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7 febbraio, 2010

I sapori dell’Adriatico

Antipasto: cannocchie lessate, alici marinate con cipolla, alici in aceto balsamico, baccalà lessato su letto di soncino, involtino di triglia tiepido con lardo pancettato.

Primo: lasagne delicate al ragù di mazzola.

Secondi: filetto di branzino agli agrumi su letto di verdure croccanti; brodetto dell’Adriatico.

Dolci: cheese cake al mascarpone e frutti di bosco, castagnole all’uvetta.

Eh, sì. Per una sera la dieta è stata accantonata. D’altronde siamo a Carnevale, giusto?

In ogni caso: il menù sopra descritto (preparato con passione e professionalità), degno di un ristorante pluristellato, è stato molto, molto apprezzato. Cosa? Volete sapere il nome del ristorante e dello chef?

(continua…)

5 febbraio, 2010

Il Resto del Carlino premia i messaggi di San Valentino

Un’iniziativa per chi è innamorato. La lancia il quotidiano Il Resto del Carlino. Leggete qui (e partecipate!):

San Valentino 2010

Mancano pochi giorni a San Valentino, la festa degli innamorati. E anche quest’anno il Resto del Carlino vuole offrirvi la possibilità di scrivere un messaggio dedicato alla vostra lei o al vostro lui, per fargli sapere quanto l’amate. E c’è di più. L’autore del messaggio più bello verrà premiato con uno straordinario regalo: un magnifico, romantico weekend di San Valentino in coppia al Royal Hotel Carlton di Bologna, con la cena a lume di candela, il pernottamento in suite, la colazione del giorno successivo, il pranzo e perfino un pomeriggio di completo relax nella magnifica Spa dell’hotel con i migliori trattamenti.  (continua…)

3 febbraio, 2010

Vecchia Romagna: la stmèna lòva

Da “Romagna civiltà” – vol I. Cultura contadina e marinara, Gianni Quondamatteo e Giueppe Bellosi, Grafiche Galeati  Imola 1977.

Il ciclo di Carnevale si apriva con la dménga galinèra (la domenica gallinaia): la domenica precedente la settimana grassa (stmèna lòva); galinèra, in quanto si doveva uccidere una gallina vecchia per avere un buon andamento del pollaio (acsé cagli ètar al faséva bén, così le altre facevano bene).

Nei giorni grassi (i dé lòv) si intensificavano i trebbi e le feste da ballo. Durante questi divertimenti i contadini, narra il Placucci, prendevano sulle spalle e portavano in trionfo “il più benestante, ed il più greve e pesante della villa” fino alla sua cantina, ed egli dava loro da bere”.

Si usava anche andare in maschera (“andare in vecchia”). La maschera di campagna consisteva in una camicia lunga bianca e un bastone in mano. I mascherati, uomini e bambini, chiamati collettivamente “veccha”, giravano per le case gridando: ” Jò la povra vècia” e i contadini uscivano di casa dando loro pane, vino, carne, uova, formaggio. I mascherati allora ringraziavano: “Ca bona per la povra vècia, jò, jò” (casa buona per la povera vecchia, jò, jò), se invece non ricevevano doni auguravano “ca brusèda, jò jò” (casa bruciata, jò,  jò).

Oltre alla maschera della vecchia ce n’era un’altra che le serviva  di guida e che si chiamava bagaglione, vestita di una camicia sopra i panni e di un berrettone: essa gridava “a tutto potere”: “Ech i qua e’ pover carnevel, ch’u s’in vò andè” (ecco qua il povero Carnevale che se ne vuole andare) oppure “Ech e’ pover carnvalèt, jò, jò” (ecco il povero Carnevaletto, jò, jò).

L’ultimo giorno di carnevale, poi, si doveva mangiare sette volte e l’ultima sera – stando sempre al Placucci – si mangiava la gallina più vecchia del pollaio, con la convinzione che, se si fosse fatto altrimenti, l’indomani tutte le galline sarebbero state trovate morte.

Sempre il martedì grasso (e’ mért lòv) la notte si facevano i falò, dicendo  che si bruciava il Carnevale. Alle dieci di notte le campane della chiesa suonavano la cosiddetta lòva, per annunziare che il Carnevale stava per finire e ricordare a chi aveva della carne preparata di affrettarsi verso casa a mangiarla, perché , passata mezzanotte, dal mercoledì delle ceneri (al zéndri sènti) fino al termine della Quaresima non si doveva più toccare carne.

CastagnoleTagliatelle dolci romagnole

Infine, una nota dolce di Cristella: ecco le ricette carnevalesche già segnalate in post precedenti. Castagnole, tagliatelle dolci, cantarelle…

31 gennaio, 2010

Guarda come viene giù: Viserba sotto la neve

Archiviato in: Famiglia, Rimini, Romagna, Viserba — Tag:, , , , — mcm @ 15:50

Brrr…

Questo post infreddolito ha un obiettivo molto personale (ma potrebbe interessare anche qualcuno non appartenente alla Reggia di Cristella): far vedere alle Principesse vicine e lontane – specialmente alla Numero Uno che ormai è più romana che riminese – cosa si vede affacciandosi, oggi, dalle finestre delle loro ex-camerette. E mi sa proprio che dovrò aggiornare  le foto: stanno continuando a cadere larghi fiocchi, le strade sono coperte e le poche auto che passano, in quella rotonda che si vede nella terza foto, stanno facendo dei bei scivoloni. Mi sa che domani mattina si va al lavoro in slitta (se si va).

Un caldo abbraccio da Mamy.

Il parco di Villa Ombrosa sotto i fiocchi di neve

Il parco di Villa Ombrosa: nell'angolo in basso a ds il tetto del garage-chiesina della villa

Il parcheggio del Centro Studi; Liceo Serpieri , qui alle ore 15, nella foto successiva alle ore 16.


alle ore 16

L'albero di Natale che stava sul tavolino quando le Principesse erano piccole. Ora è in cortile e la sua punta arriva al balcone del terzo piano (come si vede nelle altre foto)

30 gennaio, 2010

“A tratta si tirano”: la poesia di Pagliarani e i ricordi di Cristella. “E invece ha senso pensare che s’appassisca il mare”

In qualche angolino della memoria di Cristella bambina c’è un’immagine che ha come sfondo la spiaggia senza ombrelloni di Gatteo a Mare. Ragazzi e uomini del paese (Nicio, Alvaro e gli altri vicini, che ora non ci sono più) facevano la pesca alla tratta. Il ricordo è piuttosto sfumato (sono passati più di quarant’anni!), ma affiorano bagliori d’argento (probabilmente i pesci guizzanti catturati), gambe secche e nude, voci ritmiche e odori forti…

la pesca alla tratta (foto di proprietà del Museo della piccola pesca e delle conchiglie di Viserbella

La pesca alla tratta non viene più praticata da tempo, è vietata. D’altronde, chi la farebbe, oggi? Diversi l’ambiente e la generosità del mare, diverse le persone.

Come patrimonio culturale e antropologico ogni anno la tratta viene rievocata a Cesenatico (registrata anche in questo servizio del TG3 Regionale).

A Viserbella ci si può documentare visitando il Museo della piccola pesca e delle conchiglie, gestito dall’Associazione E’ Scaion.

Ecco come viene spiegata la trata nel Dizionario Romagnolo Ragionato di Gianni Quondamatteo: (continua…)

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