Archivio della categoria: Parole in Libertà

Grand Hotel 1908-1993-2018

Rimini si appresta a celebrare i 110 anni del Grand Hotel. Ne parlano oggi tutti i giornali.

Quale miglior occasione per rispolverare il mio breve racconto di qualche anno fa? Eccolo.
Buona lettura.

La pallina verde del marinaretto

Nel corridoio del terzo piano la moquette rossa attutiva il rumore dei passi dei clienti e del personale.
Continua a leggere

Cachi o kaki? Dolci o salati? Comunque buoni!

Coi lori frutti colorati addobbano le piante, dai rami ormai privi di foglie, tanto da farle sembrare alberi di Natale nei giorni di festa. Li vediamo nei campi e ai lati delle strade, spesso anche in città. Sembrano sentinelle solitarie di una natura altrimenti grigia.
Crescono senza bisogno di qualcuno che li curi. Chiedono solo che qualcuno si ricordi di cogliere i loro pomi al momento giusto. Altrimenti, se ignorati, passato un po’ di tempo, si arrangiano e… plaf… li lasciano cadere ai loro piedi.

Parliamo di frutti veramente di stagione, abbondanti, dalle nostre parti: i cachi (Diospyros kaki), detti anche kaki. Continua a leggere

I sogni si dimenticano?

L’ho sempre detto: “Bisogna che tutti questi sogni me li scriva”. Poi non lo faccio, presa dagli impegni del risveglio e della successiva carburazione per la nuova giornata. E pensare che ci sarebbero storie per riempire enciclopedie intere e per girare migliaia di film in puro stile felliniano. Proprio il mio concittadino illustre sarebbe da seguire: il suo “Libro dei sogni”, compilato e disegnato su suggerimento dello psicanalista, ha un posto d’onore nella mia libreria ed è ricco di stramberie, complicazioni, progetti, desideri, paure, persone amate e temute, visioni, viaggi.. Continua a leggere

Nonnitudine acuta e persistente

Ci sono oggetti che…

Non si possono pagare, perché nessuno avrebbe denaro sufficiente.

Si creano con mani e testa, ma soprattutto con cuore.

Richiedono tempo su tempo, col pensiero sempre rivolto a qualcuno.

La nonnitudine è anche questo: andare su Goggle Street per fotografare la facciata dell’asilo e i giochi del cortile,  munirsi di uncinetto, ago e fili colorati presi dal cestone degli avanzi, raccogliendo anche ritagli di stoffa, nastri e cordoncini…

E poi, ricordando che, dopo tutto, la nonna è anche un po’ scrittrice e favolista, buttar giù una storiella. Con qualche rima, che così è ancor più bella, da regalare al nipotino, ai compagni di asilo e alle maestre.

Fatto! Perché, appunto, la nonnitudine vuole il suo sfogo…

Tempo impiegato: circa due settimane di pomeriggi e serate distolti dalla tv e dal pc (sai, che perdita!).

Costo di produzione: un paio di euro per il feltro giallo. Possibile prezzo di vendita: non calcolabile, come detto sopra. Effettivo prezzo di vendita: “agratis”.

E, magari, come compenso, solo un bacino e un battito di mani… che un’altra storia, la racconterò domani.

Ecco la storia di Bruchino Brucò e Farfalla Farfallina  Continua a leggere

Estate 1939. La Riviera Romagnola raccontata da Michele Campana.

Estate 1936. Il quotidiano torinese LA STAMPA pubblica, a puntate, un itinerario vacanziero che tocca le principali località della Riviera Romagnola, con qualche sosta anche nell’entroterra.
Lo stile narrativo è proprio di quel periodo. L’autore, Michele Campana, biografia, è figlio del suo tempo.
Lo “storico balneare” riminese Ferruccio Farina così descrive il contributo di Campana alla rappresentazione della nostra Riviera (dal saggio “DONNE, VIRTU’ E PECCATI TRA TERRA E MARE DI ROMAGNA, Tipi e stereotipi nei racconti di Michele Campana”, Ras n. 81, a. XXVII, 2007, che si può leggere completo in Romagna Arte e Storia:

S’è già citato anche Michele Campana che, con il suo “Danze di fronte al mare” del 1931, aveva costruito una sorta di guida eroico/poetica di quella Riviera romagnola sentita e descritta come tempio della lussuria ai cui tentacoli anche un uomo temprato dalla salda fede fascista avrebbe faticato a resistere. Una Riviera che, comunque, per la sua romagnolità e per essere stata scelta dal Duce per i riposi marini della sua famiglia e della sua amante, aveva in sé anche il gene della rigenerazione e del riscatto.

Una Riviera che Campana riprende a descrivere nel suo racconto “Sotto il sole di Rimini” del 1939, ambientandovi tutti i luoghi comuni possibili in fatto di etica e di retorica fascista, di sentimento popolare, di fede politica e religiosa. Facendone il terreno di incontro e di scontro dei suoi personaggi e delle contraddizioni loro e dei tempi. Personaggi e sentimenti ai quali Campana non esita a dare ben definita collocazione, anche geografica: il buono e il sano hanno le loro radici nella terra, nel rude appennino che ha dato i natali al Duce; il cattivo, il peccato e la lussuria allignano là, sulla Riviera dagli ammalianti e perfidi bagliori.
Ma, oltre ad offrirci gustosissimi quadretti romagnol-fascisti scritti con buona penna, il racconto di Campana, a distanza di quasi un secolo, diventa un documento prezioso per comprendere lo stato della fama di un luogo che, in quegli anni, stava mutando profondamente e sempre più velocemente la sua dimensione geografica, economica, culturale e sociale, e che stava per dare l’avvio a quell’esplosione quantitativa che caratterizzerà gli anni Cinquanta e Sessanta nei quali diventerà, nella percezione dei vacanzieri europei, la grande metropoli della divertimento.
Una Riviera della quale Michele Campana aveva già capito le due anime e la sua capacità di rinnovare il suo miracolo due volte all’anno…”
Continua a leggere