{"id":1655,"date":"2012-05-22T16:44:25","date_gmt":"2012-05-22T14:44:25","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cristella.it\/blog\/?p=1655"},"modified":"2012-05-27T17:50:44","modified_gmt":"2012-05-27T15:50:44","slug":"bona-la-riccia-e-le-altre","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cristella.it\/blog\/2012\/05\/22\/bona-la-riccia-e-le-altre\/","title":{"rendered":"Bona, la Riccia e le altre"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.libreriauniversitaria.it\/libri-autore_delucca+oreste-oreste_delucca.htm\"><strong>Oreste de Lucca<\/strong> <\/a>\u00e8 un noto storico e ricercatore\u00a0dall&#8217;attenzione certosina ai particolari, cos\u00ec come richiede la sua passione. L&#8217;ambito temporale che ama di pi\u00f9 \u00e8 quello del Medioevo. Il territorio, manco a dirlo, \u00e8 il riminese. Ha pubblicato numerosi lavori e collabora con diversi periodici. Di recente un suo articolo, dalle pagine del quindicinale &#8220;<a href=\"http:\/\/www.chiamamicitta.net\/1000\/4490\/notizie\/Rimini\/Delucca_Oreste\/articolo\/Via_del_porto_ce_una_graziosa.html\">Chiamami Citt\u00e0&#8221;, <\/a>ha fatto l&#8217;occhiolino a Cristella. Tenuto in <em>stand by<\/em> per un mesetto, \u00e8 ora di linkarlo. Anzi, di copia-incollarlo (che cos\u00ec si fa prima a leggerlo&#8230;).<\/p>\n<p>E&#8217; carino, vero? Buona lettura!<\/p>\n<p>&#8220;Via del porto c&#8217;\u00e8 una graziosa&#8230;&#8221; (Chiamami Citt\u00e0 del 18 aprile 2012) di <a title=\"Tutti gli articoli scritti da Oreste Delucca\" href=\"http:\/\/www.chiamamicitta.net\/128\/notizie\/Delucca_Oreste\/articoli.html\">Oreste Delucca<\/a><\/p>\n<p><strong>La prostituzione a Rimini nel medio evo<\/strong><\/p>\n<p>Le meretrici confinate a Borgo Marina fra &#8220;ribaldi, lenoni e ubriachi dediti a baruffe&#8221;.<\/p>\n<p>Sul finire del Medioevo &#8211; e per vari secoli a seguire &#8211; la prostituzione a Rimini \u00e8 stata relegata nella zona del porto. <!--more-->Una indagine relativa al Quattrocento attesta che, a quel tempo, nel borgo di Marina esistevano solo 2 case e 5 casupole di abitazione, a fronte di 39 magazzini per il ricovero delle merci in arrivo o in partenza, 3 osterie e 6 cantine. Quindi il borgo non aveva carattere residenziale.<br \/>\nInoltre, stando agli Statuti comunali del 1334, era frequentato da una moltitudine di ribaldi, lenoni, meretrici e ubriachi sempre dediti a baruffe (<em>gentes vilissime, videlicet rubaldi, lenones, meretrices et homines ebriosi qui cotidie rissantur<\/em>); al punto che qui il balitore (cio\u00e8 il responsabile di contrada) non era tenuto a denunciare le ingiurie e le risse, come si doveva fare nelle altre aree della citt\u00e0, ma solamente gli omicidi e i ferimenti con arma metallica.<br \/>\nDunque, era il posto giusto per collocare il postribolo, senza sollevare proteste da parte della popolazione. Il borgo, sviluppatosi all&#8217;esterno del muro cittadino, aveva due strade principali dirette al mare che si incrociavano con una serie di vie parallele alla costa. Il postribolo era situato in una di queste ultime, corrispondente press&#8217;a poco all&#8217;odierna via Roma. Poi aveva sub\u00ecto uno spostamento verso mare, tanto che due strade parallele si chiamavano rispettivamente: via del Postribolo Vecchio e via del Postribolo Nuovo.<br \/>\nAlcuni documenti del 1490 e 1491 permettono anche di capire come era strutturato l&#8217;edificio <em>ad usum lupanaris<\/em>, dove risiedevano le <em>puelle sive meretrices<\/em>: il fabbricato comprendeva cinque camerette a destra e cinque a sinistra, divise da un corridoio centrale che davanti aveva l&#8217;ingresso e dietro l&#8217;uscita. Le fonti lo descrivono dichiarandolo <em>prout est consuetum<\/em>, cio\u00e8 precisando che era la conformazione tipica dei postriboli di allora e non solo di quello riminese.<br \/>\nLa gestione veniva assegnata per bando pubblico, al miglior offerente, il quale doveva pagare ogni anno il cosiddetto &#8220;dazio del postribolo&#8221;, commisurato agli introiti presunti. Che non sempre si realizzavano, come si verific\u00f2 ad esempio nel 1464 allorquando Pietro di Cola, assuntore in quegli anni, ottenne uno sconto da Sigismondo Malatesta perch\u00e9 a causa della guerra, di una epidemia e di altri accidenti, gli incassi erano stati magri. Il dazio del postribolo era oggetto di trasferimento e negoziazione come ogni altro bene, tanto che &#8211; per una serie di passaggi fortuiti &#8211; nel 1416 era giunto in eredit\u00e0 ai monaci di S. Agostino i quali, dopo un po&#8217;, pensarono bene di disfarsene, giudicando <em>non esse honestum neque congruum vel iustum continuare a tenerlo<\/em>.<br \/>\nQuantunque la prostituzione fosse una attivit\u00e0 legale e consentita, per rispetto alla religione un apposito decreto disponeva che, in occasione delle festivit\u00e0 solenni, il lupanare rimanesse chiuso. Inoltre, per evitare la diffusione del fenomeno nelle varie contrade cittadine, gli Statuti medievali di Rimini imponevano che le meretrici risiedessero nel postribolo medesimo o in edificio loro espressamente assegnato. Nessuno poteva alloggiarle in case private, n\u00e9 dare alloggio ad eventuali loro protettori o protettrici; il proprietario che trasgrediva, si vedeva scoperchiare la casa e i relativi coppi diventavano bene di tutti. A loro volta le meretrici ed i loro protettori, se scoperti ad abitare in citt\u00e0, incorrevano nella pena di 10 lire e, non pagando, subivano la fustigazione in pubblico e la successiva espulsione. Agli inizi del Cinquecento le Riformanze Comunali, aggiornando gli antichi Statuti, hanno assegnato la giurisdizione su ruffiani e<em> putane<\/em> direttamente al Capitano del Porto, che aveva la sua sede vicino alla chiesa di S. Nicol\u00f2 e poteva controllare pi\u00f9 da vicino i &#8220;traffici&#8221; portuali.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Bona, la Riccia e le altre<\/strong><br \/>\nQua e l\u00e0, le carte d&#8217;archivio permettono di conoscere il nome e la provenienza di qualche<em> puella<\/em> in attivit\u00e0 nel lupanare riminese: Polonia da Venezia, detta la Riccia, nel 1393; Bona da Sebenico, nel 1394; Elena slava e Isabetta da Zagabria, nel 1440; Beatrice dal Brabante, nel 1441; Simona da Mantova, nel 1493.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Oreste de Lucca \u00e8 un noto storico e ricercatore\u00a0dall&#8217;attenzione certosina ai particolari, cos\u00ec come richiede la sua passione. L&#8217;ambito temporale che ama di pi\u00f9 \u00e8 quello del Medioevo. Il territorio, manco a dirlo, \u00e8 il riminese. Ha pubblicato numerosi lavori e collabora con diversi periodici. 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