Archivi annuali: 2010

Col caldo l’Ippocampo va in piazza

Con il caldo di questi giorni la pressione è in calo… Cristella è decisamente spompata e una rumorosa caduta in bicicletta sulla passeggiata viserbese della Notte Rosa, ieri sera, ne è la prova. Nulla di rotto, pare, ma constatazione certa di essere leggermente… stressata, anche perché le varie attività (lavoro, volontariato, associazionismo, famiglia) impegnano comunque.

Ora che mi sono scusata per la “pigrizia”, prendo in prestito da Marzia il suo post sulla prima serata pubblica della nostra nuova associazione, l’Ippocampo.  Vi aspettiamo a Viserba in piazza ogni martedì sera, oppure sul sito www.ippocampoviserba.it

Chi contribuirà alla mia pensione? (se mai ci andrò)

da www.diversamenteoccupati.it

Della serie: “sorrisi a denti stretti”…

Dal blog di Arnald “Diversamente occupati”

Vittorio: la voce del turismo viserbese

C’era una volta, a Viserba… the voice, “la voce dell’estate”.

Vittorio Corcelli è un mio concittadino di ottantadue anni che, nonostante l’età, affronta la vita con spirito giovane e dinamico. Da sempre uomo di spettacolo, ha calcato palcoscenici di teatro, set cinematografici, diretto locali da ballo e cantato in tutto il mondo con la sua avvolgente voce “all’americana”. E’ stato attore in diversi film: “Rimini Rimini”,  “Il mestiere delle armi”, “Il bambino sull’acqua” sono alcuni dei titoli più importanti. L’ultimo lavoro nel settore è un telefilm girato due mesi fa a Cervia, che andrà in onda su Sky.

Proprio questa sera, nell’ambito del decimo Festival Internazionale del Jazz tradizionale e Swing che si tiene in piazzale Fellini, a Rimini, Vittorio regalerà un cammeo insieme alla Ambassador Band, dove suona il figlio Luciano (tra l’altro, mio compagno di scuola, trentacinque anni fa).

Molti conoscono la voce di Vittorio, forse senza saperlo. Mi spiego: avete presente gli annunci che, due volte al giorno, vengono diffusi dagli altoparlanti delle nostre spiagge? “Benvenuti a tutti gli ospiti! Ecco a voi gli spettacoli di questa sera a Viserba, Viserbella, Torre Pedrera!”, seguiti dalla pubblicità e dagli immancabili “E’ stato smarrito un bambino di tre anni, indossa un costume giallo. Chi lo trovasse è pregato di accompagnarlo dal bagnino numero diciotto o di telefonare…”

Ecco, Vittorio è stato la voce del Fono Nord Ovest, che trasmetteva proprio da Viserba, per “appena” 35 anni.

“Sono stato la voce del turismo viserbese – ci ha detto con orgoglio due settimane fa, durante l’intervista registrata per l’associazione L’Ippocampo – Tutto rigorosamente in diretta. Con cambiamenti epocali, nell’arco di quasi quattro decenni!”

Cos’è cambiato, vi chiederete?

“Col passare del tempo sono diminuiti gli smarrimenti dei bambini e… sono aumentati quelli degli anziani!”

L’oro dei campi in giugno

Chi nasce in giugno probabilmente porta nel dna i colori del sole e il soffio del vento.

L’oro dei campi in queste giornate che non sembrano finire attira Cristella come fosse di calamita, così come il vento ascoltato e “sentito”, oggi, sotto l’ombra del grande pioppo, accanto alla Sorgente Sacramora.

Sono passati quasi 52 anni: nascere in campagna in questo periodo voleva dire, per un bimbo, trovarsi un piccolo spazio fra mille lavori dettati dalla stagione.

Uno di questi era la battitura del grano. Non avendo più a disposizione le preziose memorie dei genitori, provo a ricreare l’atmosfera di quella sera di giugno, quando Pierina dovette fermarsi, dopo un pomeriggio passato al caldo a raccogliere i fagioli, per dare alla luce la sottoscritta.

LA BATDURA (la battitura)

da “Romagna e civiltà” di Gianni Quondamatteo e Giuseppe Bellosi, Grafiche Galeati – Imola, 1977.

Ancora negli ultimi decenni dell’Ottocento il grano veniva battuto con la pietra: questa era di sasso, di forma appiattita, grosso modo triangolare, con un vertice arrotondato, fornito di un foro attraverso il quale passava un palo, sporgente dalle due facce: alla sua parte inferiore veniva fissato il timone mobile (la zérla), al quale si aggiogavano le bestie, a quella superiore si teneva stretto l’uomo che stava seduto sulla pietra come zavorra. Perché il timone potesse muoversi bene, o, come dicevano i contadini, potesse avé un pò ad zugh (aver  un po’ di gioco), la pietra aveva un’incavatura nella faccia inferiore, nella posizione del timone.

Il lato opposto al vertice, quello che strisciava sul grano, aveva delle scanalature orizzontali (nel senso della larghezza), che facilitavano la trebbiatura: la pietra infatti, strisciando sul grano, faceva uscire i chicchi che si incanalavano nelle scanalature e così non si sbriciolavano. Ovviamente se le scanalature fossero state verticali, cioè lungo la direzione del movimento, le spighe ci si sarebbero infilate dentro, senza che i chicchi uscissero.

Una pietra pesava in media dai due ai tre quintali ed era generalmente trascinata da due vacche o cavalli o asini.

Prima di battere, Continua a leggere

Uncinetto e buste di plastica per un cestino ecosostenibile

Cristella, sabato scorso, è tornata a casa dalla spesa slow al mercatino di Viserba con 5 (dicasi cinque) sportine di plastica gialle. Un mea culpa è d’obbligo, prima di tutto, per non essersi ricordata di portare con sé le sporte di tela o quelle da riutilizzare.

Allora? Forse con l’idea di farsi perdonare dall’amica blogger Danda, paladina della filosofia del “rifiuto zero” o forse stimolata dal fatto che casualmente le borsine erano tutte dello stesso bel colore giallo carico… ebbene, la Regina super impegnata, sempre con mille cose da fare, da scrivere, da pastrocchiare… s’è cimentata in un lavoro di alto concetto. Un  pomeriggio di creatività ecosostenibile, si potrebbe definire.

In pratica, da cinque buste di plastica che prima o poi sarebbero finite fra i rifiuti, Cristella ha tirato fuori un oggetto che potrà essere utilizzato anche per anni: un portamollette da bucato, resistente alle intemperie, fatto all’uncinetto. Non ci credete? Guardate qua.

le sportine ancora intere

Prima di tutto, lavorando di forbici, si deve trasformare ogni busta in una striscia lunga, alta circa un dito, che viene raccolta in un gomitolo.

Poi, usando un uncinetto piuttosto grosso, si inizia a lavorare a punto alto e catenelle. Prima si fa la base tonda, lavorando in cerchio e aumentando ogni giro (per tre o quattro giri).

il cestino finito

Raggiunta la misura desiderata per la base del cestino, si continua a lavorare in tondo ma senza aggiungere più maglie alte. In questo modo si ottiene il bordo del cestino. Si termina uncinettando il manico, che servirà per appendere il cestino al filo o allo stendino. Potrà piovere, nevicare, tirare il vento, ma questo oggetto resisterà.

Ecco, il mio regalino è già nelle mani di Danda. Che sembra aver apprezzato…