{"id":2187,"date":"2020-07-30T12:29:40","date_gmt":"2020-07-30T10:29:40","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cristella.it\/blog\/?p=2187"},"modified":"2023-09-18T20:58:59","modified_gmt":"2023-09-18T18:58:59","slug":"al-canteini-ad-remin-parte-1","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cristella.it\/blog\/2020\/07\/30\/al-canteini-ad-remin-parte-1\/","title":{"rendered":"Al cant\u00e9ini ad R\u00e9min (parte 1)"},"content":{"rendered":"\n<p>La movida, l&#8217;aperitivo, la gente alticcia che disturba il vicinato. Niente di nuovo, sotto il sole (o sotto la luna).<\/p>\n\n\n\n<p>Adesso sono locali e localini alla moda, dov&#8217;\u00e8 obbligo vestire all&#8217;ultima moda ed esibire il cellulare nuovo. Un secolo fa luoghi di incontro, soprattutto per gli uomini, erano le osterie, <em>al cant\u00e9ini<\/em>, come racconta <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Gianni_Quondamatteo\">Gianni Quondamatteo <\/a>nel suo insuperabile <strong>Dizionario Romagnolo Ragionato <\/strong>(ed. Tipolito La Pieve, Villa Verucchio, 1982)<strong>,<\/strong> ricco di storie e riferimenti alla Rimini del passato.<\/p>\n\n\n\n<p>Ecco cosa scrive Quondamatteo alla voce <em>cant\u00e9ina,<\/em> usando il suo solito stile invidiabile:<\/p>\n\n\n\n<!--more-->\n\n\n\n<p><strong><em>Cant\u00e9ina<\/em> <\/strong>&#8211; osteria, rivendita di vino, cantina. Quando non esistevano e circoli e ritrovi e bar, quando la separazione tra le classi sociali era rigida, i lavoratori, gli umili, i diseredati si raccoglievano nelle cantine: dimessi locali dai muri iscuriti e dal piancito speso di terra battuta, aventi per tutto arredamento lunghi e poveri tavoli in legno, e teorie di scaranne impagliate, mentre accostate alle pareti erano scure, grosse botti con su segnato, a gesso bianco, il prezzo e il tipo di vino. Qui si affogavano gli affanni e le pene di una dura vita quotidiana, in una partita a carte, in uno sfogo politico, avendo davanti un bicchiere, spesso accostato a un cartoccio con qualcosa da mettere sotto i denti. Mio padre, prodigio di memoria, mi ricorda le pi\u00f9 note cantine agli albori di questo secolo.<\/p>\n\n\n\n<p>In piazza Tre Martiri (allora Giulio Cesare) <em>Rizard\u00e9in<\/em>; e, sempre nel centro cittadino, <em>Guerrieri<\/em> via G. Bruno),<em> E&#8217; curt\u00ecil ad Bald\u00f2zz <\/em>(via Cairoli),<em> Mass\u00e8n<\/em> (davanti al Duomo), <em>Penzi <\/em>(via Garibaldi),<em> la Cant\u00e9ina ad Soardi<\/em> (via Soardi). Nel borgo S. Giovanni erano le cantine <em>E&#8217; Gh\u00ecn<\/em>, <em>Busignani<\/em>, <em>Pipil\u00e9in<\/em> e <em>Bramo er romano <\/em>(un riminese che non era mai stato a Roma). Nel borgo S. Giuliano teneva banco<em> Perazzini<\/em> (detto <em>Caval\u00e9in<\/em>), <em>Taroni <\/em>(<em>l&#8217;anartic<\/em>), <em>Mori <\/em>(<em>Trecant\u00f2n<\/em>), e <em>Zani<\/em>. Nel borgo Marina: <em>E&#8217; Cavalig\u00e9r<\/em>,<em> E&#8217; Manz\u00e9in<\/em> e <em>Cavalieri<\/em> (nella <em>Cuntr\u00e8da P\u00e9cula<\/em>), <em>Slanci<\/em> e <em>Deto <\/em>(Ugo Gori) (<em>Cuntr\u00e8da Granda<\/em>). In via Clodia: <em>E&#8217; Capit\u00e8l<\/em>, <em>Cav\u00e9cc<\/em>, la <em>Prossia<\/em> e <em>E&#8217; G\u00f2b<\/em> (quest&#8217;ultimo proveniente da via Gambalunga prima e via S. Maria al Mare poi). Sempre nella zona erano <em>Zv\u00e0n e&#8217; mariner<\/em>, <em>Fil\u00f2n<\/em> (Bernucci) e <em>Colombo<\/em> (in corso Umberto). Nella cantina di <em>Fil\u00f2n<\/em>, venuto poi in via Roma, era garzone <em>Musch\u00ecn <\/em>(Guerrino Costanzi), che successivamente apriva per proprio conto in via S. Maria al Mare. Nell&#8217;odierna via Vittime Civili era la cantina<em> Fuss\u00f2n ad Pari<\/em>, mentre nei pressi della chiesa di S. Nicol\u00f2 era <em>Spaletta<\/em>. <em>Marconi<\/em>, <em>Grossi<\/em> e <em>Ghinelli <\/em>avevano la cantina sulla riva destra del porto: e infine, <em>t la Castl\u00e0z<\/em>a, imperava incontrastato<em> Munfagn\u00ecn<\/em> (figlio). Nel borgo S. Andrea: <em>Munfagn\u00ecn<\/em> (Salvatore Fabbri), <em>Tur\u00e8l<\/em>, <em>Picineli<\/em> e <em>Curzio<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma diciamo ancora di questo mondo, impasto di miseria ed ignoranza, drammatico specchio del tempo, piaga dolorante di una societ\u00e0 ingiusta e violenta. Da<em> Faf\u00e9in e&#8217; marin\u00e8r<\/em>, al porto, quattro soldi erano pi\u00f9 che sufficienti per un bel <em>piat ad lumbard\u00f2n <\/em>in umido, un grosso filone di pane e un quarto di vino. Qui marinai, facchini, <em>arbur\u00e9nt<\/em> &#8216;segnavano&#8217;. <em>Faf\u00e9in<\/em>, analfabeta, aveva una memoria di ferro, ma per maggior sicurezza tracciava sulla parete segni e cifre. <em>E&#8217; Gob<\/em>, un facchino, \u00e8 rappresentato da una gibbosit\u00e0, accanto alla quale sono i quarti, i mezzi e i litri che doveva. Per <em>Trumb\u00e8nt,<\/em> altro scaricatore di porto, c&#8217;\u00e8 un abbozzo di tromba, e le relative &#8216;note&#8217; dolorose. Per <em>Cativ\u00e9ria<\/em>, marinaio, l&#8217;effigie di una bestiaccia \u00e8 il cartellino segnaletico.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8212; continua alla prossima puntata<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La movida, l&#8217;aperitivo, la gente alticcia che disturba il vicinato. Niente di nuovo, sotto il sole (o sotto la luna). Adesso sono locali e localini alla moda, dov&#8217;\u00e8 obbligo vestire all&#8217;ultima moda ed esibire il cellulare nuovo. 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