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8 agosto, 2010

Un Ippocampo da applausi… (la modestia è il nostro forte!)

Qualcosa di diverso, per la piazza di Viserba: l’evento-spettacolo sul filo rosso della storia locale organizzato sabato scorso dall’associazione “L’Ippocampo Viserba”  in collaborazione col Comitato Turistico ha registrato il “tutto esaurito”.

Sabato sera sono andati in scena ricordi, immagini e racconti delle diverse epoche che ha vissuto la cittadina, dalle prime ville costruite dai signori attirati dalla ricchezza delle acque, ai fasti della Belle Epoque, coi ricchi villeggianti che scendevano in spiaggia con la servitù al seguito. E ancora: i numerosi locali da ballo, i mestieri legati alla spiaggia e al mare, l’evoluzione della moda dei costumi da bagno, le canzoni che imperversavano a quei tempi.

“Siamo molto soddisfatti della riuscita dell’evento – ha detto il presidente dell’associazione Pierluigi Sammarini – Gli applausi del pubblico, composto da concittadini e turisti affezionati, confermano che l’attività del nostro ‘laboratorio urbano della memoria’ è utile e apprezzata. Ringrazio per il grande lavoro volontario tutti i soci e coloro che hanno contribuito, in varia maniera, alla buona riuscita della serata: i musicisti Augusta Sammarini e Anacleto Gambarara, il cantante Sauro Bertozzi, il poeta e scrittore Michelangelo Coviello che ha letto una poesia del suo e nostro amico Elio Pagliarani, il grande showman Vittorio Corcelli, l’aviatore e scultore Bruno Militi, il pittore Fernando Gualtieri e la signora Yvette, il giornalista e storico Manlio Masini, il Museo delle Piccola Marineria di Viserbella, il presidente e i collaboratori del Comitato Turistico. Ricordo a tutti che L’Ippocampo continuerà, fino alla fine di agosto, ad essere presente in piazza Pascoli ogni martedì sera nell’ambito del mercatino dell’artigianato e che molto del materiale raccolto è consultabile nel nostro blog e nel sito (www.ippocampoviserba.it).”

6 agosto, 2010

Viserba, la piazza, la memoria: Cristella e gli ippocampini

Sabato 7 agosto alle 21.30, in piazza Pascoli, il Comitato Turistico e l’associazione “L’Ippocampo Viserba - Laboratorio Urbano della Memoria” proporranno una serata di spettacolo intitolata “Viserba si racconta. Immagini e storia della Viserba di un tempo”. 

Un “C’era una volta” dedicato ai turisti più affezionati, ma anche ai concittadini: quasi un talk show di casa nostra.

Intervallati da momenti musicali, si alterneranno storie, letture di poesie, proiezioni di video e di immagini, rievocazioni di mestieri caratteristici, interviste a personaggi significativi e ricordi di concittadini famosi.

Sul palco della piazza centrale del paese andrà in onda Viserba e la sua gente. Il passato e il presente, fra leggende (come quella delle sabbie mobili del Surcion tratta dagli scritti del professor Enea Bernardi, che sarà letta da tale Cristella), poesia (con la presenza del famoso poeta Elio Pagliarani), arte e tanto altro. Non mancheranno alcuni invitati di prestigio, che saranno una sorpresa sia per i villeggianti che per i residenti.

Prossimamente, su questo schermo, il resoconto della serata, sperando che Cristella e gli altri ippocampini non vadano in panico di fronte alla platea… la piazza di Viserba in agosto (diverse età, provenienze e “sensibilità”)…  è un salto nel buio, un  vero azzardo!

Intanto, per chi fosse curioso:, ecco qui di seguito la storia delle origini de L’Ippocampo Viserba. Materiali e aggiornamenti nel blog e nel sito dell’associazione (continua…)

27 luglio, 2010

Il sole discreto, che non fa rumore. Omaggio a Elio Pagliarani

Anche quest’anno Viserba accoglie per le ferie estive il “suo” poeta.

Elio Pagliarani e la moglie Cetta Petrollo

Elio Pagliarani, uno degli ultimi esponenti della Neoavanguardia del Novecento, fondatore del Gruppo 63 e tanto altro ancora, sta infatti trascorrendo le vacanze insieme alla moglie Cetta nella sua casa in riva all’Adriatico. Non tutti lo riconoscono…

Nella piazza centrale, qualche sera fa, qualcuno gli si è avvicinato quasi timidamente… semplicemente per stringergli la mano.

Nella sua opera “La ballata di Rudi” Pagliarani ha descritto, con le tinte e i ritmi della sua poesia (“un rapper di neoavanguardia”, lo ha definito un critico) i luoghi e le persone di Viserba, la sua terra.

“Le sue liriche hanno raccontato i cambiamenti suoi e del suo paese (o meglio i suoi paesi-paesaggi) dagli anni ’50 al 2005.  Nei suoi scritti musicalità, tensione lirica e l’intenzione di narrare si condensano in una dimensione epica e drammaturgica.”

Uno dei paesi-paesaggi è proprio la nostra, la sua, la mia Viserba.

Un esempio? La spiaggia e il sole discreto, “che non fa rumore”.

Elio Pagliarani

La “La ballata di Rudi” (1995)

VI. A spiaggia non ci sono colori

A spiaggia non ci sono colori

la luce quando è intensa uguaglia

la sua assenza

perciò ogni presenza è smemorata e senza trauma

acquista solitudine

La parole hanno la sorte dei colori

disteso

sulla sabbia parla un altro

sulla sabbia supino con le mani

dietro la testa le parole vanno in alto

chi le insegue più

bocconi con le mani sotto il mento

le parole scendono rare

chi le collega più

sembra meglio ascoltare

in due

il tuo corpo e tu

ma il suono senza intervento è magma è mare

non ha senso ascoltare

Il mare è discreto il sole

non fa rumore

il mondo orizzontale

è senza qualità

La sostanza

è sostanza indifferente

precede

la qualità disuguaglianza

5 giugno, 2010

Buon compleanno, Fis-cioun!

Nato il 6 giugno 1925 a Viserba, domani compie la bellezza di 85 anni “il pescatore” Alfredo Grossi, conosciuto da tutti come Fis-cioun.

Curiosi di saperne di più? Ecco l’intervista a lui dedicata dall’Associazione Ippocampo (Laboratorio urbano della memoria).

Fis-cioun e il suo focone, anno 2000

Alfredo Grossi? No, è’ Fis-ciuoun, “il pescatore” di Viserba!

Duvè ch’e’ sta Fis-cioun?

Volta so in via Rossini,

a sinéstra po’, la sgonda,

ta t’ trov òna ad cal stradini

ch’la è ziga, che la n’ sfonda.

T’void a destra una capana,

un ch’e’ sbòffa m’un fugoun,

un mòcc’ ad zenta cla sgulvana

e t’si arvat! Ui stà Fis-cioun!

(Dove sta Fischione? Volta su in via Rossini, a sinistra poi, la seconda, ti trovi una di quelle stradine, che è cieca, che non sfonda. Vedi a destra una capanna, uno che sbuffa ad un focone, tanta gente che si abbuffa. E sei arrivato! Ci sta Fischione!)

Le indicazioni per trovare la casa di Fis-cioun erano in un angolino della memoria grazie a questa poesia di Vittorio Valderico Mazzotti ascoltata più volte dalla viva voce dell’autore. Insieme agli altri della troupe dell’Ippocampo (Nerea, Paolo e Loredana) ci siamo presentati puntuali, un sabato pomeriggio di maggio, accolti dalla proverbiale ospitalità di Fis-cioun: non poteva mancare un bicchiere di vino (ottima albana passita “comprata personalmente a Bertinoro”) accompagnato da cioccolatini e biscotti.

Sì, perché Alfredo Grossi, detto Fis-cioun, a Viserba e non solo è conosciuto per aver fatto sedere alla sua tavola mezzo mondo. Come scrive l’amico Mazzotti nel libretto che gli ha dedicato nel 1996… “Nella sua capanna, a Viserba, per diversi anni sono passate non solo molte persone, ma moltissime personalità altolocate che si sono… leccate i baffi (è proprio il caso di dirlo) divorando e, come dico io, ‘rudénd i dint’, davanti alle specialità preparate dai due coniugi sempre disponibili e simpatici come nessun altro.” (continua…)

1 giugno, 2010

Alcuni ricordi di Elio Pagliarani sulla Viserba degli anni 1940-1943

Alcuni ricordi di Elio Pagliarani su Viserba degli anni 1940-1943

Io nella seconda guerra mondiale; anzi la seconda guerra mondiale io in quella dentro. Primo ricordo: dissi o scrissi a Tertulliano, nel ’39-40, cioè nei miei dodici-tredici anni, di essere assolutamente contrario alla guerra, che per noi italiani sarebbe andata male in ogni caso: se avessero vinto i tedeschi saremmo diventati non più che loro vassalli (come avevamo già cominciato ad esserlo con le leggi razziali del ’38: ma questo lo penso ora), figuriamoci se avessero vinto gli alleati. Mi stupii anche allora di aver adoperato il termine “vassalli”, così vecchiotto. Ricordo anche che una volta pensai che la guerra avrebbe portato alla svalutazione della moneta e quindi sarebbe stato bene possedere delle azioni e scelsi dentro di me le Eridania, zucchero e alimentari: non sarebbero crollate, la gente mangia sempre (occorre dirlo che in casa mia né allora né dopo si sono mai viste, nemmeno per vedere come sono fatte, quel tipo di azioni, alimentari e non ?).

Quando ci trovammo dentro, nella guerra, la mia prima attività specifica, cioè collegata, dovuta alla guerra, consistette nel portare sacchetti di grano a macinare, a farne farina per pane e pasta (grano da macinare che compravamo a buon prezzo dagli zii poi tutori di mia mamma diventata a sette anni orfana di entrambi i genitori; questi zii erano mezzadri di un buon podere a Viserba a monte). C’erano dei mulini che macinavano clandestinamente trattenendosi il compenso con una modesta parte di farina macinata. (continua…)

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