{"id":1928,"date":"2014-01-05T22:50:35","date_gmt":"2014-01-05T20:50:35","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cristella.it\/blog\/?p=1928"},"modified":"2014-01-05T22:50:35","modified_gmt":"2014-01-05T20:50:35","slug":"la-befana-di-35-anni-fa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cristella.it\/blog\/2014\/01\/05\/la-befana-di-35-anni-fa\/","title":{"rendered":"La Befana di 35 anni fa&#8230;"},"content":{"rendered":"<p>Era una notte buia e tempestosa&#8230;<\/p>\n<p>No, non \u00e8 il solito incipit di una banale storia da brividi. Si tratta di una storia vera, che ha provocato i brividi ai suoi protagonisti per vari motivi.<\/p>\n<p>Innanzitutto quelli atmosferici. La notte fra il 5 e il 6 gennaio del 1979, infatti, era veramente gelida: aveva nevicato per giorni interi e le temperature molto gelide avevano creato una lastra di ghiaccio spessa una decina di centimetri sulle strade di Gatteo a Mare e Cesenatico.<\/p>\n<p>Mia sorella Teresa era all&#8217;ottavo mese di gravidanza e, a differenza della prima volta, nove anni prima quando nacque Omar, si era ingrassata quasi venti chili. Inspiegabilmente. Va precisato che in quei tempi le ecografie, anche se esistevano, non andavano di moda, si effettuavano solamente per casi a rischio. E la gravidanza di Teresa, a parte il forte aumento di peso, era sempre stata perfetta: ad ogni visita di controllo l&#8217;ostetrico la trovava in piena forma e cos\u00ec diceva anche per il bimbo che aveva in grembo.<\/p>\n<p>Ma a quella visita dell&#8217;ottavo mese, il cinque di gennaio, finalmente, forse, si accorse che qualcosa non andava. &#8220;Il bambino \u00e8 piccolissimo, rispetto al volume della pancia!&#8221;, sentenzi\u00f2. E cos\u00ec, per effettuare altri controlli, la trattenne in ospedale, a Cesenatico.<\/p>\n<p>Non avevamo il telefono a casa. Di fronte a noi e a Teresa abitava Vitaliana, l&#8217;unica del vicinato ad avere l&#8217;apparecchio e che quindi fungeva anche da telefono pubblico per tutti i casi di emergenza.<\/p>\n<p>Verso le undici di quella notte gelida si sent\u00ec scalpicciare su via Primo Maggio. Era Vitaliana che andava a bussare alla finestra di Piero (marito di Teresa) per dirgli che avevano telefonato dall&#8217;ospedale per avvisare che stavano portando sua moglie in sala parto, visto che aveva &#8220;rotto le acque&#8221;.<\/p>\n<p>Con le catene montate Piero part\u00ec. Pochi chilometri, ma fatti con quel tempo e con quel pensiero in testa parevano interminabili.<\/p>\n<p>Noi, tutti svegli, a guardare dalla finestra quel paesaggio irreale, col pensiero alla figlia e sorella che stava partorendo. Magari una femminuccia, come lei desiderava, visto che il maschio l&#8217;aveva gi\u00e0.<\/p>\n<p>Poco dopo la mezzanotte, ecco di nuovo la vicina del telefono, Vitaliana, che esce da casa sua col cappotto buttato addosso. Attraversa la strada sotto le luci dei lampioni e le sfruffole di neve che cadevano silenziosamente e viene a bussare. &#8220;Ha telefonato Piero: \u00e8 nato un maschio!&#8221;<\/p>\n<p>Evviva! Dai, \u00e8 andato tutto bene&#8230; Domani andremo a trovarli.Vabb\u00e9, pazienza se \u00e8 un altro maschio, l&#8217;importante \u00e8 che stia bene.<\/p>\n<p>L&#8217;adrenalina era gi\u00e0 a mille: non doveva nascere quella notte, mancava ancora un mese&#8230; Ma quando la vicina ri-attravers\u00f2 la strada per la terza volta, una mezzoretta dopo, non sapevamo proprio cosa aspettarci.<\/p>\n<p>&#8220;Un altro maschio!&#8221;<\/p>\n<p>Impazziti dalla gioia, confusi, storditi&#8230; &#8220;E adesso? Abbiamo solo una culla!&#8221;<\/p>\n<p>Ricordo, di quelle ore, un guazzabuglio di sentimenti, di paura per il futuro, di preoccupazione mescolata ad una grande felicit\u00e0. Tremavamo letteralmente dal brivido che le notizie che arrivavano da Cesenatico ci avevano procurato.<\/p>\n<p>Altra telefonata: &#8220;Chi vuole vedere i bambini deve andare subito, perch\u00e9 sono troppo piccoli e li stanno preparando per portarli all&#8217;ospedale di Cesena, dove c&#8217;\u00e8 il reparto di Terapia Neonatale.&#8221;<\/p>\n<p>Ci voleva del coraggio, a partire con quel tempo. Era ancora buio. Alvaro, il fratello di Piero, disse: &#8220;Io vado! Vuoi venire con me, Cristina?&#8221;<\/p>\n<p>&#8220;S\u00ec, s\u00ec!&#8221;<\/p>\n<p>Trentacinque anni, ma sembra ieri. Rivedo la scena: le luci soffuse del pronto soccorso dell&#8217;ospedale immerso nel silenzio della notte&#8230; I gemellini erano gi\u00e0 nelle culle termiche, pronti per essere caricati sull&#8217;ambulanza. Li vedemmo solo passare, ma erano bellissimi! Andammo su da Teresa e la rassicurammo, come gi\u00e0 aveva fatto il marito.La nostra conferma, ci raccont\u00f2 poi, le fece molto bene.\u00a0 &#8220;Li abbiamo visti: Stanno bene, sono vivi, si muovevano!&#8221;<\/p>\n<p>&#8220;Dopo il parto del primo bimbo, &#8211; raccont\u00f2 &#8211; cercavano di farmi espellere la placenta, che stranamente non fuoriusciva. E, invece, si sono trovati la testa del secondo bambino. Solo in quel momento medici ed operatori (e mamma!) si sono accorti che si trattava di una gravidanza doppia. Anzi, &#8220;unica&#8221;, perch\u00e9 Simone e Gianni sono veri gemelli omozigoti e anche adesso che sono dei giganti, mariti e pap\u00e0, la zia fatica a riconoscere uno dall&#8217;altro.<\/p>\n<p>Buon compleanno, nipotini portati dalla Befana&#8230;<\/p>\n<p>Nati sotto una buona stella, nonostante gli ostetrici poco lungimiranti&#8230;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Era una notte buia e tempestosa&#8230; No, non \u00e8 il solito incipit di una banale storia da brividi. Si tratta di una storia vera, che ha provocato i brividi ai suoi protagonisti per vari motivi. Innanzitutto quelli atmosferici. 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