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29 gennaio, 2012

Murales felliniani in pericolo

Ecco un interessante articolo di Alberto Biondi pubblicato su La Piazza il 23 gennaio 2012

Borgo San Giuliano, c’è un museo da salvare.

Sulla sponda settentrionale del Marecchia, dove l’acqua dolce si mescola al sapore salmastro e rugginoso del mare, un piccolo museo a cielo aperto sta perdendo, nell’indifferenza generale, le sue opere più preziose. Chiunque abbia nostalgia della Rimini d’altri tempi sa bene che, per rivivere quelle atmosfere, basta attraversare il Ponte di Tiberio e tuffarsi nel gomitolo di vicoli e piazzette di Borgo San Giuliano. Qui però, diversamente da quanto succede in un museo tradizionale, non ci si mette in fila per entrare, non si paga alcun biglietto e l’orario di chiusura è così flessibile che il visitatore può placidamente attardarsi in una delle tante osterie senza che arrivi il sorvegliante per cacciarlo. La domanda sorge ora più che spontanea: ma cosa diavolo ci sarà mai da vedere nel Borgo? Come ogni gioiellino artistico, il Borgo offre scorci interessanti e opere di valore. Piccoli tesori che, da qualche anno, esigono un occhio di riguardo in più. Innanzi tutto, l’architettura! Anche dopo graziose ristrutturazioni, le case a schiera di San Giuliano conservano i segni di un’edilizia popolare, vagamente medievale, scomparsa sotto le bombe angloamericane nel resto della città.  Beh, tutto qui? Certo che no. I curatori del “museo” hanno pensato bene di offrire agli occhi del visitatore qualcosa in più rispetto ai semplici mattoni: il colore. Già, perché non esisterebbe il Borgo senza i suoi murales. Paesaggi marini, monumenti e creature felliniane fanno la loro comparsa sulle facciate delle abitazioni, accanto a una finestra, dietro una buchetta delle lettere. Le opere, che dalla prima edizione della “Festa de’ Bòrg” (1979) hanno cominciato a tappezzare le pareti di San Giuliano, sono opere di artisti fra cui, Luciano Maroncelli, Giacomo Foglietta, Maurizio Minarini. Il filo conduttore è il fortissimo legame con il folklore romagnolo, la tradizione marinara e i personaggi carnevaleschi che hanno ispirato i film di Federico Fellini, il “Riminese più famoso del mondo”. Quanto alla street-art, invece, il camminamento lungo l’invaso il Borgo offre sgargianti graffiti a bomboletta spray, anch’essi opera di talentuosi writers fra cui Davide Salvadei, in arte “Eron”. Insomma, colori in ogni stile e declinazione. Ma veniamo ora alla nota dolente. Complici il passare degli anni e la morsa degli agenti atmosferici, i murales sbiadiscono, si scrostano. Dei più vecchi s’intuiscono solo i contorni, qualche tinta che non si decide a scolorire e i borghigiani, insofferenti a tanta decadenza, rimbiancano, cancellando per sempre quelle rustiche pennellate dismesse. Anche i graffiti non se la passano bene. Ancora non esiste un progetto del Comune che regolamenti e stabilisca, in maniera definitiva, un piano di riqualificazione. Incentivare la produzione di graffiti (magari istituendo una gara con “Rimini” come tema) potrebbe rivelarsi un’ottima soluzione per attirare giovani artisti e aggiungere, al quartiere storico per antonomasia, un tocco di fantasia e modernità. San Giuliano, antica residenza di operai, lavandaie, vetturini e lupi di mare, è forse l’unico quartiere della città che vanti un retroterra culturale e bozzettistico così spettacolare. Sarebbe un peccato non valorizzarlo al meglio e preservarne lo spirito. Da anni la “Società de Borg” si occupa dell’organizzazione della celebre Festa che, a cadenza biennale, coinvolge l’intera cittadinanza (e non solo). Quest’anno il tema scelto dai giovani della Società è “Artorne me futur” (Ritorno al Futuro), una sorta di “spauracchio” alla famigerata profezia Maya: due notti in cui, per incanto, passato, presente e futuro coincideranno. Sarebbe bello che da questa unione scaturisca anche un progetto per salvaguardare le opere di tanti artisti per fare in modo che, una volta riportate a nuova gloria, possano colorare le vie del Borgo anche nei prossimi anni.

 

25 gennaio, 2012

Ah, questi viserbesi! Vogliono contare, ma non… farsi contare

Filed under: Rimini,Viserba — Tag:, , , — mcm @ 18:51

Mi appello al diritto del giornalista di non svelare la fonte dell’informazione ricevuta e vengo presto al dunque: il 31 gennaio è l’ultimo giorno utile per consegnare i moduli del censimento.

E, sapete quale zona di Rimini è – fino ad ora – fra le più restìe ad “ottemperare”? Sì, la nostra bella Viserba.

Sulle motivazioni si potrebbe discutere per giorni, approfondendo storia, geografia, demografia e sociologia.

Ma, visti i tempi ormai brevi, Cristella lancia ai lettori un piccolo appello. Forza: non è difficile, costa nulla (anzi, sono previste sanzioni per chi non lo fa!), se si ha qualche incertezza i rilevatori incaricati dal Comune danno una mano (e sono pure gentili, fra di loro alcuni cari amici…).

Capito, viserbesi vecchi e nuovi?

Per saperne di più, ecco il sito del Comune di Rimini.

 

17 ottobre, 2011

La zuppa del Palacongressi? Insomma… Si può fare di meglio

Nel menu della cena riservata ai 1200 invitati all’inaugurazione del Palacongressi di Rimini, sabato sera, fra i primi era elencata la “Pasta battuta con seppie”.

“Buona, la prendo!”, ha pensato Cristella, immaginando, giustamente, che si trattasse della specialità dei marinai di Cesenatico.

Ma la delusione è stata grande, perché la pietanza non era decisamente all’altezza: del tutto insapore. Inoltre i pezzetti di seppia erano da cercare col lanternino, persi nella pasta che, restando lì a covare, aveva assorbito tutto il brodo.

In più, avendo finito i piatti fondi, gli addetti al buffet l’hanno servita nel piatto piano (addirittura si è sentito qualche ospite dire: “Prendi anche tu questo cous cous…”).

Peccato, perché la ricetta, se fatta bene, è di quelle che “tuonano”.

Non vorrei passare per presuntuosa, ma direi che un ripasso è d’obbligo. Ecco qui di seguito come si fa (o, meglio, come si dovrebbe fare).

Buon appetito! E, a m’arcmand: servitela nel piatto fondo o in una bella ciotola di terracotta.

Monfettini in zuppa di seppia  (continua…)

27 settembre, 2011

A Viserbella per un pediluvio rigenerante nel Surcioun

Missione speciale, oggi, per Cristella.

Complice la splendida giornata di sole, libera dagli impegni di lavoro essendo in pieno periodo di ferie dall’ufficio, ha preso armi e bagagli per andare ad esplorare il territorio in cui vive. Meta: la spiaggia di Viserbella, un chilometro circa da casa.

Costume da bagno, macchina fotografica, barattolo di vetro.

Curiosi, vero?

Ebbene, come già raccontato in due precedenti post (qui e qui), sulla battigia di Viserbella esiste la sorgente d’acqua dolce denominata Surcioun. (continua…)

12 agosto, 2011

La tartaruga Quarto e le alici di Rolando: Viserba è anche questo

La prendo alla larga, ma vedrete che in chiusura ci sarà da leccarsi i baffi…

Domenica 31 luglio, ricevuto un invito speciale da Rolando (il marinaio/cuoco che già aveva partecipato in prima linea alla rievocazione della pesca alla tratta del 22 giugno), Cristella  non è potuta mancare ad un altro appuntamento che si è tenuto sulla battigia del Bagno 37, a Viserba.

Si trattava della restituzione al mare di una tartaruga “caretta caretta” che era stata curata alla Fondazione Cetacea. (continua…)

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