{"id":445,"date":"2009-09-03T22:43:02","date_gmt":"2009-09-03T20:43:02","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cristella.it\/blog\/?p=445"},"modified":"2009-09-08T16:30:30","modified_gmt":"2009-09-08T14:30:30","slug":"considerando-tutto-quel-che-si-fa-in-questa-vita-ciascuno-senza-saperlo-sta-dipingendo-il-mondo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cristella.it\/blog\/2009\/09\/03\/considerando-tutto-quel-che-si-fa-in-questa-vita-ciascuno-senza-saperlo-sta-dipingendo-il-mondo\/","title":{"rendered":"Considerando tutto quel che si fa in questa vita, ciascuno senza saperlo sta dipingendo il mondo"},"content":{"rendered":"<p><em><strong>It&#8217;s happening.<\/strong><\/em> Questo il titolo di un intervento su <a href=\"http:\/\/nova.ilsole24ore.com\/nova24ora\/in_edicola\/index.html\">N\u00f2va 24<\/a> ( l&#8217;inserto del gioved\u00ec del quotidiano economico<strong> Il Sole 24 Ore<\/strong>) che mi ha colpito in modo particolare. Risale a pi\u00f9 di un anno fa e lo avevo ritagliato mentre mi occupavo della rassegna stampa lavorativa. Lo ritrovo oggi nel mio archivio personale di &#8220;cose interessanti&#8221;.<!--more--> Un po&#8217; stropicciato, con alcuni periodi evidenziati, \u00e8 uno di quei pezzi che ti fanno venire invidia: avresti voluto scriverlo tu. L&#8217;autore, invece, \u00e8 <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Enrico_Ghezzi\">Enrico Ghezzi<\/a>, critico cinematografico, co-autore della trasmissione Blob di Raitre, intrigante col suo modo di scrivere. La sua rubrica su N\u00f2va si intitola <strong>Live in V\u00e0no. Notes magico per futuri rinviati<\/strong>.<\/p>\n<p>Quando si parla di magia, Cristella non pu\u00f2 rimanere indifferente, giusto?<\/p>\n<p>Ecco cosa scrive Ghezzi.<!--more--><\/p>\n<p>In ogni momento quel che avviene riavviene. Pare anzi svenire subito, cadere accanto a noi sfilandosi da noi, tanto che non avvertiamo di avvenire noi stessi e cadere. Il film ultimo di M. Night Shyamalan (<em>It&#8217;s happening\/E venne il giorno<\/em>) riesce quasi a (far) avvertire il senso di estraneit\u00e0 al presente che \u00e8 l&#8217;ombra costante e fuggevolissima (un fotogramma, di frequenza enormemente pi\u00f9 fitta e intensa di quelli filmici, quindi molto pi\u00f9 difficile da isolare e discernere) del vivere, il senso della ripetizione insensata di frammenti di un presente che ci sfugge quanto pi\u00f9 ci contempla e include.<\/p>\n<p>Alla percezione di questa assenza del presente si reagisce in diversi modi, di solito intelligentemente e teneramente reazionari. Rimpiangendo il venir meno di una cultura diffusa della storia e dei valori della tessitura umana del passato, annegata nel vortice del presente puro e selvaggio e incolto e barbarico, che allontana o rinvia o semplicemente non considera l&#8217;opzione di una cultura politica del progetto. (Cos\u00ec l&#8217;affermazione e Cannes di un nuovo cinema italiano &#8220;della realt\u00e0&#8221; \u00e8 stata subito inserita in un discorso retrogrado di &#8220;neo-neorealismo&#8221;, di ipotetica &#8220;presa diretta con la realt\u00e0&#8221;, eccetera. Mentre il semplice paragone col doppio colpo delle Palme d&#8217;Oro &#8217;77 e &#8217;78, <em>Padre Padrone<\/em> e<em> L&#8217;albero degli zoccoli<\/em>, potrebbe far pensare alla &#8220;distanza&#8221; (prima di tutto dal presente) che il cinema sconta, l&#8217;unica gloriosa terribile condanna cui si promette chi intende fare cinema).<\/p>\n<p>Ma il dominio apparente del solo presente e lo svanire del progetto derivano proprio dall&#8217;infittirsi incredibile dei racconti e delle storie e del racconto della Storia, dal riporre in essa il senso possibile e unico del presente, che invece implode a contatto col lussureggiare di infinite &#8220;registrazioni&#8221; automatiche che da pi\u00f9 di un secolo riteniamo a nostra disposizione mentre indicano precisamente la scrittura di una storia che non \u00e8 nostra (n\u00e9 la storia n\u00e9 la scrittura). Non si tratta di scegliere astrattamente il presente o la storia, specie quando lo spazio della nostra vita assomiglia a un presente ripetuto, incantato e inceppato (che sconta e ripete ogni istante tutta la storia; la paura dell&#8217;eccesso di presente \u00e8 infine quella dell&#8217;eccesso di storia).<\/p>\n<p><em>It&#8217;s happening<\/em> \u00e8 il rovesciamento cupo della fiducia e ideologia sessantottesca dell&#8217;happening, ma \u00e8 sorprendente la capacit\u00e0 di Shyamalan di trovare la traccia improvvisa e imprevista dell&#8217;abbandono sereno e gioioso all&#8217;avvenire catastrofico del presente . Il film si libera da necessit\u00e0 e complicazioni narrative, spoglio di orpelli quanto uno Spielberg che incontra nel bosco Straub e Huillet, un Malick popolare che coniugando la fisicit\u00e0 secca e brutale di Corman e quella tecnicomentale di Lucas approda alla geniale impasse bunueliana de<em> L&#8217;angelo sterminatore<\/em>. Boh, vorrei sostituire allo schema cinestorico appena delineato (leggibile forse solo da chi conosce quei film o gli autori) una mappa di indianajones, dove il sapere dell&#8217;archeologo ha bisogno della freschezza incolta dei giovani capaci in pochi secondi di apprendere tra le liane la sapienza ignorante delle scimmie o il codice delle piante o quello dell&#8217;amore.<\/p>\n<p>A un mondo-mappa, agitarsi di scritture e disegni visioni che si attuano mediante noi volenti\/nolenti, allude Michelangelo citato da de Hollanda: &#8220;<em>esiste una sola arte o scienza, la pittura o il disegno, (&#8230;) considerando tutto quel che si fa in questa vita, ciascuno senza saperlo sta dipingendo il mondo, nel creare e produrre nuove forme e figure, nel vestirsi di svariati abbigliamenti, nell&#8217;edificare o occupare lo spazio con fabbriche e case dipinte, nel coltivare i campi e lavorare di disegni e schizzi la terra, nel navigar con le vele sul mare (&#8230;) nei funerali e nelle morti, nella maggior parte delle nostre operazioni e fatti e movimenti<\/em>.&#8221;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>It&#8217;s happening. 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