{"id":1763,"date":"2012-09-24T21:47:55","date_gmt":"2012-09-24T19:47:55","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cristella.it\/blog\/?p=1763"},"modified":"2012-09-24T21:47:55","modified_gmt":"2012-09-24T19:47:55","slug":"25-settembre-1944-il-pleuvait-sans-cesse-ce-jour-la-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cristella.it\/blog\/2012\/09\/24\/25-settembre-1944-il-pleuvait-sans-cesse-ce-jour-la-2\/","title":{"rendered":"25 settembre 1944. Il pleuvait sans cesse, ce jour-l\u00e0&#8230;"},"content":{"rendered":"<p>S\u00ec, \u00e8 vero: bisogna guardare al futuro, basta con queste storie del passato, del \u201csi stava meglio quando si stava peggio\u2026\u201d<\/p>\n<p>Ma certi avvenimenti del passato non vanno dimenticati. E\u2019 dovere civile (e del cuore) volgere lo sguardo indietro, ogni tanto.<\/p>\n<p>Nel 1944, in questi giorni, il territorio a Nord del fiume Marecchia era campo di battaglia. Il \u201cfronte\u201d, raccontato cos\u00ec tante volte dai miei genitori e dai loro coetanei, si ferm\u00f2 a lungo, anche a causa delle continue piogge che avevano reso i campi simili a pantani. Si pensi che Rimini fu liberata il 21 settembre e Gambettola, una ventina di chilometri pi\u00f9 a nord (il luogo dove s\u2019\u00e8 svolta la tragedia della mia famiglia), soltanto il 15 ottobre. Giorni e notti di sangue, morte, distruzione, terrore\u2026<\/p>\n<p>Come si pu\u00f2 non ricordare e rendere omaggio a tutte le innocenti e ignare vittime civili?<\/p>\n<p>Lo \u201cdevo\u201d a mia madre e a mio padre, ma anche al nonno e agli zii che non ho mai conosciuto.<\/p>\n<p><strong>Lacrime e rocca: il filo di ricordi di mamma Maria<\/strong><\/p>\n<p>Da\u00a0\u201cTrama e ordito, mamme che tessono la vita\u201d \u2013 1999.\u00a0<!--more--><\/p>\n<p>Nelle pagine precedenti sono ricordate due abili tessitrici, zia e nipote. Due mamme speciali. Pierina, la mia, per fortuna \u00e8 ancora vivente.<br \/>\nSua zia Maria, mamma di Anna, \u00e8 mancata nel 1980. Ancora viva nel cuore di questa figlia che per onorarne la memoria ha accettato volentieri la proposta di contribuire alla mia \u201cfavola della tela\u201d.<br \/>\nAnna \u00e8 nata nel 1945, dopo la tragica scomparsa dei suoi quattro fratelli. Figlia unica speciale di una coppia di sposi che aveva avuto l\u2019esistenza sconvolta dal passaggio del fronte della seconda guerra mondiale.<br \/>\nQuel giorno (25 settembre 1945) anche mia madre sub\u00ec un trauma indescrivibile. Per oltre trent\u2019anni non ha voluto parlarne e ogni volta che la televisione trasmetteva scene di guerra ci obbligava a cambiare canale.<br \/>\nI Cenni, detti Giavarein, erano a Bulgarn\u00f2 (frazione di Gambettola) coloni in un podere di via Branchise. Capo famiglia (arzdor) era il nonno Antonio (1872), detto Tugnein. Nella stessa grande casa vivevano i due figli con le rispettive famiglie.<br \/>\nIl maggiore era Domenico (mio nonno), sposato con Teresina. Avevano sette figli: Pierina (mia madre) nata nel 1923, Francesco detto Chino (1925), Giuseppina (1926), Rosina (1934), Salvatore (1937), Giuseppe (1934) e Vittorio (1941).<br \/>\nIl secondogenito era Sisto, il babbo di Anna. Lui e Maria avevano quattro figli: Renato (1926), Anna (1929), Ester (1932) e Antonio (1935).<br \/>\nGli avvenimenti di quel giorno lontano sono stati ricostruiti con difficolt\u00e0\u00a0. Mia madre non ha mai voluto liberarsi del macigno di quei ricordi: solo lei pu\u00f2 sapere quanto pesino certe esperienze. Dopo oltre cinquant\u2019anni, un po\u2019 alla volta, qualcosa sono riuscita a strappare. Insistere, per\u00f2, sarebbe forse troppo crudele.<br \/>\nHo cercato allora libri e documenti (molto utile la collaborazione del direttore della biblioteca di Gambettola) e le testimonianze di persone coinvolte in maniera meno diretta: parenti pi\u00f9 lontani o conoscenti che abitavano in quella zona. Tutti hanno un ricordo molto chiaro e preciso di quei giorni tragici.<br \/>\nLa cittadina \u00e8 stata colpita duramente dai bombardamenti ed ha pagato con un numero elevatissimo di caduti civili il passaggio del fronte.<br \/>\nIl dramma dei Cenni, comunque, \u00e8 nella memoria collettiva l\u2019episodio pi\u00f9 cruento del passaggio del fronte. I nove morti dei Giavarein riposano nel cimitero di Gambettola, e sono ricordati con lapidi all\u2019ingresso del Palazzo del Comune e nel Monumento ai Caduti.<br \/>\nIl 15 ottobre 1995, per celebrare il 51\u00b0 anniversario della liberazione di Gambettola, l\u2019Amministrazione Comunale ha consegnato ai familiari, durante una semplice cerimonia, nove medaglie al valore, rendendo cos\u00ec loro l\u2019onore della cittadinanza.Anna \u00e8 pi\u00f9 grande di me: \u00e8 stata insegnante alle scuole superiori ed ora \u00e8 in pensione.<br \/>\nI suoi genitori sono morti quando lei aveva circa 30 anni. Sente molto la mancanza di riferimenti familiari come avrebbero potuto essere i suoi fratelli pi\u00f9 grandi.<br \/>\nL\u2019ultima volta ci eravamo viste quando io ero in seconda elementare e lei stava studiando all\u2019universit\u00e0\u00a0.<br \/>\nDopo oltre trent\u2019anni, ci siamo reincontrate recentemente al funerale di uno zio. Rispolverando ricordi comuni, abbiamo scoperto una sorta di \u201cfeeling\u201d basato, probabilmente, sui geni in comune.<br \/>\nE\u2019 nata una bella e preziosa amicizia.<\/p>\n<p>Dopo aver letto le prime puntate della \u201cfavola della tela\u201d da me pubblicate sul Ponte, Anna ha scritto questa lettera.<\/p>\n<p>Cara Cristina,<br \/>\nHo molto apprezzato gli articoli che ripercorrono la storia della tela che hai scritto per \u201cIl Ponte\u201d.<br \/>\nMi sono commossa guardando le foto: quella della donna che fila ha fatto riaffiorare in me uno dei miei primi ricordi (che risale a quando avevo due o tre anni). Un ricordo in bianco e nero, proprio come la foto riprodotta sul giornale. Ma non perch\u00e9 la patina del tempo abbia sbiadito le tinte di quel ricordo (dei fiori di allora rammento perfettamente colori e profumi), ma per il fatto che mia madre vestiva sempre di nero per la morte dei miei fratelli. Un segno di lutto, non solo esteriore, durato a lungo nel tempo.<br \/>\nCome per un incanto ho rivisto i fusi, alcuni pieni ed altri vuoti, adagiati nella \u201cpanar\u00e8ta\u201d, la rocca di canna. E una donna vestita di nero, mia madre, che mi volta le spalle e piange i suoi figli che non ci sono pi\u00f9, mentre fa girare vorticosamente il fuso su cui raccoglie la lana filata.<br \/>\nHo provato una grande nostalgia ed ho versato qualche lacrima, peraltro salutare. Ma complessivamente \u00e8 stata una dolce sensazione perch\u00e9 comunque lei stava lavorando per me e questo voleva dire che la mia nascita aveva ridato uno scopo alla sua vita, altrimenti disperata.<br \/>\nQueste sono state le mie emozioni, ma nella maggior parte dei tuoi fedelissimi lettori sicuramente avrai risvegliato ricordi di tutt\u2019altro genere.<br \/>\nAnche le tue \u201cmemorie viventi\u201d, parlandoti della tela e della canapa, avranno ricordato piacevolmente la loro giovinezza, accennando magari anche alle storie con \u201ce\u2019 furmai\u201d (le prese in giro) che gli anziani nelle lunghe sere d\u2019inverno raccontavano nelle stalle dei contadini per intrattenere i pi\u00f9 giovani e le donne che filavano.<br \/>\nE la tua mamma ti avr\u00e0\u00a0 parlato delle ricette gastronomiche e mediche, oggi vanto dei ristoranti alla moda e dei centri omeopatici, in uso nelle grandi famiglie patriarcali al tempo in cui si coltivava e si lavorava la canapa.<br \/>\nContinua ad approfittare di quelle preziose fonti, perch\u00e9 sono vere e proprie \u201cenciclopedie\u201d cui attingere informazioni.<br \/>\nTi serviranno a non dimenticare il passato, vivere con saggezza il presente e fare progetti per il futuro con il giusto equilibrio.<\/p>\n<p>M\u2019hai chiesto, un giorno, di raccontarti la storia di quella tragedia che ha coinvolto le nostre mamme, basandomi su quanto avevo sentito raccontare.<br \/>\nOggi ci provo.<\/p>\n<p>Bench\u00e9 mia madre fosse una donna umile, schiva e con uno spiccato senso del pudore, ritengo che la sua storia, un po\u2019 speciale, vada raccontata. Se non altro per rendere onore a lei e a tutte quelle donne che da sempre lottano quotidianamente, trepidano e soffrono per i loro figli.<br \/>\nMaria nacque a Verucchio, antica terra dei Malatesta, il 29 gennaio del 1906, terza dei sei figli di Antonio Giuccioli e Lucia Guaitoli. La sua era una modestissima famiglia di contadini (detti \u201cMarc\u00f2in\u201d). Tutti i figli, tre maschi e tre femmine, vennero educati con amoroso rigore all\u2019onest\u00e0\u00a0, alla laboriosit\u00e0\u00a0 ed al rispetto reciproco. Non sempre ebbero di che sfamarsi, ma la loro povert\u00e0\u00a0 fu in ogni caso vissuta con grande dignit\u00e0\u00a0.<br \/>\nMaria aveva diciotto anni quando conobbe Sisto, nato nella Tenuta Amalia di Verucchio il 3 giugno 1903. Era il sesto degli otto figli dei coloni Antonio Cenni e Lucia Bernardi.<br \/>\nLei era una ragazza molto in gamba. Lui se ne rese subito conto e non esit\u00f2 a farsi avanti.<br \/>\nMaria aveva frequentato la scuola con profitto fino alla quarta elementare. Aveva anche imparato a lavorare nei campi ed era esperta nei lavori domestici. Sapeva cucinare, filare, tagliare e cucire, ricamare, lavorare a maglia e all\u2019uncinetto. Rispetto alle sue coetanee, aveva anche una marcia in pi\u00f9, perch\u00e9 era un\u2019abile tessitrice. All\u2019epoca doti importantissime, se si tiene conto che lenzuola, camicie, calze venivano fatte a mano in casa.<br \/>\nSisto, da parte sua, aveva frequentato la scuola con ottimi risultati fino alla terza elementare. Aveva per\u00f2 dovuto rinunciare alla quarta perch\u00e9 nei campi c\u2019era bisogno anche del suo aiuto.<br \/>\nEra un giovane onesto, gran lavoratore ed estremamente abile nel fare cesti di vimini (al gheibi e al zviri) usati dai contadini per trasportare il foraggio per le bestie e custodire chiocce e pulcini.<br \/>\nMaria e Sisto si piacquero e si apprezzarono vicendevolmente.<br \/>\nIl fidanzamento fu breve per motivi logistici: la famiglia Cenni ebbe l\u2019occasione di trasferirsi da Verucchio a Gambettola su di un podere in pianura, molto pi\u00f9 esteso di quello coltivato fino a quel momento. Era un\u2019opportunit\u00e0\u00a0 da non perdere. Decisero dunque di sposarsi subito. Tanto pi\u00f9 che i trenta chilometri fra Gambettola e Verucchio erano una distanza considerevole, specialmente quando l\u2019unico mezzo di trasporto a disposizione era la bicicletta. In pi\u00f9, le due braccia giovani di Maria sarebbero state una risorsa preziosa per il lavoro sul nuovo podere.<br \/>\nIl matrimonio fu celebrato nell\u2019aprile del 1925: lei aveva diciannove anni e lui ventidue. In quegli anni la famiglia Cenni (detti \u201cGiavar\u00e9n\u201d) era gi\u00e0\u00a0 patriarcale: formata da dodici adulti e sette bambini. In seguito sarebbe arrivata a contare anche trentadue componenti.<br \/>\nNel marzo del 1926 nacque il loro primo figlio, Renato. In seguito ne ebbero altri cinque, ma nel 1944, quando ormai la seconda guerra mondiale sembrava volgere al termine, solo quattro erano viventi: Renato, Anna, Ester e Antonio.<br \/>\nNella casa colonica che dominava il podere di via Branchise oltre ai miei genitori ed ai loro quattro figli all\u2019epoca viveva il nonno Antonio, stimato capofamiglia e reggitore (arzdor), che era vedovo dal 1931.<br \/>\nCon loro, anche la famiglia del primogenito Domenico, formata dalla moglie Teresina e dai sette figli, di cui uno, Francesco, era lontano poich\u00e9 chiamato alle armi. La maggiore dei ragazzi era Pierina, poi c\u2019era Giuseppina, Rosina, Salvatore, Giuseppe ed il piccolo Vittorio.<br \/>\nIn tutto sedici persone, di et\u00e0\u00a0 compresa fra i settantadue ed i due anni.<br \/>\nQuelli della guerra furono anni difficili per tutti. Per la famiglia Cenni in particolare: sub\u00ec uno spietato saccheggio dei bauli che custodivano i corredi delle donne e dovette cedere le modeste risorse alimentari ancora disponibili alle truppe tedesche acquartierate nella grande casa colonica. Non fu impresa semplice tenere nascoste le ragazze della famiglia per sottrarle alle violenze. Gli uomini dovettero sopportare minacce, maltrattamenti e privazioni di ogni genere, Il peggio, per\u00f2, doveva ancora venire.<br \/>\nIl 25 settembre 1944 si consum\u00f2 una terribile tragedia: un bombardamento decim\u00f2 la famiglia. Morirono in nove. I pi\u00f9 soffocati nel rifugio dove avevano creduto di mettersi in salvo. Gli altri, accorsi in loro aiuto, dilaniati dalle bombe. Della grande famiglia Cenni erano morti, quel giorno, il reggitore Antonio, suo figlio Domenico insieme ai tre figli Salvatore, Giuseppe e Rosina, tutti quattro i figli di Sisto e Maria.<br \/>\nNon conosco i particolari di tanta sventura. So per\u00f2 che fu causa di un dolore atroce ed indescrivibile. Un dolore che non si plac\u00f2 mai, neanche col passare del tempo. I superstiti, alcuni anche feriti, pietosamente composero le salme e diedero loro un\u2019umile sepoltura nel cimitero, incuranti delle bombe che continuavano a bersagliare il paese.<br \/>\nAppena venti giorni dopo, il 15 ottobre 1944, il comune di Gambettola veniva liberato.<br \/>\nSisto e Maria, cui erano morti tutti i quattro figli, insieme a Teresina, che aveva perso il marito Domenico e tre dei suoi sette figli, si rimboccarono le maniche e, come automi, bonificarono i campi dalle bombe e seminarono il grano.<br \/>\nMa poi, non essendo pi\u00f9 in forze sufficienti per lavorare un podere cos\u00ec grande, di comune accordo decisero di andarsene da Bulgarn\u00f2.<br \/>\nDopo aver trovato una sistemazione, il pi\u00f9 possibile dignitosa, per la cognata Teresina ed i suoi figli, Sisto e Maria accettarono di trasferirsi a Cesena presso l\u2019essiccatoio del tabacco, di propriet\u00e0\u00a0 dell\u2019Ospedale.<br \/>\nCome custodi dello stabilimento ebbero l\u2019uso gratuito dell\u2019abitazione, ma non fu assegnato loro alcun stipendio.<br \/>\nAvevano una casa in cui abitare, ma erano rimasti soli, ancora sotto shock, disorientati e senza uno scopo.<br \/>\nSisto cominci\u00f2 a lavorare come operaio saltuario. Ma quando tornava non trovava nulla da mangiare perch\u00e9 la sua Maria aveva vagato nel grande cortile antistante la casa, come sperduta, tra lamenti, lacrime e grida di dolore.<br \/>\nI parenti cercarono di consolarli, ma invano. Alla fine, come ultima risorsa, pregarono il buon Dio perch\u00e9 concedesse un altro figlio a quella coppia tanto sfortunata.<br \/>\nFurono esauditi. Io nacqui una domenica sera, il 9 settembre 1945 e fui chiamata Anna Ester, come le mie due sorelle scomparse.<br \/>\nMia madre aveva trentanove anni, mio padre quarantadue. Le loro tempie erano gi\u00e0\u00a0 grigie ed il cuore lacerato da un dolore incommensurabile.<br \/>\nQuando Maria rimase incinta era affranta al punto da non rendersi conto che sarebbe diventata madre un\u2019altra volta. Usc\u00ec dalla sua catalessi solo dopo il parto, quando mi sent\u00ec piangere ed avvert\u00ec il mio respiro vicino al suo viso.<br \/>\nIo ero viva!<br \/>\nDa quel momento anche i miei genitori rinacquero a nuova vita: dovevano lavorare per me.<br \/>\nEro piccolissima, ma ricordo bene che la mamma, durante il giorno, mi sistemava sulla tavola in cucina, puntellata da due cuscini per evitare cadute. Intanto lei filava instancabile o lavorava a maglia.<br \/>\nTante volte l\u2019ho vista piangere e l\u2019ho sentita chiamare i miei fratelli.<br \/>\nNon ho mai osato chiederle di raccontarmi cosa e come fosse accaduto.<br \/>\nAgli occhi della gente io sono sempre stata una figlia unica. Nella realt\u00e0\u00a0 non era cos\u00ec, perch\u00e9 i miei fratelli sono sempre stati presenti nella mia famiglia ed io li ho molto amati.<br \/>\nMia madre mi ha cresciuta in modo spartano, senza indulgere ad alcuna forma di permissivismo: avrei dovuto cavarmela da sola anche nel caso lei ed il babbo fossero morti prematuramente. Per garantirmi un futuro migliore del loro mi fecero studiare. Io, con non pochi sacrifici, mi impegnai in modo da non deludere le loro aspettative.<br \/>\nNei trent\u2019anni che seguirono quel tragico 25 settembre Maria dovette sopportare il dolore di altri lutti: la scomparsa prematura di due fratelli, di una sorella e di un nipote appena diciottenne.<br \/>\nIl 19 aprile 1976 mor\u00ec anche mio padre.<br \/>\nQualche mese dopo a mia madre fu diagnosticato un male incurabile all\u2019occhio sinistro. La sua agonia, lenta e dolorosissima negli ultimi mesi, dur\u00f2 fino all\u201911 febbraio 1980, quando raggiunse i suoi amati figli ed il compagno della sua vita.<br \/>\nCos\u2019\u00e8 rimasto a me?<br \/>\nUn\u2019eredit\u00e0\u00a0 preziosa: i ricordi e gli insegnamenti. Ma, soprattutto, l\u2019esempio di una vita vissuta con dignit\u00e0\u00a0 e con grande dirittura morale.<br \/>\nSono orgogliosa di avere avuto come genitrice lei, una vera madre-coraggio.<br \/>\nOggi, che anch\u2019io sono madre, nonostante i miei cinquantaquattro anni ogni tanto vorrei tornare bambina: ho una grande nostalgia delle sue carezze, specialmente quando sono triste e mi sento sola.<br \/>\nQuanto mi consolerebbero!<br \/>\nGuardo e tocco le tele che lei ha tessuto per me fra le lacrime. Quelle tele che ho visto nascere dalle sue mani.<br \/>\nLe accosto al viso. Riesco a sentire l\u2019odore ed il calore del suo abbraccio\u2026<\/p>\n<p>Dai ricordi di alcuni testimoni gambettolesi<\/p>\n<p>(raccolti da Paolo Severi, maestro di Gambettola, storico, scrittore)<\/p>\n<p>\u201cNella casa dei Cenni erano sistemate artiglierie tedesche, come pure nelle tre case poco lontane. Altra artiglieria era sparsa nella zona. Particolarmente nel canneto che sorgeva lungo il fiume Pisciatello. Nel punto in cui questo lasciava via Branchise e, formando un\u2019ansa, si dirigeva verso la marina. La \u2018cicogna\u2019 (il piccolo aereo da ricognizione) doveva aver fatto un buon lavoro, dando le utili segnalazioni sulle numerose postazioni tedesche. Nel rifugio, costruito alla deviazione a nord della via Branchise, coi Cenni c\u2019erano altri sfollati\u2026\u201d<\/p>\n<p>\u201cI nove morti dei Cenni vennero ammucchiati su un carro trainato da buoi. Qualche asse, forse, li divise nella sepoltura\u2026\u201d<\/p>\n<p>\u201cFrancesco, che era alle armi, a fine guerra torn\u00f2 a casa, trovandola vuota. Non aveva saputo cosa, come e quando era avvenuto ai suoi cari!\u201d<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>S\u00ec, \u00e8 vero: bisogna guardare al futuro, basta con queste storie del passato, del \u201csi stava meglio quando si stava peggio\u2026\u201d Ma certi avvenimenti del passato non vanno dimenticati. E\u2019 dovere civile (e del cuore) volgere lo sguardo indietro, ogni tanto. Nel 1944, in questi giorni, il territorio a Nord del fiume Marecchia era campo [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"nf_dc_page":"","_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_post_was_ever_published":false},"categories":[5,22,3,26,17,1,24,2],"tags":[66,342,70,563],"class_list":["post-1763","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-anziani","category-dialetto","category-donne","category-famiglia","category-libri","category-parole-in-liberta","category-rimini","category-romagna","tag-gambettola","tag-guerra","tag-mamma","tag-romagna"],"jetpack_featured_media_url":"","jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/pBsIj-sr","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack-related-posts":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cristella.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1763","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cristella.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cristella.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cristella.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cristella.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1763"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.cristella.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1763\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1764,"href":"https:\/\/www.cristella.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1763\/revisions\/1764"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cristella.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1763"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cristella.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1763"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cristella.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1763"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}