A quest’ora del mattino, prima di buttarmi nel traffico cittadino con la mia utilitaria per andare a guadagnare onestamente lo stipendio miracoloso da 1200 euro (al mese, specifico per chi non ragiona in questi minimi termini ma gira con il jet privato), mentre le donne che lui rispetta (???) hanno come unico impegno parrucchiere, estetista e chirurgo estetico (magari con una capatina in boutique per comprarsi la camicetta da 2000 euro) – dopo aver sentito nella rassegna stampa del Tg la frase del Primo Ministro Italiano rivolta ieri sera in diretta televisiva ad una Deputata (ma poteva essere anche la signora della porta accanto), ho l’esigenza, l’urgenza, la fretta di scrivere, a tutte le Donne (maiuscole) che, sono certa, in Italia sono la stragrandissima maggioranza: difendiamo NOI STESSE! RIBELLIAMOCI!
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Tante donne e due artisti per la mia preziosa coperta
C’era una volta…
Nonna Elisa Tamburi
ni, nata alla fine dell’ottocento, che in una casa della campagna riminese tesseva senza sosta al telaio di legno allora presente in ogni famiglia. Ordito di cotone acquistato al mercato, trama di ruvida canapa coltivata nel campo dalla famiglia, macerata nel laghetto del podere, essiccata al sole, battuta e gramolata, pettinata e, finalmente, filata nelle buie sere d’inverno durante le veglie al caldino della stalla.

Negli anni Quaranta la nipotina di Elisa, Malvina, ricevette come dote un torsello di quella tela.
Rotolo che rimase in un baule fino a due anni fa, quando Malvina, ormai grande e pure lei diventata nonna di due principesse, lo regalò a sua nuora Cristella.
Pierina, la mamma di Cristella, bravissima a ricamare e a lavorare d’uncinetto, ebbe un’idea: “Perché non ne ricaviamo un bel copriletto?”

E si mise subito all’opera: gomitoli di bel filo ritorto color senape si trasformarono presto in strisce a punto filet, che sarebbero diventate gli intermezzi e i bordi del copriletto. Strisce molto semplici, ma non per questo meno preziose.
La stoffa, nel frattempo, prese la strada per Gambettola, cittadina romagnola famosa patria delle stampe a ruggine, metodo antichissimo per abbellire le tele. L’amico Riccardo Pascucci propose a Cristella uno dei decori più attuali, le farfalle di Tonino Guerra, artista dalle mille sfaccettature che da anni collabora attivamente con l’Antica Bottega Pascucci.

Il torsello, tagliato in tre strisce della stessa lunghezza, venne così abbellito con alcune farfalle colorate, che in parte riprendevano il colore del lavoro all’uncinetto di mamma Pierina.
Era la primavera del 2007. Pierina si ammalò improvvisamente e le sue mani non poterono più creare i centrini e i ricami come era solita fare. Ebbe però il tempo, sul letto dell’ospedale di Cesenatico, per fare una dolce carezza alle stoffe appena ritirate da Pascucci e portatele appositamente da Cristella per fargliele ammirare. Un orgoglio speciale nello sguardo e nel sorriso stanco. Orgoglio per quella figlia che, grazie a Dio, apprezzava come lei le cose semplici nate dal grande genio delle persone umili, la bellezza degli oggetti creati dal lavoro delle persone, il valore dell’onesto sacrificio indispensabile ad ottenere qualsiasi cosa.
Era un mercoledì di maggio, di pomeriggio. Continua a leggere
Mi manca la gazòja
In ferie da una settimana, senza muoversi da Viserba, succede che la vita di Cristella segua ritmi diversi dal solito. Più lenti, meno ansiosi, strani.
Senza principesse la vita da regina è abbastanza tranquilla: qualche faccenda in più in casa, la spesa senza l’assillo dell’orologio (come se fosse sempre sabato), pranzo e cena slow, i preparativi per il matrimonio di un nipote…
Insomma, a sera Cristella si accorge che – a parte “vorrei il giornale”, “un caffè macchiato, per favore”, “sei panini ai cereali” – ed escludendo il re consorte, non ha scambiato tante parole col resto del mondo.
La verità è che c’è già la nostalgia dell’open space dell’ufficio, con le colleghe giovani che chiacchierano, propongono, chiedono, ridono. Un po’ di nostalgia pure degli utenti, delle loro domande impossibili e improbabili (“come si fa a gestire un pozzo petrolifero in Dubai?”), delle richieste legittime a cui si vorrebbe rispondere immediatamente con una bella proposta di lavoro, delle telefonate da Napoli e dalla Sicilia (“Signò, ma se io mi trasferisco lì da voi, poi me lo date il lavoro e la casa popolare?”).
In parole povere, Cristella ha voglia di gazòja...
“E cosa sarà mai la gazòja?”, diranno i non romagnoli.
Ecco cosa scrive il solito Quondamatteo. Continua a leggere
E’ stagione di fichi
Da ieri Cristella è in ferie dal suo ufficio.
Come accade ogni volta, si tira su le maniche e, almeno i primi due-tre giorni, li passa a spazzolare, pulire, spostare e… cucinare. Tutte azioni che durante il resto dell’anno vengono effettuate con più fretta, vuoi per mancanza di tempo, vuoi per mancanza di voglia.
Ieri pomeriggio, insieme alla sorella Teresa, una capatina in campagna a raccogliere chili e chili di fichi che si offrivano abbondanti e succosi da alcune piante di proprietà di un amico.
Come sarà passata, quindi, la giornata di oggi (sia per Cristella, sia per Teresa? Semplice: a cucinar marmellate e confetture. Continua a leggere
Le belle notizie finiscono nel silenzio
Ci sono notizie che riempiono le pagine dei giornali per settimane e altre che durano solo un giorno e che vengono presto dimenticate.
Le prime sono di solito quelle “di nera”: rapine, stupri, omicidi che dir si voglia, sottolineate dalla nazionalità di chi compie il reato. Ormai ci abbiamo fatto l’abitudine, purtroppo. Le altre sono notizie positive e spesso è già qualcosa se vengono pubblicate almeno una volta, magari in un piccolo box a fondo pagina.
Lo scorso 22 aprile Il Resto del Carlino, pagina Rubicone, titolava: “Tra i rifiuti spunta un tesoro. Riconsegnati 17mila euro”.
E’ accaduto a Ginestreto di Sogliano, in un impianto di selezione dei rifiuti. Sul nastro che trasporta i rifiuti da smistare, due dipendenti della cooperativa “La Finestra” hanno trovato una bella borsa da donna. Insospettiti dal perché qualcuno avesse gettato una borsa così bella, l’hanno aperta e hanno trovato un mucchio di banconote. Oltre ai 17mila euro anche documenti, passaporti, chiavi della macchina e di casa. Hanno avvisato subito la direzione e, insieme, portato tutto ai Carabinieri. I quali hanno rintracciato i legittimi proprietari (due austriaci che erano stati a Rimini per una manifestazione fieristica), che non pensavano proprio più di rivedere la borsa e il suo contenuto. Naturalmente ai due operai super onesti è andata una ricompensa, che si immagina sostanziosa, visto come sono andati i fatti.
Ah, dimenticavo: uno dei due lavoratori (forse da 800-900 euro al mese?) – indovinate un po’ – è marocchino.
E’ proprio vero: notizie come questa non fanno audience!
