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E’ arrivato il momento: Cristella va dal Grande Fratello.

Ecco, la valigia è pronta. C’è anche il nuovo smartphone regalato dal Re Consorte, che permetterà i contatti web.

impariamo ad usare lo smartphone nuovo…

 

 

 

 

 

Cristella attendeva da mesi che il Grande Fratello la chiamasse. Non quello della Tv, naturalmente (chi resisterebbe?). Per tanti motivi, assomiglia di più a quello di Giorgio, George Orwell.

Una settimana o poco più di “vacanza” nella sua casa (dicono ci sia anche il wireless!).

 

 

 

Da domani, giovedì 23 maggio 2013, Cristella non sarà molto presente in rete, perché starà per qualche giorno sotto l’occhio attento del mitico GF.

Di più: grazie ai potentissimi mezzi della tecnica, egli scruterà Cristella entrandole dentro nel senso vero della parola (“endoscopicamente”, sarebbe la probabile definizione nella neolingua di Orwell).

E venerdì 24 maggio, ad un’ora non ancora conosciuta, il GF chiamerà a sé “scienza e coscienza” per penetrare la Regina fino “al centro del centro” di tutto il suo essere.

Che la sua mano non tremi e l’occhio sia limpido, questa la preghiera rivolta al Grande Padre.

Av salùt (non è neolingua di Oceania, bensì dialetto di Rimini.

Cos’è la “neolingua” del GF? 

«È qualcosa di bello, la distruzione delle parole. Naturalmente, c’è una strage di verbi e aggettivi, ma non mancano centinaia e centinaia di nomi di cui si può fare tranquillamente a meno. E non mi riferisco solo ai sinonimi, sto parlando anche dei contrari. Che bisogno c’è di una parola che è solo l’opposto di un’altra? Ogni parola già contiene in se stessa il suo opposto. Prendiamo “buono”, per esempio. Se hai a disposizione una parola  come “buono”, che bisogno c’è di avere anche “cattivo”? “Sbuono” andrà  altrettanto bene, anzi meglio, perché, a differenza dell’altra, costituisce l’opposto esatto di “buono”. Ancora, se desideri un’accezione più forte di “buono”, che senso hanno tutte quelle varianti vaghe e inutili: “eccellente”, “splendido”, e via dicendo? “Plusbuono” rende perfettamente il senso, e così “arciplusbuono”, se ti serve qualcosa di più intenso. Naturalmente, noi facciamo già uso di queste forme, ma la versione definitiva della neolingua non ne contemplerà altre. Alla fine del processo tutti i significati connessi a parole come bontà e cattiveria saranno coperti da appena sei parole o, se ci pensi bene, da una parola sola. Non è una cosa meravigliosa?» .  

«Ovviamente» aggiunse come se gli fosse venuto in mente solo allora, «l’idea iniziale è stata del Grande Fratello.»

(da “1984”, di George Orwell).

Parliamo di cose serie: ereditarietà dei tumori e mastectomia come “prevenzione”. Angelina e le altre…

Notizie così hanno un effetto “di-rompente”.

Attraverso la sua pagina FB il noto oncologo riminese Alberto Ravaioli fornisce chiarimenti sull’intervento di asportazione dei seni effettuato dall’attrice Angelina Jolie, ma anche sull’ereditarietà di diversi tipi di tumore.

Copio e incollo.

A PROPOSITO DEL TUMORE EREDITARIO DELLA MAMMELLA E
DELLE NOTIZIE DI STAMPA RELATIVE A ANGELINA JOLIE.

Ha fatto scalpore sulla stampa internazionale e nazionale la notizia relativa alla operazione di asportazione bilaterale delle mammelle di una attrice così famosa come Angelina Jolie, giovane mamma, un simbolo della femminilità e maternità per molte donne.
La notizia può apparire raccapricciante per la parola mastectomia bilaterale (asportazione di entrambi i seni) con ricostruzione chirurgica degli stessi seni, per il deturpamento percepito della immagine fisica e psichica della donna.
Cercheremo quindi in queste breve nota di portare informazioni utili alla comprensione della notizia.

Cosa è il BRCA1 e 2.

Sono due geni dei nostri cromosomi che se alterati o mutati (cambiati rispetto all’originale) possono predisporre all’insorgenza del carcinoma del seno durante il decorso della vita fino all’85% delle probabilità per il BRCA1 e 2 .
Possono predisporre anche al tumore dell’ovaio il BRCA1 fino al 40% e il BRCA 2 fino al 25%. Il BRCA 2 puo predisporre anche al carcinoma del pancreas e al melanoma e altri e nell’uomo oltre al tumore della mammella (esiste anche per l’uomo il tumore mammario anche se molto più raro) anche a quello della prostata.
Vi sono altri geni che predispongono al tumore della mammella ma sono molto più rari e per il momento sono solo oggetto di studio.
Va da se che oggi non conosciamo tutti i geni che predispongono al tumore ereditario e di questo capiremo l’importanza seguendo l’articolo.
I tumori ereditari rappresentano una piccola parte di tutte le neoplasie circa il 5% delle stesse.
Conosciamo anche la parola tumori familiari, circa il 15-20% delle neoplasie che sono diverse dalle ereditarie in quanto sono dovute, per quanto ne sappiamo oggi non a gene singoli alterati, ma a più alterazioni genetiche (supposte tali) meno espressive che sommandosi determinano la neoplasia
Il rimanente 75% delle neoplasie si definisce ‘sporadico’ cioè dovuto a stili di vita di quella determinata popolazione con emersione della neoplasia in modo casuale.

Quando si determina il BRCA 1 e 2 ?

Vi sono determinate caratteristiche che inducono a testare la presenza del gene mutato.
Quali? La età giovanissima (sotto i 35 anni), la familiarità spiccata (madre, nonne, cugine), la bilateralità della neoplasia, la presenza di carcinoma mammario o ovarico contemporaneo , ma parliamo di pazienti con diagnosi di tumore mammario.
Il test in prima istanza viene quindi eseguito sulla paziente e se questa risulterà con un gene mutato allora l’indagine verrà estesa ai familiari sani ( se paziente e familiari saranno consenzienti).
Vi sono infatti procedure particolari prima di fare il test per il gene alterato: ci troviamo di fronte infatti a una medicina nuova, diversa, detta predittiva per il futuro, e non tutti i pazienti e familiari possono sopportare questo peso psicologico per cui occorre un consenso informato ben articolato.
Per la verità nella mia esperienza qui a Rimini ho incontrato più pareri favorevoli che resistenze a eseguire i test.
Il test è fatto con un banale prelievo di sangue attraverso cui il DNA viene esaminato (quello dei linfociti) e il gene BRCA 1 e 2 vengono esaminati.
L’alterazione dei geni,infatti, si trova in tutte le cellule, anche in quelle sane (per forza, essendo malattia genetica).

Perché  gli interventi di Mastectomia profilattica.

Il trattamento di Mastectomia sottocutanea con conservazione di areola e capezzolo e’ la terapia di elezione per quelle donne che vogliono portare il rischio futuro a livelli molto bassi, inferiori al 5%.
Mastectomia sottocutanea significa portare via tutta la ghiandola mammaria sostituendola con una protesi o con l’adipe della donna.
Vengono eseguiti anche interventi di Ovariectomia bilaterale con asportazione delle tube, anche se in un numero più  limitato almeno in Italia e a Rimini.
L’intervento non e’ la sola indicazione preventiva.
Vi sono infatti criteri di controlli più ravvicinati e articolati in chi preferisce non farsi operare.
Entrambe le soluzioni sono oggi ritenute valide e la scelta deve essere discussa con attenzione con l’equipe dei Curanti da parte della paziente.

Riguarda solo le pazienti con BRCA1 e 2 alterati ?

Il problema non riguarda esclusivamente quelle pazienti.
Vi sono infatti donne che presentano caratteristiche familiari come nelle pazienti con ereditarietà ma senza geni alterati.
Anche in questa pazienti (ma non nei loro familiari in genere) si pone lo stesso problema della Mastectomia bilaterale profilattica.
Vi sono poi pazienti con carcinoma in situ in età molto giovane per le quali qualche volta si pone la stessa decisione.

La chirurgia ricostruttiva.

Ancor oggi nello sentire popolare Mastectomia fa emergere sentimenti che richiamano la deformazione del corpo e della immagine femminile.
Oggi non è più così e potrebbe essere ancora meglio.
La chirurgia ricostruttiva ha fatto molti passi in avanti e possiamo affermare che in una percentuale elevata di casi con ricostruzione il risultato estetico raggiunto appare molto superiore rispetto al passato.
Ho visto molti casi di ottima ricostruzione, in particolare con le tecniche di liporicostruzione.
Ma molto cammino deve essere ancora fatto.
Lo richiedono le donne in prima istanza e i medici sensibili e i compagni di queste donne,e i familiari.
Per poter raggiungere risultati migliori occorre dedicarsi, avere una casistica adeguata, e avere il Chirurgo Plastico sempre in collaborazione con Chirurgo senologo.

La situazione a Rimini

Nella nostra provincia si operano circa 300 tumori della mammella all’anno. Il 5% e’ rappresentato da forme familiari quindi circa 10-15 casi anno. I familiari di queste persone potranno essere circa altre 8 donne ( non tutti i familiari sono portatori del gene alterato).
Ma il 15% degli interventi per tumore e forse anche il 20% e’ rappresentato da Mastectomie , quindi 60 pazienti che dovranno avere la ricostruzione bilaterale (quando si interviene su di un seno in genere si ‘ritocca’ anche il contro laterale)
A Rimini (ma anche in altre realtà) abbiamo una ottima Chirurgia senologica in cui opera a tempo pieno un Chirurgo Plastico ricostruttivo dotato di ottima tecnica.
Sulla presenza del Chirurgo Plastico a tempo pieno io personalmente ho operato affinché questo risultato fosse raggiunto e da alcuni anni così è (ma quanti sforzi!)
Ma su questo tema , che attiene la qualità della vita, ritengo che l’attenzione, anche in periodi di crisi, deve sempre rimanere alta e miglioramenti sono possibili.
A Rimini inoltre abbiamo entro l’equipe di Oncologia una esperta di Genetica dei Tumori la Dr.ssa Valentina Arcangeli, molto brava, una ricchezza per il nostro Ospedale. Si e’ formata in questo settore fra mille difficoltà e resistenze, ma per fortuna c’e’.

Conclusioni.

Come si vede il problema che Angelina Jolie ha sollevato (e per questo la ringraziamo) è un problema – presente anche a Rimini – che da molti anni si è cercato di affrontare da tutti i punti di vista.
Ma mantenere questi risultati di qualità, da migliorare sicuramente, sarà una scommessa per il futuro.

Alberto Ravaioli

Ehi, bimba bella, sorridi con il clown!

La saletta di “transito” fra il tunnel della risonanza magnetica e lo spogliatoio viene chiusa da una discreta tenda. Cristella è in “fase di compensazione” con l’ago della flebo infilato nel braccio. La poltrona è comoda, il liquido scende goccia a goccia per andare a ripulire i reni dai residui del contrasto che qualche minuto prima l’ha riscaldata…

L’infermiera si scusa: “C’è un altra paziente. Fra un po’ riapro.” 

Ma, che strano, sbirciando da sotto la tenda, Cristella vede passare una barella spinta da qualcuno che indossa incredibili scarpe taglia 58 con pennacchi colorati e ammennicoli vari.

La curiosità vince: spostando un po’ lo sguardo, ecco qualcuno che assomiglia più a un pagliaccio che a un dottore (in senso vero, stavolta, non metaforico!).

Il camice è bianco, sì (un po’ di “dignità” va mantenuta, giusto?), ma addobbato con disegni e pinzillacchere di tutti i colori. Le mani sono coperte da guanti tutti strambi. In testa, un cappello a tese larghe e decisamente originale, con antenne che si muovono e suonano. Il volto è dipinto col sorriso rosso e gli occhi gialli e blu. I capelli (o la parrucca?) sono acconciati in bellissime treccine alla Pippi Calzelunghe. 

All’orecchio di Cristella giunge solo un piccolo lamento della bimba. Poi, solo discrete voci di adulti.

L’ anestesia totale (obbligatoria per un bimbo di un anno o poco più) comincia a fare il suo effetto.

La dottoressa-clown ha fatto la prima parte del suo “lavoro”: accompagnare la bimba dalla sua stanzetta all’antro tenebroso della Risonanza Magnetica facendo in modo che il tragitto fosse sereno e spensierato.

Adesso inizia la seconda parte, non meno impegnativa: tenere compagnia alla giovane mamma che, in sala d’aspetto, tortura l’orsacchiotto della figlia pensando alla sua bimba che è di là, da sola, bombardata dalle onde del tam-ta-tatam

Auguri alla piccola. Un abbraccio alla sua mamma. Tantissimi complimenti alla dottoressa Patrizia Cenni dell’Ospedale di Ravenna per il progetto dei “Sorrisi in corsia”.

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Adattissimo per mamme, nonne e zie e per chiunque ami le tradizioni, la Romagna, il dialetto.

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“Il male curabile”: Cucuzza e il suo libro a Rimini

Michele Cucuzza e il dottor Alberto Ravaioli 1 giugno 2012 - Day Hospital Oncologico di Rimini

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Un amico dell’Oncologia Riminese. Così si può definire, senza paura di sbagliare, il noto giornalista televisivo Michele Cucuzza, che ieri ha presentato il suo libro “Il male curabile” proprio nei locali del Day Hospital Oncologico inaugurato il giorno prima presso l’Ospedale Infermi.

Cucuzza conosce da tempo il progetto della nuova struttura, avendola visitata anche durante i “lavori in corso” in occasione di precedenti tappe in città.

Il libro, edito da Rizzoli, trasmette speranza già dal titolo e racconta la sfida al tumore di Mauro Ferrari, matematico italiano trapiantato negli Stati Uniti. Una battaglia che prende il via dopo la morte per tumore, ad appena 32 anni di età, della moglie Marialuisa, madre dei suoi tre figli.

Questo momento che nella vita di altri avrebbe segnato la fine, per Ferrari è la partenza per una grande impresa. Lui non è medico, essendo laureato in matematica. Ma dalla morte della moglie si  dedica anima e corpo alla battaglia contro il cancro, che affronta con un approccio assolutamente originale basato sull’applicazione delle nanotecnologie alla medicina. Ghiandole artificiali capaci di rilevare il cancro e somministrare autonomamente il medicinale; nanovaccini che risvegliano il sistema immunitario; diagnosi effettuate attraverso una semplice analisi delle proteine; robot chirurghi e sofisticati manichini-pazienti su cui fare pratica.

Non è fantascienza, ma solo una parte di quanto si sta sperimentando al Methodist Hospital Research Institute di Houston, Texas, diretto da Ferrari, che spiega: “Con la chemioterapia solo una cellula medicinale su 100 mila raggiunge il bersaglio. Noi lanciamo minuscoli missili multistadio simili a quelli usati nei programmi spaziali, carichi di farmaci che centrano solo le cellule tumorali senza disperdere sostanze tossiche nell’organismo”.

In questo appassionato reportage Michele Cucuzza racconta del suo incontro a Houston col professore e la sua équipe di giovani collaboratori provenienti da tutto il mondo. Matematici, chimici, biologi, ingegneri e medici coalizzati nella missione comune di sconfiggere il cancro. Una finestra aperta sul futuro della scienza medica, ma anche su una realtà, quella americana, che punta enormi risorse pubbliche e private sulla ricerca e sull’innovazione. Al contrario di quanto accade nel nostro Paese.”

Proprio su questo aspetto dei finanziamenti per la ricerca e la cura, a Rimini Cucuzza ha elogiato la realtà locale, dove il Day Hospital Oncologico rappresenta un fiore all’occhiello della sanità pubblica, mentre negli Stati Uniti si tratta di realtà private e quindi accessibili a pagamento.

“Sembra di stare in America, non a Rimini: questo è un bellissimo esempio di interazione fra pubblico, privato, banche, aziende – ha detto il giornalista – E, soprattutto, cittadini e i tanti volontari dell’Istituto Oncologico Romagnolo che conosco e vedo qui presenti numerosi.”

Anche Cristella c’era. Che si scusa con Michele per essere uscita prima della conclusione dell’incontro (“per non farsi mancare niente”, c’era un giovane medico, un po’ troppo sincero, che in un ambulatorio a qualche metro di distanza, lì all’Ospedale, l’aspettava per accertamenti urgenti e non prorogabili… Sob!).