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20 marzo, 2012

In dialetto si dice meglio: u t’è arvànz un pò ad rusghìn?

Filed under: Dialetto,Rimini,Romagna — mcm @ 22:19

Osta, quanti rusghini ci sono nell’aria, nella politica non solo riminese…

Rusghìn, cioè rosichino, da rosicare (così lo definisce Gianni Quondamatteo); irritazione della gola.

Quel qualcosa che si sente in gola, vuoi alla vigilia dell’infiammazione, vuoi perché è asciutta, vuoi perché si sono ingeriti cibi grassi. Ed è per quest’ultima ragione che si dice “dam da bév” (dammi da bere) oppure “dam un pèz ad méla, ch’a manda zò e’ rusghìn” (dammi un pezzo di mela, in modo che riesca a mandar giù il rosichino).

Ma rusghìn significa anche quel che resta dell’astio, del risentimento: “l’ha ancora una muliga ad rusghìn, l’ha un rusghìn ch’un vò andè zò” (ha ancora un po’ di rosichino, ha un rosichino che non riesce a mandar giù).

 

16 marzo, 2012

Un buon motore, ma anche una riserva enorme di carburante per tenerlo in moto…

Basta poco, a volte, per ripercorrere con la mente anni e anni della tua vita, con i suoi dolori e le gioie, le incertezze e le scelte…

Appena mezz’ora fa, grazie ad un incontro casuale sulla piazza di Facebook, una nuova “amica” mi ha portato per mano a rivivere un periodo molto particolare: all’incirca dodici anni fa.

Forse era destino: c’è qualche congiunzione astrale particolare? Con il pom-popom della risonanza dell’altro ieri che echeggia ancora e che attende il responso nel primo giorno di primavera, Cristella si tira su il morale, con un “elogio alla creatività” che le regalò il maestro Piggì.

Beh, per stasera, direi che la mia soddisfazione l’ho avuta. Più tardi vado col Re Consorte ad uno spettacolo presentato da Andrea Mingardi.

Magari domani ne scrivo la cronaca. Sono o non sono una che “anziché una canzone, tende a comporre una sinfonia”?

Ah, grazie, Laura!

Torre Pedrera, 15 novembre 2000. Intervento di don Piergiorgio Terenzi in occasione della presentazione pubblica del libro Trama e ordito organizzata dal Circolo Ricreativo Culturale “Torre Saracena”. (Piggì è stato il mentore e maestro di giornalismo di Cristella).

Elogio della creatività

Non userò i pochi minuti che ho a disposizione per tessere l’elogio di Cristina. Non perché non sappia farlo. Penso soltanto che altri lo faranno meglio di me.
Non posso neppure azzardare un “Elogio alla follia”. In questo infatti sono stato preceduto dal buon Erasmo da Rotterdam.
Mi limiterò così a tessere l’elogio alla creatività!
La creatività è più presente fra gli umani di quanto noi stessi, in genere, siamo disposti ad ammettere. Tale creatività è una dote, un dono. Se però non viene espressa e sviluppata, da dono che è diventa peso e intralcio.
E’ come un motore che si ingolfa. Anziché andare più forte, si ferma!
Nella mia passata funzione di direttore del settimanale Il Ponte mi ero proposto, parte sul serio, parte come gioco, di fare il talent scout, lo scopritore di doti, se non addirittura talenti.
Quando si è presentata da me la Cristina, pur vedendo che, in fondo, non aveva ancora le idee chiare, ho colto in lei non solo un buon motore, ma anche una riserva enorme di carburante per tenerlo in moto per diverso tempo. Così abbiamo incominciato… Lei a proporre e io, con funzione pseudo-critica, a fare domande e a porre problemi.
Da cosa nasce cosa. Camminando s’apre il cammino… Ed è pian piano venuta fuori la Cristina che tutti noi, oggi, conosciamo.
Una critica che si fa docile. Meglio, serva della creatività.
Tenendola a questo livello, sapevo che il prodotto che ne sarebbe uscito avrebbe avuto, almeno in parte, un tono nomade, quasi zingaresco. Il nomade, come Cristina, non ama meno le persone o le situazioni che vive. Le ama in maniera aperta, diciamo integrata.
Anziché una canzone, tende a comporre una sinfonia.
L’unità stilistica e di contenuto dei vari suoni è il compito e la strada che Cristina ha già incominciato e che la condurrà ancora. Sarebbe una lacuna non piccola se dimenticassimo o sottovalutassimo il ruolo critico-propositivo del marito, ed amico, Paolo.

15 marzo, 2012

Corso per “Producer e autori Tv” in partenza a Rimini

Filed under: Arte,Fellini,Lavoro,Rimini,Romagna — mcm @ 0:10

Presentato in anteprima lo scorso mese di novembre in occasione della consegna del Premio Fellini al regista Terry Gilliam, partirà entro la fine del mese un interessante corso di formazione per “Producer e autori Tv”, che non a caso viene effettuato a Rimini.

Sicuramente in omaggio a Federico, ma anche, come dicono gli organizzatori “perché in questo angolo di Romagna (Rimini, Riccione, San Marino e dintorni) esistono molte realtà che si occupano dei vari aspetti delle produzioni cinematografiche, musicali e televisive che potrebbero potenzialmente costituire, in futuro, un interessante distretto specializzato.

Il corso, già svolto per quattro edizioni a Roma, rappresenta una concreta opportunità per misurarsi col mercato audiovisivo, esercitarsi sulle tecniche di scrittura dei fornat televisivi, fare esperienza sul campo e guardare da vicino i processi e i meccanismi interni al sistema cinematografico, televisivo e pubblicitario.”

 

Gli aspiranti producer e autori saranno orientati verso un approccio pratico da docenti più che qualificati, veri professionisti del settore: Giacomo Ciarrapico e Luca Vendruscolo  (autori del film Boris), Francesco Ricchi e Simona Forlini (autori), Paolo Taggi (autore), Alessandra Lera (executive producer di Magnolia), Paolo Fabbri (Fondazione Fellini), Romana Andò (professore Univ. Sapienza), Francesco di Cola (marketing manager di Medusa).

Diversi i partner dell’iniziativa: l’associazione Fondazione Fellini, l’ente di formazione Osfin di via Mantegazza (sede del corso), la Scuola di Cinema Immaginarie di Rimini, la casa di produzione Magic Pictures di Roma.

Il percorso formativo durerà 80 ore e si svolgerà, per 10 settimane, ogni sabato dalle 10 alle 14 e dalle 15 alle 19. Sono previsti stage a Roma e Milano e borse di studio.

Info: Magic Pictures (tel. 328 2811675, info@magicpictures.it – www.magicpictures.it).

11 marzo, 2012

8 marzo 2012. Ciao, Elio.

L’ultimo saluto alla sua Viserba, in un’afosa mattina di fine agosto 2011, Elio Pagliarani l’ha rivolto col sorriso e le lacrime agli occhi. Le condizioni di salute, già precarie da un paio di anni, si erano improvvisamente aggravate e la moglie Maria Concetta Petrollo (Cetta) aveva deciso di anticipare il ritorno a Roma. Nel salire sull’ambulanza il poeta salutò l’arrivederci di un’amica (Maria) con cenno d’intesa che voleva dire: “Sì, tornerò l’anno prossimo. Aspettami!”

Per il 25 agosto alla Libreria Riminese era stata già organizzata la presentazione della sua autobiografia (“Pro-memoria a Liarosa”) che per 200 pagine ripercorre l’infanzia e la giovinezza in Romagna. Accolta con entusiasmo dall’assessore alla cultura Massimo Pulini, l’iniziativa era sostenuta dalle associazioni Assalti al Cuore e Ippocampo Viserba (in particolare Cristella), ma bisognò annullarla all’ultimo momento.

Elio e Cetta si erano dimostrati felicissimi quando, in spiaggia, Simone Bruscia di Assalti al Cuore, Maria ed io per Ippocampo, li incontrammo per definire i dettagli. Momento emozionante, che ho voluto fissare in questa foto (Simone, Cetta, Elio e Maria al tavolino del Dune Café, sula spiaggia di Marinagrande, il 7 agosto 2011).

 

La vacanza viserbese era ormai un appuntamento fisso di ogni estate e il poeta tornava volentieri nell’appartamento di via Lamarmora, nel condominio costruito negli anni sessanta al posto dell’umile casa dell’infanzia. Ultimamente non più autonomo per gli acciacchi dell’età, lo si incontrava comunque in spiaggia o in piazza al tavolino del bar. Sempre accompagnato da Cetta o da qualche amico. Chi lo riconosceva non mancava di fermarsi per un saluto e una stretta di mano.

 

“Sono rimasti pochi, ormai, gli amici viserbesi coetanei – mi diceva – I più cari se ne sono andati: Quinto Sirotti, Carlo Ardini, Enea Bernardi, Dino Belletti, Mario Pari…” Come racconta nell’autobiografia, quello con Viserba è stato un legame mai spezzato. Se n’era andato all’età di 18 anni, ma anche nella parlata, così caratteristica nel ritmo e nell’inflessione, Elio non aveva mai voluto perdere la riminesità. “Negli anni di Milano e di Roma – mi aveva spiegato Cetta in una delle tante chiacchierate – mio marito ha sempre mantenuto la cadenza romagnola e quando torniamo a Viserba riprende presto a parlare in dialetto. Si ricorda sempre quando, ragazzino, faceva il fattorino per le ville dei ricchi o quando aiutava il babbo carrettiere.”

A conferma di un affetto ricambiato, in queste ore sul profilo Facebook di Cetta giungono molti messaggi da Viserba: “Salutiamo con stima e affetto il nostro grande concittadino.”

 

Altri post su Elio:

Il “ragazzo Elio”, da Viserba

“A tratta si tirano”: la poesia di Pagliarani e i ricordi di Cristella. “E invece ha senso pensare che s’appassisca il mare”

Alcuni ricordi di Elio Pagliarani sulla Viserba degli anni 1940-1943

Il sole discreto, che non fa rumore. Omaggio a Elio Pagliarani

Viserba e dintorni nell’ultimo libro di Elio Pagliarani

V.V.V.V.: le ville dei villeggianti di Viserba e di Viserbella

C’era una volta a Viserba: Pagliarani ricorda le fole attorno all’arola

Personaggi di Viserba: il dottor Lazzarini

Le misteriose odalische di Viserba: come nei film in bianco e nero

 

 

 

 

8 marzo, 2012

Giornata della donna… che stira

Filed under: Donne,Famiglia,Lavoro,Parole in Libertà — mcm @ 13:02

Festa della donna tutti i giorni, per favore!

Buona giornata, amiche. Scommetto che se leggerete il mio tratterello di filosofia (non spaventatevi!), da ora in poi mi penserete con un sorriso. Almeno una volta a settimana.

La filo-stiro-sofia

 “Quando una donna dice di voler uscire di casa e andare a lavorare per esprimere se stessa… è rimasta disperatamente indietro con lo stiro.”

La battuta è dell’attore americano Oliver Reed. Perché arrabbiarsi, donne? Meglio rispondere a tono. Quindi, ecco il mio personale trattato di filosofia. Anzi, di… filo-stiro-sofia. (continua…)

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