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29 marzo, 2008

Ma quale Nutella! Nei cassoni ci vanno le rosole!

Archiviato in: Cucina, Dialetto, Rimini, Romagna, Tradizioni — Tag: — mcm @ 21:27

Innanzitutto, leggete questa definizione scientifica della pianta di Papaver rhoeas (rosolaccio) che ho trovato in un libro di botanica. Ditemi se in alcuni passaggi non fa venire in mente qualcosa che ha a che fare con il sesso (della serie: le api che impollinano i fiorellini… eccetera eccetera).

“Pianta annua con una radice biancastra a fittone, da cui partono diverse radichette laterali; i fusti, alti fino a 80 cm, sono coperti da lunghi peli setolosi. Le foglie basali, che formano una fitta rosetta, sono pennato- o bipennatosette, hanno contorno lanceolato o ellittico-allungato, margine dentato, apice acuto, base che si restringe un lungo picciolo; le foglie del fusto sono più semplici, sessili, non amplessicauli; tutte le foglie sono coperte da peli setosi e morbidi, i fiori sono solitari, con lungo peduncolo, calice caduco composto da 2 sepali, corolla con 4 petali rosso vivo. Il frutto è una capsula ovale, oblunga contenente numerosi semi nero-brunastri.”

Ebbene, dovete sapere che le rosette delle foglie basali del papavero, pennato o bipennatosette che dir si voglia, in Romagna sono meglio conosciute come ròsli (rosole), pianta mangereccia che si raccoglie nei campi proprio in questo periodo.

Le rosole entrano di diritto, quasi una primogenitura, nei cassoni, le piade ripiegate e imbottite da crude che fino a qualche anno fa erano la povera cena di molte famiglie e che oggi occhieggiano sui banconi dei chioschi e dei negozi delle piadinare.

Ora va di moda il cassone con la Nutella, quello con patate e salsiccia, mozzarella e pomodoro o stracchino e rucola… Ma il primo e vero cassone era unicamente verde, riempito con le erbe racimolate nei campi dalle brave arzdore: radicchietti, scarpigni e, specialmente in primavera, “al ròsli”.

Quest’ampia premessa serve ad introdurre il mio post primaveril-romagnolo: ebbene sì, questa sera ho cenato con un bel cassone con le rosole. Non acquistato al negozio, ma completamente autoprodotto.

La prima fase è la raccolta nel campo: durante una gita nel vicino Montefeltro, qualche domenica fa, ho individuato una sola rosola (avvenimento documentato da questa fotografia scattata dall’amica Valeria Piccari, che ringrazio per la collaborazione).

Ho trovato una rosola! Scatta la foto, dai!

Quindi, come fanno i pescatori che non vogliono tornare a casa a paniere vuoto e si fermano in pescheria, ho rimediato questa mattina, acquistando un chilo di rosole dal fidato fruttarolo poeta, al mercatino di Viserba.

Dopo averle pulite, lavate e scolate, le ho tritate finemente, salate e messe a cuocere brevemente in una larga padella con un filo d’olio e uno spicchio di aglio. Poi le ho strizzate bene per far perdere il liquido in eccesso. Nel frattempo ho preparato l’impasto della piada (ingredienti per 4 cassoni: ½ chilo di farina, un cucchiaino di sale, ½ bicchiere di olio extravergine di oliva, acqua tiepida q.b., un pizzico di bicarbonato). Ho ricavato 4 pagnottine che ho poi steso, abbastanza sottili, col matterello.

Le pagnottine pronte per essere stese

Ho quindi appoggiato su ogni piada un po’ di rosole, coprendo la metà della superficie; ripiegato in due e chiuso i bordi schiacciandoli con i rebbi di una forchetta. Sul testo (la piastra-teglia) caldissimo, ho poi cotto i cassoni, rigirandoli con attenzione, aiutandomi con un grande coltello a lama piatta.

cassone aperto

cassone chiuso, pronto per essere cotto sul testo

Le fotografie, a parte la prima, non sono delle migliori, sorry, ma i cassoni di Cristella – parola di principe consorte – sono venuti abbastanza buoni.

“Si può sempre migliorare”…

Eventualmente, la prossima volta, li vado a comprare già pronti: bisognerà pur far lavorare anche le nostre brave piadinare, no?

25 marzo, 2008

Un “t’amaz” e “un azidént” non si negano a nessuno!

Archiviato in: Dialetto, Rimini, Romagna, Scrittori, Stampa locale — Tag:, — mcm @ 21:13

Giuliano Bonizzato è un noto avvocato riminese che ama scrivere racconti legati alla storia e alla cultura del territorio in cui vive. Sul quotidiano La Voce tiene un’interessante rubrica intitolata “Cronache Malatestiane”.
Domenica scorsa, 23 marzo, il titolo attira subito la mia attenzione di dialettofila: “Un ‘t’amaz’ non si nega a nessuno”.
E l’articolo non delude le aspettative…
Scrive, Bonizzato, che la sua prima difesa penale aveva a che fare con questa diffusa espressione dialettale.
Il suo cliente era imputato del reato previsto e punito dall’art. 612 del codice penale, per aver minacciato di morte il proprio vicino con la frase “Me ma té a’ t’amaz!” (Io, a te, ti ammazzo!).
L’imputato negava l’addebito, pur ammettendo di aver avuto col vicino una vivace discussione.
Bonizzato racconta con grande ironia le peripezie occorse per andare ad ascoltare a domicilio, in un paesino sperduto fra le montagne dell’entroterra riminese, la madre novantaseienne ed inferma del minacciato, unica testimone del fatto. Col novello avvocato, il Pretore, il Pubblico Ministero e il Cancelliere.
L’è vera l’è vera, sgnòr Pretòr! E’ mi fiol l’era ma la finestra, lò l’è passè d’-ciota… i a cminzé a ragnè cum e solit e lò u j a dét: mé ma té a’ t’amaz… mé ma té a’ t’amaz…L’è vera, l’é vera!” (E’ vero, è vero, signor Pretore! Mio figlio era alla finestra, lui è passato di sotto, hanno cominciato a litigare come al solito e lui gli ha detto: io a te ti ammazzo, io a te ti ammazzo… E’ vero, è vero!).
Al processo il giovane avvocato, forte dell’autorità di chi sul dialetto romagnolo aveva passato una vita, sostenne che dalle nostre parti un “t’amaz” non si nega a nessuno. Che il termine rappresenta quasi un innocuo intercalare. Che esso non può essere in ogni caso considerato tale da indurre turbamento psichico grave nel soggetto passivo, soprattutto nel contesto di una sia pur accesa discussione tra vicini…
Il Pretore accolse la tesi di Bonizzato e prosciolse l’imputato per difetto di querela.
Ed è proprio così: ci sono delle frasi, nel nostro intercalare, che tradotte letteralmente in italiano farebbero venire i brividi. Un altro esempio?
Ch’u t’avnèss (o ch’u t’ciapèss) un azidént”, che si traduce con “che ti venga (o che ti prenda) un accidente”.
Nelle stesse occasioni si dice anche “ch’u t’vegna un còlp!” (che ti venga un colpo!).
Sembra strano, ma questi sono saluti fra amici, che magari non si vedevano da vent’anni! Ci si butta le braccia al collo e si è felici di rivedersi sani e salvi.
Ch’u t’avnéss un azidént!”, dunque, è un complimento. Per dire: “evviva, che piacere ritrovarti!”
Già, perché in Romagna un “t’amaz” e “un azidént” non si negano a nessuno…

22 marzo, 2008

Ciambella e uovo benedetto per la colazione di Pasqua

Come ogni sabato pomeriggio chiamo mia sorella Teresa, a Gatteo a Mare, per avvisarla che sto partendo da Viserba per andarla a trovare. Oggi è arrivata al telefono un po’ trafelata.
“Non ti ho risposto subito – ha detto – perché sono impegnata in cucina. Sto facendo la ciambella per domani mattina.”
Appena arrivata a casa sua, mi ha accolto il profumo inconfondibile proveniente dal forno e una bella stesa di ciambelle, già pronte, decorate con le codette colorate. In un cestino lì accanto, avvolte in un tovagliolino ricamato, alcune uova sode già benedette in chiesa.
Ciambella e uova benedette: gli ingredienti della tradizionale colazione nel mattino del giorno di Pasqua. Domani, grazie alla disponibilità di Teresa, anch’io ripeterò questo rito del tutto romagnolo.

Per chi volesse approfondire l’argomento, ecco qui di seguito quanto scrive Michele Marziani, giornalista e scrittore esperto in gastronomia del territorio, nel libro “La cucina riminese tra terra e mare” (Panozzo Editore Rimini, 2005).
Buon appetito e… buona Pasqua da Cristella

Ciambella, pagnotta pasquale e uovo sodo: la tradizionale colazione romagnola nel giorno di Pasqua

Scrive Marziani:
(continua…)

19 marzo, 2008

Fra principesse e regine c’è intesa. Princy e Cristella, unite da… una sana risata

Archiviato in: Donne, Libri, Parole in Libertà, Scrittori — mcm @ 18:33

Se non rido non vivo, perché credo che l’ironia sia l’unico modo per salvarsi dalla disperazione.”

Si conclude con queste parole l’intervista dalla mia amica blogger (e commentatrice fedele) Marina Garaventa, alias Princy60, alias La principessa sul pisello.
Il servizio in questione è andato in onda nell’edizione regionale ligure del TG3 lo scorso 4 marzo, in occasione dell’uscita del libro scritto da Marina insieme a Emilia Tasso intitolato “La vera storia della principessa sul pisello”.

Grazie alla collaborazione tecnica di un altro blogger, l’amico Menphis, chiunque può rivedere e riascoltare l’intervista cliccando qui.

Non vorrei dire di più, se non invitarvi ad ascoltare bene la storia di Marina e, se non l’avete già fatto, andarla a conoscere meglio visitando il suo blog.
Concludo con qualche “parola in libertà”:
propongo di proclamare santo, e subito, chi ha inventato il computer, Internet, i blog e i sintetizzatori vocali;
consiglio tutti gli amici di Cristella di segnarsi l’indirizzo di Princy nei preferiti, tenendo sempre presente che i suoi post e i suoi commenti – oltre che essere di livello culturale, ironico, narrativo “degno di nota” – hanno un peso decisamente diverso da quelli di tutti gli altri blogger (e nessuno si offenda…);
suggerisco (anche a me stessa) di fare propria la filosofia di Marina (“se non rido non vivo”), lasciandoci andare più spesso e volentieri a qualche sana risata…
… che magari quel dolorino alla spalla e al braccio che mi assilla da tempo per l’uso eccessivo del mouse mi passa, vuoi vedere?…

15 marzo, 2008

Gli 88 anni di Tonino Guerra. La bellezza ci salverà.

Archiviato in: Anziani, Arte, Artigianato, Dialetto, Fellini, Poesia, Romagna, Scrittori — Tag:, — mcm @ 19:17

“Adesso taglio la torta e me la mangio”.
Tonino Guerra, oggi
pomeriggio, ha concluso così il suo discorso ai concittadini di Santarcangelo di Romagna, accorsi numerosi per festeggiare i suoi 88 anni.
La scalinata di Santarcangelo di Romagna, dopo la festa per Tonino Guerra
Fra il pubblico c’erano pure diversi ospiti dalla Russia, il paese della moglie Lora, fra cui importanti attori e registi di teatro (anche il grande Yuri Liubimov). Giunti appositamente per i festeggiamenti dedicati al poeta, che proseguiranno domani a Pennabilli, la cittadina del Montefeltro nel quale Tonino vive da diversi anni.
E’ stato molto emozionante seguire il corteo che si era formato per le strade di Santarcangelo e che si spostava al suono di una Marching Band.

Dal parco dove l’Amministrazione Comunale ha posto due “bitte” accanto alla fontana disegnata dal poeta (“il nostro regalo, visto che lui ha sempre detto che siamo come un porto di mare”, ha detto il sindaco Vannoni), accompagnati da un’amazzone biancovestita su cavallo altrettanto candido (che pareva uscita da una scena dei tanti film sceneggiati da Tonino), ci si è portati sotto i portici delle Beccherie.

cavallerizza bianca

Sul percorso, appese alle finestre e ai balconi, alcune delle tele create in collaborazione con l’Antica Stamperia Pascucci di Gambettola: disegni di farfalle, bambole, Madonne usciti dalla fantasia di Tonino Guerra ed elaborati con l’antica tecnica della stampa a ruggine dagli artigiani gambettolesi. Queste tele negli ultimi anni sono state protagoniste di mostre molto apprezzate ed hanno ormai fatto il giro del mondo.

“La bellezza ci salverà”, questa una delle frasi che hanno caratterizzato il successivo discorso del poeta.
“In Italia abbiamo ‘la’ bellezza: basta questo a far venire la gente. Da noi ci si sente in famiglia. Il popolo italiano ‘fa star bene’. Ma dobbiamo abbellire ancora, più che si può: i ristoranti, gli alberghi, le città. Dobbiamo porre attenzione alla luce, che in certi momenti deve avere un altro sapore. Dobbiamo dare valore agli artigiani…”
E, riferendosi a Santarcangelo: “Questa città avrà un viaggio bellissimo. Come luogo dove si può fare tenerezza con l’arte.”

Guerra ha anche ricordato diversi aneddoti riferiti alla sua amicizia e alla collaborazione con Federico Fellini, con De Sica e Mastroianni. Ma anche gli incontri con due Presidenti della Repubblica, Ciampi e Napolitano, che gli hanno inviato telegrammi di auguri letti durante la festa.
Mi sono sbizzarrita a scattare fotografie, oggi. Non sono certo di buona qualità, ma un’idea dell’atmosfera la possono dare, no?
Una burdèla romagnola coi suoi palloncini
Quest’ultima, che stavo per cancellare perché mi pareva “sbagliata”, l’ho salvata in corner. Mi pare rappresentare meglio delle altre la giornata di oggi: la tela disegnata da Tonino alla finestra, la ragazzina (una burdèla) sorridente, truccata e travestita con colori da clown, che porge palloncini.
E, nell’angolo, la bicicletta. Che fa tanto Romagna.

At salut, Tonino. Auguri anche dalla piccola Cristella.
Tonino Guerra, la moglie Lora, il sindaco di Santarcangelo

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