L’ALBERO DEL PANE IN ROMAGNA

Son piccina, rotondetta;
son gustosa, son moretta;
son di razza montanina;
dell’autunno son regina;
son dei bimbi la cuccagna
e mi chiaman la…

Sì, avete indovinato. L’argomento di oggi, in linea col calendario, è la castagna.

Provvidenziale per i suoi frutti nutrienti, in luoghi impervi dove non era facile coltivare grano e mais, l’albero di castagno è denominato anche “Pane di legno” o “L’albero del pane”.
Pare che in Italia siano stati contati oltre trecento tipi di castagno, che danno frutti simili ma diversi: castagne pistolesi, castagne reggiolane, marroni… e via elencando. Continua a leggere

Amarcord viserbese: la Sirenetta

Articolo pubblicato su “VIS a VIS” n. 8 – agosto 2016 (pagine 22, 23, 24, 25).
L’intera rivista è leggibile in questo LINK

La ‘casa’ delle danze. Storia di una ‘balera’.

Casa del Popolo, Sirenetta, Slego… Tre nomi, tre periodi, ritmi diversi, stesso denominatore: stare insieme per ballare, divertirsi, conoscersi.

Per ricordare un luogo di ritrovo e di aggregamento viserbese che non c’è più, frequentato anche da molti forestieri, ripercorriamo le sue tre vite: le origini, il periodo del massimo sviluppo, la trasformazione precedente alla chiusura del 2000.
Protagonista di questo amarcord è “La Sirenetta”, il locale da ballo che negli anni del suo splendore attirava a Viserba tantissime persone, dove le belle turiste non si salvavano dalle attenzioni dei giovani e meno giovani galletti romagnoli, dove nacquero migliaia di storie d’amore.
All’inizio era una semplice “Casa del Popolo”, Continua a leggere

Nuove collaborazioni di Cristella

Dopo vent’anni esatti dai primi articoli pubblicati su giornali veri (Il Resto del Carlino e Il Ponte), con la tessera di giornalista piena di bollini, contributi Inpgi2 sempre regolarmente versati, collaborazioni varie che si sono susseguite nel tempo, possiamo fare un riepilogo/bilancio di quest’attività ventennale di “scribacchina di provincia”.

Definizione appropriata, visto che l’ambito di interesse, gira e rigira, rimane comunque il territorio, con le storie, le tradizioni, la lingua, le persone e… la cucina.

Prima o poi riuscirò a stilare un curriculum dettagliato, per  aggiornare la pagina “CHI SONO”, ma al momento mi piace segnalare le ultime due novità, che hanno – guarda caso e chi l’avrebbe mai detto? – a che fare con il cibo.

Dunque: è già andata in onda una puntata, in attesa di registrarne un’altra, dove la giornalista Francesca Magnoni, di Icaro TV, mi intervista come “blogger riminese appassionata di cucina”. Si tratta di UN POSTO A TAVOLA, una serie di trasmissioni che copriranno tutto il territorio nazionale, in collegamento con un net work di tv private. Nel LINK è possibile vedermi: sono ospite della puntata 1, con la ricetta dei Monfettini in zuppa di seppia.

Altra collaborazione, nuova di zecca, su richiesta del direttore Stefano Cicchetti, è quella con CHIAMAMI CITTA’, notiziario riminese che è appena tornato, ma solo on line, ad informare su vari aspetti della vita locale. La mia rubrica, manco a dirlo, si intitola TAVOLA. I primi due articoli sembrano essere piaciuti.

Va a finire che mi toccherà cucinare davvero per tutti questi collaboratori, colleghi, direttori! Aiuto!!!!

Gli intraducibili. Ac fat buliroun, òz!

Se volessimo essere finarlini, in italiano si dovrebbe dire “che fatto bulirone, oggi!” Antò, fa caldo!

Diciamo la verità, romagnoli, miei: non è proprio la stessa cosa! in dialèt, l’è mèi!

Parché un buliroun l’è chèld, e’ fa s-ciupè, l’è gròs, e’ fa casèin tot d’intorna…

E’ buliroun non è lo stesso del bulirone, che nessuno l’ha mai sentito e non appare nel dizionario italiano (aspetta, che controllo, non si sa mai… Na, un gn’i è).

Il mitico Gianni Quondamatteo, invece, ha inserito e’ buliroun nel suo “Dizionario Romagnolo Ragionato“. Ed ecco come descrive tale parola.

“Confusione di cose ed oggetti messi insieme alla rinfusa, ma anche situazione esplosiva, torbida; voci concitate. J à fat un buliroun: vi hanno messo dentro un po’ di tutto; hanno mischiato ogni cosa. U j era un buliroun d’ròba. Se s-ciòpa e’ buliroun e’ véin la féin de mènd. Ilé burdéll u j è un buliroun d’roba ch’l è mèj tnis da long. Per il Morri e il Mattioli – come per noi – buliròn è anche il catarro, il catarrone; per l’Ercolani è il rigurgito. Anche rabbia, ira: e’ m’èra vnu un buliroun… Camp. caldo intenso, calura: l’ha d’avnì so un buliroun, òz... I bulirùn, al plurale, sono le caldane, le improvvise vampate di calore alla testa, anche nella menopausa.”

Quindi, personalmente, per non farmi mancar nulla, oggi li ho proprio tutti: e’ buliroun e i bulirùn!

Av salùt!

Tatarcord? Rimini e Viserba 47 anni fa: i locali da ballo più alla moda

Trovarsi in mano un giornale di 47 anni fa e dare un’occhiata alla pagina mondana fa pensare ad una Riviera scoppiettante e ombelico del mondo. Viali affollati, con belle auto scoperte che fanno invidiare chi le guida e chi siede al suo fianco. Lentamente vanno. Dove?

Nei posti più “in”, tra Rimini e Viserba: Paradiso, Garden Ceschi, Casina del Bosco, Locanda del Lupo, L’altro mondo…

C’è da sorridere anche a guardare l’elenco degli artisti, alcuni dei quali tuttora attivi. Ma una meritata pensione, no? Largo ai giovani, no?

Vabbè, godiamoci questo breve “tatarcord”…

“La Stampa” del 7 agosto 1969

“A RIMINI gli urlatori sono una fila di 15 km”

Migliaia di sale da ballo sulla spiaggia romagnola

Gli esperti turistici si vantano di avere la più efficiente azienda di soggiorno italiana e di non rimandare mai indietro alcun turista, in qualsiasi momento e in qualsiasi circostanza. Indubbiamente la città di Rimini continua ad espandersi, italiani e stranieri continuano ad arrivare, le attrazioni continuano a moltiplicarsi. I 15 chilometri di spiaggia e di lungomare offrono mille tentazioni. Si è fisicamente aggrediti da una serie di proposte tipiche della società dei consumi, dal semplice olio contro le scottature all’oggettino – ricordo, al prodotto locale per uno spuntino improvvisato. Le mode variano e passano ma la gente spende con entusiasmo: soprattutto di sera quando la compagnia si fa allegra e bisogna scegliere il modo di passare tre o quattro ore di divertimento. A questo punto i locali da ballo aumentano la pubblicità e sciorinano il nome di cantanti e complessi in voga. In luglio a Rimini in una settimana ci sono stati i Rokes, The Four Kents, The New Trolls, Bongusto, Bongiorno e Mack Porter. Ora, in piena stagione, nessuno dei grandi nomi della musica leggera sembra aver trascurato Rimini nei suoi programmi. Il “Paradiso Night Club”, dopo una serata con Johnny Dorelli, ha firmato un contratto per tutto agosto con Bruno Martino e il suo complesso: la spettacolare rivista «Brasiliana ’69» e The Rokes hanno richiamato gran folla alla Locanda del Lupo. Quest’ultimo locale esibisce sui cartelloni della passeggiata i nomi dell’Equipe 84, di Patty Pravo e Don Backy. Mentre il «Garden Ceschi Club» di Viserba punta su The Rokes, Mal dei Primitives, Nico e i Gabbiani.

Questi gli arrivi dei prossimi giorni: il 9 Giorgio Gaber alla «Casina del bosco», il 10 Mina a «L’altro mondo», 11 e 12 The Crazy Boys al «Ceschi». Successivamente avremo Ombretta Colli, Alighiero Noschese, Al Bano, Adriano Celentano e la finale regionale per l’elezione a Miss Italia.