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28 novembre, 2007

Edoardo 2: la vendetta!

Archiviato in: Associazioni, Giornalisti, Infanzia, Rimini, Salute, Volontariato — Tag: — mcm @ 23:58

Come promesso in un post precedente, ecco a voi, gentili signore e signori lettrici e lettori affezionati di questo blog… rullo di tamburi, prego… dadadà… “Edoardo 2, la vendetta!”Della serie: “Sì, ce l’ho fatta!”

Il mio apprendista giornalista: un ragazzo che nonostante la giovane età usa la penna (o il computer?) in maniera molto coinvolgente. Ci racconta un anno della sua vita. Coi progressi, i miglioramenti, il ritorno alla normalità, i desideri per il futuro. Questa lettera è stata scritta nel mese di ottobre 2007. Ringrazio Edo perché lo sguardo sulla malattia (anzi, sulla guarigione!) che offre è decisamente interessante: è la sua prospettiva, quella del protagonista.

LA GUARIGIONE DALLA MALATTIA

Ciao, sono sempre io, Edoardo.
Vi ricordate di me? Sfido chiunque di sì, con 486.000 globuli bianchi! Adesso ho undici anni e sto bene; sono già in mantenimento, ma quanto è stato difficile! Spesso mi chiedo perché molti bambini si devono ammalare di queste malattie così gravi e difficili da sconfiggere…
Quest’estate ho finalmente tolto il Broviak, cioè il tubicino che serviva per inserirmi le medicine e che non si poteva bagnare. Lo tenevo da un anno e mezzo con tanta pazienza. Appena l’ho tolto ho potuto ricominciare a fare il bagno e le montagne russe a testa in giù. Un bellissimo divertimento!
Ah, dimenticavo: prima di togliere il Broviak, ho rischiato l’operazione dell’appendicite.
Nel mese di luglio mi sono anche iscritto ad un corso di tennis estivo che adesso sto continuando e sono abbastanza bravo. Tra le tante novità ho ricominciato ad andare a scuola dal primo giorno con i miei amici. Com’è dura la prima media!
Il 23 novembre 2007 io avrò finito anche di mantenermi e avrò finito proprio tutto con l’esame del midollo che il professor Vecchi (vi ricordate?) mi farà. Io non sono ancora potuto andare al centro commerciale Le Befane, che non ho mai visto, né al cinema e in aereo perché c’è troppa gente che può avere raffreddori, tosse, ecc.
Voi aspettate il 23 novembre 2007, poi vi farò vedere io chi viaggia di più!
Io prima di ammalarmi facevo calcio (il portiere) e mi piaceva tanto. Adesso devo aspettare l’anno prossimo nei mesi estivi, per vedere se ricominciare o continuare tennis.
Quando arriverà il 23 novembre 2007 saranno due anni di cure, come da protocollo.
Dopo ci sarà un periodo di controlli.
Ora io sto bene!
il vostro Edoardo
Non c’è molto da aggiungere.
Solo un grande abbraccio a tutti i ragazzi coraggiosi
come questo piccolo-grande amico

26 novembre, 2007

I vini, le donne, il poeta

Archiviato in: Arte, Cucina, Dialetto, Donne, Poesia, Rimini, Tradizioni, Viserba — Tag:, — mcm @ 19:26

Garnèli ad muscatèl
(di Guido Lucchini)

I tu òcc
burdèla,
ié cumé du garnèli ad muscatèl
ch’al bréla
mi prim raz de sol
chi zoga s’la guaza
a ricamè l’amor piò bèl
dal dòni d’Rumagna.

Due acini di moscato


I tuoi occhi,

bambina,

sono come due acini di moscato,
che brillano
ai primi raggi di sole,
che giocano con la rugiada,
a ricamare l’amore più bello
delle donne di Romagna.

Romagna, il poeta Guido Lucchini, le donne: questa breve poesia di Guido riassume il mio pomeriggio di ieri.

Una domenica che, alla fine, non è stata poi così mangereccia come prospettavo nel post precedente.
Non per mancanza di materia prima (degustazioni e buffet si presentavano piuttosto abbondanti), ma perché… c’era troppa gente assaltante esultante mangiante gratuitamente.

Della serie: se devo sgomitare per guadagnare due tartine e tirare accidenti alla signora ultraraffinata e firmata dalla testa ai piedi che si piazza di fronte al tavolo senza muoversi di un millimetro e lì ci rimane finché non ha riempito il piatto tre volte e altrettante volte non l’ha svuotato… ebbene, preferisco uscire e andare a godermi una pizza in santa pace alla Rusticana di Viserba (che si sta più tranquilli e la pizza è pure buona).

Comunque, al Museo della Marineria di Viserbella, prima tappa del tour domenicale, ho fatto in tempo ad ascoltare tre o quattro poesie in riminese dette dalla dolce voce di Guido Lucchini e alcune canzoni di osteria, alcune allegre, altre malinconiche, cantate da un simpatico trio di Bellaria (per l’occasione era un duo, mancando l’organetto). Uscendo a metà dello spettacolo sono riuscita comunque ad assaggiare un pezzetto di piadina calda farcita con dei gustosi sardoncini cotti sulla carbonella.

In centro città, alla conferenza di presentazione della Guida ai Vini Riminesi (seconda tappa) sono arrivata alla fine degli interventi dei relatori ma in tempo per l’inizio della degustazione. C’era solo l’imbarazzo della scelta, fra vini bianchi, rossi, rosati, dolci, secchi e spumanti. Ho apprezzatopiù di tutto il pane casereccio con un filino d’olio dei Colli di Rimini.

Alla manifestazione della Provincia, infine, il buffet l’ho solo guardato da lontano (per i motivi detti più sopra). E’ stato decisamente interessante, piuttosto, lo spettacolo che l’ha preceduto, dove la brava Maila Ermini ha dato voce con maestria a una decina di Cuori di donna.
Testimonianze reali di donne vere. Storie “teatrali”, con respiro a volte leggero, a volte tragico.

Non ho partecipato alla successiva asta di quadri offerti da artisti riminesi, ma leggo oggi il comunicato della Provincia che informa: “Il ricavato dell’asta, pari a 6.350 euro, va ora a costituire un fondo per la casa di accoglienza delle donne maltrattate.”

Brave, questo è solo il primo mattone!

24 novembre, 2007

Ma che domenica bestiale!

Domani, domenica 25 novembre, qui dalle mie parti ci sono diverse occasioni di incontro a cui non vorrei assolutamente mancare.

Ad alcune di queste ho partecipato negli anni passati e so con certezza che varrebbe la pena esserci di nuovo. Altre sono nuove e perciò mi incuriosiscono.

Il problema, piccola quisquilia, è che… quest’anno sono tutte in contemporanea, più o meno alla stessa ora! A meno che fra oggi e domani la bacchetta magica di Regina Cristella non riesca a fornire a Maria Cristina il dono dell’ubiquità, quest’ultima dovrà assolutamente fare una scelta.

Ecco, nell’ordine, gli appuntamenti a cui vorrei essere.

Viserbella, ore 15

Al Museo della Piccola Marineria e delle Conchiglie, per Musei Aperti 2007, canzoni e poesia marinare della nostra costa, con la partecipazione di Adriano Barberini e Guido Lucchini. Seguirà degustazione di pesce azzurro (!).

Rimini, ore 16

Al Teatro Novelli “All in music”, concerto di Natale organizzato dall’Ordine dei Medici della Provincia di Rimini e da RiminiAil. Fra gli altri, si esibisce anche un gruppo musicale di medici del nostro ospedale, con, alla batteria, un caro amico di famiglia, tale Renzo Imola (per correttezza d’informazione, lui non è medico, ma imprenditore artigiano).

Rimini, ore 16

Alla Sala degli Archi di piazza Cavour viene presentata la guida Andar per vini nei colli di Rimini, iniziativa promossa dalla Commissione Attività Economiche e Turismo del mio quartiere. Alle 17 seguirà degustazione di vini e di prodotti tipici (!!).

Rimini, ore 17

Alla sede della Provincia di Corso d’Augusto 231, nell’ambito della Giornata internazionale contro la violenza alle donne, ci sarà l’inaugurazione di una mostra di artisti locali a cui seguirà, alle 18, lo spettacolo Cuori di donna di Maila Ermini. Al termine dello spettacolo verrà offerto un buffet (!!!). Da segnalare che alle 20.30 le opere offerte dagli artisti saranno messe all’asta. Il ricavato andrà per un fine che condivido al mille per mille: la costruzione di una casa di accoglienza laica, qui a Rimini, per le donne vittime di violenza (che sono tante, più di quante si possa immaginare!).

Dunque, mentre sono ancora molto indecisa sul da farsi, provo a organizzare una tabella di marcia che mi consenta di fare un salto un po’ qui, un po’ là…

Mumble mumble…

Una cosa è certa: fra il pesce azzurro dei marinai, la degustazione dei sommelier e il buffet rosa domani non resterò di certo a stomaco vuoto.

Lunedì, giorno dedicato ai buoni propositi dietetici, magari vi racconto com’è andata la mia domenica ubiqua.

23 novembre, 2007

Ma perché attraversa la strada, signora gallina?

Archiviato in: Parole in Libertà — mcm @ 0:05

Sono mille e forse più le motivazioni che muovono il nostro agire.

Anche le faccende che sembrano più normali spesso ci vengono illustrate con giustificazioni e spiegazioni che vanno al di là del loro puro e semplice significato.

Un esempio ironico (della serie “ognuno ha la sua prospettiva”) l’ho trovato sul blog amico La mia ombra.
Stasera, quindi, copio e incollo. Tutto qua.

Storiella esistenziale

Al margine di un campo agricolo, una gallina attraversa la strada…..
DOMANDA: perché la gallina ha attraversato la strada?
Vediamo come alcuni uomini importanti avrebbero potuto rispondere al quesito…
CARTESIO - “Per andare dall’altra parte”
PLATONE - “Per il suo bene. Dall’altra parte c’è la Verità”
ARISTOTELE - “E’ nella natura della gallina attraversare le strade”
KARL MARX - “Era storicamente inevitabile”
IPPOCRATE – “Forse a causa di un eccesso di secrezione del suo pancreas”
CAPITANO KIRK - “Per arrivare fin dove nessun’altra gallina era mai stata prima”
MOSÈ - “La gallina attraversò la strada e Dio vide che ciò era buono”
MARTIN LUTHER KING - “Ho sognato un mondo in cui tutte le galline saranno libere di attraversare la strada senza dover giustificare il loro atto”
RICHARD NIXON - “La gallina non ha attraversato la strada. Lo ripeto, la gallina non ha MAI attraversato la strada”
MACHIAVELLI – “Il fatto importante è che la gallina abbia attraversato la strada.
Chi se ne frega di sapere il perché? Il fine in sé di attraversare la strada giustifica qualunque motivazione”
SIGMUN FREUD - “Il fatto che vi preoccupiate del fatto che la gallina abbia attraversato la strada rivela il vostro profondo latente senso di insicurezza sessuale”
BUDDA - “Porre questa domanda rinnega la natura della gallina”
GALILEO - “E pur lei attraversa”
DE GAULLE - “La gallina ha forse attraversato la strada,ma non ha ancora attraversato l’autostrada”
EINSTEIN - “Il fatto che sia la gallina che attraversa la strada o che sia la strada che si muove sotto la gallina dipende unicamente dal vostro sistema di riferimento”

19 novembre, 2007

I riminesi intraducibili. Dopo pataca, cuchèl e bucalòn

Archiviato in: Dialetto, Parole in Libertà, Rimini, Romagna — Tag:, , — mcm @ 23:37

Poveri gabbiani riminesi!

In solitudine volano, lenti e indolenti, fra mare e spiaggia. In gruppi chiassosi si accodano ai pescherecci che rientrano carichi di pesci. Di nuovo solitari si appoggiano immobili in cima alla palata del porto, scrutando la luce all’orizzonte e meditando chissà cosa.

Ultimamente, come documenta un servizio di Icaro TV, cercano riparo dal freddo sotto il bimillenario Ponte di Tiberio e nell’attiguo parco Marecchia

C’è chi dedica loro poesie, chi canzoni, chi libri.

Noi riminesi, invece, questi concittadini così presenti nella nostra quotidianità li teniamo a distanza, quasi fossero stranieri della peggior stirpe. E per di più li abbiamo bollati con un nome dal tono dispregiativo, che richiama alla mente tipi incantati, immobili, storditi: cuchél.

In un articolo apparso di recente su Chiamami Città il giornalista Stefano Cicchetti ipotizza che l’etimologia del nome sia di origine portolotta, cioè di quell’unica lingua che fino agli anni ‘30-’40 del secolo scorso veniva parlata dai marinai riminesi così come dai colleghi dell’Alto Adriatico, anche sull’altra sponda.

“Sei proprio un cucalone!”, si rimprovera ancor oggi con aria bonaria l’amico credulone, che non sa farsi valere e che segue la scia degli altri.

E’ cuchèl (il singolare va con l’accento aperto, grave, mentre il plurale cuchél vuole l’acuto) di solito è anche un po’ bucalòn: non proprio uno stupido, piuttosto un ingenuo buono.

Secondo lo scrittore Alfredo Panzini, “il cocàlo è sinonimo di uomo magrissimo, come pure d’uomo stupido, forse per l’immobilità della posa, forse anche perché pessimo a mangiarsi, cibandosi di pesci.”

Perché oggi scrivo di cucali?

A dire il vero l’idea c’era già da tempo, ispirata dall’articolo di Cicchetti che avevo apprezzato e dunque ritagliato e custodito nell’apposito spazio, etichettato “cose da fare”, del mio multi-archivio-sempre-superincasinato delle idee in sospeso.

Poi ho visto in Tv il servizio sui gabbiani al ponte di Tiberio.

Ma, come spesso accade, il “caso” ha voluto che uno sconosciuto lettore di questo blog, tale Giovanni, proprio ieri  -quasi timidamente e chiedendo scusa prima di bussare – abbia inviato un commento con la richiesta precisa: “qualcuno sa dirmi come si dice gabbiano in romagnolo?”

Di carattere sono più bucalòna che cucàla (forse perché credo che chi incontro sia sempre in buona fede e sincero), però sono anche curiosa come una scimmia: chissà perché il signor Giovanni voleva sapere dai riminesi qualcosa sui cuchél?

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