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7 marzo, 2010

Otto marzo dolce con la Torta Mimosa

Il sabato e la domenica, se non ci sono contrattempi, Cristella assapora il piacere di cucinare con calma e tranquillità. Un regalo a sé stessa e al resto della famiglia. In questo caso, un pensiero alle donne di casa (anche alle principesse lontane 400 km.).

Ecco com’è venuta la Torta Mimosa, assaporata oggi dai commensali golosi. Non sarà proprio da pasticceria, ma vi assicuro che era buonissima.

Ecco la ricetta.

Ingredienti per il pan di spagna: 75 gr. di farina, 75 gr. di fecola, 150 gr. di zucchero, 5 uova, una bustina di vanillina, un pizzico di sale.

Ingredienti per la farcitura: 250 gr. di panna fresca da montare, 40 gr. di zucchero a velo, una bustina di Ovocrema, un litro di latte, 50 gr. di farina, 50 gr. di zucchero, un limone, un barattolo di ananas a fette.

Preparazione.

Per il pan di spagna: frullare uova e zucchero fino ad ottenere una schiuma chiara e continuare a frullare per almeno 12-15 minuti. Aggiungere poco a poco le farine e la bustina di vanillina setacciate insieme, incorporandole al resto usando un cucchiaio di legno, con movimenti in verticalef. Imburrare e infarinare una tortiera, versare il composto, cuocere in formo preriscaldato a 180° per circa 30-35 minuti.

Preparare la crema di farcitura: montare la panna aggiungendo lo zucchero a velo. Preparare la crema seguendo le istruzioni scritte sulla bustina di Ovocrema (oppure prepararla alla maniera classica). Quando quest’ultima è fredda, mescolarla alla panna. Metterne da parte circa un terzo., che servirà per la copertura. Al restante, aggiungere i pezzettini di ananas sgocciolato.

Pan di spagna per la Torta Mimosa

Farcitura della Torta Mimosa

Nel frattempo il pan di spagna si è raffreddato: tagliarlo in due, togliendo la parte superiore. Scavare con un coltello l’interno della parte inferiore, mettendo da parte i pezzetti di pan di spagna, che verranno fatti a cubetti per la copertura finale.

Bagnare la base e la parte superiore con il succo dell’ananas. riempire con la crema a cui avevamo mescolato i pezzetti di ananas, coprire con la parte superiore del pan di spagna.

Aiutandosi con una spatola coprire il tutto con la crema che avevamo tenuto da parte, sulla quale incolleremo, schiacciandoli un po’ con le mani, i pezzetti di pan di spagna.

Inizio copertura Torta Mimosa

La torta va posta in frigorifero per almeno 4-5 ore (io l’ho preparata il giorno prima). Al momento di servire, spolverare con zucchero a velo e decorare a piacere.

Io ho usato sciroppo di fragoline di bosco.

Che dire d’altro? Buon appetito e… viva le donne! Tutti i  giorni, non solo l’8 marzo.

2 marzo, 2010

Dedicato a Regina, la bis-nipote di Giustiniano Villa

Giustiniano Villa, 1910 ca.

Con molta sorpresa ed emozione Cristella ha trovato sul blog i commenti di Regina, una discendente diretta del poeta-ciabattino Giustiniano Villa che, nata e cresciuta lontana dalla Romagna, non conosce bene la storia del suo bisnonno. Però ne è curiosa, e per questo, evidentemente, è arrivata al blog di Cristella, essendo probabilmente l’unico luogo in rete dove qualcuno ha avuto la pazienza di copiare dalla versione stampata una zirudèla scritta in dialetto.

Ho promesso a Regina che la metterò in contatto con un amico studioso/scrittore che, da anni, si occupa della figura di Giustiniano Villa. Presto riceverà un messaggio in tal senso.

Ma oggi voglio farle dono di un altro pezzettino della saggezza del suo bisnonno: una zirudèla scritta nel 1895, ma che stimola più di una riflessione sulla situazione sociale di oggi del nostro Paese.

Bisogna immaginarsi la scena.

Esterno giorno; fine Ottocento, inizi Novecento.

Niente radio e tv, pochi giornali (che comunque in pochi avrebbero potuto leggere). Nei giorni di mercato e durante le fiere personaggi come Villa, in piedi sul loro banchetto in mezzo alla piazza del paese o del borgo della città, aggiornavano a gran voce sui fatti del mondo. Alla fine della “cantata” chiedevano una moneta.

Cantastorie, poeti, zirudellari, o come volete chiamarli. Io li definirei giornalisti ante litteram (chissà se anche a quei tempi c’era la par condicio?).

L’EMIGRAZIONE dall’Italia in America

GLI ITALIANI NEL BRASILE

Narrazione poetica in dialetto romagnolo

In Italia ac sem ardutt

in miseria più di tutt (continua…)

25 febbraio, 2010

La rivincita del dialetto? In teatro (con gli appuntamenti dal 26 al 28 febbraio)

Dodici serate alla parrocchia della Riconciliazione di Rimini, dieci al Teatro Rosaspina di Montescudo, cinque al Tiberio, quattro alla Sacramora… e via dialettando.

Sui palchi romagnoli è in piena effervescenza la stagione di teatro in vernacolo, settore che non sente la crisi e che riempie le platee tra l’invidia delle compagnie che recitano in italiano. Ultimo baluardo della lingua dei nonni, secondo i linguisti. Eppure, a differenza del teatro veneto, napoletano e milanese – che hanno una tradizione consolidata da secoli anche fra gli intellettuali più raffinati – il romagnolo viene ancora guardato con un po’ di distacco. Ma i numeri parlano chiaro: solo in provincia di Rimini decine di compagnie, da quelle storiche che superano i trent’anni di attività, alle più giovani con soltanto qualche stagione alle spalle. Diversa anche l’età di chi le compone (sebbene ci sia sempre più carenza di giovani) e la provenienza sociale: professionisti, pensionati, studenti, casalinghe… Fra registi, autori, attori, sarti, truccatori, suggeritori e tecnici vari la ruota del teatro in vernacolo, solo in provincia, fa girare centinaia di persone sui palcoscenici e dietro le quinte e migliaia di appassionati nelle platee. Pubblico composto per lo più da persone di mezza età, ma con un risveglio di interesse anche da parte di giovani, forse figli e nipoti di chi sta sul palco, felici di applaudire i propri familiari diventati attori.

Personaggi come la prorompente Ilde del “Teatre Rimnes” (che i riminesi conoscono anche per la sua inimitabile piada, al Colle di Covignano) o Lidia e Alfiero che recitano con Francesco Bianchi o Adriano e Maurizio degli “Jarmidied” strappano l’applauso solo entrando in scena. Come loro, tanti altri: impossibile nominarli tutti. Così come prolifici sono gli autori, spesso anche registi e fondatori delle loro compagnie: Guido Lucchini, Francesco Bianchi, Pier Paolo Gabrielli, Fiorenzo Sanchi, Giovanni Spagnoli, Mario Bassi, Giuseppe Ciavatta.

Ognuno col suo stile: dal più ridanciano a quello che infila qua e là perle di saggezza; chi ambienta nel passato, chi preferisce i tempi attuali. Tutti, comunque, propongono una morale positiva, come nelle più belle storie a lieto fine che piacciono al pubblico.

Diversi anche gli accenti e le inflessioni della lingua, che, si sa, cambiano da una parrocchia all’altra: fra dittonghi o vocali aperte o chiuse, la differenza si nota già dai titoli delle commedie, dove l’orecchio attento riconosce l’autore di Riccione, di Rimini, della Valconca, di Santarcangelo o Bellaria.

Meglio parlare, quindi, di “dialetti” romagnoli. Tutti, comunque, da applauso!

(mio articolo pubblicato su Il Resto del Carlino il 5 febbraio 2010)

Teatro dialettale a Rimini e dintorni: appuntamenti dal 26 al 28 febbraio 2010 (continua…)

23 febbraio, 2010

Rimini? E’ una dimensione della memoria… (corta)

Archiviato in: Arte, Fellini, Parole in Libertà, Rimini, Stampa locale — mcm @ 21:59

Federico Fellini in un murales al Borgo San Giuliano di Rimini

Che direbbe il Maestro delle squallide polemiche in corso, da queste parti, sulla Fondazione a lui intitolata?

Si discute di debiti, soldi, incarichi, eredità…

Ma la sua arte? I suoi sogni? Le sue visioni? Il genio?

Rapporto conflittuale anche a 17 anni dalla sua scomparsa. Forse non se ne può fare a meno: cosa ci si può aspettare da questa città, col suo “mare gonfio, verde, minaccioso come una prateria mobile…”?



undefined“Il mio amico Bagarone, il mio compagno di scuola, la mia Rimini.
Stanotte ho sognato il porto di Rimini che si apriva sopra un mare gonfio, verde, minaccioso come una prateria mobile sulla quale correvano nuvoloni carichi, verso terra.

Io, a Rimini, non torno volentieri. Debbo dirlo. È una sorta di blocco. La mia famiglia vi abita ancora, mia madre, mia sorella: ho paura di certi sentimenti? Soprattutto mi pare, il ritorno, un compiaciuto, masochistico rimasticamento della memoria: un’operazione teatrale, letteraria. Certo, essa può avere il suo fascino. Un fascino sonnolento, torbido. Ma ecco: non riesco a considerare Rimini come un fatto oggettivo.

È piuttosto, e soltanto, una dimensione della memoria. Infatti, quando mi trovo a Rimini, vengo sempre aggredito da fantasmi già archiviati, sistemati.
Forse questi innocenti fantasmi mi porrebbero, se vi restassi, un’imbarazzante muta domanda, alla quale non potrei rispondere con capriole, bugie; mentre bisognerebbe tirar fuori dal proprio paese l’elemento originario, ma senza inganni. Rimini: cos’è. È una dimensione della memoria (una memoria, tra l’altro, inventata adulterata, manomessa) su cui ho speculato tanto che è nato in me una sorta di imbarazzo…”

Brani tratti da La mia Rimini, Cappelli, Bologna, 1967

16 febbraio, 2010

Questa di Marinella è la ricetta vera…

Cristella usa spesso il copia-incolla anche in cucina.

Come raccontato nel post I sapori dell’Adriatico, la scorsa settimana la famiglia s’è riunita attorno al tavolo imbandito dello chef M. M., c’est à dire la cognata Marinella.

La creatività di Marinella e la sua attenzione per le cose belle si esprimono soprattutto nella decorazione di meravigliosi oggetti di porcellana, riservati solo agli amici più cari e ai clienti fedeli dell’Hotel Sporting di Cesenatico.

Ma M.M. si dà da fare pure in cucina e durante l’inverno usa noi parenti (poverini!) come “cavie” per le sperimentazioni culinarie da proporre poi allo chef vero dell’albergo: il bravissimo Sebastiano.

Insomma: ieri nella Reggia di Cristella è andato in onda il tentativo di copia-incolla della cena offerta da Marinella.

Il risultato? Sulle lasagne al ragù di mazzole bisognerà lavorarci ancora: quelle originali erano davvero molto migliori.

Il filetto di branzino, invece, è stato un vero successo! Da ripetere il prima possibile, direi.

Un grazie speciale ai consigli della cognata e al pescivendolo del Mercato Coperto di Rimini che ha sfilettato i branzini…

Ecco la ricetta. (continua…)

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