{"id":1954,"date":"2014-10-27T18:29:45","date_gmt":"2014-10-27T16:29:45","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cristella.it\/blog\/?p=1954"},"modified":"2014-10-27T18:30:58","modified_gmt":"2014-10-27T16:30:58","slug":"1954","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cristella.it\/blog\/2014\/10\/27\/1954\/","title":{"rendered":"Noci e mandorle per fave e piade dei morti"},"content":{"rendered":"<p>Era una notte, una notte di tregenda, i miei capelli ballavano la samba\u2026<br \/>\nIniziava cos\u00ec una canzone che cantavamo attorno al fal\u00f2 durante i campi scout per spaventarci a vicenda scherzando su di un argomento da brividi.<br \/>\nParlare dei morti senza averne paura. Un po\u2019 come accade nella notte della vigilia di Ognissanti, quando si pensava che i defunti tornassero per qualche ora a visitare i vivi.<br \/>\nNelle varie regioni italiane le usanze, oltre che ai riti religiosi, sono legate alla casa (che si doveva pulire e mettere in ordine e dove si preparavano letti per gli \u201cospiti\u201d) e al cibo (con tavole imbandite e la preparazione di specialit\u00e0 caratteristiche).<br \/>\nE poi ci sono tantissimi cibi tradizionali&#8230;<br \/>\nPer quanto riguarda Rimini, qui da noi \u00e8 usanza preparare la Piada dei morti, un dolce che nonostante il nome non ha nulla a che fare con la piadina che tutti conoscono.<br \/>\nSi tratta di una focaccia dolce dalla forma rotonda: una base di pasta lievitata condita con uvetta e una copertura di frutta secca. Una specie di panettone schiacciato.<\/p>\n<p>La ricetta? Esistono versioni leggermente diverse e pare che quella originale sia stata perduta insieme al suo depositario.<br \/>\nAltri dolcetti abbastanza semplici da preparare sono poi le Fave dei morti, di cui il maestro Pellegrino Artusi spiega origini e ricetta nel suo \u201cLa Scienza in cucina e l\u2019Arte di Mangiar Bene\u201d.<\/p>\n<p>Copioincollo, augurando buona lettura e\u2026 buon appetito.<\/p>\n<p>\u201cQueste pastine sogliono farsi per la commemorazione dei morti e tengono luogo della fava baggiana, ossia d\u2019orto, che si usa in questa occasione cotta nell\u2019acqua coll\u2019osso di prosciutto. Tale usanza deve avere la sua radice nell\u2019antichit\u00e0 pi\u00f9 remota poich\u00e9 la fava si offeriva alle Parche, a Plutone e a Proserpina ed era celebre per le cerimonie superstiziose nelle quali si usava. Gli antichi Egizi si astenevano dal mangiarne, non la seminavano, n\u00e9 la toccavano colle mani, e i loro sacerdoti non osavano fissar lo sguardo sopra questo legume stimandolo cosa immonda. Le fave, e soprattutto quelle nere, erano considerate come una funebre offerta, poich\u00e9 credevasi che in esse si rinchiudessero le anime dei morti, e che fossero somiglianti alle porte dell\u2019inferno.<br \/>\nNelle feste Lemurali si sputavano fave nere e si percuoteva nel tempo stesso un vaso di rame per cacciar via dalle case le ombre degli antenati, i Lemuri e gli Dei dell\u2019inferno.<br \/>\nFesto pretende che sui fiori di questo legume siavi un segno lugubre e l\u2019uso di offrire le fave ai morti fu una delle ragioni, a quanto si dice, per cui Pitagora ordin\u00f2 a\u2019 suoi discepoli di astenersene; un\u2019altra ragione era per proibir loro di immischiarsi in affari di governo, facendosi con le fave lo scrutinio nelle elezioni.<br \/>\nVarie sono le maniere di fare le fave dolci; v\u2019indicher\u00f2 le seguenti: le due prime ricette sono da famiglia, la terza \u00e8 pi\u00f9 fine.<br \/>\nPRIMA RICETTA<br \/>\nFarina, grammi 200.<br \/>\nZucchero, grammi 100.<br \/>\nMandorle dolci, grammi 100.<br \/>\nBurro, grammi 30.<br \/>\nUova, n. l.<br \/>\nOdore di scorza di limone, oppure di cannella, o d\u2019acqua di fior d\u2019arancio.<br \/>\nSECONDA RICETTA<br \/>\nMandorle dolci, grammi 200.<br \/>\nFarina, grammi 100.<br \/>\nZucchero, grammi 100.<br \/>\nBurro, grammi 30.<br \/>\nUova, n. l.<br \/>\nOdore, come sopra.<br \/>\nTERZA RICETTA<br \/>\nMandorle dolci, grammi 200.<br \/>\nZucchero a velo, grammi 200.<br \/>\nChiare d\u2019uovo, n. 2.<br \/>\nOdore di scorza di limone o d\u2019altro.<br \/>\nPer le due prime sbucciate le mandorle e pestatele collo zucchero alla grossezza di mezzo chicco di riso. Mettetele in mezzo alla farina insieme cogli altri ingredienti e formatene una pasta alquanto morbida con quel tanto di rosolio o d\u2019acquavite che occorre. Poi riducetela a piccole pastine, in forma di una grossa fava, che risulteranno in numero di 60 o 70 per ogni ricetta. Disponetele in una teglia di rame unta prima col lardo o col burro e spolverizzata di farina; doratele coll\u2019uovo. Cuocetele al forno o al forno da campagna, osservando che, essendo piccole, cuociono presto. Per la terza seccate le mandorle al sole o al fuoco e pestatele fini nel mortaio con le chiare d\u2019uovo versate a poco per volta. Aggiungete per ultimo lo zucchero e mescolando con una mano impastatele. Dopo versate la pasta sulla spianatoia sopra a un velo sottilissimo di farina per poggiarla a guisa di un bastone rotondo, che dividerete in 40 parti o pi\u00f9 per dar loro la forma di fave che cuocerete come le antecedenti.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Era una notte, una notte di tregenda, i miei capelli ballavano la samba\u2026 Iniziava cos\u00ec una canzone che cantavamo attorno al fal\u00f2 durante i campi scout per spaventarci a vicenda scherzando su di un argomento da brividi. Parlare dei morti senza averne paura. 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