{"id":76,"date":"2007-09-03T22:28:10","date_gmt":"2007-09-03T20:28:10","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cristella.it\/blog\/2007\/09\/03\/chiamarsi-dora-a-rimini\/"},"modified":"2008-02-17T19:25:26","modified_gmt":"2008-02-17T18:25:26","slug":"chiamarsi-dora-a-rimini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cristella.it\/blog\/2007\/09\/03\/chiamarsi-dora-a-rimini\/","title":{"rendered":"Chiamarsi Dora, a Rimini"},"content":{"rendered":"<p>Quando nacque la mia primogenita, nel 1986, come ogni mamma felice scelsi il nome con grande consapevolezza.<br \/>\n<span \/>Doveva essere breve e suonare bene col cognome, non straniero (tutte quelle Katiuscie e Gessiche, scritte in tutti i modi e in tutte le salse!), ma neppure troppo frequente (in quel periodo andavano di moda Valentine, Giulie e Martine, che poi mia figlia a scuola se n&#8217;\u00e8 trovate cinque o sei in  contemporanea).<br \/>\n<span \/>Insomma, dal libro dei nomi avevo infine scelto Teodora. Per il suo significato etimologico, che rispecchiava la mia gioia di quel momento (&#8220;dono di Dio&#8221;), gioia che dura tuttora, naturalmente. Poi, per rispetto a mio marito, non credente, pensai bene di abbreviare in Dora.<\/p>\n<p>Solo qualche anno dopo la nascita della pargola scoprii che a Rimini &#8220;andare dalla Dora&#8221; \u00e8 un modo di dire radicato e non proprio semplice da spiegare ad una bimba. Ne sorrideva, qualche tempo fa, anche Sergio Zavoli, a cui raccontavo questa storia familiare. Ci ho sorriso pure io. &#8220;Vabb\u00e8 &#8211; mi sono detta &#8211; il nome che ho scelto per il mio &#8216;dono&#8217; \u00e8 comunque meraviglioso e originale. Ce ne sono cos\u00ec poche, di Dora  come la mia&#8230;&#8221;<br \/>\n<span \/>Per i lettori non riminesi viene utile una breve spiegazione.<\/p>\n<p>Fino al 1958 \u201cla Dora\u201d di Rimini era la pi\u00f9 nota tenutaria di casa chiusa, in via Clodia, la strada dei bordelli (come via delle Oche a Bologna, per intenderci, quella in cui \u00e8 ambientato l\u2018omonimo racconto di Carlo Lucarelli). La Dora cambiava le ragazze ogni due settimane e per mettere in mostra i nuovi arrivi (ah, la pubblicit\u00e0!) organizzava un giro in carrozza.<\/p>\n<p>Ritroviamo  \u201cla Quindicina\u201d della Dora anche nelle immagini di Fellini e nei racconti di Zavoli.<br \/>\n<span \/><em>\u201cLe falene, cos\u00ec erano chiamate dagli studenti, arrivavano in citt\u00e0 un sabato s\u00ec e uno no, come reparti che si diano il cambio sulla linea del fronte. Una catena che non oso chiamare di Sant\u2019Antonio, teneva legate l\u2019una all\u2019altra le \u2018case\u2019, un provvido scambio quindicinale serviva a rinnovare la scena, se non proprio il copione. La domenica, a mezzogiorno, era di rito la passeggiata con la carrozza scoperta perch\u00e9 la gente vedesse. L\u2019esibizione attirava un codazzo di bambini che si arrampicavano schiamazzando sul mantice, respinti da mani quasi materne. I virtuali clienti occhieggiavano dalle finestre, dai bar, dai negozi, valutando pezzo per pezzo quel bouquet di donne offerto all\u2019invisibile platea in un modo che accordasse la propaganda con la discrezione, le regole della salvaguardia privata con quelle della pubblica sicurezza. Cos\u00ec, mentre dalle vetture le ragazze si guardavano intorno, attraverso vetrine e finestre la gente perbene vedeva e non vedeva. Alla fine della passerella \u2013 girato l\u2019angolo e presa la strada della stazione, con la citt\u00e0 finalmente alle spalle \u2013 i cavalli volgevano quasi in fuga verso il mare, sospinti dalle grida festose delle falene. E lo spettacolo, quello innocente, finiva l\u00ec<\/em>.\u201d (da \u201cRomanza\u201d di Sergio Zavoli, 1987, Mondadori Editore).<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 stata solo un&#8217;occasione, ultimamente, in cui avrei volentieri strozzato un attempato signore riminese che in luogo pubblico ha voluto fare il simpatico, secondo me sbagliando tempi e modo.<br \/>\nEro alla festa annuale dei donatori di sangue in rappresentanza della ragazza, donatrice da tre anni ed impossibilitata ad essere presente poich\u00e9 studia a Roma, a Tor Vergata. Come lei, un&#8217;altra Dora quel giorno veniva premiata con la borsa di studio destinata agli studenti donatori. Al mio turno ho voluto richiamare questa bella coincidenza (lo so, che ogni tanto dovrei stare zitta, lo so!).<br \/>\n&#8220;Dora significa dono &#8211; ho detto al microfono &#8211; e oggi avere due ragazze donatrici di sangue, a Rimini, che portano questo nome mi pare sia un bel segno.&#8221;<br \/>\nIl tipo che mi stava premiando (anzi, premiava Dora per vece mia), prende il microfono e dice, sogghignando: &#8220;Per\u00f2 ai riminesi di una certa et\u00e0 la Dora fa venire in mente un&#8217;altra cosa&#8230;&#8221;<br \/>\n<span \/>Mi dispiace solo di non essere stata pronta a rispondergli a tono.<br \/>\nLa battuta giusta m\u2019\u00e8 venuta poco dopo, a scoppio ritardato, quando non avevo pi\u00f9 il microfono a disposizione.<br \/>\n\u201cBeh, ho comunque ragione io &#8211; gli avrei detto &#8211; pensa un po\u2019 quanti bei doni, da parte di \u2018quella\u2019 Dora, per i riminesi come te!\u201d<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quando nacque la mia primogenita, nel 1986, come ogni mamma felice scelsi il nome con grande consapevolezza. 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