{"id":102,"date":"2007-11-02T12:13:59","date_gmt":"2007-11-02T10:13:59","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cristella.it\/blog\/2007\/11\/02\/da-oggi-rimini-e-un-po-piu-povera\/"},"modified":"2007-11-02T23:06:16","modified_gmt":"2007-11-02T21:06:16","slug":"da-oggi-rimini-e-un-po-piu-povera","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cristella.it\/blog\/2007\/11\/02\/da-oggi-rimini-e-un-po-piu-povera\/","title":{"rendered":"Da oggi Rimini \u00e8 un po&#8217; pi\u00f9 povera"},"content":{"rendered":"<p align=\"left\">Questa notte il grande cuore di don Oreste Benzi, il \u201cprete dalla tonaca lisa\u201d, s\u2019\u00e8 fermato per sempre.<br \/>\nHo appena sentito la <a target=\"_blank\" title=\"la notizia e la biografia\" href=\"http:\/\/www.newsrimini.it\/index.php?sid=448932\">notizia <\/a>alla radio.<br \/>\nDi sicuro i notiziari delle prossime ore e i giornali di domani dedicheranno fiumi di parole al \u201cdon\u201d.<br \/>\nIo lo voglio ricordare con alcune delle parole che nel 1999 mi regal\u00f2 per il mio libro \u201c<a target=\"_blank\" title=\"Il mio libro su Tela e Mamme\" href=\"http:\/\/www.cristella.it\/libri\/tramaordito.php\">Trama e ordito, mamme che tessono la vita<\/a>\u201d:<\/p>\n<p align=\"center\"><em>I miei genitori appartenevano<br \/>\n<\/em><em>a quella categoria di persone<br \/>\n<\/em><em>che ritiene talmente di non valere nulla,<br \/>\n<\/em><em>che sembra sempre <\/em><\/p>\n<p align=\"center\"><em>chiedere scusa di esistere<\/em>.<\/p>\n<p align=\"center\"><span \/><\/p>\n<p align=\"center\"><span \/><\/p>\n<p><strong>Ciao, don Oreste, hai lasciato una grande eredit\u00e0. <\/strong><br \/>\n<strong> <\/strong><\/p>\n<p align=\"center\"><u><strong>Da \u201cTrama e ordito, mamme che tessono la vita\u201d<br \/>\nL\u2019<em>amarcord<\/em> di don Oreste: una chiacchierata su tela e mamme.<\/strong><\/u><\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Don Oreste Benzi \u00e8 nato nel 1925 a San Clemente, un piccolo paese collinare a 20 chilometri da Rimini, da una povera famiglia di operai, settimo di nove figli. E\u2019 entrato in seminario a 12 anni. Ordinato sacerdote nel 1949, ha vissuto e vive tuttora un\u2019intensa esperienza di \u201cprete di strada\u201d. Sempre in mezzo agli ultimi: handicappati,  tossicodipendenti, prostitute, ammalati psichiatrici. E\u2019 il \u201cdon\u201d della comunit\u00e0 \u201cPapa Giovanni XXIII\u201d (166 case-famiglia e 27 comunit\u00e0 terapeutiche sparse in tutto il mondo).<\/strong><\/p>\n<p align=\"left\">S\u00ec, anche mamma Rosa ha fatto tanta tela, nella sua vita. La ricordo con la connocchia in mano, nelle veglie operose, d\u2019inverno, al caldino della stalla. Per tessere, si avvaleva del telaio comune che c\u2019era a San Clemente: era troppo povera per averne uno tutto suo! Ricordo che i fasci di canapa venivano portati a macerare nel fiume Conca&#8230; Era sempre allegra, mia mamma. Cantava spesso, anche nelle avversit\u00e0. Ripeteva: \u201cNon si muove foglia, che Dio non voglia\u201d. Mamma Rosa e babbo Achille ci hanno insegnato ad affrontare la vita con gioia. Quand\u2019ero piccolo mi piaceva fare i lavori di campagna. Al mattino mi alzavo presto, verso le cinque, per andare a fare l\u2019erba per i conigli e per la mucca. Poi andavo a lavorare con il babbo e con la mamma nel piccolo campo che avevamo. Ci si svegliava nella gioia e si viveva nella gioia, in una grande povert\u00e0. Quando il babbo andava a lavorare, al suo ritorno noi gli andavamo sempre incontro sulla strada principale che, attraverso un sentiero, portava a casa. Delle volte capitava che riportasse a casa quel po\u2019 di cibo che si era portato dietro al lavoro: per noi era gran festa! Spesso non c\u2019era nulla da mangiare: ricordo solo il pianto, la sera, perch\u00e9 avevamo fame. Allora lo dicevamo alla mamma e lei faceva scomparire anche la sofferenza per il poco cibo. I periodi brutti in casa erano quando il babbo non trovava lavoro e perci\u00f2 non c\u2019erano i soldi per comperare il grano da portare al mulino per fare la farina. Il babbo, in quei periodi, andava tutti i giorni a cercare lavoro. Per lui era un incubo tornare a casa e dire: \u201cNon l\u2019ho trovato\u201d. Sono i ricordi pi\u00f9 dolorosi della mia vita: da quelle esperienze nasce il mio senso della giustizia. Ricordo la parola (signoracci). Erano i proprietari terrieri, chiamati cos\u00ec in senso dispregiativo (\u201cloro hanno tutto, noi non abbiamo niente\u201d). Nella mia mente di bambino i formavano una casta: quelli che possono tutto, padroni della vita degli altri. I miei genitori, invece, appartenevano a quella categoria di persone che ritiene talmente di non valere nulla, che sembra sempre chiedere scusa di esistere. Quando incontro il povero, l\u2019ultimo, il disperato, il barbone della stazione, la prostituta, in me si rif\u00e0 presente l\u2019immagine dei miei che pensavano di non valere nulla. Per questo non mi metto mai dalla parte dei potenti, ma dalla parte dei \u201cnessuno\u201d, di quelli che la societ\u00e0 non fa esistere.<span \/><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Questa notte il grande cuore di don Oreste Benzi, il \u201cprete dalla tonaca lisa\u201d, s\u2019\u00e8 fermato per sempre. Ho appena sentito la notizia alla radio. Di sicuro i notiziari delle prossime ore e i giornali di domani dedicheranno fiumi di parole al \u201cdon\u201d. 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