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5 febbraio, 2012

LA NAIVA… continua… (grande Raffaello!)

Filed under: Arte,Dialetto,Poesia,Romagna,Scrittori — mcm @ 12:14

LA NAIVA (di Raffello Baldini) parte II

 

Vérs mezanòta, quant i è scap de cino,

u n s’è sintì caminé. Chi burdéll

i è rivàt te cafè, a bòssla vérta,

tòtt arnèd, l’è vnù dréinta la Sibéria,

mo cs’èll ch’ l’è, e’ canfiré? Ciudì cla pòrta,

i s’è scrulé i capòtt, i à tòlt un pòng,

e si bicìr tal mèni i è stè ‘lè

a vdai déu ch’i zughéva a bréscla zcvérta,

pu i è scap, par al strèdi

i lampiéun e’ paréa di dvanadéur.

 

Verso mezzanotte, quando sono usciti dal cinema, non s’è sentito camminare. Quei ragazzi sono arrivati al caffè, a porta aperta, tutti conciati, è venuta dentro la Siberia, ma cos’è, il Campo della Fiera? Chiudete quella porta, si sono scrollati i cappotti, hanno preso un punch, e con i bicchieri in mano sono stati lì a vedere due che giocavano a briscola scoperta, poi sono usciti, per le strade i lampioni parevano dipanatoi.

4 febbraio, 2012

LA NAIVA

Filed under: Dialetto,Poesia,Rimini,Romagna,Scrittori — mcm @ 13:31

La nàiva (di Raffaello Baldini)

 

Pu l’à vòlt carnaséin, e l’è stè nàiva,

te préim dal fròffli grandi

cmè di straz, mòli fràidi, sbandunèdi,

agli arivéva ma tèra

e al cambiéva culòur, l’era tòtt’aqua.

Mo dop un po’ al piscòlli agli era férmi,

smerigliédi,

i sedéili dla piaza,

al lèttri blò dla Casa de Rispèrmi,

i cavalétt dla Bigia

ma i éural i ravièva a dvantè biènch,

Nello pr’andè te fòuran l’à sguilé.

La tachéva, mo cmè che la n nu n vléss,

la zénta la scapèva senza umbrèla.

Pu vérs al quatar l’aria la s’è mòsa,

ti véidar u s sintéa un furmigadézz,

u n’era fròffli, ormai l’era garlétt.

La avnéva zò, mo fétta, da céud i òcc,

la era sotta, sbrulèda, la raspèva,

la s’instichéva tal schèrpi, te cupètt,

la s’infiléva ti pòst dri ma la zénta.

Da Ganasa i scarghéva testa ‘d spuntéun

s’una bala a capocc cumpàgn di frè.

Mal Scalètti la Lèttra la rugéva:

stavòlta mò u n fa un créin!

…. continua…

 

La neve

Poi ha girato grecale, ed è stata neve, dapprincipio dei fiocchi grandi, come stracci, molli radici, dinoccolati, arrivavano a terra e cambiavano colore, erano tutt’acqua. Ma dopo un po’ le pozzanghere erano ferme, smerigliate,le panchine della piazza, le lettere blu della Cassa di Risparmio, i cavalletti della Bigia, agli orli cominciavano a diventare bianchi, Nello per andare al forno è scivolato. Attaccava,  ma come se non volesse, la gente usciva senza ombrello. Poi verso le quattro l’aria s’è mossa, ai vetri si sentiva un formicolio, non erano fiocchi, ormai erano chicchi. Veniva giù, ma fitta, da chiudere gli occhi, era asciutta, secca, raspava, si ficcava nelle scarpe, nel collo, s’infilava nei posti dietro la gente.  Da Ganasa scaricavano a testa bassa, con un sacco a cappuccio come i frati. Alle Scalette l’Elettra urlava: stavolta davvero ne fa una cesta!

29 gennaio, 2012

Murales felliniani in pericolo

Ecco un interessante articolo di Alberto Biondi pubblicato su La Piazza il 23 gennaio 2012

Borgo San Giuliano, c’è un museo da salvare.

Sulla sponda settentrionale del Marecchia, dove l’acqua dolce si mescola al sapore salmastro e rugginoso del mare, un piccolo museo a cielo aperto sta perdendo, nell’indifferenza generale, le sue opere più preziose. Chiunque abbia nostalgia della Rimini d’altri tempi sa bene che, per rivivere quelle atmosfere, basta attraversare il Ponte di Tiberio e tuffarsi nel gomitolo di vicoli e piazzette di Borgo San Giuliano. Qui però, diversamente da quanto succede in un museo tradizionale, non ci si mette in fila per entrare, non si paga alcun biglietto e l’orario di chiusura è così flessibile che il visitatore può placidamente attardarsi in una delle tante osterie senza che arrivi il sorvegliante per cacciarlo. La domanda sorge ora più che spontanea: ma cosa diavolo ci sarà mai da vedere nel Borgo? Come ogni gioiellino artistico, il Borgo offre scorci interessanti e opere di valore. Piccoli tesori che, da qualche anno, esigono un occhio di riguardo in più. Innanzi tutto, l’architettura! Anche dopo graziose ristrutturazioni, le case a schiera di San Giuliano conservano i segni di un’edilizia popolare, vagamente medievale, scomparsa sotto le bombe angloamericane nel resto della città.  Beh, tutto qui? Certo che no. I curatori del “museo” hanno pensato bene di offrire agli occhi del visitatore qualcosa in più rispetto ai semplici mattoni: il colore. Già, perché non esisterebbe il Borgo senza i suoi murales. Paesaggi marini, monumenti e creature felliniane fanno la loro comparsa sulle facciate delle abitazioni, accanto a una finestra, dietro una buchetta delle lettere. Le opere, che dalla prima edizione della “Festa de’ Bòrg” (1979) hanno cominciato a tappezzare le pareti di San Giuliano, sono opere di artisti fra cui, Luciano Maroncelli, Giacomo Foglietta, Maurizio Minarini. Il filo conduttore è il fortissimo legame con il folklore romagnolo, la tradizione marinara e i personaggi carnevaleschi che hanno ispirato i film di Federico Fellini, il “Riminese più famoso del mondo”. Quanto alla street-art, invece, il camminamento lungo l’invaso il Borgo offre sgargianti graffiti a bomboletta spray, anch’essi opera di talentuosi writers fra cui Davide Salvadei, in arte “Eron”. Insomma, colori in ogni stile e declinazione. Ma veniamo ora alla nota dolente. Complici il passare degli anni e la morsa degli agenti atmosferici, i murales sbiadiscono, si scrostano. Dei più vecchi s’intuiscono solo i contorni, qualche tinta che non si decide a scolorire e i borghigiani, insofferenti a tanta decadenza, rimbiancano, cancellando per sempre quelle rustiche pennellate dismesse. Anche i graffiti non se la passano bene. Ancora non esiste un progetto del Comune che regolamenti e stabilisca, in maniera definitiva, un piano di riqualificazione. Incentivare la produzione di graffiti (magari istituendo una gara con “Rimini” come tema) potrebbe rivelarsi un’ottima soluzione per attirare giovani artisti e aggiungere, al quartiere storico per antonomasia, un tocco di fantasia e modernità. San Giuliano, antica residenza di operai, lavandaie, vetturini e lupi di mare, è forse l’unico quartiere della città che vanti un retroterra culturale e bozzettistico così spettacolare. Sarebbe un peccato non valorizzarlo al meglio e preservarne lo spirito. Da anni la “Società de Borg” si occupa dell’organizzazione della celebre Festa che, a cadenza biennale, coinvolge l’intera cittadinanza (e non solo). Quest’anno il tema scelto dai giovani della Società è “Artorne me futur” (Ritorno al Futuro), una sorta di “spauracchio” alla famigerata profezia Maya: due notti in cui, per incanto, passato, presente e futuro coincideranno. Sarebbe bello che da questa unione scaturisca anche un progetto per salvaguardare le opere di tanti artisti per fare in modo che, una volta riportate a nuova gloria, possano colorare le vie del Borgo anche nei prossimi anni.

 

25 gennaio, 2012

Ah, questi viserbesi! Vogliono contare, ma non… farsi contare

Filed under: Rimini,Viserba — Tag:, , , — mcm @ 18:51

Mi appello al diritto del giornalista di non svelare la fonte dell’informazione ricevuta e vengo presto al dunque: il 31 gennaio è l’ultimo giorno utile per consegnare i moduli del censimento.

E, sapete quale zona di Rimini è – fino ad ora – fra le più restìe ad “ottemperare”? Sì, la nostra bella Viserba.

Sulle motivazioni si potrebbe discutere per giorni, approfondendo storia, geografia, demografia e sociologia.

Ma, visti i tempi ormai brevi, Cristella lancia ai lettori un piccolo appello. Forza: non è difficile, costa nulla (anzi, sono previste sanzioni per chi non lo fa!), se si ha qualche incertezza i rilevatori incaricati dal Comune danno una mano (e sono pure gentili, fra di loro alcuni cari amici…).

Capito, viserbesi vecchi e nuovi?

Per saperne di più, ecco il sito del Comune di Rimini.

 

23 gennaio, 2012

Ab omnibus et singulis observari, non obstantibus aliquibus convenctionibus… Le strade di Rimini qualche secolo fa.

Filed under: Parole in Libertà,Rimini — mcm @ 23:02

Decretum super viis et pontibus.

Carolus de Malatestis Arimini etc., pro Sancta Romana Ecclesia vicarius generalis, cum hoc sit quod…

Beh, forse meglio guardarsi la versione in italiano moderno.

Si tratta di un decreto del 30 maggio 1389 inserito nella raccolta degli Statuti del Comune di Rimini.  E’ passato un po’ di tempo, giusto? Ma in certi stralci pare ancora attuale. Sentite un po’.

DECRETO SULLE VIE E SUI PONTI

Carlo Malatesti di Rimini ecc., vicario generale per la Santa Chiesa di Roma. Poiché è accaduto che molti anni fa le strade, le vie, i ponti ed i pozzi del contado e del distretto di Rimini per diversi motivi non furono riparati secondo la dovuta esigenza; per questo motivo i nostri sudditi tanto cittadini quanto abitanti del contado e anche i passanti sopportarono non poche scomodità per tutto questo tempo e ancora nel presente sopportano danni tali che quanto sia cosa empia e non conforme alla legge, lo proclamano le sanzioni civili e canoniche nonché gli Statuti della nostra città di Rimini compilati già da lungo tempo dagli antichi reggitori della città per volere e volontà dei nostri padri.

Perciò sempre concordi che siamo obbligati all’ordinamento delle leggi tanto dei Comuni come dei municipi per quanto possibile; desiderosi di provvedere con cura indefessa al benessere dei nostri sudditi con le presenti disposizioni, deliberiamo, ordiniamo e proclamiamo che tutti gli abitanti del contado e del distretto della nostra città di Rimini, ovunque si trovano, sono obbligati, devono e possono essere costretti dal nostro ufficiale delle strade e dei ponti della città e del distretto eletto sopra i predetti uffici e da eleggere in futuro a lastricare e a riparare le strade, le vie, i ponti, le fonti ed i pozzi del contado con riferimento alle rubriche che trattano la predetta materia.

E vogliamo che si osservino integralmente le predette norme da parte di tutti, senza ostacolo delle convenzioni (Ab omnibus et singulis observari, non obstantibus aliquibus convenctionibus…),  decreti, benefici elargiti o privilegi concessi o fatti da noi o dai nostri antenati ai castelli, ville, corporazioni o a singole persone; a tutti questi vogliamo che da ora sia tolta ogni prerogativa. Tuttavia da questi escludiamo il castello di Serravalle e la sua corporazione che vogliamo considerare come un territorio al di fuori della città. Parimenti escludiamo il castello, gli uomini e la corporazione di Onferno del contado di Rinini che per questo anno non vogliamo sia molestato, affinché gli abitanti possano occuparsi della nuova costruzione e fortificazione a favore dei detti castelli, ecc.

Dato a Rimini, il giorno 30 maggio 1389, indizione XII, il notaio Valentino sottoscrisse il presente decreto.

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