Archivio mensile:Giugno 2007

Se l’accoglienza è targata RN

E’ terminato ieri il viaggio sul Po dei giornalisti Michele Marziani e Stefano Rossini. In barca e in bicicletta: itinerario raccontato con dovizia di particolari nei loro blog (Appunti di viaggio, quello di Michele, è linkato qui a destra).
Per fortuna l’ultimo post di Stefano, che porta la data del 6 giugno, risolleva un po’ l’idea non proprio positiva che mi ero fatta sull’ospitalità di quelle zone.
“L’ospitalità è stata davvero importante – scrive Stefano – Senza l’aiuto della strada dei vini e dei sapori della Lombardia, quella di Reggio Emilia, gli enti e le persone che ci hanno offerto il loro aiuto gratuitamente (l’associazione Random in testa, senza la cui barca non saremmo neanche partiti) saremmo probabilmente arrivati in Croazia convinti di scoprire antiche culture padane.”
Ma il 2 giugno la prospettiva, oltre che molto bagnata, era di questo tono:
“Oggi la stanchezza mi ha colpito con la pioggia e il freddo. Mi sentivo come il protagonista di un libro di avventure, come Frodo Baggins, che nonostante tutte le avversità continua il suo viaggio. Così, lasciata la barca a Bagnolo S. Vito, questa mattina, alle 7 e 30, ci siamo messi a pedalare verso Guastalla. Sotto un cielo basso e infingardo i corvi gracchiavano sui rami. Ho deciso che il prossimo viaggio lo faccio in novembre, magari trovo una settimana di sole.
La colazione è circondata da un gruppo di musoni da bar, tipici abitanti della bassa padana mantovana che ti buttano addosso tutta la loro ostilità. Verrebbe voglia di ripartire subito, ma un acquazzone ci blocca. Solo dopo mezz’ora lasciamo il tempio della mestizia verso la prima stazione ferroviaria, convinti ormai che sia difficile continuare anche in bici. Ma la fermata di Pegognaga è squallida e deserta. Pegognaga. Già il nome ricorda quel gnègnègnè che si fa con stizza verso chi ci sta antipatico. Giovedì abbiamo navigato nove ore senza incontrare anima viva. Oggi è il paese ad essere abbandonato. Sembra di perlustrare una zona colpita da una devastazione atomica o da un’epidemia. Tutto è vuoto, chiuso, disabitato. In mano a Romero la pianura padana sarebbe un ottimo set per un nuovo film di zombi.”
Ho immaginato la scena “trasportata” dalle nostre parti.
Due giornalisti arrivano alla foce del Marecchia in barca, per poi perlustrare il territorio riminese in bicicletta, con l’intenzione di dare al loro viaggio un senso di ricerca cultural-gastronomica che verrà debitamente documentata…
Atto primo: il sindaco Alberto Ravaioli organizza un comitato d’accoglienza e nel corso di una conferenza stampa omaggia i viaggiatori col manifesto balneare di Pablo Echaurren. Secondo: il vice Maurizio Melucci sfida i due giornalisti ad una partita a biglie sulla spiaggia – manco a dirlo, del Bagno 26 – mentre il bagnino Gabriele si fa fotografare ed intervistare almeno venti volte. Terzo: Andrea Gnassi, assessore provinciale al turismo, regala una maglia ai due ciclisti (maglia rosa, naturalmente…) e, quarto, Massimo Masini, presidente di Aeradria, scrittura una band per accogliere i due a suon di musica… (Ricordate l’arrivo con un’ora di ritardo del primo volo da Parigi? Turisti stravolti e scocciati per il raddoppio dei tempi del loro viaggio, guardavano piuttosto stupiti i musicisti jazz chiamati da Masini sulla pista d’atterraggio…).
Insomma, per farla breve, qui a Rimini è tutt’altra cosa…
Qualcuno può sospettare che la calda “accoglienza al forestiero” non sia totalmente spontanea, ma in parte dipendente dal core business di tutta la Riviera…
Fa niente.   
Son contenta di essere romagnola.

Il maestro scrittore e il maestro stampatore

Dall’università Louis Pasteur di Strasburgo il mio webmaster personale oggi ha caricato nella sezione About me un testo regalatomi nel 2000 dal maestro di scrittura e giornalismo Piergiorgio Terenzi, che lo volle intitolare Elogio della creatività.

Piergiorgio definisce il tono dei miei scritti “nomade, quasi zingaresco”. Per poi specificare che “il nomade non ama meno le persone o le situazioni che vive. Le ama in maniera aperta, integrata.” M’è piaciuto ritrovare queste righe, che erano state archiviate insieme alle recensioni di Trama e ordito e alle locandine dei vari eventi a cui avevo partecipato in quel periodo.

Dice anche, Piergiorgio, che “più che comporre una canzone, Cristina tende a comporre una sinfonia”. Ripensando alla girandola di amicizie che riesco a mettere in moto quando prendo qualche iniziativa (per i libri pubblicati, ma anche per questo sito) penso di dovergli dare ragione. 

E porto come esempio le tante presentazioni pubbliche fatte insieme all’amico Riccardo Pascucci, maestro stampatore dell’Antica Bottega Pascucci di Gambettola, che tra l’altro mi ha fatto conoscere Dario Fo e Franca Rame. 

Siamo stati in zir par la Rumagna, Riccardo ed io. Lui coi suoi antichi stampi di pero e i colori dalla ricetta segreta, io con le pagine sulla filatura e tessitura della canapa.

Siamo stati invitati a Ravenna, Cervia, Cesena, Forlì, Torre Pedrera (l’occasione in cui Piergiorgio scrisse il testo sopra citato)… Mancano ancora Viserba, Rimini, Gatteo a Mare, Cesenatico… Nemo propheta in patria, verrebbe da dire.

Eppure i riferimenti non mancano. Per esempio: sulla spiaggia di Viserba – come altrove – negli anni ’60 ci si riparava con tende a vela stampate dalla precedente generazione dei Pascucci, così come documenta una cartolina della collezione di Sergio Fava pubblicata sul sito del Comitato Turistico http://www.viserba.com/fotogallery/anni-60-9.htm

Quasi tutti gli anni, a ferragosto, la spiaggia del Grand Hotel di Cervia è animata dalle mostre di tende da sole organizzate da Riccardo. Nel 2001 ho partecipato anch’io, unendo la dimostrazione pratica del suo lavoro artigianale con la presentazione del mio libro. Non solo gli italiani, ma anche i turisti stranieri si sono mostrati molto interessati…  Qualche immagine di quell’evento tratta dal sito di Pascucci (http://www.pascucci1826.it/index2.htm) rende l’idea…

Riccardo ed io, sempre per aggiungere note alla “nostra sinfonia”, andiamo ancora in giro per la Romagna a raccontare le storie imparate da genitori e nonni (l’ultimo incontro è stato all’Ecoistituto di Cesena l’8 maggio 2007) e siamo disponibili a farlo ancora, se invitati da enti, scuole, associazioni, stabilimenti balneari, alberghi…

Per passione, cioè “a gratis”.

Il fine settimana? In cucina!

Come donna che lavora anche fuori casa riesco a dedicare un po’ più di tempo alla cucina soltanto di sabato e di domenica. Negli altri giorni la spesa è sempre fatta di corsa, possibilmente al supermercato e confesso di comprare piadine precotte e sacchetti di insalata già pronta.

Il sabato mattina, finalmente, prendo una pausa e rallento.

In quest’ordine: giornale, caffé, fornaio. Poi al mercatino di quartiere, prima da Andrea per la frutta e la verdura fresca e dopo un’occhiata al banco del pesce. E’ ormai un rito. Carica di borse risalgo sulla bicicletta – rischiando di venire investita per lo sbilanciamento e per il traffico sempre esagerato di Viserba – e torno a casa a sistemare il tutto. Operazione che mi impegna fino all’ora di pranzo. Il week end è per il riposo, chi lo aveva detto, già?

Non sono una gran cuoca, lo confesso. Lo è mia suocera e lo era mia madre, donna semplice e modesta che come unico libro della sua vita, prima del mio Trama e ordito,  ha avuto in casa La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene di Pellegrino Artusi.

Come dichiarato durante la mia partecipazione alla Prova del cuoco di Antonella Clerici, io negli strozzapreti ci metto anche un uovo. Poco, uno per una dose di pasta sufficiente per quattro persone. E’ l’uso che ho imparato da mamma, suocera e sorelle. So che la tradizione non li vorrebbe, ma a casa mia si mangiano fatti così.

Per la ricetta degli strozzapreti di Cristella rimando al racconto e al video in Romagna e dintorni.

E, visto che alcune amiche mi hanno chiesto di inserire nel sito qualche riferimento alla cucina, da oggi inauguro la sezione Ricette, sempre in Romagna e dintorni.

Senza pretese, però! Come al solito, semplicemente, racconterò ciò che ho imparato da loro, le donne della mia famiglia. Ma pure ciò che ho sperimentato da sola, talvolta anche sbagliando…

A proposito: domenica 24 giugno a San Mauro Pascoli sarò con Franca Fabbri alla presentazione del suo ultimo libro (“A tavola. Il girotondo della vita”).

Medea, tragica e sola

Ieri sera, all’ora di cena, l’annunciatore del Tg, senza cambiare di un filo il tono della voce, comunica che Margherita Agnelli litiga per l’eredità, Fabrizio Corona se la prende col piemme, in un paese del Trentino una bimba di sei anni è stata accoltellata dalla sua mamma ammalata di depressione.

Ma dico! Certe notizie non dovrebbero venire in qualche modo filtrate?

Ho immaginato famiglie più giovani della mia sedute attorno ad altre tavole. Bambini con l’età giusta per comprendere che sì, forse anche la loro mamma, la stessa che adesso fa finta di sorridere, potrebbe una mattina prendere un lungo coltello e aggredirli… 

Tragica Medea, sola e abbandonata ai suoi incubi.

Mi è piaciuta la riflessione di Maria Rita Parsi, su Il Resto del Carlino di oggi.

“Ancora una volta una bambina di sei anni è morta in modo violento. E’ stata accoltellata dalla madre, mentalmente malata, alla quale, comunque, non era stata sottratta, bensì affidata. I bambini sono persone, hanno diritti che debbono essere rispettati tra i quali quello di crescere in un ambiente mentalmente sano, rispettoso dei loro bisogni. I bambini non possono e non debbono crescere con adulti mentalmente malati e ferocemente in conflitto fra loro. Anche se queste persone sono i genitori. Per i bambini è tollerabile la fame, la miseria, la malattia dei loro parenti. Ma non sono tollerabili gli spettacoli penosi della loro follia, devianza, violenza vicendevole. Vero è che i bambini, nel timore di rimanere soli e di perdere ogni punto di riferimento affettivo, sopportano e si legano in modo anche morboso e, perfino, tutelano e difendono figure genitoriali assolutamente incapaci, inadeguate, addirittura indegne. Non bisogna, però, favorire per queste creature non accudite e violate il mantenimento di simili condizioni di vita per mantenere in vita nuclei familiari dannosi e difficilmente recuperabili. Quindi i bambini debbono trovare altre acoglienze in famiglie affidatarie e cure adeguate al loro dolore”.

Il dolore dei bambini! Il dolore delle mamme ammalate! Ma chemmefrega di Margherita Agnelli e di Fabrizio Corona…