli uomini, i mezz’uomini, gli ominicchi, i (con rispetto parlando) pigliainculo e i quaquaraquà… Pochissimi gli uomini; i mezz’uomini pochi, ché mi contenterei l’umanità si fermasse ai mezz’uomini… E invece no, scende ancora più giù, agli ominicchi: che sono come i bambini che si credono grandi, scimmie che fanno le stesse mosse dei grandi… E ancora più in giù: i piglianculo, che vanno diventando un esercito… E infine i quaquaraquà: che dovrebbero vivere come le anatre nelle pozzanghere, ché la loro vita non ha più senso e più espressione di quella delle anatre… Lei, anche se mi inchioderà su queste carte come un Cristo, lei è un uomo… Anche lei, disse il capitano con una certa emozione.”
Paolo, 45 anni fa e senza baffi
Cristella è abituata troppo bene: il re consorte appartiene alla prima categoria (l’incontro, in caso contrario, sarebbe stato impensabile), così come la maggior parte degli amici.
Rispetto per tutti, ci mancherebbe, ma la stima piena e incondizionata è altra cosa.
Chi appartiene alla prima categoria può camminare per strada a testa alta perché è coerente e onesto. La mattina, allo specchio, vede un “appartenente alla prima categoria”. Se ha dei figli può guardarli diritto negli occhi.

Ma se parlassimo di donne?, ha chiesto Cristella su Face Book.
Pronta la risposta di un “amico” della rete, Marco Gobbi.
Secondo lui le categorie al femminile potrebbero essere così declinate:

Donne
Donnette
Donnicciuole
Selatiranoeselatengono
Cracracrapule
Ladòatutti

Siete d’accordo?

18 marzo, 2009

Gocce d’acqua, a distanza di trent’anni

Archiviato in: Senza categoria — mcm @ 21:15

Talis pater…

Vi voglio bene :)
Paolo e Dora, mes amours

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