{"id":1957,"date":"2015-01-20T16:16:52","date_gmt":"2015-01-20T14:16:52","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cristella.it\/blog\/?p=1957"},"modified":"2016-02-15T14:52:36","modified_gmt":"2016-02-15T12:52:36","slug":"de-cappellettibus","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cristella.it\/blog\/2015\/01\/20\/de-cappellettibus\/","title":{"rendered":"De cappellettibus&#8230;"},"content":{"rendered":"<p>Ricostruire una mappa ideale della Romagna attraverso le diverse ricette che riscaldano e profumano la tavola nel giorno di Natale, la festa per antonomasia?<br \/>\nSembrerebbe facile, se non fosse che gi\u00e0 per il piatto principale esistono mille varianti, dove su forma e contenuto ciascuno ha la sua regola, spesso retaggio di incroci familiari magari avvenuti secoli fa.<br \/>\nS\u00ec, parliamo di sua maest\u00e0 \u201cil cappelletto\u201d.<br \/>\nChi lo vuole con ripieno di soli formaggi, chi invece solo carne, chi fa una via di mezzo\u2026<br \/>\nE per il taglio della sfoglia? Anche qui la scuola di pensiero \u00e8 stata trasmessa nel tempo attraverso le mani infarinate delle arzd\u00f2re che, nella sera della vigilia, dopo cena, chiamavano a s\u00e9 tutti i familiari per farsi aiutare a chiudere i pezzettini di sfoglia (va detto che la grandezza delle sfoglie si misura a uova: \u201c<em>\u00f2 f\u00e0t dis \u00f2vi ad sfoja<\/em>!\u201d \u2013 ho fatto dieci uova di sfoglia, dichiarava, stanca ma orgogliosa).<br \/>\nQuindi: fermo restando che l\u2019involucro va tirato sottilissimo (e qui la maestria delle donne romagnole si misura con <em>s-ciad\u00f9r <\/em>e <em>tul\u00ecr<\/em>), la forma pu\u00f2 essere data dal coltello o dalla rotellina dentata, ma anche da uno stampino di ottone dalla forma rotonda, pure questo liscio o dentato, da usare come per i ravioli.<br \/>\n<a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.cristella.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/stampi.jpg?ssl=1\"><img data-recalc-dims=\"1\" decoding=\"async\" data-attachment-id=\"1958\" data-permalink=\"https:\/\/www.cristella.it\/blog\/2015\/01\/20\/de-cappellettibus\/stampi\/\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.cristella.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/stampi.jpg?fit=724%2C1024&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"724,1024\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"stampi\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.cristella.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/stampi.jpg?fit=625%2C885&amp;ssl=1\" loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-1958\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.cristella.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/stampi.jpg?resize=625%2C884&#038;ssl=1\" alt=\"stampi\" width=\"625\" height=\"884\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.cristella.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/stampi.jpg?w=724&amp;ssl=1 724w, https:\/\/i0.wp.com\/www.cristella.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/stampi.jpg?resize=212%2C300&amp;ssl=1 212w, https:\/\/i0.wp.com\/www.cristella.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/stampi.jpg?resize=723%2C1024&amp;ssl=1 723w, https:\/\/i0.wp.com\/www.cristella.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/stampi.jpg?resize=624%2C882&amp;ssl=1 624w\" sizes=\"auto, (max-width: 625px) 100vw, 625px\" \/><\/a><br \/>\nC\u2019\u00e8 poi la versione di Artusi, che nel suo \u201cLa scienza in cucina e l\u2019arte di mangiar bene\u201d pubblica la forma giusta, corrispondente a un bicchiere, da piegare poi a mezzaluna e unire per le punte per ottenere un \u201cpiccolo cappello\u201d.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.cristella.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/artusi.png?ssl=1\"><img data-recalc-dims=\"1\" decoding=\"async\" data-attachment-id=\"1959\" data-permalink=\"https:\/\/www.cristella.it\/blog\/2015\/01\/20\/de-cappellettibus\/artusi\/\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.cristella.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/artusi.png?fit=178%2C178&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"178,178\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"artusi\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.cristella.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/artusi.png?fit=178%2C178&amp;ssl=1\" loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-1959\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.cristella.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/artusi.png?resize=178%2C178&#038;ssl=1\" alt=\"artusi\" width=\"178\" height=\"178\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.cristella.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/artusi.png?w=178&amp;ssl=1 178w, https:\/\/i0.wp.com\/www.cristella.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/artusi.png?resize=150%2C150&amp;ssl=1 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 178px) 100vw, 178px\" \/><\/a><br \/>\nAltro punto fermo e imprescindibile, il brodo. Gi\u00e0: la moda del cappelletto asciutto \u00e8, appunto, una moda e non rientra affatto nella tradizione. E\u2019 d\u2019obbligo un buon brodo di cappone e manzo, condito come si deve e con le bollicine di grasso che galleggiano. Bando alle diete! Il cappelletto, sia esso di formaggio o di carne, deve finire affogato in una bella pentola fumante. E ci deve riposare un po\u2019 dentro, perch\u00e9 i sapori e i profumi abbiano il tempo di sposarsi fra di loro per poi finire nel piatto della festa.<br \/>\nMa ritorniamo al dibattito sui vari ripieni. Nella mappa ideale della nostra regione, dove andrebbe collocato il confine tra il morbido impasto di soli formaggi e quello pi\u00f9 sostenuto con carni varie, che evoca il cugino tortellino? Forse lungo un fiume e la sua valle. Ma quale? Il fiume Uso? Il Rubicone? Il Marecchia?<br \/>\nUna curiosit\u00e0 che covava da tempo (cos\u00ec come fanno i cappelletti nel brodo bollente) e che ogni tanto veniva soddisfatta grazie al racconto di parenti e conoscenti, dove ognuno rivendicava il primato dei cappelletti di casa sua.<br \/>\nMa perch\u00e9 non sfruttare la potenzialit\u00e0 dei mezzi moderni? Oggi anche le arzd\u00f2re sanno usare Facebook e dunque attraverso questa piazza virtuale \u00e8 stato lanciato il test socio-gastronomico: in alcuni gruppi \u201cSei di Rimini se\u2026\u201d e compagnia bella (Viserba, Gatteo a Mare, Cesenatico) \u00e8 stata posta la domanda \u201cCome si fanno i cappelletti a casa vostra?\u201d<br \/>\nUn sasso nello stagno: in pochi minuti sono arrivati numerosissimi commenti, spesso con foto e citazioni di nonne e zie, trattorie e ristoranti di tutto il territorio romagnolo e marchigiano.<br \/>\nUna battaglia a colpi di formaggi pi\u00f9 o meno morbidi, dove comunque il San Pietro e il parmigiano sono sempre presenti, cos\u00ec come gli odori della buccia di limone e della noce moscata. Ma anche con le variet\u00e0 di carni non si scherza: dato per scontato che la base va con una parte di vitello e una di maiale, gi\u00e0 qui ci sono le varianti di chi le vuole cotte e chi no. Poi, le aggiunte: petto di pollo, prosciutto crudo, mortadella, salsiccia\u2026<br \/>\nCome volevasi dimostrare: un po\u2019 come il dialetto. Ogni casa ha il suo, con varianti pi\u00f9 o meno vistose.<br \/>\nI confini non sono ben definiti, pur restando una localizzazione del cappelletto di formaggi nella zona del Cesenate e di quello di carne nel Riminese, con sconfinamento nelle vicine Marche. Sempre attraverso Facebook testimoni referenziati confermano l\u2019uso dello stampino a Santarcangelo, Savignano, in alcune aree del Ravennate e nel sud della Romagna.<br \/>\nIn conclusione, come ha commentato uno dei partecipanti al test on line: \u201cOgni famiglia ha la sua ricetta, che naturalmente \u00e8 meglio di qualsiasi altra. Poi, quando si sposa qualcuno di un&#8217;altra zona, anche solo 10 km. di distanza, avvengono contaminazioni e piccoli aggiustamenti che moltiplicano la quantit\u00e0 di variazioni sul tema. Comunque la regola fissa \u00e8\u2026 che quelli della propria nonna sono meglio di tutti!\u201d<\/p>\n<p>E, se avete voglia di guardare un video, ecco la mia performance durante la trasmissione di Icaro TV (Rimini, Canale 91) &#8220;LA PARANANZA&#8221;, presente anche sull&#8217;omonimo canale di Youtube:<br \/>\n<iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/EMLoS2wqkBQ\" width=\"560\" height=\"315\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ricostruire una mappa ideale della Romagna attraverso le diverse ricette che riscaldano e profumano la tavola nel giorno di Natale, la festa per antonomasia? 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