{"id":2125,"date":"2018-06-07T18:50:52","date_gmt":"2018-06-07T16:50:52","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cristella.it\/blog\/?p=2125"},"modified":"2018-09-13T19:22:34","modified_gmt":"2018-09-13T17:22:34","slug":"grand-hotel-1908-1993-2018","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cristella.it\/blog\/2018\/06\/07\/grand-hotel-1908-1993-2018\/","title":{"rendered":"Grand Hotel 1908-1993-2018"},"content":{"rendered":"<p>Rimini si appresta a celebrare i 110 anni del Grand Hotel. <a href=\"https:\/\/www.newsrimini.it\/2018\/06\/i-110-anni-del-grand-hotel-unestate-tra-balli-in-terrazza-ed-eventi-sportivi\/\">Ne parlano oggi tutti i giornali<\/a>. <\/p>\n<p>Quale miglior occasione per rispolverare il mio breve racconto di qualche anno fa? Eccolo.<br \/>\nBuona lettura.<\/p>\n<p><strong>La pallina verde del marinaretto<\/strong><\/p>\n<p>Nel corridoio del terzo piano la moquette rossa attutiva il rumore dei passi dei clienti e del personale.<br \/>\n<!--more--><\/p>\n<p>La penombra dell\u2019ambiente, in quell\u2019afoso pomeriggio d\u2019agosto, suggeriva un\u2019idea di fresco, che per\u00f2 non corrispondeva del tutto alla sensazione reale.<\/p>\n<p>Era l\u2019ora della pennichella.<\/p>\n<p>Limpio, il facchino addetto al piano, lavorava al Grand Hotel da quasi quindici anni. Non solo valigie da portare su e gi\u00f9, ma anche lavori di piccola manutenzione, che in un albergo come questo non mancavano mai. Un rubinetto che sgocciola? Un interruttore bloccato? Una lampadina da sostituire?<\/p>\n<p>\u201cMe la cavo un po\u2019 con tutto \u2013 stava spiegando Limpio all\u2019Eleonora, la cameriera brunetta intenta a sistemare il materiale della guardiola riservata al personale del piano \u2013 I miei capelli grigi la dicono lunga: da giovane ho fatto il muratore, l\u2019imbianchino, l\u2019idraulico, il fabbro, l\u2019autista, il cuoco\u2026 Chiamami pure, quando trovi qualcosa che non funziona. C\u2019\u00e8 un problema? Arriva Limpio, che tutto sistema!\u201d<\/p>\n<p>Soddisfatto della rima e dell\u2019espressione di rispetto apparsa sul volto della donna, il facchino decise di riposare un po\u2019. Tra l\u2019altro, sedendosi al tavolino poteva sbirciare meglio le forme esuberanti della collega, a malapena contenute nella divisa bianca e rosa.<\/p>\n<p>L\u2019uomo butt\u00f2 l\u2019occhio all\u2019orologio da polso.<\/p>\n<p>\u201cSono solo le tre e un quarto \u2013 sbuff\u00f2 tra s\u00e9 e s\u00e9 \u2013\u00a0Sa ste ch\u00e8ld, us star\u00e9bb mej a mar\u00e8ina (con questo caldo, si starebbe meglio in riva al mare).\u201d<\/p>\n<p>E, piegando la testa sul tavolino, quasi senza accorgersene, si appisol\u00f2\u2026<\/p>\n<p>\u201cMa dai, non dirmi che ti disturbo, che non ti credo! Non sono mica le tre di notte!\u201d<\/p>\n<p>Il Maestro era in canottiera. Con la schiena appoggiata a due cuscini parlava al telefono, steso sul letto della stanza 316. Il salottino e la camera della suite erano in penombra. Dalle porte finestra che si affacciavano sul grande parco giungevano pochi rumori: a Rimini anche le automobili e i motorini a quell\u2019ora vanno a riposare.<br \/>\nLe persiane accostate lasciavano filtrare un sottile raggio di sole che, come una stilettata, andava a toccare la mano destra del maestro. L\u2019indice piegato seguiva le curve dei ghirigori del copriletto damascato, quasi a volerli ridisegnare con un gessetto invisibile.<\/p>\n<p>Sul tavolino accanto al letto, in fila come tanti soldatini, i flaconi e le scatole delle medicine: l\u2019anticoagulante, la compressa per la pressione, l\u2019antibiotico\u2026<\/p>\n<p>\u201cS\u00ec, s\u00ec, che sto bene, Gianna, sta\u2019 tranquilla \u2013 continuava il Maestro \u2013 Lo sai che qui sono come a casa, no? Dormo, leggo, telefono, vedo gli amici. Giulietta \u00e8 tornata a Roma questa mattina, sar\u00e0 quasi arrivata, ormai. A pranzo sono stato da Maddalena. Questa sera, invece, viene a prendermi il Grosso: andiamo all\u2019Osteria del Borgo, vicino al Ponte di Tiberio. Fanno dei galletti in umido da leccarsi le dita! Ora provo a dormire un po\u2019: stanotte l\u2019ho fatta quasi tutta in bianco, non riuscivo a prender sonno. La fatica pi\u00f9 grande \u00e8 star dietro a tutte queste medicine! Una la mattina, l\u2019altra prima di pranzo, un\u2019altra ancora alle quattro spaccate\u2026 Insomma,\u00a0un s\u2019cap\u00e9ss pr\u00f2pri gnint, non si capisce proprio niente! Pensa che per organizzare questa specie di farmacia che mi ritrovo in camera, ieri ho dovuto chiedere a Limpio di\u00a0spatacare con legno e chiodi per costruirmi un cassettino speciale. Adesso ho tutto qui, a portata di mano. Va bene, Gianna, ci sentiamo domani. Mi telefoni tu? Ciao, bella.\u201d<\/p>\n<p>Il Maestro pieg\u00f2 il busto e allung\u00f2 il braccio per riattaccare la cornetta del telefono.<\/p>\n<p>Ma, che strano, non si ricordava che il tavolino fosse cos\u00ec lontano dal letto. Qualcuno l\u2019aveva spostato? Un\u2019ombra nera gli pass\u00f2 davanti agli occhi. Poi, improvvisamente, un lampo.<\/p>\n<p>\u201cChe succede? Cos\u2019\u00e8 questo silenzio improvviso?\u201d<\/p>\n<p>Ad un tratto, una sensazione mai provata prima.<\/p>\n<p>Su e gi\u00f9\u2026 Come sbattuto da un uragano improvviso\u2026 Di qua, di l\u00e0\u2026 La testa gira, gira\u2026 La mano si apre, la cornetta cade a terra, sbatte sulla moquette senza far rumore\u2026<\/p>\n<p>\u201cOddio, sto male. Cosa mi succede? Devo chiamare qualcuno! Il telefono\u2026 Gianna, Gianna, hai gi\u00e0 chiuso? Aiuto, aiutatemi. Help, help me!\u201d<\/p>\n<p>Tum-tum-tutum\u2026 <\/p>\n<p>\u201cMa cos\u2019\u00e8 questo rumore soffocato nel corridoio? Sembra una palla che rimbalza\u2026 Qualcuno che viene a salvarmi?\u201d<\/p>\n<p>Tum-tum-tutum\u2026<\/p>\n<p>Uno spiraglio di luce inonda la stanza.<\/p>\n<p>La porta si apre quel tanto per far entrare un bambino sui sette anni vestito da marinaretto. Il cappello blu con la visiera, troppo grande per lui, gli copre le orecchie e lo rende molto buffo. Biondi e lisci come quelli di una bambola, i capelli gli arrivano alle spalle. Indossa una maglietta a righe e larghi pantaloni bianchi che arrivano al polpaccio.<br \/>\nNelle mani tiene una pallina verde. Quella del\u00a0tum-tum-tutum.<\/p>\n<p>Il bambino guarda il vecchio caduto dal letto, senza capire le sue parole.<\/p>\n<p>\u201cAiut\u2026 Chiama qualc\u2026\u201d<\/p>\n<p>Poi, finalmente, una parola conosciuta.<\/p>\n<p>\u201cHelp me!\u201d<\/p>\n<p>Il marinaretto biondo corre nel corridoio.<\/p>\n<p>E\u2019 ormai grande, lui! Ha capito che quel signore sta male e ha bisogno di aiuto.<\/p>\n<p>Si ricorda di aver visto il facchino e la cameriera, sullo stesso piano, e di esser sgattaiolato via per paura che lo rimproverassero.\u00a0Mamy si era raccomandata di non fare rumore con la palla, che quello era un albergo di lusso e bisognava portare rispetto agli altri ospiti. \u201cBe quiet, baby!\u201d<\/p>\n<p>Limpio sent\u00ec un venticello che gli spettin\u00f2 i capelli brizzolati e si svegli\u00f2 di colpo dal torpore della pennichella. Il silenzio era stato interrotto da un leggero rumore, un\u00a0tum-tum-tutum mai sentito prima.<\/p>\n<p>\u201cC\u2019\u00e8 corrente. Che strano. Qualche porta rimasta aperta? Meglio dare un\u2019occhiata.\u201d<\/p>\n<p>L\u2019Eleonora, intanto stava spolverando lo specchio al lato opposto del corridoio.<\/p>\n<p>Limpio si alz\u00f2 per andare a fare il suo giro di controllo.<\/p>\n<p>E subito si accorse di qualcosa di diverso: la porta della stanza 316 era socchiusa e a terra, proprio l\u00ec davanti, c\u2019era una pallina verde non ancora ferma del tutto, come se qualcuno avesse appena finito di farla rimbalzare.<br \/>\nNon sapeva cosa pensare, Limpio, ma decise la sola cosa da fare: correre, correre il pi\u00f9 velocemente possibile a vedere cosa succedeva. Guai, se a causa della sua distrazione qualche malintenzionato si fosse introdotto nelle stanze degli ospiti! Tanto pi\u00f9 in quella del grande regista Federico Fellini, convalescente da un intervento chirurgico, che da qualche giorno alloggiava l\u00ec.<\/p>\n<p>\u201cEleonora, vieni anche tu! Dev\u2019essere successo qualcosa alla 316!\u201d, chiam\u00f2 mentre si dirigeva verso la stanza del Maestro.<\/p>\n<p>La mezzora che segu\u00ec rimase fissata per sempre nella memoria di Limpio e di Eleonora e nei giorni seguenti riemp\u00ec le pagine dei giornali di tutto il mondo.<\/p>\n<p>\u201cFellini, brivido a Rimini nel suo Grand Hotel\u201d, titolava la stampa del 4 agosto 1993.<\/p>\n<p>\u201cParla ed \u00e8 cosciente. Da poco era stato operato al cuore in gran segreto a Zurigo. Il maestro, convalescente dopo l\u2019applicazione di un bypass, era solo in camera quando ha perso i sensi. Soccorso da una cameriera e da un facchino. La moglie \u00e8 tornata subito da Roma. Fellini si \u00e8 sentito male nella sua camera d\u2019albergo, verso le 15.30. Era solo e un improvviso svenimento l\u2019ha fatto cadere battendo la testa. Una cameriera e un facchino che passavano per il corridoio hanno sentito qualcosa, sono entrati nella stanza e hanno dato l\u2019allarme.\u201d<\/p>\n<p>Fellini mor\u00ec a Roma il 31 ottobre 1993.<\/p>\n<p>E\u2019 stato sepolto nel cimitero di Rimini, subito dopo l\u2019ingresso, nei pressi della zona monumentale e antica.<\/p>\n<p>In una delle vecchissime tombe dai decori scrostati che circondano l\u2019ultima dimora di Federico, di Giulietta e di Federichino, \u00e8 sepolto un bimbo dal nome straniero morto \u201cin circostanze drammatiche\u201d, all\u2019et\u00e0 di sette anni, nel lontano 1908, mentre coi genitori era in vacanza a Rimini.<\/p>\n<p>La fotografia \u00e8 appannata e confusa: un grande berretto blu copre a malapena i suoi lunghi capelli biondi.<\/p>\n<p>Il bimbo dell\u2019immagine sorride ammiccante, con lo sguardo rivolto alla\u00a0scultura dell\u2019artista Arnaldo Pomodoro posta sulla tomba dei Fellini.<\/p>\n<p>Al bambino quella prua di nave ricorda le onde, il vestito da marinaretto, la sua pallina verde.<\/p>\n<p>La stessa che aveva trovato sulla spiaggia il giorno dell\u2019incidente, quando con\u00a0mamy e\u00a0daddy era fra i primi ospiti del Grand Hotel appena inaugurato.<\/p>\n<p>Lo ricorda benissimo: erano alloggiati nella stanza 316, al terzo piano.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Rimini si appresta a celebrare i 110 anni del Grand Hotel. 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