{"id":392,"date":"2009-04-13T10:13:56","date_gmt":"2009-04-13T08:13:56","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cristella.it\/blog\/2009\/04\/13\/il-lunedi-di-pasqua-a-rimini-ce-il-somar-lungo\/"},"modified":"2009-04-13T10:13:56","modified_gmt":"2009-04-13T08:13:56","slug":"il-lunedi-di-pasqua-a-rimini-ce-il-somar-lungo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cristella.it\/blog\/2009\/04\/13\/il-lunedi-di-pasqua-a-rimini-ce-il-somar-lungo\/","title":{"rendered":"Il luned\u00ec di Pasqua, a Rimini, c&#8217;\u00e8 il Somar Lungo"},"content":{"rendered":"<p>Il Somar Lungo \u00e8 un&#8217;antichissima tradizione di Rimini riportata in uso da qualche anno grazie all\u2019organizzazione del coordinamento dei Comitati dei borghi.<br \/>\nIl Somar Lungo rappresenta l\u2019occasione della \u201cgita di Pasquetta fuori porta\u201d dei riminesi.<br \/>\nSi parte con ogni mezzo, purch\u00e9 non motorizzato, in corteo da Borgo Marina (zona Porto), per raggiungere il Santuario della Madonna delle Grazie dopo aver attraversato tutta la citt\u00e0.<br \/>\nAl Santuario delle Grazie, a Covignano, dopo la Messa, saranno offerti spuntini e intrattenimenti vari, con premi per i partecipanti.<br \/>\nLa scampagnata del luned\u00ec di Pasqua alle Grazie \u00e8 una vecchia tradizione riminese che ancora sopravvive, anche se l\u2019espansione della citt\u00e0, i moderni mezzi di trasporto, l\u2019attrazione esercitata da localit\u00e0 ben pi\u00f9 lontane e la dissoluzione dei rituali familiari l\u2019hanno privata di gran parte del suo fascino. Un\u2019usanza che pare abbia qualche secolo: i riminesi si recavano a Covignano per salutare l\u2019arrivo della bella stagione.<br \/>\nSalire a piedi sul colle di Covignano era considerato una mezza impresa, a cui ci si preparava coscienziosamente. Le donne si levavano all\u2019alba per cucinare il galletto, il coniglio o l\u2019agnello; si riempivano i cesti e le sporte di cibo (d\u2019obbligo le uova sode, la piada sfogliata, la ciambella e il vino bianco); poi le famiglie, di buon\u2019ora e di buon passo, si avviavano verso le Grazie. L\u00e0 sceglievano un prato, vi stendevano le tovaglie e facevano fuori tutti i viveri. Dopo pranzo, mentre le mamme e le nonne, armate di coltello, raccoglievano le erbe mangerecce, ai bambini era concesso di rincorrersi nei prati. Alle tre del pomeriggio si riprendeva la strada del ritorno.<br \/>\nLa popolarit\u00e0 di questa tradizione crebbe rapidamente a partire dagli anni Trenta dell\u2019Ottocento. In origine il pellegrinaggio al santuario era una devozione marinara. Giuseppe Malatesta Garuffi, nel 1702, accenna per l\u2019appunto alla \u201cgrande divozione\u201d di cui godeva l\u2019immagine della Vergine delle Grazie e aggiunge che \u201cnon v\u2019\u00e8 marinaio nel porto di Rimino che a Lei non ricorra qualora si trovi agitato da\u2019 pericoli del mare, portandosi poi a sciogliere il voto a\u2019 pi\u00e8 del di Lei sacro altare\u201d. Nel santuario si conservano tuttora sette dipinti votivi marinari, modesta rappresentanza dei molti che vi saranno stati appesi. Il legame dei marinai e dei pescatori con un santuario di collina sembra strano; la spiegazione\u00a0 \u00e8 che Covignano \u00e8 un punto dell\u2019allineamento, chiamato dai naviganti \u201ctre-monti-assieme\u201d, che preannunciava loro il porto, e ve li guidava.<br \/>\nIl corteo delle persone a piedi e dei pochi privilegiati in carrozza che salivano la stretta strada bianca delle Grazie era detto, un tempo, \u201csomar lungo\u201d. La spiegazione di questa espressione si trova nelle cronache manoscritte di Filippo Giangi (primi decenni del 1800) dove si parla del Palio degli Asini che il luned\u00ec e il marted\u00ec di Pasqua i marinai correvano intorno alla chiesa di San Nicol\u00f2. Davanti alle loro innamorate vestite a festa, in groppa a somari, i marinai si sfidavano, ma poich\u00e8 non erano abituati a cavalcare questi animali cadevano e facevano ridere chi li osservava.\u00a0 Il Giangi annota anche che\u00a0 i marinai in carrozza o a cavallo di somari giravano sul porto e dopo pranzo alle Grazie.<br \/>\nAgli inizi dell\u2019Ottocento l\u2019antico pellegrinaggio marinaro al santuario delle Grazie si \u00e8 gi\u00e0 trasformato in scampagnata: dei marinai soprattutto, che vi si recano volentieri a dorso d\u2019asino (il \u201csomar lungo\u201d), ma anche del popolo minuto del centro storico. Intorno al 1830\u00a0 la partecipazione si fa massiccia e l\u2019affluenza attira numerosi ambulanti, che vendono \u201dmaiali nel forno (porchetta), pane, piadoni, pollame cotto e vino\u201d: di mediocre qualit\u00e0, questo, e spacciato al prezzo esoso di quattro o cinque baiocchi al boccale (quando in citt\u00e0 costa, al massimo, due vili baiocchi). Ciononostante &#8211; commenta Giangi &#8211; \u201cv\u2019\u00e8 di tutto uno smercio considerevolissimo\u201d. Come ancora succede, a pi\u00f9 di un secolo e mezzo di distanza, in tutte le sagre del Riminese.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il Somar Lungo \u00e8 un&#8217;antichissima tradizione di Rimini riportata in uso da qualche anno grazie all\u2019organizzazione del coordinamento dei Comitati dei borghi. Il Somar Lungo rappresenta l\u2019occasione della \u201cgita di Pasquetta fuori porta\u201d dei riminesi. 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