Archivi categoria: Famiglia

La buona cucina romagnola? Dalla famiglia Muccioli, a Cesenatico

hotel Sporting e la sua spiaggia

Dopo la ricetta dei passatelli che ha profumato il post precedente, oggi concedetemi un po’ di pubblicità “familiare”.
Domani, 16 maggio, l’Hotel Sporting di Cesenatico, un tre stelle dotato di spiaggia privata, dà inizio alla stagione 2008.

Ai suoi proprietari vorrei inviare attraverso il web i migliori auguri di buon lavoro!

Ah, dimenticavo: i tre “ragazzoli” che da 25 anni gestiscono l’albergo in questione sono mia cognata Marinella, mio fratello Domenico e mio nipote Francesco.

Last, but not least, in cucina la preziosa aiutante dello chef è mia sorella Tiziana. Il che, tradotto, significa che all’Hotel Sporting si mangiano i passatelli come quelli raccontati nel mio blog, gli strozzapreti fatti a mano come quelli di Cristella, la piadina e i cassoni che ci ha insegnato la mamma.

E via discorrendo e… gustando.

Quindi, se qualcuno dei lettori lontani volesse passare un fine settimana da queste parti, clicchi qui, per le offerte speciali della stagione 2008.

Av salut!

Passatelli romagnoli: quando la memoria si conserva nel naso

Il ferro per passatelli

“Meraviglia da non perdere – scrive Michele Marziani nel suo libro “La cucina riminese tra terra e mare” (Panozzo Editore Rimini 2005) – sono i passatelli, sorta di meravigliosi vermetti a base di pangrattato, uova, parmigiano, noce moscata e scorzetta di limone. Una fantastica minestra dei giorni di festa – si mangiavano tradizionalmente a Pasqua nel riminese e nel giorno dell’Epifania in Valconca – da gustare rigorosamente in brodo. Stupendi anche col brodo di pesce fatto con gli umili paganelli dell’Adriatico. Oggi sono numerose le versioni asciutte che si incontrano nella ristorazione. (…)
Chi ha avuto la fortuna di essere bambino in una famiglia dove i passatelli erano di casa, la memoria la conserva nel naso, perché il passatello è sentore di buono, di formaggio, di noce moscata, di limone che vaga nell’aria mentre bolle il brodo. Ma quello che ancor più ci colpiva – e colpisce – l’immaginario infantile è il ferro per passatelli, una sorta di schiumarola con i manici che serve per realizzare i sottili vermicelli d’impasto profumato. Un oggetto oscuro, misterioso, del quale è difficile comprendere l’uso se non vedendolo utilizzare. E le cucine, un tempo, si dividevano tra quelle dotate dell’attrezzo in questione e quelle di chi, tapino, s’arrangiava con lo schiacciapatate, fino ad almeno un decennio fa in dotazione in tutte le famiglie. Oggi il ferro per passatelli fa parte degli oggetti della memoria, del modernariato rurale. Un po’ come le teglie d’argilla per cuocere la piada.”

In effetti, anch’io sono una di quelle arzdore tapine che non sanno usare il vecchio ferro (che comunque è appeso in bella mostra alla parete della cucina) e che si arrangiano col passapatate.

La ricetta più usata, a casa mia, è col brodo di cappone o gallina, come da stretta tradizione, ma qualche volta ho provato, con successo, il brodo di pesce.

Prima di trascrivere la ricetta, vi segnalo un video di Youtube dove potete ammirare la vera “arte romagnola del passatello” così come la propone un albergo di Riccione.

Buon appetito!

Passatelli romagnoli

Ingredienti

  • 125 grammi di pane grattugiato (di tipo comune)
  • 1 cucchiaio di farina
  • scorza grattugiata di mezzo limone
  • 200 grammi di Parmigiano Reggiano grattugiato
  • un tuorlo d’uovo
  • due uova intere
  • un pizzico di noce moscata grattugiata
  • un pizzico di sale

Preparazione
Si mescolano tutti gli ingredienti fino ad ottenere una palla omogenea e compatta. La si lascia riposare anche un’oretta. Quando il brodo bolle, con l’apposito attrezzo di formano i passatelli, che vanno fatti cadere direttamente nella pentola.
Sono pronti quando vengono a galla.
Ottimi anche riscaldati, il giorno dopo.

E’ Bosch: le origini gambettolesi di Fellini

In diverse occasioni Federico Fellini ha dichiarato: “Quando penso a Gambettola mi viene sempre in mente Hieronymus Bosch”.

Un quadro di Bosch

Secondo me non faceva solo riferimento ai volti e ai corpi stonati dipinti dal pittore fiammingo, ma anche all’assonanza del nome con quello del paese di cui era originaria la famiglia del padre Urbano e dove il piccolo Federico passava le estati dell’infanzia, a casa della nonna.

Gambettola, paese dell’entroterra romagnolo situato sulla via Emilia a metà strada fra Savignano sul Rubicone e Cesena, in dialetto non esiste: si è infatti sempre chiamato “E’ Bosch” (il bosco) e così è nominato ancor oggi da chi si esprime in romagnolo.

Urbano Fellini, commerciante di generi alimentari, conobbe la giovane Ida Barbiani a Roma durante un viaggio di lavoro. Dopo varie peripezie i due si fidanzarono e andarono a vivere per un po’ di tempo a Gambettola, nella casa di via Soprarigossa. Solo successivamente la famigliola si trasferì a Rimini, dove Federico nacque. Si potrebbe ragionevolmente affermare, quindi, che Fellini è per metà romano e per metà “d’ E’ Bosch”, riminese d’adozione.

Perché questo discorso sulle origini del Maestro? Innanzitutto perché anche i miei genitori sono originari di quella zona. Il babbo era del 1917 e la mamma del 1923. Fellini del 1920. Mi piace pensare che da bambini, attorno agli anni Venti-Trenta, si siano anche incontrati durante quelle estati campagnole…

Ma uno stimolo mi viene anche dalla notizia, letta il 14 e il 15 marzo sul quotidiano Corriere Romagna, che la Giunta comunale di Gambettola ha deciso che la Casa Fellini, ormai pericolante e qualche anno fa salvata da una sicura demolizione, diventerà un museo del cinema, con annesso un Festival Internazionale del cinema all’aperto.

Casa Fellini a Gambettola

“Fellini è patrimonio dell’umanità – dicono a Gambettola – e la casa si trova di fianco al più grande parco verde dell’area Rubicone, con 24mila metri quadrati e alcuni servizi, Tra l’altro è adiacente anche al torrente Rigossa, che potrebbe diventare una tappa del percorso della ciclopedonale che da tempo si pensa di fare da mare a collina, diventando punto di riferimento per gli escursionisti a due ruote.”

Certo, ora entra in gioco il progetto e la volontà (leggasi: soldi) di portarlo a termine. Comunque, questa decisione del Comune di Gambettola è esemplare.

Se il paese natìo del padre di Fellini ha questi progetti, cosa dovrebbe fare, in proporzione, la “sua” Rimini? Ogni riferimento alle polemiche più o meno recenti sull’inadeguatezza, agli occhi del mondo, del Museo Fellini di via Oberdan, a Rimini, non è casuale (Gianfranco Angelucci docet). Qualche anno fa la diva Sharon Stone, invitata a Rimini per le Giornate del Pio Manzù, chiese di vedere il Museo Fellini. Arrivata a bordo di una limousine bianca, impiegò solo tre minuti a visitarlo.

“Tutto qua?”, il suo lapidario commento…

Citazione da “La mia Rimini”, di Federico Fellini:

A Gambettola, nell’entroterra romagnolo, ci andavo d’estate. Mia nonna teneva sempre un giunco nelle mani, col quale faceva fare agli uomini certi salti da cartone animato. Insomma, faceva filare gli uomini presi a giornata per lavorare il campo. La mattina si sentivano risatacce e un gran brusìo. Poi, davanti a lei che appariva, quegli uomini violenti assumevano un atteggiamento di rispetto, come in chiesa. La nonna, allora, distribuiva il caffelatte e si informava di tutto. Voleva sentire il fiato di Gnichéla, per scoprire se aveva bevuto la grappa: e questi rideva, dava gomitate al vicino, per il pudore, diventava un bambino.

Mia nonna era come le altre donne romagnole. Una di queste, tutte le sere, andava all’osteria a prendere il marito ubriaco e lo caricava sopra una carriola per condurlo a casa (scena vista nel film I clowns). Lui si chiamava Ciapalòs, che non è un nome greco, ma vuol dire “Prendi l’osso”. Una sera, l’uomo se ne stava con le gambe penzoloni fuori dalla carriola trascinata dalla moglie, in uno stato di beata mortificazione, dopo aver sopportato il dileggio generale. Quella sera, io incontrai gli occhi dell’uomo, sotto il cappellaccio. (…)

Un giorno mi piacerebbe fare un film sui contadini romagnoli: un western senza revolverate, intitolato “Osciadlamadona”. Una bestemmia: ma, come suono, è più bello di “Rasciamon”.

Ciambella e uovo benedetto per la colazione di Pasqua

Come ogni sabato pomeriggio chiamo mia sorella Teresa, a Gatteo a Mare, per avvisarla che sto partendo da Viserba per andarla a trovare. Oggi è arrivata al telefono un po’ trafelata.
“Non ti ho risposto subito – ha detto – perché sono impegnata in cucina. Sto facendo la ciambella per domani mattina.”
Appena arrivata a casa sua, mi ha accolto il profumo inconfondibile proveniente dal forno e una bella stesa di ciambelle, già pronte, decorate con le codette colorate. In un cestino lì accanto, avvolte in un tovagliolino ricamato, alcune uova sode già benedette in chiesa.
Ciambella e uova benedette: gli ingredienti della tradizionale colazione nel mattino del giorno di Pasqua. Domani, grazie alla disponibilità di Teresa, anch’io ripeterò questo rito del tutto romagnolo.

Per chi volesse approfondire l’argomento, ecco qui di seguito quanto scrive Michele Marziani, giornalista e scrittore esperto in gastronomia del territorio, nel libro “La cucina riminese tra terra e mare” (Panozzo Editore Rimini, 2005).
Buon appetito e… buona Pasqua da Cristella

Ciambella, pagnotta pasquale e uovo sodo: la tradizionale colazione romagnola nel giorno di Pasqua

Scrive Marziani:
Continua a leggere

Gli 88 anni di Tonino Guerra. La bellezza ci salverà.

“Adesso taglio la torta e me la mangio”.
Tonino Guerra, oggi
pomeriggio, ha concluso così il suo discorso ai concittadini di Santarcangelo di Romagna, accorsi numerosi per festeggiare i suoi 88 anni.
La scalinata di Santarcangelo di Romagna, dopo la festa per Tonino Guerra
Fra il pubblico c’erano pure diversi ospiti dalla Russia, il paese della moglie Lora, fra cui importanti attori e registi di teatro (anche il grande Yuri Liubimov). Giunti appositamente per i festeggiamenti dedicati al poeta, che proseguiranno domani a Pennabilli, la cittadina del Montefeltro nel quale Tonino vive da diversi anni.
E’ stato molto emozionante seguire il corteo che si era formato per le strade di Santarcangelo e che si spostava al suono di una Marching Band.

Dal parco dove l’Amministrazione Comunale ha posto due “bitte” accanto alla fontana disegnata dal poeta (“il nostro regalo, visto che lui ha sempre detto che siamo come un porto di mare”, ha detto il sindaco Vannoni), accompagnati da un’amazzone biancovestita su cavallo altrettanto candido (che pareva uscita da una scena dei tanti film sceneggiati da Tonino), ci si è portati sotto i portici delle Beccherie.

cavallerizza bianca

Sul percorso, appese alle finestre e ai balconi, alcune delle tele create in collaborazione con l’Antica Stamperia Pascucci di Gambettola: disegni di farfalle, bambole, Madonne usciti dalla fantasia di Tonino Guerra ed elaborati con l’antica tecnica della stampa a ruggine dagli artigiani gambettolesi. Queste tele negli ultimi anni sono state protagoniste di mostre molto apprezzate ed hanno ormai fatto il giro del mondo.

“La bellezza ci salverà”, questa una delle frasi che hanno caratterizzato il successivo discorso del poeta.
“In Italia abbiamo ‘la’ bellezza: basta questo a far venire la gente. Da noi ci si sente in famiglia. Il popolo italiano ‘fa star bene’. Ma dobbiamo abbellire ancora, più che si può: i ristoranti, gli alberghi, le città. Dobbiamo porre attenzione alla luce, che in certi momenti deve avere un altro sapore. Dobbiamo dare valore agli artigiani…”
E, riferendosi a Santarcangelo: “Questa città avrà un viaggio bellissimo. Come luogo dove si può fare tenerezza con l’arte.”

Guerra ha anche ricordato diversi aneddoti riferiti alla sua amicizia e alla collaborazione con Federico Fellini, con De Sica e Mastroianni. Ma anche gli incontri con due Presidenti della Repubblica, Ciampi e Napolitano, che gli hanno inviato telegrammi di auguri letti durante la festa.
Mi sono sbizzarrita a scattare fotografie, oggi. Non sono certo di buona qualità, ma un’idea dell’atmosfera la possono dare, no?
Una burdèla romagnola coi suoi palloncini
Quest’ultima, che stavo per cancellare perché mi pareva “sbagliata”, l’ho salvata in corner. Mi pare rappresentare meglio delle altre la giornata di oggi: la tela disegnata da Tonino alla finestra, la ragazzina (una burdèla) sorridente, truccata e travestita con colori da clown, che porge palloncini.
E, nell’angolo, la bicicletta. Che fa tanto Romagna.

At salut, Tonino. Auguri anche dalla piccola Cristella.
Tonino Guerra, la moglie Lora, il sindaco di Santarcangelo