Archivio mensile:Luglio 2009

Al piazèti ad Rémin

Di piazzette riminesi. Ecco cosa scriveva Gianni Quondamatteo, nel suo Dizionario Romagnolo Ragionato, alla voce piazèta.

“Fino a quando resisteranno le ultime piazzette? Ricordiamo la piazèta dal Purazi (Gregorio da Rimini) a monte e a due passi dal corso d’Augusto, e presso la vecchia pescheria cittadina: le donne vi urlavano la freschezza di quei saporiti molluschi, e dei bdòc, lumaghin e garagùl se ve n’erano. Si affacciavano su questa minuscola piazza, non più di un fazzoletto, la famosa cantina “Forza e Curàg”, che ospitava fra le annerite pareti e gli ampi tavoli, facchini, operai, artigiani e sensali e il caffè dla Marièta.

La piazèta dl’Arlòz guast, l’attuale piazzetta Agabiti, in fondo a via Quintino Sella, che doveva il nome ad un orologio murale il cui quadrante, dipinto, si era dileguato col tempo; la piazèta dal Giazèri (o cunservi), a fianco della piazza Malatesta, ora via Di Duccio,dove, in certi scantinati privati (Pigiani, Visconti), ecc. si raccoglievano d’inverno neve e lastroni di ghiaccio che lunghe teorie di carri trainati da cavalli portavano da ogni dove. In questi primitivi impianti frigoriferi si conservavano il pesce della vicina pescheria, e le carni; la piazèta dl’Onestà (via dell’Onestà), che si apriva sui Bastioni Orientali; la piazèta Padèla (via Padella), nel borgo S. Giuliano, centro di botteghe di maniscalchi; la piazèta dal Stali, di fronte al Palazzo Lettimi; la piazèta Ducale – la Castlaza – si raggiungeva dalle vie Ducale e Cavalieri; la piazèta Zavagli – un tempo Augurelli – vi si accedeva dalle vie Farini e Augurelli; e ancora, la piazèta di Servi, la piazèta ad S. Bernardéin, la piazèta di Teatéin, la piazèta Plebiscito, la piazèta dla Gajena, la piazèta d’ San Martèin, alle spalle del Palazzo dell’Arengo. Per la storia – e per l’igiene – quivi sorse il primo cesso pubblico della città.”

La nostra Notte Rosa

Come rendere proficuo ed utile il Capodanno estivo?

Della serie: “Se lo dovessimo fare per lavoro… neanche a frustate!”

Cioè: la nostra Notte Rosa.
Venerdì e ieri sera Cristella e Re Consorte, muniti di tesserino di Volontari (la maiuscola non è casuale: è giunta voce che qualcuno di passaggio a Viserba, forse un po’ miope, non l’abbia notato) hanno “perso” il loro tempo a gonfiare palloncini in piazza chiedendo, in cambio, un’offerta per lo IOR, l’Istituto Oncologico Romagnolo…

Gli amici blogger e di Face Book Danda e Paolo, “en passant”, da bravi reporter hanno immortalato i due regali coniugi nel mezzo del loro impegno. Nella foto, scattata in piazza Pascoli, si nota una Cristella piuttosto stanca, che aveva appena conquistato la sedia dopo tre ore in piedi…

4 luglio 2009

That’s all, folks!

Che sollievo e che soddisfazione, col Forster’s suppostone!

la torre di Forster progettata per Rimini

Accade abbastanza spesso che nell’impaginazione o nella titolazione dei giornali si incorra, più o meno consapevolmente, in situazioni imbarazzanti o del tutto comiche. Magari Cristella sarà esageratamente maliziosa (ricordate la faccenda pezzi grossicon Luca Cordero di Montezemolo?), ma quando, ieri, ha aperto il paginone de Il Sole 24 Ore (inserto “Rapporti. Emilia-Romagna“) non ha potuto fare a meno di sorridere.

L’argomento è “Nuova skyline per il lungomare romagnolo“. Si illustra uno dei tre progetti archystar che la città di Rimini ha commissionato per ridisegnare sé stessa.

Il lungomare progettato da Norman Foster è incentrato su un grattacielo (sì, un altro!) che, nelle intenzioni del noto architetto, dovrebbe ricordare le forme di una donna (forme felliniane, naturally). Struttura che diversi detrattori, nei mesi scorsi, avevano battezzato “il suppostone“, paragonandola alla torre di Londra (che certamente rende meglio l’idea…).

la torre di Forster a Londra
Comunque, dove sta il lato comico?

Presto spiegato: la metà bassa della pagina che ospita l’articolo sul quotidiano color salmone, nonché la gigantografia del suppostone riminese, è occupata da una pubblicità che, a caratteri cubitali, esordisce: “Emorroidi: ora la chirurgia non fa più paura!”

Volendo insistere con l’ironia, Cristella ha notato che anche alcune frasi del messaggio pubblicitario potrebbero essere collegate alle critiche di chi vorrebbe, per Rimini, interventi meno rivoluzionari e più conservativi.

Qualche esempio?

Per trattamento mini-invasivo si intende un approccio chirurgico conservativo, vale a dire un intervento nel quale solitamente non vengono asportati tessuti: in tal modo si riescono a preservare le parti anatomiche deputate alla funzione della continenza.”

Questi trattamenti ‘gentili’ riducono per quanto possibile i traumi dell’intervento stesso.”

Queste metodiche poco invasive sono le più apprezzate dai pazienti, in quanto rispettose della fisiologia...”

E, per sorridere un altro po’, la conclusione.

Un’elevata percentuale di pazienti trattati sino ad oggi riferisce con sollievo la propria soddisfazione nel riprendere le proprie attività lavorative e di svago.”

Ahhhhh, che sollievo e che soddisfazione, col Forster’s suppostone (fa pure rima!)…

Av salùt!