Quest’anno coi proverbi proprio non ci siamo: domani, 31 ottobre, è la vigilia di Ognissanti e, secondo la saggezza popolare, si dovrebbe essere già alle porte dell’inverno. Infatti “per i Sént, i guènt” (per i Santi, i guanti) e “per i Sént l’invérni l’è ma chèsa su” (per i Santi l’inverno è a casa sua) stonano alquanto col clima attuale.
Qui a Rimini si sta ancora a braccia scoperte e l’aria è calda come in primavera avanzata (magari non lo dico troppo forte, per scaramanzia…).
Proverbi o non proverbi, comunque, una cosa è certa: abbiamo già risparmiato un “tot” nelle spese per il riscaldamento. Il che non è poco, vista l’aria di crisi che tira.
Un altro vecchio proverbio riferito alla giornata di Ognissanti è il seguente:
Inféna ai Sént
us porta a cà al smént
e dai Sént in zò
un s’in porta a cà piò.
Cioè: fino ai Santi si portano a casa le sementi e dai Santi in giù non se ne portano a casa più (perché secondo il calendario della campagna, frutto di chissà quali e quanti insegnamenti degli avi, si poteva seminare i campi o la settimana prima dei Santi o la settimana dopo).
Per quanto riguarda i cibi che per tradizione si preparano “per i Morti”, riporto la ricetta n. 622 dalla Bibbia dei cuochi: “La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene” di Pellegrino Artusi. Non ci sono solo ingredienti e modalità di preparazione.
Leggere per credere. (continua…)


