banner blog

12 agosto, 2007

Dizionario romagnolo M – Z

Filed under: Parole in Libertà — Tag: — mcm @ 12:12

Avviso ai naviganti: più che di dizionario, si dovrebbe parlare di glossario. Infatti in queste pagine inserisco, di volta in volta, i termini dialettali che uso nei post. Quasi tutte le definizioni sono tratte dal Dizionario Romagnolo Ragionato di Gianni Quondamatteo.

———————————————————————-

magnùga: il mangiare, il cibo quotidiano. Clò e’ pénsa sna ma la magnùga! (quello là pensa solo al mangiare). Va là che da oz s’t’vò stè iqué t’at guadagne la magnùga! (vedi un po’, che da oggi, se vuoi restare qui ti devi guadagnare il pane quotidiano!). Il padre ai figli: sa savésve quant ch’l’è dura la magnùga! (Se sapeste quanto è duro guadagnarsi il pane quotidiano!).
paganèl. Ittiol, o guvàt, Ghiozzo paganello (Gobius paganellus). Ma si chiama paganello anche il Ghiozzo nero (Gobius niger Jozo). Vive fra le pietre, nelle vicinanze dei nostri porti, dove – amico dei pensionati – nei mesi di maggio e giugno passa delle belle mattinate facendo scorpacciate di esche, per poi finire fritto o arrosto: buono se mangiato appena pescato. Non solo, ma riabilitato in questi ultimi tempi, serve altresì per fare un ottimo, leggero brodo (unitamente a odori, s’intende) per cuocervi qualche minestra.

pataca: così era chiamato lo zio di Titta, in Amarcord. Gianni Quondamatteo, nel suo Dizionario Romagnolo Ragionato, definisce pataca “babbeo, bietolone, credulone, sciocco, sprovveduto, tre volte buono…”. E poi elenca una casistica lunga due pagine, di lettura godibilissima
rénga: – ittiol. aringa. E’ il pesce più importante dell’alimentazione umana, per le enormi quantità annualmente immesse sul mercato. Il suo habitat sono i mari settentrionali. Lunga 20-30 cm., la rénga è il distintivo della miseria: “cun na rénga, e’ magnèva una faméja”, dicevano i vecchi con una strana forma d’orgoglio. E’ sottinteso che quella famiglia mangiava, in ultima analisi, del gran pane. La rénga è anche il distintivo dei riminesi, in contrapposto alle poveracce (puràzi) dei riccionesi ed alle grosse cipolle (zvulùn) dei santarcangiolesi. Barili di aringhe, e lanci di aringhe, hanno qualche volta punteggiato gli incontri e le sconfitte patite dai riminesi nel campo dello sport.
L’è dura la rénga!” o anche “L’é cativa la rénga!”: così si apostrofa, a mo’ di scherno, chi ha patito una sconfitta o una delusione.
spulicrét: ha diversi significati. Chi è spulicrét è preciso, pignolo, ordinato, schizzinoso. La camicia, le scarpe che compra, o qualsiasi altra cosa, vengono meticolosamente esaminate: guai a che un peluzzo o una macchiolina deturpino l’oggetto. Il nostro è sempre vestito in modo inappuntabile; e a tavola, ovviamente, non è che inghiottisca distratto il cibo. Ci mancherebbe altro! Si dice: ‘E’ fa e’ spulicrét!’ (fa il difficile nel mangiare, affettato nel parlare).”
strolgare, strulghé: strologare, inventare, immaginare, escogitare, almanaccare, predire la sorte.

zizle: pallina di creta, colorata, per giochi di bambini. Anche “zizne”. “Zughè a zizle”, il grande divertimento di una volta. Oggi l’infanzia si diverte (e si annoia) con meravigliosi giocattoli ‘atomici’, e le nuove generazioni si preparano alle imprese spaziali. “Cun i zizle”, invece, è il caso di dire che si resta terra terra. “Sti du zizle!” questi due coglioni. Al pl. anche zizul, zezul, zezli.

7 commenti »

  1. Ciao cristina, avrei bisogno di un favore: ti dice niente la parola zizoul … dovrebbe essere un gioco con le biglie
    -dice mio suocero- e poi chissà se si scrive così?
    ciao e grazie

    Commento by stefano — 14 ottobre, 2007 @ 9:59

  2. Per Stefano: ho trovato sul Dizionario Romagnolo Ragionato di Quondamatteo un “zizle”. Visti gli indizi che ti dà tuo suocero, penso si tratti della stessa cosa.

    Zizle: pallina di creta, colorata, per giochi di bambini. Anche “zizne”. “Zughè a zizle”, il grande divertimento di una volta. Oggi l’infanzia si diverte (e si annoia) con meravigliosi giocattoli ‘atomici’, e le nuove generazioni si preparano alle imprese spaziali. “Cun i zizle”, invece, è il caso di dire che si resta terra terra. “Sti du zizle!” questi due coglioni. Al pl. anche zizul, zezul, zezli.

    Ehi, Stefano, ho copiato così come ho trovato scritto, cogl… compresi!

    Commento by mcm — 14 ottobre, 2007 @ 12:57

  3. Grazie Cristina per la puntualità, credo proprio che la parola corretta sia zizul – tra l’altro penso che la pronuncia di zizle possa quasi essere identica -.
    Comunque ora ti svelo il perché della mia curiosità così faccio anche un po’ di promozione: due anni fa mio figlio che suona il flauto doveva esibirsi, con il suo trio Jazz in chiusura di una mostra di pittura a forlì
    - improvvisamente un addetto stampa gli chiede a bruciapelo il nome del gruppo – che ancora non esisteva- per poterlo comunicare al giornale e lui preso alle strette, istintivamente risponde – rammentando quella parola dal vago sapore etnico del nonno – “Zizul, zizul trio”!
    P.s. Il trio si esibirà alla sala 5 x 10 di S.Giuliano il 25/10/2007… piccolo particolare: “sono bravissimi”
    Curiosità: il primo gruppo di Fabio(Mina) si chiamava Almadira – incredibile come alcune parole dialettali possano essere suggestive! Ciao Cristina e scusa se uso il tuo blog per fini personali.
    avere

    Commento by stefano — 14 ottobre, 2007 @ 22:57

  4. scusate, qualcuno sa per caso come si dice gabbiano in romagnolo?
    giovanni

    Commento by giovanni maccari — 18 novembre, 2007 @ 19:27

  5. Giovanni: a domanda rispondo (sempre andando a chiedere aiuto al Dizionario di Quondamatteo).
    Cuchèl, da noi, oltre che il gabbiano comune, indica un sempliciotto. L’è com un cuchèl! si dice di uno che ha degli atteggiamenti da “incantato”, imbranato.
    Ti copio la definizione completa nella pagina del Dizionario Romagnolo A – L.
    Ciao ciao!

    Commento by Cristella — 18 novembre, 2007 @ 20:22

  6. come si dice matematica in romagnolo????????????

    Commento by laura — 23 gennaio, 2008 @ 16:07

  7. Ohi ohi, Laura, ma lo sai che non ho trovato la parola corrispondente? Sul Dizionario di Quondamatteo non c’è. Ho chiamato al telefono Guido Lucchini, noto poeta e commediografo riminese, e anche lui dice che non esiste una parola corrispondente. “Quand andèma a scòla, u s faseva l’aritmetica”, mi ha detto (quando andavamo a scuola, si faceva aritmetica). Mi ha confermato che sono molte le parole italiane che non si traducono in dialetto… Se dovessi trovare qualche notizia più dettagliata, te lo scriverò. Ciao ciao. At salut!

    Commento by mcm — 23 gennaio, 2008 @ 18:58

RSS feed dei commenti a questo articolo. TrackBack URL

Lascia un commento

What is 6 + 4 ?
Please leave these two fields as-is:
ATTENZIONE! Per pubblicare il commento, risolvi questa piccola addizione (così da provare che sei un umano) :-)

Tutti i diritti riservati.
Per suggerimenti, consigli, richieste di pubblicita': Maria Cristina Muccioli
Coded by doruchan
Powered by WordPress