Archivio mensile:Ottobre 2007

Pellegrino Artusi, maestro di cucina delle brave arzdore

Mentre i giornali e le Tv parlano delle eredità miliardarie (con debiti inclusi) di cantanti famosi, mi cade l’occhio sulla scatola dei ricordi che ho portato a casa cinque mesi fa. La mia parte di eredità, di sicuro molto più preziosa di quella dei Vip.
Fra vecchie fotografie, cartoline e centrini fatti all’uncinetto, c’è un libro dalle pagine ingiallite.
La copertina consunta dall’uso è stata ricoperta con una carta rossa dai ghirigori azzurri e lilla. Carta leggermente cerata. Ritagliata su misura e fermata agli angoli con puntine da disegno veniva usata per foderare i cassetti della cucina dopo la pulizia stagionale.
La prima pagina bianca del volume porta in alto il nome della precedente proprietaria.

Scritto a matita, con grafia elementare e limpida: Pierina Cenni in Muccioli.
La Scienza in cucina e l’Arte di mangiar bene, Manuale pratico per le famiglie compilato da Pellegrino Artusi (edizioni Bemporad Marzotto Firenze, 1963) è l’unico libro che ricordo di aver visto in casa mia quand’ero bambina.
Tenuto come oggetto prezioso e consultato spesso da mia madre, che come tante altre romagnole nell’epoca del boom economico, dalla campagna “scese a Marina” insieme alla famiglia.
Da brava arzdora a cuoca per i turisti.
Un passaggio piuttosto facile: invece che per la famiglia patriarcale con numeri che superavano la ventina, Pierina iniziò a spignattare negli alberghi e nelle pensioni di Cesenatico, Valverde, Gatteo a Mare.

Per quasi trent’anni e senza demerito. Anzi, oserei dire con onore.
L’Artusi era la Bibbia della mamma.

Ci sono ancora, fra le pagine, dei bigliettini con appunti e note.
Li tocco e li sfioro, attenta a non cambiar loro di posto.
Se lei ne aveva messo uno fra la pagina 144 e la 145 un motivo c’era…
Sì, certo, ne sento ancora il profumo! Riconosco la ricetta numero 180, le semplici e morbide “Frittelle di semolino”.
“Ai tedeschi dell’hotel Boston – diceva la mamma – piacevano un sacco. Venivano in cucina a farmi i complimenti! Sehr gut, Frau Pierina, wunderbar!”
E allora, visto che non è neanche troppo lunga, la copio pari-pari dall’Artusi. E domani la preparo.

Wunderbar, Frau Cristella!


Frittelle di semolino
Latte, mezzo litro.
Semolino, grammi 130.
Burro, quanto una noce.
Rhum, una cucchiaiata,
Odore di scorza di limone.
Sale, quanto basta.
Uova, N. 3.
Cuocete il semolino nel latte, salatelo quando è cotto e, diaccio che sia, aggiungete le uova e il rhum. Friggetele nell’olio e nel lardo e mandatele in tavola spolverizzate di zucchero a velo.

Questa quantità può bastare per quattro o cinque persone.

Siamo agli sgoccioli. A che santo ci votiamo?

E’ notizia di ieri.
Il presidente della Provincia di Rimini, Ferdinando Fabbri, lancia un appello ai cittadini affinché si risparmi acqua.
“Siamo agli sgoccioli”, titolano i giornali.
Non sono bastate le restrizioni e i divieti in vigore dall’estate scorsa (fontane chiuse, divieto di annaffiare orti e giardini e di lavare le auto in certi orari…). Non sono bastate le poche giornate di pioggia. La siccità degli ultimi mesi ha messo in ginocchio più di un settore, agricoltura in primis. Le falde sotterranee sono ai minimi storici, come gli invasi che alimentano gli acquedotti.
In poche parole: se nulla cambia, fra una quindicina di giorni Rimini si troverà coi rubinetti asciutti.
Mentre mi chiedo se sia meglio continuare a lavare i piatti a mano o investire mezzo stipendio per acquistare la lavastoviglie (una recente pubblicità invita tutte le famiglie a comprare questo elettrodomestico, descritto come oggetto di cui non si può fare più a meno…), bagno quei due sparuti gerani che ho sul balcone con l’acqua rimasta dal lavaggio dell’insalata, chiudo il rubinetto mentre uso lo spazzolino da denti, preferisco la doccia alla vasca da bagno…

Insomma, per quanto riguarda le piccole abitudini quotidiane, penso di avere la coscienza a posto.
Non so, però, cosa potrà succedere se davvero dai rubinetti non uscirà più una goccia.
Ma la curiosità social-storico-politica che volevo segnalare col post di oggi è che Fabbri, “The President”, ha anche chiesto al vescovo Lambiasi di informare la cittadinanza tramite le parrocchie.
“Forse questa potrà apparire a qualcuno un’iniziativa strana, insolita – ha detto – ma in un momento così critico e difficile per la nostra comunità ci sembra opportuno cercare di sensibilizzare tutti i riminesi. Il vescovo ha capito perfettamente la situazione e si è immediatamente mobilitato”.
Oltre che invitare i fedeli a seguire i consigli di risparmio idrico, monsignor Lambiasi ha deciso di esortarli a formulare un’intenzione di preghiera, nelle Messe di oggi e del prossimo futuro, che suona così: “Perché il Signore doni alla terra assetata il refrigerio della pioggia, perché l’umanità, sicura del suo pane, possa ricercare con fiducia i beni dello spirito”.

E domani, lunedì 22 ottobre, durante una funzione appositamente celebrata il vescovo rinnoverà un rito di “invocazione della pioggia” che a Rimini è storicamente radicato.

Non so quando è successo l’ultima volta, ammetto la mia ignoranza: ci vorrebbe una consulenza dell’amico blogger Antonio, esperto di cose riminesi.
Comunque, la celebrazione sarà all’interno del capolavoro di Leon Battista Alberti, il Tempio fatto costruire nel Cinquecento da Sigismondo Pandolfo Malatesta per celebrare sé stesso. Nella prima cappella a sinistra, appena dopo l’ingresso, si trova la “Beata Maria Vergine della Pietà”, nota ai riminesi come “Madonna dell’Acqua”, che più di una volta mi sono fermata ad ammirare e che per l’occasione verrà portata accanto all’altar maggiore, sotto lo sguardo del Crocifisso di Giotto.

Si tratta di una graziosa scultura dei primi del ‘400 di scuola tedesca che nei secoli passati veniva invocata dal popolo in tempi di siccità o di piogge troppo abbondanti.

Ricordo anche di aver letto di una rivolta popolare quando si vietò una processione che i fedeli volevano fare per le vie della città per invocare la pioggia. Per evitare uno scontro violento fra le diverse fazioni (i potenti e il popolino) si arrivò ad un compromesso: la Madonna della Pietà venne portata in processione in un percorso ben delimitato, nelle strade attorno al Tempio. Mi pare che, poi, la pioggia arrivò davvero.
Mentre segnalo questa curiosa “commistione” fra sacro e profano che si ripete nel 2007 e che comunque, pioggia o non pioggia, farà conoscere ai riminesi un pezzettino della loro storia (il che non guasta mai), più pragmaticamente e riallacciandomi ai precedenti post sulla cementificazione selvaggia di alcune zone mi viene spontanea una considerazione: “Ma se anche piovesse a dirotto per tre giorni di fila, dov’è rimasto del terreno libero da costruzioni dove l’acqua possa infiltrarsi ed andare giù, a rimboccare le falde sotterranee?”  
Vedo che ogni volta che fa un acquazzone le strade diventano torrenti e le cantine delle case si allagano.
Non è che, oltre alla Beata Vergine dell’Acqua, bisogna accendere un cero agli uomini che stanno contribuendo al dissesto del territorio?
Basta! Fermatevi!

O che bel mestiere, fare il favoliere…

Una, dieci, cento favole per Gramos, con l’augurio che la sua abbia un lieto fine.

La rete, si sa, porta lontano. Entri in un sito (o in un blog) che ti invita ad accedere ad un altro, che ti linka a destra, che ti rimanda a sinistra, sù, giù, di là, di qua.

Insomma, i navigatori sanno da dove salpano, ma mai dove approdano.

E’ capitato così: non so più per quale strada, ma un mesetto fa sono arrivata al blog Balene Bianche di Sabrina Campolongo. Mi è risultata simpatica già per le prime righe della sua presentazione (“Scrivo e vivo. O vivo e scrivo. Vale la proprietà commutativa. Una cosa non esclude l’altra.”). Sabrina ha avuto l’idea di aiutare Gramos, un ragazzino kosovaro di 12 anni che per una grave malattia ha bisogno di costosissime cure, regalandogli delle favole. Non libri già confezionati (che sarebbe così facile e veloce!), ma storie nostre, scritte per lui.

I blogger hanno risposto con entusiasmo, me compresa.

A dire il vero, ho adattato una favola già pronta, ancora inedita, che avevo scritto per l’Istituto Oncologico Romagnolo e letto ai bambini riminesi nella piazza centrale della città mentre vestivo i caldi panni della Befana.

“La Befana e la coperta che scioglie il ghiaccio”, che in versione originale potete leggere qui (nella sezione Libri di Cristella.it) insieme ad alcune altre favole scelte, è stata ritenuta adatta dalla giuria a venire pubblicata in un volume che sarà venduto in tutta Italia. I proventi serviranno ad aiutare Gramos.

La notizia della mia “vittoria” è arrivata via mail lunedì scorso, in una giornata funestata da temporali e tempeste, dove il sole che di solito brilla sul regno di Regina Cristella era coperto da nuvoloni neri.

Ecco, come mi è capitato spesso, nei momenti più tristi arriva qualcosa che non aspettavo (una notizia, una persona, un sorriso), che soffia via le nuvole in un battibaleno… Ancora una volta, forse, il mio Angelo Custode (mamma Pierina) ha manovrato i suoi invisibili fili.

Così, la bella Sabrina, il piccolo Gramos, gli altri scrittori scelti (anche famosi, eh! guardate qui la lista…) entrano di diritto nella “favola di Cristella”. 

Dove la parola “fine”, volutamente, non è stata scritta.

Quando il libro sarà pubblicato, lo farò sapere via blog. Dovrà partire una nuova catena fra gli amici di Cristella e di Gramos.

A m’arcmand!

Il mio futuro? Al centro della circolazione “a stanze”…

Dopo favole, sospiri, preghiere e poesie, è tempo che Cristella apra gli occhi sulla realtà.

Spazio, dunque, al pragmatismo più attuale. Dal privato più privato, passiamo a qualcosa di pubblico-privato.
E’ passata. Con un “sì condizionato”, ma è passata.
Lunedì sera il Consiglio di Circoscrizione del Quartiere 5 (a maggioranza) ha dato l’ok alla variante dell’ex Corderia di cui si sta discutendo animosamente da diverso tempo e di cui ho già scritto in precedenza (post 1, post 2).
Ribadendo che il PRG approvato nel 1994 e ratificato successivamente dal Consiglio Comunale di Rimini è intoccabile e che i privati hanno acquisito sacrosanti diritti giuridici, i tre assessori comunali intervenuti (Paola Taddei, Antonio Gamberini, Andrea Zanzini) hanno tessuto le lodi di quanto fatto dall’Amministrazione in questi anni. Come poteva essere altrimenti?
“Prima le case, poi le strade.” Questo è l’imperativo a cui i riminesi sono stati abituati (la via Sozzi è ancora lì che attende, per citare solo un caso che vedo dalla finestra).
Questa volta si parla di strade da sistemare in contemporanea, se non prima, dell’intervento edificatorio. Almeno è in tal senso che è stata vincolata la società proprietaria del terreno, che a quanto pare sta agendo con spirito collaborativo. Vedremo.
Comunque, a proposito di strade, il dirigente alla mobilità, ingegner Totti, lunedì ha illustrato il suo progetto di viabilità per tutta la “zona ampia” che comprende “anche” la Corderia.
Eh, sì, perché qui si parla pure della via Beltramini diventata quasi un’autostrada, del mega-Peep non ancora terminato, del polo scolastico (con asilo nido, materna, elementari, medie, due istituti superiori già presenti e un altro in costruzione) e… di casa mia.
Mi ci troverò giusto in mezzo – accanto ad una nuova rotatoria che sarà un grande punto di snodo – a quella che Totti definisce “circolazione a stanze”: senso unico in direzione monte-mare su via Marconi (con pista ciclabile e senza sacrificare i 96 platani secolari) e il cosiddetto “anello” delle vie Beltramini, Sacramora, Amati, Fattori, Popilia.
Da un calcolo approssimativo che ho curato per il settimanale Il Ponte (articolo che sarà sul numero in edicola fra tre giorni), vien fuori che nella mia zona fra qualche anno ci saranno almeno 1.500 appartamenti in più (calcolo sicuramente sottostimato), a cui vanno aggiunti i piccoli e grandi insediamenti direzionali e commerciali previsti dalle varie schede del PRG.
Quante automobili in più porterà questa trasformazione? Quanti bambini che dovranno andare a scuola, quanti anziani che non sanno dove passare il tempo e rischiano la vita ogni volta che scendono in strada? Insomma, quale sarà la qualità di vita del “dormitorio viserbese”?
Un lumicino di speranza, però, me l’ha acceso lunedì l’assessore.
“Su viabilità e ambiente abbiamo recepito le critiche e i suggerimenti del Quartiere – ha affermato Gamberini – Alla Corderia faremo uno degli interventi di maggiore qualità, su ambiente e viabilità, che la città di Rimini abbia mai avuto.”
Beh, i casi sono due: o comincio già a ristrutturare casa, prevedendo di poter stare poco tempo in giardino a causa dello smog ed installando doppi vetri antirumore (e dunque impianti di aria condizionata che ancora non ho perché ritengo danneggino l’ambiente), oppure… mi faccio regalare dal marito un bell’appartamento nuovo dentro l’area dell’ex Corderia.
Lì, almeno, l’ambiente è salvaguardato. Me l’ha detto l’assessore.

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I vostri figli non sono figli vostri

Oggi, adesso, così. Lacrime da nascondere dietro un sorriso. Sapendo che poi, per forza, deve passare.

Mamme come me. Che amano e che condividono.

Che cuciono e rammendano dove qualcun altro maldestramente strappa. Con fili sottilissimi, invisibili, costruiti con infinita pazienza. Che tessono forti trame su orditi sempre più delicati e fragili.

Dedico questa poesia di Kahlil Gibran alle principesse Dora e Cinzia. E a Paolo, il Re consorte di Cristella, Regina di Sacrabionda.

I vostri figli non sono figli vostri.

E una donna che reggeva un bimbo al seno disse, Parlaci dei Figli.
E lui disse:
I vostri figli non sono figli vostri.
Sono i figli e le figlie della brama che la Vita ha di sé stessa.
Essi vengono attraverso voi ma non da voi,
e sebbene siano con voi non vi appartengono.
Potete donare loro il vostro amore ma non i vostri pensieri.
Poiché hanno pensieri loro propri.
Potete dare rifugio ai loro corpi ma non alle loro anime,
giacché le loro anime albergano nella casa di domani,
che voi non potete visitare neppure in sogno.
Potete tentare d’esser come loro, ma non di renderli
come voi siete.
Giacché la vita non indietreggia né s’attarda sul passato.
Voi siete gli archi dai quali i vostri figli,
viventi frecce, sono scoccati innanzi.
L’Arciere vede il bersaglio sul sentiero dell’infinito,
e vi tende con la sua potenza affinché le sue frecce possano
andare veloci e lontano.
Sia gioioso il vostro tendervi nella mano dell’Arciere;
poiché se ama il dardo sfrecciante,
così ama l’arco che saldo rimane.

[tags] Gibran Kahlil, figli, poesia[/tags]