{"id":1549,"date":"2011-12-30T23:28:55","date_gmt":"2011-12-30T21:28:55","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cristella.it\/blog\/?p=1549"},"modified":"2011-12-30T23:28:55","modified_gmt":"2011-12-30T21:28:55","slug":"bon-de-bon-an-ch%e2%80%99aviva-dla-furtona-par-tot-l%e2%80%99an","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cristella.it\/blog\/2011\/12\/30\/bon-de-bon-an-ch%e2%80%99aviva-dla-furtona-par-tot-l%e2%80%99an\/","title":{"rendered":"Bon d\u00e9, bon an, ch\u2019av\u00ecva dla furtona par tot l\u2019an!"},"content":{"rendered":"<p>A grande richiesta\u2026 ri-ecco a voi le antiche usanze romagnole del 31 dicembre e del primo gennaio.<br \/>\nDa notare, nelle ultime righe di questo post, l\u2019origine della poca considerazione per le donne che esiste tuttora.<\/p>\n<p>Vabb\u00e8, Buon Anno a tutti. Alle donne in particolare!<\/p>\n<p><strong>Testo tratto da\u00a0<\/strong><em><strong>Gianni Quondamatteo e Giuseppe Bellos<\/strong><\/em><em><strong>i<\/strong><\/em><strong>, Romagna Civilt\u00e0. Vol. I \u2013 Cultura contadina e marinara, Grafiche Galeati Imola, 1977.<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019ultimo giorno dell\u2019anno le donne\u00a0si guardavano \u00a0dal lasciare incompiuto un lavoro gi\u00e0 intrapreso. Si traevano ora gli auspici per l\u2019anno venturo. Cos\u00ec ne descrive uno il Bagli: L\u2019ultimo giorno dell\u2019anno prendono tre fagioli. Ne tengono uno colla buccia, ne pelano un altro a met\u00e0, e l\u2019ultimo per intero, poi lo chiudono in un cartoccio, e li mettono la sera sotto il capezzale del capo di casa. La mattina del primo giorno dell\u2019anno riprendono \u00a0il cartoccio, poi fanno estrarre da un bambino uno dei tre fagioli. Se esce quello colla buccia \u00e8 segno di fortuna per tutto l\u2019anno, se quello con met\u00e0 buccia significa mediocre fortuna, se esce quello senza buccia affatto significa disgrazia\u201d.<\/p>\n<p>Altri auspici si traevano il primo dell\u2019anno con questo gioco, pure raccolto dal Bagli:<\/p>\n<p>\u201cNascondono una chiave, dell\u2019acqua, della cenere e un anello; poi quegli che ha nascosto la roba manda gli altri a cercarla, e chi trova la chiave \u00a0sar\u00e0 fortunato tutto l\u2019anno; chi l\u2019anello dovr\u00e0 farsi lo sposo nel corso dell\u2019anno; chi trova l\u2019acqua pianger\u00e0 tutto l\u2019anno; e finalmente chi trova la cenere dovr\u00e0 morire\u201d:<\/p>\n<p>E sempre in tema di pronostici scriveva il Placucci:<\/p>\n<p>\u201cSono vigilanti li contadini, tanto uomini che donne, nel sortire di casa nel primo giorno dell\u2019anno a rimarcare il soggetto che incontrano per il primo, desumendo da tale incontro un preludio o fausto o funesto per le vicende dell\u2019anno intero.<\/p>\n<p>&#8211; Se incontrano un povero, \u00e8 un augurio cattivo.<\/p>\n<p>&#8211; Se incontrano un benestante, e dabbene, presagisce un buon anno.<\/p>\n<p>&#8211; Incontrandosi in un vecchio significa morte di qualcuno della famiglia entro l\u2019anno; quale presagio si ha incontrandosi in un prete da uomini, fanciulli, o donne maritate.<\/p>\n<p>&#8211; All\u2019opposto, se una giovane nubile, od una vedova s\u2019incontra in un prete, \u00e8 segno che in quell\u2019anno deve unirsi in matrimonio.\u201d<\/p>\n<p>Oltre che trarre auspici si cercava di propiziarsi a Capodanno l\u2019anno nuovo, iniziandolo bene. Si mangiava l\u2019uva appassita bianca perch\u00e9 portava denari, si facevano un po\u2019 tutti i lavori soliti perch\u00e9 poi riuscissero bene nel corso dell\u2019anno.<\/p>\n<p>Il Placucci ricorda anche l\u2019usanza di dare il buon anno e afferma che al suo tempo questo augurio si costumava \u2018solo fra fra gli anziani ed i capi delle ville\u2019, i quali, incontrandosi tra loro, dicevano\u00a0<em>\u2018Bon d\u00e9, bon an<\/em>\u2018 e si rispondevano a vicenda \u2018<em>D\u00ec u z\u2019e cunz\u00e9da<\/em>\u2018 (Dio ce lo conceda).<\/p>\n<p>Ma ancora fino a pochi anni fa nelle nostre campagne i bambini maschi usavano portare il buon anno a tutte le famiglie dei propri dintorni ricevendo in cambio denari e zuccherini: cominciavano a far dell\u2019alba, spesso a gruppi, per poter visitare il maggior numero di case possibile e racimolare un gruzzolo consistente.<\/p>\n<p>E l\u2019augurio veniva espresso con una strofetta, diversa a secondo delle localit\u00e0. Eccone una raccolta nella Romagna bassa:<\/p>\n<p><em>Bon d\u00e9, bon an, bona furtona,<\/em><\/p>\n<p><em>int la stala, int e\u2019 stal\u00e8t,<\/em><\/p>\n<p><em>int la bisaca de curp\u00e8t<\/em>.<\/p>\n<p>(Buon giorno, buon anno, buona fortuna, nella stalla e nello stabbiuolo, nella tasca del corpetto).<\/p>\n<p>Non mancavano i versi ai contadini oppressi dal padrone:<\/p>\n<p><em>Bon d\u00e9, bon an,<\/em><\/p>\n<p><em>ch\u2019av\u00ecva dla furtona par tot l\u2019an<\/em><\/p>\n<p><em>ch\u2019aviva de gr\u00e8n, de furmint\u00f2n,<\/em><\/p>\n<p><em>e pu ch\u2019av\u00ecva ch\u2019uv mura e padron!<\/em><\/p>\n<p>(Buon giorno, buon anno, abbiate della fortuna per tutto l\u2019anno, abbiate del grano, del formentone, e poi vi muoia il padrone!).<\/p>\n<p>Se poi non ricevevano nulla in cambio delle loro prestazioni, i bambini si allontanavano gridando:<\/p>\n<p><em>Bon d\u00e9, bon an,<\/em><\/p>\n<p><em>ch\u2019uv mura la sumara int e\u2019 cap\u00e0n!<\/em><\/p>\n<p>(Buon giorno, buon anno, che vi muoia la somara nel capanno!).<\/p>\n<p>Abbiamo detto che soltanto i maschietti portavano il buon anno. Infatti le donne evitavano, il primo gennaio, d\u2019andare in casa d\u2019altri, perch\u00e9 avrebbero portato disgrazia e quindi, per prevenire un cattivo inizio dell\u2019anno che avrebbe avuto ripercussioni malefiche su tutto il suo corso, non sarebbero state accolte.<\/p>\n<p>Questa usanza \u00e8 tuttora osservata presso molte famiglie.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A grande richiesta\u2026 ri-ecco a voi le antiche usanze romagnole del 31 dicembre e del primo gennaio. Da notare, nelle ultime righe di questo post, l\u2019origine della poca considerazione per le donne che esiste tuttora. Vabb\u00e8, Buon Anno a tutti. Alle donne in particolare! Testo tratto da\u00a0Gianni Quondamatteo e Giuseppe Bellosi, Romagna Civilt\u00e0. 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