{"id":380,"date":"2009-03-15T16:56:11","date_gmt":"2009-03-15T15:56:11","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cristella.it\/blog\/2009\/03\/15\/gli-intraducibili-al-luveri\/"},"modified":"2009-03-15T17:24:50","modified_gmt":"2009-03-15T16:24:50","slug":"gli-intraducibili-al-luveri","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cristella.it\/blog\/2009\/03\/15\/gli-intraducibili-al-luveri\/","title":{"rendered":"Gli intraducibili: al luv\u00e9ri"},"content":{"rendered":"<p>Nel suo Dizionario Romagnolo Ragionato, Gianni Quondamatteo cos\u00ec definisce la parola <strong><em>luv\u00e9ria: <\/em><\/strong>&#8220;ghiottoneria, goleria, golosit\u00e0; dolce, cosa dolce. Quando, dopo aver mangiato a crepapelle, il ragazzo chiede ancora qualcosa, la mamma protesta: <em>Quest l&#8217;\u00e8 luv\u00e9ria! (questa \u00e8 golosit\u00e0!). La luv\u00e9ria ad cla d\u00f2na la fa epuca: la s&#8217;ingola un sac d&#8217;luv\u00e9ri<\/em> (la golosit\u00e0 di quella donna fa epoca: ingoia un sacco di golosit\u00e0).&#8221;<\/p>\n<p>Ma c&#8217;\u00e8 anche la variante<span style=\"font-style: italic; font-weight: bold\"> luvar\u00eca<\/span>, cos\u00ec definita: &#8220;golosit\u00e0. La mamma rimprovera il figlio che chiede questo o quello: <span style=\"font-style: italic\">l&#8217;\u00e8 t\u00f2t luvar\u00eca! (\u00e8 tutta golosit\u00e0!). L&#8217;\u00e8 na luvar\u00eca<\/span> (\u00e8 una golosit\u00e0), dico a me stesso mangiando una cosa desiderata. Del bambino spendaccione: <span style=\"font-style: italic\">e&#8217; va dr\u00e9 ma t\u00f2t al luvarii de mond<\/span>!\u00a0 (va dietro a tutte le golosit\u00e0 del mondo!).&#8221;<br \/>\n<em style=\"font-weight: bold\">Al luv\u00e9ri<\/em>, per\u00f2, dette cos\u00ec, in dialetto, hanno un significato pi\u00f9 forte delle semplici &#8220;golosit\u00e0&#8221;. Un po&#8217; come Nanni Moretti quando si immerge nel bicchierone di Nutella: <em>al luv\u00e9ri<\/em> sono quelle schifezze, quei pastrocchi buonissimi che nessuna dieta mai raccomanderebbe&#8230;<\/p>\n<p>Quando Cristella era piccola e viveva a Gatteo a Mare, ogni domenica, appena dopo pranzo, cos\u00ec come gli altri bambini del vicinato, aspettava con ansia la Man\u00e8ccia, portatrice di <span style=\"font-style: italic\">luv\u00e9ri<\/span>. Era la tipica vecchietta romagnola, col vestitone lungo, il fazzoletto in testa e un grembiule-parananza con grosse tasche piene di chiss\u00e0 cosa. Nel ricordo un po&#8217; sfocato (si parla di oltre quarant&#8217;anni fa!) la Man\u00e8ccia era un po&#8217; strega: i bambini ne avevano soggezione &#8211; pi\u00f9 che per il suo aspetto &#8211; forse perch\u00e9 non concedeva mai sconti.<br \/>\nLa vecchia partiva da casa sua, in via delle Nazioni, spingendo a mano un carretto di legno col quale avrebbe percorso le strade del paese. Ad ogni crocicchio i bambini l&#8217;aspettavano, con in mano la paghetta appena ricevuta dal babbo. Dieci lire o poco pi\u00f9&#8230; Al massimo trenta lire, ma solo se si era stati davvero bravi.<\/p>\n<p>Cosa si comprava? Qualche caramella, le carrube, le liquirizie, i coni-gelato finti. Ma anche cartoccini di ceci, lupini, brustoline e arachidi&#8230; La Man\u00e8ccia teneva queste <span style=\"font-style: italic\">luv\u00e8rie<\/span> in cesti o bacinelle stretti sul carrettino. Con la carta gialla da salumiere faceva dei cartocci a forma di cono e li riempiva usando dei misurini di legno che a noi sembravano sempre troppo piccoli.<\/p>\n<p>Mentre la Man\u00e8ccia proseguiva il suo percorso verso i bambini di un&#8217;altra strada che l&#8217;aspettavano impazienti, noi, felici dei nostri acquisti, ci sedevamo insieme da qualche parte a strafogarci di <span style=\"font-style: italic\">luv\u00e8rie<\/span>, scambiandoci qualche assaggio dell&#8217;una o dell&#8217;altra golosit\u00e0.<\/p>\n<p>Pregustando gi\u00e0 la domenica successiva, quando la sagoma nera della vecchietta e del suo carretto avrebbe fatto capolino da laggi\u00f9 in fondo e ci si sarebbe chiamati da un cortile all&#8217;altro: &#8220;Arriva la Man\u00e8ccia! Arriva la Man\u00e8ccia!&#8221;<\/p>\n<p><img data-recalc-dims=\"1\" decoding=\"async\" loading=\"lazy\" height=\"325\" width=\"457\" title=\"via Primo Maggio, 1966. La Man\u00e8ccia sbucava da laggi\u00f9, l'angolo con via delle Nazioni\" alt=\"via Primo Maggio, 1966. La Man\u00e8ccia sbucava da laggi\u00f9, l'angolo con via delle Nazioni\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/farm4.static.flickr.com\/3580\/3356131201_d6c48e44a0_m.jpg?resize=457%2C325\" \/><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel suo Dizionario Romagnolo Ragionato, Gianni Quondamatteo cos\u00ec definisce la parola luv\u00e9ria: &#8220;ghiottoneria, goleria, golosit\u00e0; dolce, cosa dolce. Quando, dopo aver mangiato a crepapelle, il ragazzo chiede ancora qualcosa, la mamma protesta: Quest l&#8217;\u00e8 luv\u00e9ria! (questa \u00e8 golosit\u00e0!). 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