“Quando una donna dice di voler uscire di casa e andare a lavorare per esprimere se stessa… è rimasta disperatamente indietro con lo stiro.”
La battuta è dell’attore americano Oliver Reed. Perché arrabbiarsi, donne? Meglio rispondere a tono. Quindi, ecco il mio personale trattato di filosofia. Anzi, di… filo-stiro-sofia.
Innanzitutto, vogliamo riconoscere che, oltre che uscire per realizzarsi, la donna non vuole o vorrebbe anche stirare, ma deve farlo?
Vorrei vedere i maschietti: il manager che, appoggiata la ventiquattrore nell’ingresso, apre l’asse da stiro, riempie la caldaia e aspetta gli sbuffi del vapore.
Eh no! Le donne hanno un qualcosa in più.
Fuori di casa debbono sempre combattere, nulla viene dato se non conquistato: uffici, scuole, fabbriche, supermercati…
Poi, finalmente, alle sette di sera tornano e si chiudono la porta di casa alle spalle.
E lui? E’ lì che le attende.
Il principe azzurro? Macché: il mucchio di panni!
Aspetta da qualche giorno, non si può più rimandare. Quasi sempre dopo cena, con la TV o lo stereo accesi, le donne affrontano questo lavoro d’alto concetto, mentre i bambini protestano perché vogliono essere aiutati per i compiti (le mamme dovrebbero avere il dono della bilocazione).
Dare un senso all’arte dello stiro, quindi, studiandola dalla prospettiva filosofica. Continua a leggere
