{"id":1598,"date":"2012-02-21T17:18:53","date_gmt":"2012-02-21T15:18:53","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cristella.it\/blog\/?p=1598"},"modified":"2012-02-29T19:02:31","modified_gmt":"2012-02-29T17:02:31","slug":"perche-certe-cose-succedono-solo-in-dialetto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cristella.it\/blog\/2012\/02\/21\/perche-certe-cose-succedono-solo-in-dialetto\/","title":{"rendered":"Perch\u00e9 certe cose succedono solo in dialetto&#8230;"},"content":{"rendered":"<p>&#8220;<em>Certe cose succedono solo in dialetto<\/em>&#8221; diceva <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Raffaello_Baldini\">Raffaello Baldini <\/a>a chi gli chiedeva perch\u00e9 si ostinava a scrivere poesie in tale lingua e non passasse invece all&#8217;italiano.<\/p>\n<p>E&#8217; vero. Il dialetto \u00e8 la lingua della pancia, quella che viene fuori spontaneamente quando ci arrabbiamo o ci emozioniamo&#8230; E&#8217;\u00a0 &#8220;lingua madre&#8221; in senso puro.<\/p>\n<p>La pensa cos\u00ec anche <strong><a href=\"http:\/\/www.dialettiromagnoli.it\/autore.php?id=2&amp;m0=submenu13&amp;m1=submenu26\">Francesco Gabellini<\/a><\/strong>, <!--more-->che venerd\u00ec 24 febbraio sar\u00e0 al <a href=\"http:\/\/www.cortecorianoteatro.it\/\"><strong>Teatro Corte di Coriano<\/strong> <\/a>con lo spettacolo &#8220;<em>La f\u00e8ma<\/em>&#8221; (la fame).<\/p>\n<p>Si tratta dell\u2019anteprima de \u201c<em>La f\u00e8ma\u201d,<\/em> una nuova commedia del\u00a0poeta e drammaturgo riccionese. Lo spettacolo, prodotto dalle compagnie teatrali associate in Citt\u00e0 Teatro e sostenuto dalla <strong>Fondazione Corte Coriano Teatro<\/strong> e dalla <strong>Provincia di Rimini<\/strong>, \u00e8 frutto dei due anni de <em>La But\u00e8ga<\/em>, laboratorio sul dialetto come lingua di scena, coordinato da Giorgia Penzo e Francesca Airaudo e svoltosi a Coriano, che ha messo a confronto appassionati della lingua romagnola con attori e scrittori, alla ricerca di una nuova forma di drammaturgia in dialetto.<\/p>\n<p>Il testo di Francesco Gabellini racconta con la forza poetica, comica e a tratti surreale che contraddistingue la sua scrittura, i retroscena di un banchetto di nozze andato in fumo, con tanto di sposa fuggita, camerieri in subbuglio, tartine smozzicate e baci rapiti, per riempire una fame che non \u00e8 solo d&#8217;amore&#8230;<\/p>\n<p>Il regista Davide Schinaia dei personaggi de <em>La f\u00e8ma<\/em> dice: \u201cSono come pesci in un acquario, chiusi nel loro piccolo ristorante, che immagino isolato sulle colline dell&#8217;entroterra riminese, senza possibilit\u00e0 di fuga, se non qualche illusorio \u2018salto\u2019 fuori dall&#8217;acqua, per sognare un&#8217;alternativa che non viene mai seriamente intesa\u201d.<\/p>\n<p>A proposito del testo dichiara che \u201cAldil\u00e0 della storia che narra &#8211; e con cui \u00e8 tutt&#8217;uno &#8211; mi interessa per la lingua, un dialetto che vivo da straniero e che per questo mi sorprende, prima che per i suoi significati, per i suoni che produce, per i suoi scioglilingua, per l&#8217;alternarsi di momenti soffici e spigolosi. <strong>Ci sono espressioni che hanno senso solo in dialetto<\/strong>, perch\u00e9 \u00e8 il suono che le autorizza ad esistere, e l&#8217;insieme di quei suoni svela anche un modo di pensare e di vivere, in altre parole l&#8217;identit\u00e0 di chi parla. Quando si ha per le mani un testo in dialetto &#8211; nello specifico in dialetto di area riminese &#8211; si ha la sensazione di leggere fra le righe \u2018maneggiare con cura\u2019, e questo per due motivi: in primo luogo per il rispetto che si dovrebbe avere proprio verso quella identit\u00e0, e poi perch\u00e9 la comicit\u00e0 inscritta nei modi di dire e nei ritmi della parola attrae vertiginosamente verso la farsa. Allora emerge la necessit\u00e0 di cercare direzioni diverse, magari proprio a partire da come la parola si presenta anche a chi non la capisce, dal suo suono, per provare a percepire la sua vibrazione emotiva&#8221;.<\/p>\n<p>Il lavoro su <em>La f\u00e9ma<\/em> si colloca in un percorso a tappe, partito due anni fa con un laboratorio sul dialetto &#8211; <em>La but\u00e9ga <\/em>&#8211; e finalizzato alla messa in scena del testo redatto da Francesco Gabellini. Questa anteprima rappresenta una fondamentale occasione di confronto con il pubblico, utile a spingere il nostro lavoro oltre pratiche consolidate, per cercare soluzioni in divenire al problema del dialetto come lingua teatrale.<\/p>\n<p>Per <strong>Francesco Gabellini<\/strong> al Teatro in dialetto significa \u201cpensare anche a un Teatro che, nonostante la difficolt\u00e0 di comprensione e la mancanza di una tradizione che gli abbia in qualche modo conferito uno statuto di lingua teatrale, possa uscire dai confini della Romagna, perch\u00e9 non credo che le barriere linguistiche siano muri insormontabili. Qualcuno mi potrebbe anche obiettare che allora potrei anche scrivere in italiano e il compito mi risulterebbe pi\u00f9 semplice. <strong>Ma il risultato non sarebbe sicuramente lo stesso<\/strong>. S\u00ec, \u00e8 vero, sono, ancora una volta<strong>, d\u2019accordo con Baldini, che non tutto si pu\u00f2 dire in dialetto, ma ci sono cose che vanno dette proprio in quel modo e in nessun altro<\/strong>. A queste cose mi sento molto legato. Credo che il Teatro sia un patrimonio di tutti e che chi lo fa si debba porre due importanti obiettivi: lavorare per la qualit\u00e0 dello spettacolo e allo stesso tempo cercare di portare a Teatro la gente, anche quella comune che a Teatro non ci va pi\u00f9, ma si lascia distrarre dai potenti \u201cmezzi di distrazione di massa.\u201d In questa difficile impresa credo che il dialetto potrebbe esserci d\u2019aiuto\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Certe cose succedono solo in dialetto&#8221; diceva Raffaello Baldini a chi gli chiedeva perch\u00e9 si ostinava a scrivere poesie in tale lingua e non passasse invece all&#8217;italiano. E&#8217; vero. 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