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Sant’Antonio: fra sacro e profano con le “baffone” di Fellini

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Se domani qualcuno passasse in piazza Tre Martiri, in pieno centro storico a Rimini, potrebbe imbattersi in una scena per certi versi somigliante a uno dei quadri cittadini dipinti da Federico Fellini nel film “Amarcord”.

Nel giorno di Sant’Antonio Abate, protettore degli animali, si usa ancora portare i propri amici a quattro zampe al Tempietto del Bramante per la tradizionale benedizione da parte dei frati Paolotti.

Certo non ci sono più le contadine che arrivano dalla campagna con polli, conigli e oche. Oggi si tratta quasi unicamente di delicati amici a quattro zampe, i “soliti” gatti e cagnolini, con alcune eccezioni dettate dall’originalità di qualche bambino (di qualsiasi età).

Al di là del significato religioso-popolare che dura nel tempo e a cui evidentemente molte persone tengono ancora in particolar modo, mi piace collegare gesto e luogo al brano che trascrivo qui di seguito, tratto da “La mia Rimini”, dove Fellini, coi suoi ricordi di ragazzo, offre un racconto molto coinvolgente, dalla forte carica erotica.

Lo ammetto, saranno le parole che usa Fellini, sarà il flash back sulla scena del film (nel video di Youtube che linko, la scena “incriminata” è al punto 2.10), ma a me la descrizione delle ‘baffone’ romagnole che salgono sulla sella della bicicletta piace “in modo particolare”, pur essendo donna.

Scrive Fellini:
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Grand Hotel 1908-1993-2018

Rimini si appresta a celebrare i 110 anni del Grand Hotel. Ne parlano oggi tutti i giornali.

Quale miglior occasione per rispolverare il mio breve racconto di qualche anno fa? Eccolo.
Buona lettura.

La pallina verde del marinaretto

Nel corridoio del terzo piano la moquette rossa attutiva il rumore dei passi dei clienti e del personale.
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Il 3 e 4 novembre al via a Rimini gli Stati Generali della Green Economy

Le imprese verdi crescono in Italia: il 42% ha scelto il green.
Lo dice la Relazione sullo stato della green economy in Italia che sarà presentata nella sessione di apertura della due giorni nel segno della green economy.
In Italia quasi un’impresa su due (il 42%) ha un orientamento green e i settori a maggiore densità di imprese che hanno fatto dell’ambiente un fattore di competitività si trovano nell’industria e nell’agricoltura. Lo rivela la Relazione della green economy in Italia, elaborata dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, che verrà presentata il prossimo 3 novembre nella sessione di apertura degli Stati Generali della Green Economy, a Ecomondo-Key Energy-Cooperambiente.

La Relazione è articolata in tre parti: la prima presenta i risultati di un’indagine sulle imprese della green economy in Italia, la seconda disegna un quadro delle tematiche strategiche per la green economy e la terza fornisce dati e spunti internazionali. Nella prima parte sono prese in esame le aziende che producono beni o servizi ambientali (core green) e quelle che hanno adottato modelli green di gestione (go green) in quattro settori: industria, agricoltura, edilizia, commercio-servizi.

Le imprese core green rappresentano il 27% delle imprese italiane. Tra i settori, il maggior numero di imprese core green si registra in agricoltura (40,6%), nell’industria (35,4%), nell’edilizia (38,8%), dove ormai sono tante le aziende specializzate in riqualificazioni energetiche o soluzioni per la bioedilizia. Per le go green, che rappresentano il 14,5% del totale delle impese italiane, il numero più alto si trova nell’industria (25,8%), mentre l’agricoltura rappresenta il 15,5%.

“Questa Relazione – ha osservato Edo Ronchi, del Consiglio Nazionale della Green Economy – fa toccare con mano la consistente dimensione ormai raggiunta dalle imprese green. Sono numerose, sono innovative e hanno saputo meglio delle altre reagire alla crisi: nel 2014 hanno anche vinto la gara di fatturato ed export rispetto alle aziende dell’economia tradizionale”.

La quarta edizione degli Stati Generali della Green Economy è organizzata dal Consiglio Nazionale della Green Economy, composto da 64 associazioni di imprese green, con il Ministero dell’Ambiente e il Ministero dello Sviluppo Economico e il supporto tecnico della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile. Dopo la sessione di apertura, le cui conclusioni saranno affidate a Gian Luca Galletti, Ministro dell’Ambiente, i lavori proseguiranno nel pomeriggio del 3 novembre con 5 sessioni tematiche di approfondimento (con circa 70 relatori, di cui diversi esperti internazionali) dedicate alla collaborazione Italia-Cina, alla Conferenza di Parigi sul clima (con la discussione di un appello delle imprese e delle organizzazioni green per il clima), alla circular economy, al dissesto idrogeologico e al ruolo delle imprese nella tutela e valorizzazione del capitale naturale. La due giorni si concluderà, il 4 novembre, con la sessione dedicata alle proposte per qualificare la ripresa con lo sviluppo della green economy, introdotte da un documento di policy recommendation elaborato dal Consiglio Nazionale, sulla base delle proposte dei Gruppi di Lavoro tematici.

La Relazione della green economy in Italia, impostata e commentata dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, è stata realizzata con il coordinamento tecnico della dott.ssa Ketty Vaccaro, ricercatrice Censis, con rilevazione dati di Pragma srl 2015 e con il supporto di Ecomondo, Ecopneus, COOU, UTILITALIA, Corepla e Comieco.

Per maggiori informazioni sugli Stati Generali della Green Economy: www.statigenerali.org

T’a’t arcòrd l’uragano?

Altroché, se me lo ricordo!
Avevo appena sei anni, ma quel pomeriggio di inizio giugno non lo dimenticherò di certo!
Abitavo a Gatteo a Mare e nell’orario in cui il cielo cominciò a minacciare burrasca e poi a rovesciare il finimondo ero con mia sorella e mia mamma nel “bassocomodo”, quella specie di garage (che oggi chiameremmo ‘dépendance’) in cui la famiglia si trasferiva nei mesi estivi per affittare la ‘casa bella’ ai bagnanti.
Il babbo, più pauroso di noi, era andato a rintanarsi da Nicio, il vicino di là dalla strada… Forse noi non avevamo fatto in tempo? Ricordo che ci stringevamo fra di noi, terrorizzate dai rumori che arrivavano da fuori.
Poi… il racconto dei disastri che erano avvenuti. Anche qui il ricordo di me bimbetta è nelle parole degli adulti: “…è volato via il tetto al condominio in fondo alla strada!”. E questo è ancora il pensiero che mi viene, spontaneo, ogni volta che passo davanti a quel palazzo, all’incrocio tra via Primo maggio e via Trieste.
Sono già passati cinquant’anni! Osta, però!

Ecco la cronaca di quel giorno tremendo in un articolo che ho trovato nell’archivio storico del quotidiano torinese “La Stampa.

Terrore e devastazioni sulle spiagge della elegante riviera di Romagna.
Spazzate le attrezzature balneari di Rimini, Riccione, Cattolica
Le riparazioni però sono già cominciate – Ore drammatiche nei «campings» allagati
(Dal nostro corrispondente) – Rimini, 9 giugno 1964.
Il tremendo nubifragio, che ha sconvolto ieri sera gran parte dell’Italia centro-settentrionale, ha colpito la riviera adriatica di Romagna verso le 19,30: a quell’ora violenti nembi cumuliformi provenienti dal nord si sono precipitati dal mare verso la costa alla velocità oraria di 104 chilometri, portandosi dietro una gigantesca ondata alta circa due metri. Così, mentre le raffiche di vento devastavano la costa abbattendo tronchi ad alto fusto, distruggendo insegne luminose, frantumando vetri e scoperchiando tetti, la furia della mareggiata si scagliava contro l’arenile, spazzandolo completamente da ogni attrezzatura balneare mobile, e si andava ad infrangere contro i lungomare, allagando scantinati di alberghi e sommergendo interamente tre accampamenti internazionali eretti sulla riva del mare a S. Giuliano di Rimini, a Fontanelle di Riccione ed a Misano. In queste ultime tre località sono stati sorpresi dalle acque vorticose circa due migliaia di turisti stranieri che giunti sulla nostra riviera con auto-roulottes, si erano attendati fra le pinete proprio ai bordi della riviera: la situazione si faceva quindi subito altamente drammatica per loro poiché la gigantesca ondata marina ha sommerso i campi sotto un metro e mezzo d’acqua, ponendo in grave pericolo la loro stessa vita. E’ stato allora un precipitarsi di soccorsi per salvare i campeggiatori: a S. Giuliano i carabinieri di Rimini, al comando del cap. Ennio Cicioni, han dovuto richiedere l’aiuto di alcuni automezzi speciali del 18° reggimento artiglieria, che si sono spinti nell’acqua fino ad una decina di metri dalla palazzina di cemento sita al centro dell’accampamento, dove si erano rifugiati più di cento turisti fra uomini donne e bambini; il salvataggio di questi ultimi al lume dei riflettori è stato quanto mai drammatico e solo l’abnegazione dei nostri carabinieri ha permesso che tutto finisse bene. Infatti, quando hanno visto che per gli automezzi era impossibile avanzare oltre, il cap. Cicioni ed i suoi uomini non hanno esitato a buttarsi nell’acqua. A Misano Adriatico i campeggiatori in pericolo erano più di mille ed anch’essi si erano ridotti intorno alla palazzina della direzione, verso cui si sono concentrati gli sforzi congiunti dei carabinieri di Rimini, coadiuvati da una compagnia di quelli bolognesi, e dei pompieri di Rimini, Forlì, Cesena e Pesaro; fortunatamente tutti hanno potuto essere salvati. Diverse decine di persone sono rimaste ferite per lesioni e contusioni procurate loro dai vetri rotti negli alberghi e pensioni: a Cesenatico il cinquantanovenne Dino Severi è stato colpito al capo nel crollo d’un capanno da pesca travolto dal vento ed è morto poco dopo all’ospedale; a Sant’Arcangelo di Romagna, in località Canonica, il quarantunenne Antonio rimaneva fulminato da un cavo ad alta tensione spezzato dal vento. A Rimini era dato per disperso il trentacinquenne Giuliano Drudi, scomparso durante il nubifragio, mentre a Cattolica, nelle operazioni di salvataggio di tre persone rimaste isolate in un bar sulla cima del molo, scompariva tra i flutti il sedicenne Fernando Cermaria, di S. Giovanni in Marignano, che aveva prestato la sua preziosa opera in aiuto ai carabinieri ed ai bagnini per salvare i tre pericolanti. Complessivamente i danni riportati fra Bellaria, Igea Marina, Viserba, Rimini, Miramare, Riccione, Misano e Cattolica, cioè i principali centri della riviera romagnola, si fanno ascendere a circa due miliardi di lire. Poiché però fortunatamente per la maggior parte ha subito danni l’attrezzatura mobile che può venire restaurata e sostituita in breve tempo, a Riccione il presidente dell’azienda di soggiorno, Carlo D’Orazio, ha dichiarato che in tre giorni le ferite potranno essere rimarginate.

Valderico, il “dicitore” di Torre Pedrera.

“Uno di questi giorni lo vado a trovare”….

Quante volte, negli ultimi anni, Cristella ha pensato, e regolarmente messo in secondo piano, ad un saluto a Vittorio Valderico Mazzotti, sapendolo fermo in casa da tempo.

Poi, come succede spesso, la buona intenzione invecchia lì, senza aver seguito. E così poco fa, leggendo il necrologio sul giornale di oggi, arriva la notizia: il poeta dialettale di Torre Pedrera, 92 anni, ci ha lasciati per sempre. I funerali saranno domani alle ore 16.

C’è stato un periodo, circa quindici anni fa, di frequentazione abbastanza continua, per l’interesse comune per il dialetto e le “robe” romagnole. Ricordo ancora l’arrivo a sorpresa della sottoscritta, con fotoreporter del Resto del Carlino al seguito, al pranzo per il suo 80° compleanno, all’hotel Punta Nord.

“Sono un ‘dicitore’ – diceva – più che poeta.”

Il fascino più grande, in effetti, era quando lo si poteva ascoltare declamare le zirudelle di Giustiniano Villa o i versi di Raffaello Baldini.

Simpatico, irruente, dal carattere “tosto”. Mi piace ricordarlo così.

Ecco come Vittorio Valderico raccontava, in poesia, l’amico Fis-ciòun, “il pescatore” di Viserba.

Duvè ch’e’ sta Fis-cioun?

Volta so in via Rossini,

a sinéstra po’, la sgonda,

ta t’ trov òna ad cal stradini

ch’la è ziga, che la n’ sfonda.

T’void a destra una capana,

un ch’e’ sbòffa m’un fugoun,

un mòcc’ ad zenta cla sgulvana

e t’si arvat! Ui stà Fis-cioun!

(Dove sta Fischione? Volta su in via Rossini, a sinistra poi, la seconda, ti trovi una di quelle stradine, che è cieca, che non sfonda. Vedi a destra una capanna, uno che sbuffa ad un focone, tanta gente che si abbuffa. E sei arrivato! Ci sta Fischione!)