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31 gennaio, 2008

Castagnole di Cristella

Archiviato in: Cucina, Famiglia, Romagna, Tradizioni — Tag: — mcm @ 21:42

Nel periodo di Carnevale in Romagna si preparano principalmente due tipi di dolci: le chiacchiere (dette anche sfrappe o fiocchetti) e le castagnole.

Di queste ultime ne esistono diverse versioni. Le più semplici non sono altro che palline (gnocchetti) di pasta frolla fritti. C’è chi le serve così, semplici, decorate al massimo con una spruzzatina di zucchero a velo. Altri le bagnano nell’Alkermes, per colorarle di rosso, e le passano nello zucchero semolato.

La versione più raffinata le vuole riempite, come fossero dei bigné, con crema pasticcera o nutella.

Sono comunque un inno alla golosità.

Personalmente preparo molto raramente qualcosa di fritto. Ma in questo periodo è lecito fare un’eccezione. Ecco dunque la ricetta delle “Castagnole di Cristella“, fotografate mezzora fa e già fatte sparire dal parentado.

Mi perdonino i lettori, approfitto delle castagnole carnevalesche per lanciare un messaggio personale: “Figlie care, che siete lontane, consolatevi con la fotografia e con la ricetta. Se seguirete le indicazioni di mammà, potrete farcela pure voi… a sentire profumo di casa.”

CastagnoleCastagnole di Cristella

(alla maniera di Romagna)

Ingredienti:

Farina 400 grammi, zucchero 100 grammi, 3 uova (1 intero e due tuorli), 1 bustina di lievito per dolci, un pizzico di sale, burro fuso 125 grammi, due cucchiai di liquore di anice, zucchero a velo. Olio per friggere.
Si prepara un impasto con tutti gli ingredienti (escluso lo zucchero a velo). Deve risultare morbido: prima lo si mescola in una terrina con una forchetta, poi sulla spianatoia lavorandolo bene con le mani.
Lo si lascia riposare una mezzoretta. Quindi si preparano dei rotolini che si tagliano poi a pezzetti (come per fare gli gnocchi).

Questi vanno versati un po’ alla volta in una padella con abbondante olio caldo, rigirando spesso.

Quando galleggiano e diventano di un bel colore dorato si raccolgono con la schiumarola e si fanno asciugare su carta assorbente.

Poste le castagnole nel piatto di portata, si spolverano con zucchero a velo.

Buon appetito!

28 gennaio, 2008

Il suo sorriso

Archiviato in: Donne, Parole in Libertà, Rimini — Tag: — mcm @ 18:32

“I funerali si svolgeranno in forma civile al civico cimitero. Non fiori, ma offerte all’Istituto Oncologico Romagnolo”.

Oggi pomeriggio eravamo in centinaia a dare l’ultimo saluto a una cara amica.

P. ha sempre vissuto col sorriso sulle labbra. Anche negli anni della malattia. Serena e coraggiosa. Un faro sicuro per il marito, un esempio per i figli e per tutti coloro (tanti) che hanno avuto la fortuna di conoscerla.

P. ha scelto, coerentemente col suo laicismo, di non avere un funerale religioso.

Quando muore un personaggio famoso che fa la medesima scelta, spesso la cerimonia funebre si tiene in un luogo “ufficiale”, come una piazza, un teatro, una sala consiliare o qualcosa del genere. Per fortuna oggi c’era un tiepido sole a scaldare l’aria. Mi chiedo cosa sarebbe successo in caso di maltempo. Il piazzale all’ingresso del cimitero di Rimini era stracolmo di persone. Tutti in piedi, compresi gli anziani parenti di P. Qualcuno ha preso la parola per un breve e sentito ricordo. Ma così, senza amplificazione, tanto che non tutti i presenti hanno potuto ascoltare, tra l’altro, il bel saluto che P. stessa aveva preparato, consapevole del suo destino.

Mi chiedo: in una città come la nostra non dovremmo costruire un luogo che possa accogliere una dignitosa cerimonia funebre per chi, come sua libera scelta, non desidera entrare in una chiesa?

Senza fronzoli e orpelli: basterebbe uno spazio al coperto, caldo d’inverno e fresco d’estate; qualche sedia; posto dove poter appoggiare un mazzo di fiori accanto alla bara; la possibilità di fare un discorso per l’ultimo saluto, magari con l’accompagnamento di un violino.

“Sala del commiato”, si potrebbe chiamarla.

Non so se esista già qualche progetto in tal senso. In caso positivo, mi auguro che venga realizzato in fretta.

24 gennaio, 2008

Concorso di scrittura amorosa. Carmina dant panem?

Archiviato in: Dialetto, Poesia, Romagna — Tag:, — mcm @ 22:18

C’è stato un periodo, qualche anno fa, in cui ero relegata in casa per una lunga e delicata convalescenza. Per riempire le ore di inattività, iniziai a cercare sui siti specializzati tutti i bandi di concorso per scrittori a cui inviare il mio materiale.

Fra racconti inediti, brevi poesie, favole e i due volumi che avevo già pubblicato, penso di aver partecipato a una cinquantina di premi. Spedivo buste e pacchetti un giorno sì e uno no. In una sezione del mio archivio tengo ancora le ricevute delle raccomandate, dei vaglia e dei versamenti in conto corrente.

Eh sì, i colleghi aspiranti vincitori di concorsi sanno benissimo che nel mondo dei premi letterari chi vince sempre è… chi li organizza. Qualcuno le chiama “tasse di iscrizione”, altri “tasse di lettura”. La sostanza è la stessa: si spende un capitale, a star dietro a tutte le opportunità più o meno serie e trasparenti. Il dibattito sull’argomento è spesso all’ordine del giorno di molti blog di scrittori e poeti che visito.

Personalmente, la febbre da concorso mi è passata, anche se c’è sempre qualche piacevole eccezione.

Tutta questa premessa per segnalare la simpatica opportunità che da nove anni offre il Comune di Bellaria-Igea Marina col concorso di san Valentino. Può partecipare chiunque e non si spende alcunché.

La scadenza per inviare i testi è fissata al 31 gennaio.

Perché è nato questo concorso?

A Bellaria si festeggia la patrona sant’Apollonia il 9 febbraio. Per tradizione è una festa molto partecipata, con giostre, eventi vari, stand gastronomici, mercatini… Una sagra di paese che di solito coincide col periodo carnevalesco, quindi sempre molto divertente per grandi e piccoli.

Per prolungarla di qualche giorno, alcuni anni fa si pensò di dedicare il fine settimana seguente al patrono degli innamorati, san Valentino. Una fortunata vicinanza sul calendario, tutto qua.

Insomma, per farla breve, fra Apollonia e Valentino, Bellaria per una decina di giorni è il regno di chi si vuol bene. Oltre al concorso di poesia, a cui può partecipare chiunque anche inviando un racconto in prosa, tutti i ristoranti della città propongono un menù a tema, da gustarsi preferibilmente in coppia e al lume di candela.

Per la cronaca: al concorso “Poesie d’amore” ho partecipato due-tre volte guadagnandomi un piazzamento oltre il quarto posto, vale a dire fra coloro che sono stati premiati con “una cena romantica per due persone”, doverosamente consumata in compagnia del legittimo consorte.

Niente male, vero?

Insieme alla settimana bianca a Cavalese vinta nel 2002 per la favola “La Befana e la coperta che scioglie il ghiaccio” (anche quella volta grazie a un concorso che non richiedeva tasse di iscrizione, organizzato dall’associazione “Amici di Luca” di Bologna) posso dire che questi sono stati i ricavi più apprezzati derivanti da ciò che scrivo.

Mentre gustavo le specialità dei ristoranti di Bellaria non potevo certo dire che “carmina non dant panem”.

Quasi quasi ci riprovo anche quest’anno…  Magari con una poesia in dialetto, perché no?

“A t voj bén”, eccetera eccetera.

20 gennaio, 2008

I sogni di Fellini finiscono in prigione

Archiviato in: Arte, Fellini, Libri, Rimini — Tag:, , — mcm @ 21:21

Inaugurazione con ressa, oggi pomeriggio, della mostra sul Libro dei sogni di Fellini “Fellini Oniricon”).

Meglio così, dirà qualcuno, segno di affetto per il Maestro da parte della città di Rimini.

Secondo me la cosa si poteva organizzare meglio: c’era così tanta gente che non si è riusciti neppure ad ascoltare le parole di saluto delle autorità e dei curatori, Kezich e Boarini. Tutti in piedi, fatti entrare in massa dopo un discreto tempo d’attesa all’aperto nell’umidità della nebbiolina serale, il sindaco ha iniziato a parlare quando molti invitati erano ancora all’ingresso.

Peccato.

Oltre ai ringraziamenti di rito, uguali in ogni circostanza, poteva starci una breve spiegazione, con il pubblico comodamente seduto. Se non altro poteva essere utile per tutti coloro che non avevano seguito il convegno di novembre e per i quali questi in mostra sono “solo” dei disegni di Fellini. Una mia amica, docente universitaria, guardando gli originali dei libri dei sogni custoditi in una bacheca, mi chiedeva se fossero le idee per i film.

“Sì e no – ho risposto – sono i disegni che Fellini tracciava ogni mattina, al risveglio, come compito quotidiano affidatogli dal suo psicanalista. Ci sono sì anche i film, spesso in forma di incubo per la paura che non piacessero. Ma ci sono decenni di vita, di speranze, di lavoro, di amori, di sogni realizzati e da realizzare…”

Comunque, come è accaduto altre volte, la mostra sarà da visitare, con calma e tranquillità, da domani in poi. Rimarrà aperta fino al 16 marzo.

La location è Castel Sismondo, la rocca cinquecentesca che fino agli anni Settanta era sede delle carceri cittadine e che Fellini ha immortalato, fra l’altro, nella scena iniziale del film “I clowns”, quella dove il bambino si affaccia alla finestra, di notte, e scopre che nella piazza delle prigioni si sta montando un tendone da circo.

“La Rocca, la prigione di Francesca, era, allora, piena di ladruncoli di sacchi di cemento e di ubriachi. Quel tozzo e tetro edificio m’è sempre rimasto in testa come una presenza nera, nel ricordo della mia città.”

Così scriveva Fellini in “La mia Rimini”.

Ora quell’edificio “nero e tetro” resterà colorato, per un po’ di tempo, proprio grazie ai disegni dei suoi sogni.

Chi l’avrebbe mai immaginato?

Lui, di sicuro, no.

17 gennaio, 2008

Sant’Antonio: fra sacro e profano con le “baffone” di Fellini

Archiviato in: Arte, Donne, Fellini, Rimini — Tag:, — mcm @ 19:27

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Se oggi qualcuno fosse passato in piazza Tre Martiri, in pieno centro storico a Rimini, avrebbe potuto imbattersi in una scena per certi versi somigliante a uno dei quadri cittadini dipinti da Federico Fellini nel film “Amarcord”.

Nel giorno di Sant’Antonio Abate, protettore degli animali, si usa ancora portare i propri amici a quattro zampe al Tempietto del Bramante per la tradizionale benedizione da parte dei frati Paolotti.

Certo non ci sono più le contadine che arrivano dalla campagna con polli, conigli e oche. Oggi si tratta quasi unicamente di delicati amici a quattro zampe, i “soliti” gatti e cagnolini, con alcune eccezioni dettate dall’originalità di qualche bambino (di qualsiasi età).

Al di là del significato religioso-popolare che dura nel tempo e a cui evidentemente molte persone tengono ancora in particolar modo, mi piace collegare gesto e luogo al brano che trascrivo qui di seguito, tratto da “La mia Rimini”, dove Fellini, coi suoi ricordi di ragazzo, offre un racconto molto coinvolgente, dalla forte carica erotica.

Lo ammetto, saranno le parole che usa Fellini, sarà il flash back sulla scena del film (nel video di Youtube che linko, la scena “incriminata” è al punto 2.10), ma a me la descrizione delle ‘baffone’ romagnole che salgono sulla sella della bicicletta piace “in modo particolare”, pur essendo donna.

Scrive Fellini:
(continua…)

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