{"id":1005,"date":"2010-06-14T18:16:42","date_gmt":"2010-06-14T16:16:42","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cristella.it\/blog\/?p=1005"},"modified":"2010-06-15T20:07:46","modified_gmt":"2010-06-15T18:07:46","slug":"loro-dei-campi-in-giugno","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cristella.it\/blog\/2010\/06\/14\/loro-dei-campi-in-giugno\/","title":{"rendered":"L&#8217;oro dei campi in giugno"},"content":{"rendered":"<p>Chi nasce in giugno probabilmente porta nel dna i colori del sole e il soffio del vento.<\/p>\n<p>L&#8217;oro dei campi in queste giornate che non sembrano finire attira Cristella come fosse di calamita, cos\u00ec come il vento ascoltato e &#8220;sentito&#8221;, oggi, sotto l&#8217;ombra del grande pioppo, accanto alla Sorgente Sacramora.<\/p>\n<p>Sono passati quasi 52 anni: nascere in campagna in questo periodo voleva dire, per un bimbo, trovarsi un piccolo spazio fra mille lavori dettati dalla stagione.<\/p>\n<p>Uno di questi era la battitura del grano. Non avendo pi\u00f9 a disposizione le preziose memorie dei genitori, provo a ricreare l&#8217;atmosfera di quella sera di giugno, quando Pierina dovette fermarsi, dopo un pomeriggio passato al caldo a raccogliere i fagioli, per dare alla luce la sottoscritta.<\/p>\n<p><strong>LA BATDURA<\/strong> (la battitura)<\/p>\n<p>da &#8220;Romagna e civilt\u00e0&#8221; di Gianni Quondamatteo e Giuseppe Bellosi, Grafiche Galeati &#8211; Imola, 1977.<\/p>\n<p>Ancora negli ultimi decenni dell&#8217;Ottocento il grano veniva battuto con la pietra: questa era di sasso, di forma appiattita, grosso modo triangolare, con un vertice arrotondato, fornito di un foro attraverso il quale passava un palo, sporgente dalle due facce: alla sua parte inferiore veniva fissato il timone mobile (<em>la z\u00e9rla<\/em>), al quale si aggiogavano le bestie, a quella superiore si teneva stretto l&#8217;uomo che stava seduto sulla pietra come zavorra. Perch\u00e9 il timone potesse muoversi bene, o, come dicevano i contadini, potesse <em>av\u00e9 un p\u00f2 ad zugh<\/em> (aver \u00a0un po&#8217; di gioco), la pietra aveva un&#8217;incavatura nella faccia inferiore, nella posizione del timone.<\/p>\n<p>Il lato opposto al vertice, quello che strisciava sul grano, aveva delle scanalature orizzontali (nel senso della larghezza), che facilitavano la trebbiatura: la pietra infatti, strisciando sul grano, faceva uscire i chicchi che si incanalavano nelle scanalature e cos\u00ec non si sbriciolavano. Ovviamente se le scanalature fossero state verticali, cio\u00e8 lungo la direzione del movimento, le spighe ci si sarebbero infilate dentro, senza che i chicchi uscissero.<\/p>\n<p>Una pietra pesava in media dai due ai tre quintali ed era generalmente trascinata da due vacche o cavalli o asini.<\/p>\n<p>Prima di battere,<!--more--> l&#8217;aia veniva ripulita: si faceva la cosiddetta <em>imbuin\u00e9da<\/em>, che consisteva nello stendere con le scope di tamerisco (<em>al garn\u00e9 d&#8217;tamar\u00e9s<\/em>) lo sterco bovino (<em>la buaza<\/em>) mescolato ad acqua, pareggiando cos\u00ec il cortile ed eliminando la polvere. Talvolta l&#8217;aia veniva soltanto inumidita con acqua e battuta e pareggiata con paletti.<\/p>\n<p>Verso sera, se si profilava una buona nottata senza guazza, specialmente se soffiava <em>la cur\u00e9na<\/em> (vento caldo fra ponente e libeccio) i contadini stendevano le spighe in tondo sull&#8217;aia ripulita, cosi la mattina dopo, di buon&#8217;ora, tutto era pronto per l&#8217;inizio del lavoro. Si faceva girare la pietra per un verso, poi le bestie venivano spostate ai margini dell&#8217;aia e con le forche si rivoltava la paglia; quindi si faceva girare la pietra per il verso opposto. In una stessa aia a volte si trebbiava con due o anche tre pietre, a seconda della quantit\u00e0 di grano. Con una pietra si battevano da quindici a venti sacchi al giorno (un sacco pesava circa 110 kg.): i contadini dicevano che ne trebbiavano un carro e mezzo (un carro era di dieci sacchi).<\/p>\n<p>Alla battitura seguiva la spulatura. Si attendeva una giornata di vento e con le pale di legno (<em>i pal\u00f2<\/em>) si lanciavano il alto grano e pula; il grano ricadeva a terra e la pula, pi\u00f9 leggera, era portata via dal vento. Ma tra il grano rimaneva sempre qualche residuo (terra, semi di erbe, sassolini) ed era necessaria una seconda pulitura.<\/p>\n<p>Le piccole quantit\u00e0 di grano si battevano con il correggiato (<em>la z\u00e9rcia<\/em>), uno strumento formato da due bastoni (uno corto e uno lungo) uniti da una correggia di cuoio o da una corda: il bastone lungo veniva impugnato, con l&#8217;altro si batteva facendolo roteare ritmicamente. Talvolta gruppi di giovani muniti di <em>z\u00e9rcia<\/em> passavano a battere da contadino a contadino.<\/p>\n<p>Si poteva battere anche con i cavalli, specialmente se si possedeva un&#8217;aia pavimentata; le spighe venivano distese in tondo e i cavalli fatti girare intorno in coppia, con gli zoccoli sferrati (per non sbriciolare i chicchi). Questo tipo di trebbiatura si eseguiva al tramonto, perch\u00e9 i cavalli non fossero affaticati dal caldo.<\/p>\n<p>All&#8217;apparire delle prime trebbiatrici (1870 circa) la gente diceva che si sarebbe durato poco a trebbiare con la macchina, perch\u00e9 occorreva troppa legna (per azionare la macchina a vapore) e perch\u00e9 non si poteva sgranare il grano col diavolo (rappresentato, per i contadini, dal fuoco). Dicevano anche che il grano doveva purgarsi al sole e che a insaccarlo subito si sarebbe dato da mangiare alle tarme: infatti i contadini erano abituati a lasciare il grano sull&#8217;aia per otto e dieci giorni: tre o quattro per batterlo e altrettanti o pi\u00f9 per esporlo al sole e poi spularlo e insaccarlo.<\/p>\n<p>Il lavoro di misurazione e insaccatura avveniva sempre alla presenza del padrone o di un uomo di sua fiducia: lo eseguiva una persona esperta, perch\u00e9 i sacchi riuscissero il pi\u00f9 possibile uguali. Come misura \u00a0su usava lo staio (<em>e st\u00e9r<\/em>).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Chi nasce in giugno probabilmente porta nel dna i colori del sole e il soffio del vento. L&#8217;oro dei campi in queste giornate che non sembrano finire attira Cristella come fosse di calamita, cos\u00ec come il vento ascoltato e &#8220;sentito&#8221;, oggi, sotto l&#8217;ombra del grande pioppo, accanto alla Sorgente Sacramora. 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