Archivio mensile:Giugno 2009

Una bella recensione a Cristella

Diciamo la verità: anche Cristella è sensibile ai complimenti…

Con qualche giorno di ritardo (e di ciò mi scuso con l’autore) ho letto la graditissima recensione scritta dal giovane poeta Riccardo Bertozzi e pubblicata sul suo sito il 16 giugno.

Ricky ha colto in pieno il senso del mio libro “Trama e ordito, mamme che tessono la vita” e, da poeta qual è, dimostra grande sensibilità e coinvolgimento nell’illustrarlo.

Che dire? Grazie! Con un grande sorriso in “stile Regina Cristella”…

Le cose che piacciono a me: le Donne vere sono le “altre”

Il Buongiorno di Massimo Gramellini (prima pagina La Stampa di oggi).

Titolo “L’altra donna”.

Questo è uno di quegli articoli che ti riconciliano con i giornali (e con i maschi in genere). Lo dedico alle donne della mia vita: le due figlie, le due sorelle, le due cognate, la nipote e le tre pronipoti, le amiche vicine e quelle di FB e del blog, le colleghe, la suocera, la mamma (che chissà da dove mi sorride ancora). Tutte, tutte sono Donne “altre”, grazie a Dio!

“Come portavoce autonominato della Opposizione Estetica, mi permetto di esprimere tutto il mio sommesso disgusto per il prototipo di donna che emerge dagli scandali di queste settimane, che poi è la stessa donna che vediamo paparazzata nelle feste della Roma Cafona o issata sui troni di cartapesta di certi programmi televisivi. Bella di una bellezza vistosa e ritoccata. Vestita e truccata come la maschera di un trans. Aggressiva, sgangherata, ignorante. Non so per quale ragione certi uomini di potere abbiano una predilezione per lei.

Immagino perché non li mette in discussione. E’ una donna-sofà, a cui il potente si rivolge per scaricarsi e rilassarsi, con lo stesso spirito con cui davanti al televisore preferisce una gara di rutti a un programma di storia. So però che sopravvive un altro genere di maschi e che a questi maschi continua a piacere l’altra donna. Quella che non sghignazza, ma sorride. Che non mostra, ma allude. Che non seduce con le microgonne, ma con gli spacchi. Che conserva intatto il mistero femminile e intriga l’uomo che cerca di entrarvi in comunione. Che non si rifà, ma ha cura di sé. E sa coltivare sogni più larghi di una passerella scosciata in tv.

Di quest’altra donna i media non parlano più, al punto che qualcuno è arrivato a preconizzarne la scomparsa. Mai la realtà fu così lontana dalla rappresentazione. L’altra donna esiste e cammina ogni giorno accanto a noi. A scuola, in famiglia, in ufficio, sul tram. Basta solo ripulire un po’ lo sguardo per riuscire a cogliere la sua meraviglia.”

Pillola di saggezza in dialetto

Alla Festa delle Viole organizzata dall’Istituto Oncologico Romagnolo presso il favoloso Castello del Poggiano, ieri sera una gentile signora di Santarcangelo – mia vicina di tavolo – ha profferito la seguente pillola di saggezza.

“Diceva sempre  mia nonna…

quand ch’avdòi

ch’la è bèla bèla,

nu cridòi,

c’la n’è acsé bèla.

Mo quand ch’avdòi

ch’la è brota brota,

nu cridòi,

ch’la n’è acsé brota!

Quando credete che sia bella bella, non credeteci: non è così bella. Ma quando credete che sia brutta brutta, non credeteci: non ècosì brutta!

I “passatelli d’estate” di Cristella diventano famosi

Oggi il quotidiano La Voce pubblica una ricetta che i lettori di questo blog conoscono già, proposta circa un anno fa. Si tratta dei passatelli estivi. Il giornale ha omesso solo un paio di righe: dove scrivo che, nel dubbio sulla buona riuscita dei passatelli, non è peccato andarli a comprare al negozio di pasta fresca.

La ricetta, in ogni caso, è adatta anche per altri formati di pasta (a beneficio di chi non è romagnolo…).

Buon appetito!

Gli intraducibili: os-cia!

Due significati diversi, ma attinenti. E’ una delle parole che più frequentemente si possono ascoltare nell’intercalare di tutti i romagnoli. Basta un punto esclamativo a cambiarne il senso.

Os-cia è l’ostia, la particola con cui si fa la Comunione.

U n’è faréina da fè òs-ci (non è farina per fare ostie) indica un tipo poco raccomandabile, un poco di buono.

Us magnarìa enca l’os-cia di chén (si mangerebbe anche l’ostia dei cani) si dice per un ingordo.

Os-cia! (in questo caso l’esclamativo è d’obbligo) è un’esclamazione, un’interiezione o, meglio, un’imprecazione.

Os-cia, ac bèla dòna! (acciderbole, che bella donna!)

Os-cia, ac ciavèda chi t’ha dè! (accidenti, che “fregatura” t’han dato!)

Os-cia, ac fata ròba (accidenti, che roba!)

Si dice spesso anche “osta!”.

Per darvi un’idea: quando Sergio Zavoli venne nominato presidente della Rai, nel 1980, dall’amico Federico Fellini ricevette un telegramma dal testo brevissimo, ma dal significato chiaro. “Osta, té!”

Questa, invece, è attualità elettorale: Os-cia, ac frighèda c’avém avù, sàbat e dménga!