"La Befana e Gesù Bambino"

di Maria Cristina Muccioli.

Lo sapete, cari bambini, perché ogni anno la Befana va in tutte le case, a cavallo della sua scopa, a riempire le calze dei bimbi buoni?
La storia è incominciata più di duemila anni fa, in una notte molto fredda, quando alcuni poveri pastori furono svegliati da un Angelo avvolto in un fascio di luce, che diceva: ”Presto, svegliatevi. Seguite la stella cometa che vi porterà in una stalla al di là della collina. Fra un bue e un asinello troverete un bambino che ha tanto freddo. Un giorno sarà un grande Re: andate a salutarlo e ditelo a tutti quelli che incontrate sul vostro cammino!”
I pastori rimasero un po’ stupiti da quello strano messaggio, ma decisero ugualmente di seguire l’invito dell’Angelo. Portando con sé qualcosa da donare al piccino, si incamminarono verso quella luce, che non era altro che la stella cometa del presepe. Strada facendo, raccontavano a tutti dove stavano andando.
E tutti, donne, ragazzi, vecchi, li seguivano.
Solo in un posto trovarono la porta sbarrata: era una povera capanna dove abitava una vecchia antipatica ed egoista. La invitarono in tutti i modi, ma lei non ne voleva proprio sapere di andare con loro!

Sentite un po’ cosa si dissero…

C’è una stella, questa sera,
che non sembra neanche vera.
Ha la coda lunga e gialla,
porta luce su ogni stalla.

In questa notte che era buia
l’Angelo dice: “Non aver paura!”
Perché è nato un piccolino
che si chiama Gesù Bambino.

Vieni, vecchia, coi pastori
a portargli un regalino.
Lui ha freddo ed è piccino.
La sua mamma gli può dare
solo latte e tanto amore

Siete matti, ho tanto freddo,
sono vecchia e scalcagnata.
Ora ho sonno, vado a letto,
chiamate mò la mia cognata!

Vieni vecchia, non temere
quel bambino ch’è già un Re.
Tutti vanno per vedere,
un regalino, portalo anche te!

Siete matti, ho troppo sonno
e ho le ossa che fan male.
Là di fuori è troppo freddo.
Io sto al caldo, andate voi.


E così quella vecchia si richiuse in casa, mentre di fuori continuava la fila di gente che, felice, andava a salutare Gesù Bambino.
Quella notte, in verità, dormì proprio male: ogni tanto le veniva in mente quel piccino che stava al freddo, che forse aveva bisogno di una copertina di lana o di un paio di caldi calzettini.
Il giorno dopo, al sorgere del sole, fu presa dai rimorsi. Rimuginava fra sé:
“Sono stata veramente cattiva. Sono andati tutti all’infuori di me. Comunque, posso andare anche adesso. Che sarà mai, vorrà dire che arriverò con gli ultimi…”
E così mise nel suo sacco una bella copertina e delle calze fatte coi ferri, con l’intenzione di portarle a Gesù Bambino. Poi s’incamminò sulla strada che i pastori le avevano indicato.
Ma, quando arrivò alla stalla dove le avevano detto che c’era il bambino... la trovò vuota!
Giuseppe e Maria, infatti, erano già partiti verso il loro villaggio lontano, portando con sé il piccolo Gesù.
La vecchia ci rimase molto male.
“Povero bambino! Dovrà fare tanta strada prima di arrivare; chissà quanto freddo avrà! Sono arrivata troppo tardi. Le mie coperte non servono a niente, ormai.”
Iniziò a piangere per il rimorso.
“Ah, se avessi dato ascolto ai pastori! Come sono stata egoista! Ma però, forse, faccio ancora in tempo a portare i miei doni a quel piccolo re: andrò a cercarlo dappertutto e, prima o poi, lo troverò!”

E fu così che da quel giorno la vecchina divenne buona e generosa. Decise di andare in tutte le case del mondo dove c’era un bambino per portare i suoi regali. Diventò una vera Befana, insomma.

Ancor oggi, mentre i piccoli dormono, lei scende dal camino o entra dalla finestra rimasta accostata. Lascia i doni nelle calze appese e, prima di tornarsene a volare per i cieli sulla sua scopa, va per un attimo nelle camerette.

Rimbocca le coperte per essere sicura che i bimbi non abbiano freddo. Poi, sfiorando il loro viso con una carezza, sussurra:

“Ti ho portato il mio dono.
Perdonami per il ritardo,
se sei tu Gesù Bambino.”

Rimini, 6 gennaio 2005

Per l’Istituto Oncologico Romagnolo: Cristella, Regina di Sacrabionda
Questa favola è un invito a non “lasciar fare agli altri”.
Ognuno, nel suo sacco, deve portare i propri doni. Oggi, non domani.

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