{"id":427,"date":"2009-08-11T15:19:18","date_gmt":"2009-08-11T13:19:18","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ra-b.it\/wordpress\/?page_id=427"},"modified":"2024-11-28T12:58:46","modified_gmt":"2024-11-28T10:58:46","slug":"dizionario-romagnolo-a-l","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.cristella.it\/blog\/dizionario-romagnolo-a-l\/","title":{"rendered":"Dizionario romagnolo A &#8211; L"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>Avviso ai naviganti: <\/em><\/strong><em>pi\u00f9 che di <strong>dizionario<\/strong>, si dovrebbe parlare di <strong>glossario<\/strong>. Infatti in queste pagine inserisco, di volta in volta, i termini dialettali che uso nei post. Quasi tutte le definizioni sono tratte dal <strong>Dizionario Romagnolo Ragionato<\/strong> di Gianni Quondamatteo.<\/em><\/p>\n<p><strong><em>Almad\u00ecra. <\/em><\/strong>Cos\u00ec chiamano, a Riccione, quanto il mare, dopo la burrasca, lascia sulla spiaggia. Sono alghe od altri vegetali marini che si ammonticchiano talora in grosse quantit\u00e0. Raccolta e seccata all&#8217;aria e al sole, serviva di combustibile per la povera gente. Nell&#8217;<em>almad\u00ecra<\/em> (a Rimini <em>almad\u00e9ra<\/em>) sono frammischiati <em>pregadio, scur\u00e8zi ad dulf\u00e9in, caparozi, pisoti <\/em>e talvolta cannelli e poveracce. A Cattolica dicono: <em>la spiagia l&#8217;\u00e9 pina d&#8217;usne.<\/em><\/p>\n<p><em><strong>A m&#8217;arcmand.<\/strong> Arcmand\u00e8-s:<\/em> raccomandarsi. <em>A m&#8217;arcmand,<\/em> dice la mamma al figlio che parte soldato. E dice tutto in quel verbo: che fili dritto, che scriva, che si nutra, che indossi la maglia di lana al momento giusto.<\/p>\n<p><strong><em>Arcurd\u00e8-s, <\/em><\/strong>ricordare, ricordarsi, rammentare<em>. A m&#8217;arc\u00f2rd quand ch&#8217;a s\u00e9ra burd\u00e9l&#8230; <\/em>(mi ricordo quand&#8217;ero bambino)<em>. M\u00e8 a m&#8217;arc\u00f2rd ancora ad cl&#8217;eltra guera <\/em>(io mi ricordo ancora dell&#8217;altra guerra).<em> Chi s&#8217;arc\u00f2rda pi\u00f2?<\/em> (chi si ricorda pi\u00f9?). <em>E arc\u00f2rdte ad camin\u00e8 dr\u00e9t!<\/em> (E ricordati di camminare dritto!), sia come minaccia, sia come paterno conisglio al figliolo che va a lavorare a Milano (nota per Gianluca, il mio lettore romagnol-milanese: ti giuro che nel Dizionario Romagnolo Ragionato di Quondamatteo \u00e8 proprio scritto cos\u00ec!). <em>T&#8217;an t&#8217;arc\u00f2rd pi\u00f2 quand tc\u00e8rte in bul\u00e8ta?<\/em> (Non ti ricordi pi\u00f9 quand&#8217;eri in bolletta?). Molti lo dimenticano e, a ricordarglielo, c&#8217;\u00e8 da farseli nemici.<\/p>\n<p><em><strong>Arzdora<\/strong> <\/em>(o <em>azdora<\/em>) \u00e8 la reggitrice della casa, alla quale sono affidati precisi compiti nel governo della casa. Era bene che restasse sempre fra le mura domestiche, perch\u00e9, dice un detto, &#8220;<em>cvand che l&#8217;arzdora la va in campagna, l&#8217;\u00e8 pi\u00f2 quel ch&#8217;la perd ch&#8217;n&#8217;\u00e8 quel ch&#8217;la guadagna&#8221; <\/em>(quando la reggitrice va in campagna, \u00e8 pi\u00f9 quello che perde di quello che guadagna).<\/p>\n<p><em><strong>Balosa<\/strong><\/em>. Secondo il Dizionario Romagnolo Ragionato di Quondamatteo esistono tre significati per questa parola. 1)<strong> ballotta<\/strong>, cio\u00e8 castagna lessata con la buccia. 2) <strong>sciocco<\/strong>, coglione, buono\u00a0 a nulla (&#8220;<em>T&#8217;c&#8217;\u00ec un gran balosa!<\/em>) 3) <strong>conno<\/strong>, cio\u00e8 &#8220;quella parte femminile per cui si fanno tante sciocchezze&#8221; (di una bella donna, si dice <em>ch&#8217;l&#8217;\u00e8 una b\u00e8la balosa<\/em>).<\/p>\n<p><em><strong>Bucal\u00f2n.<\/strong><\/em> Voce usatissima per indicare lo stupidone, il babbeo, e anche l&#8217;ingenuo, in senso buono. <em>L&#8217;\u00e8 un p\u00f2ri bucal\u00f2n<\/em>! (E&#8217; un povero credulone!).<em> Nu fa e&#8217; bucal\u00f2n<\/em>! (Non fare lo sciocco!).<\/p>\n<p><em><strong>Burgazna<\/strong><\/em>. Vago stato influenzale, con <em>rasp\u00e9in int la gola<\/em>, malessere: <em>a j ho un po&#8217; d&#8217;burgazna<\/em>. A Riccione<em> burg\u00e0g-na<\/em> sta anche per morbillo, cos\u00ec come in varie parti del riminese dove indica anche la rosolia.<\/p>\n<p><em><strong>Cantar\u00e8la,<\/strong><\/em> cantarella. Semplice farina sciolta in acqua e messa sul testo a cuocere; tolta, veniva poi condita con olio e zucchero. Dolce pi\u00f9 che semplice e casalingo, che allietava le serate. <em>Fema du cantar\u00e8li<\/em>?, facciamo due cantarelle?. C&#8217;\u00e8 chi completa la ricetta aggiungendovi un po&#8217; di farina di polenta, per renderla pi\u00f9 morbida, e un po&#8217; di latte.<\/p>\n<p><strong><em>Cuch\u00e8l. <\/em><\/strong>Ornit.: il gabbiano comune (<em>Larus rudibundus<\/em>), ma anche altre specie di gabbiani. Si dice <em>cucl\u00e8ssa<\/em> per il (pi\u00f9 grande) gabbiano reale (<em>Larus argentatus<\/em>) e <em>cucal\u00e8t <\/em>per il gabbianello (<em>Larus minutus<\/em>) e per le rondini di mare. Tra i nostri cocali, uno dei pi\u00f9 grossi chiamato <em>e&#8217; ch\u00e8ga<\/em> (il caca), ha la pessima abitudine di aggredire i pi\u00f9 piccoli per farli vomitare e mangiare quanto espellono. Un proverbio: <em>e&#8217; cuch\u00e8l int la mar\u00e9ina<\/em> (presso o sulla spiaggia), <em>al va al pigre int la stal\u00e9ina<\/em>, le pecore guadagnano l&#8217;ovile (perch\u00e9 il tempo volge al peggio). Fig.: uomo semplicione, come <em>bucal\u00f2n<\/em>. <em>L&#8217;\u00e8 un cuch\u00e8l<\/em>! Coc\u00e0lo, scrive Panzini, e <em>coc\u00e0l<\/em>, dice, &#8220;\u00e8 sinonimo di uomo magrissimo, come pure d&#8217;uomo stupido, forse per l&#8217;immobilit\u00e0 della posa, forse anche perch\u00e9 pessimo a mangiarsi, cibandosi di pesci.&#8221;<\/p>\n<p><em><strong>Faquaj\u00f2n<\/strong><\/em> &#8211; chi &#8220;fa coglione&#8221; un&#8217;altra persona, chi imbroglia il prossimo, anche in cosa di minima importanza. <em>L&#8217;\u00e8 un faquaj\u00f2n<\/em>, si dice.<\/p>\n<p><em><strong>Garb\u00e9in<\/strong><\/em> &#8211; garbino, libeccio. E poich\u00e9 proviene da sud-ovest, questo termine scaturisce dall\u2019arabo <em>garb\u00ec<\/em>, ovvero occidentale, o <em>garb<\/em>, occidente. Tale autorevole origine si riverbera altres\u00ec nello spagnolo, nel provenzale e nel dalmatico (<em>garbin<\/em>). E\u2019 un vento caldo, afoso, che soffia a raffiche, quasi sempre precursore di pioggia.<em> Garbin\u00e0z<\/em>, quand\u2019\u00e8 addirittura insopportabile. E\u2019 un vento che d\u00e0 anche sui nervi, che il meteoropatico preavverte con una diffusa irrequietezza anche molte ore prima: <em>a s\u00e9nt e\u2019 garb\u00e9in<\/em> (sento il garbino), si dice; e, quando soffia, <em>a so ingarbin\u00e8d<\/em> (sono ingarbinato). <em>L\u2019ha e\u2019 garb\u00e9in<\/em> (ha il garbino), ha i nervi tesi. <em>E\u2019 va se garb\u00e9in<\/em>, di chi \u00e8 di comportamento mutevole. <em>Fin che tira ste garb\u00e9in\u2026<\/em> (fin che tira questo garbino), fin che le cose stan cos\u00ec\u2026 Poich\u00e9 il garbino \u00e8 vento mutevolissimo, incostante, cos\u00ec si dice di persona che cambi dea, di voltagabbana: <em>t\u2019\u00e8 la faza cume e\u2019 garb\u00e9in<\/em> (hai la faccia come il garbino) o <em>t\u2019f\u00e9 t\u00f2tt al fazi cume e\u2019 garb\u00e9in<\/em> (fai tutte le facce come il garbino). In campagna: <em>se garb\u00e9in e\u2019 b\u00f2l e\u2019 v\u00e9in<\/em> (col garbino bolle il vino) e con questo vento non si travasa il vino e non si \u201csmette\u201d il baghino (il maiale). Foriero, abbiamo detto, di tempo cattivo: <em>sir\u00f2c e\u2019 garb\u00e9in<\/em>, dicono infatti i marinai. D\u2019estate, soprattutto, il garbino precede lo scirocco e l\u2019immancabile pioggia. Di qui il modo di dire campagnolo: <em>e\u2019 garb\u00e9in en m\u00e8t s\u00f2 e\u2019 l\u00e8t a mar\u00e9ina<\/em> (il garbino non mette su il letto in mare), non si ferma, cio\u00e8, ma ritorna indietro sotto forma d\u2019altro vento e provoca guai; si dice anche <em>ad\u00e8s e\u2019 va z\u00f2 e\u2019 garb\u00e9in, l\u2019\u00e8 quand che torna indr\u00e9!<\/em> (adesso va gi\u00f9 il garbino, \u00e8 quando torna indietro!). Sempre in campagna, per chi ha i capelli in disordine, o gli abiti, si dice: <em>l\u2019\u00e8 rufid cum per e\u2019 garb\u00e9in<\/em> (\u00e8 arruffato che mi sembra il garbino). <em>Garb\u00e9in s-c\u00e8t<\/em> (garbino schietto) o <em>garb\u00e9in fr\u00e8id<\/em> (garbino \u201cmarcio\u201d), quando non vi sono dubbi di sorta.<\/p>\n<p><strong>Gnara. <\/strong>Le locuzioni <em>la \u00e8 gnara<\/em>, <em>la s&#8217;fa gnara<\/em> esprimono una situazione o un momento duri, difficili, critici. Anche<em> la j \u00e8 gn\u00e8ra<\/em>. La terra difficile a lavorarsi, \u00e8 pure <em>gnara<\/em>; e cos\u00ec di un inverno che si preannunci cattivo, pesante per le conseguenze, si pu\u00f2 dire <em>quest l&#8217;\u00e8 un&#8217;invern\u00e8da ch&#8217;la s&#8217;fa gnara!<\/em><\/p>\n<p><strong><em>Impaj\u00e8da<\/em><\/strong> &#8211; la puerpera \u00e8 l\u2019<em>impaj\u00e8da<\/em>. Nelle \u201cRelazioni dei parroci del dipartimento del Rubicone, al podest\u00e0 di Forl\u00ec (1811), c\u2019\u00e8 l\u2019espressione <em>a j\u2019\u00f2 la moi int\u2019la paja<\/em> (ho la moglie nella paglia), che il marito pronunciava quando la moglie aveva partorito. Mentre <em>a j\u2019\u00f2 la moi in s\u2019l\u2019ar\u00f2la<\/em> (sull\u2019arola) era detto quando la donna avvertiva le prime doglie. Alle prime doglie la donna sedeva davanti al focolare, coi piedi sull\u2019arola, appoggiandosi alla conocchia. <em>Impaj\u00e8da <\/em>era anche il pranzo in occasione del battesimo. <em>And\u00e9m da l\u2019impaj\u00e8da<\/em> (andiamo a trovare la puerpera) e le si portava in dono una gallina per fare un buon brodo, uova fresche, zucchero, caff\u00e8, ciambella. La prima uscita della puerpera era dedicata alla chiesa per l\u2019offerta alla Madonna di un mazzo di candele.<\/p>\n<p><em><strong>Inf\u00e9zna<\/strong><\/em>. Sembianza, aspetto, immagine: le caratteristiche che contraddistinguono un volto, una persona<em>. Av\u00e9 l\u2019inf\u00e9zna<\/em>, averne l\u2019aspetto, le sembianze; <em>l\u2019ha l\u2019inf\u00e9zna de su p\u00f2ri ba<\/em>, \u00e8 la copia di suo padre, \u00e8 tutto suo padre. <em>Te d\u2019 dis ch\u2019l\u2019\u00e8 un t\u00f2c d\u2019put\u00e8na? La m\u2019aveva un p\u00f2 d\u2019inf\u00e9zna!<\/em> Dici che era una puttana? Mi pareva che ne avesse l\u2019aspetto! <em>Av\u00e9 \u2018na brotta inf\u00e9zna<\/em>, avere una brutta cera. Di uno che capisce poco: <em>l\u2019ha l\u2019inf\u00e9zna de sumar<\/em> (ha l\u2019aspetto del somaro). Non mi ha l\u2019aria, non ne ha l\u2019aspetto, si traducono con <em>un m\u2019ha l\u2019inf\u00e9zna<\/em>!<\/p>\n<p><em><strong>Invurn\u00ecd<\/strong>. S<\/em>tordito, intontito, istupidito, sciocco, tonto, tardo. In molti casi senza commiserazione alcuna, ma con un pizzico di rabbia, di cattiveria. <em>Sa sit invurnit oz<\/em>? (Sei invornito, oggi?) dici quando trovi un lavoro malfatto. Se gli autori sono pi\u00f9 d\u2019uno, invece<em>, J \u00e8 na squedra d\u2019invurn\u00ecd<\/em>! (Sono una squadra di invorniti). Di una persona anziana dici: o<em>rmai l\u2019\u00e8 b\u00e8la dv\u00e8nt invurn\u00ecd<\/em> (Ormai \u00e8 quasi diventato un invornito).\u201d<\/p>\n<p><strong><em>Luloun.<\/em><\/strong> Nel dialetto ravennate del sec. XVII valeva, &#8220;uomo senza cervello&#8221;. A Rimini <em>e&#8217; luloun<\/em> \u00e8 un po&#8217; <em>e&#8217; bucal\u00f2n<\/em>: chi gioca con bambini pi\u00f9 piccoli di lui, chi si muove bambinescamente.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Avviso ai naviganti: pi\u00f9 che di dizionario, si dovrebbe parlare di glossario. Infatti in queste pagine inserisco, di volta in volta, i termini dialettali che uso nei post. Quasi tutte le definizioni sono tratte dal Dizionario Romagnolo Ragionato di Gianni Quondamatteo. Almad\u00ecra. 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