Archivio della categoria: Donne

My mum is a writer and my dad is an accountant…

From this mix, my sister and I started to love both words and math.

Ecco il testo completo dell’intervista rilasciata da Princess Number One al “WetaWorld Journal” (Wellington, Nuova Zelanda) di febbraio 2018.
C’è la nostra e la sua storia. La piccola timida e silenziosa che amava Walt Disney e desiderava “fare i cartoni animati”, l’adolescente appassionata di computer che voleva conoscere tutte le lingue e girare il mondo, la donna coraggiosa e indipendente che è oggi.

“Italian native Dora Morolli shares with us her background, settling into New Zealand and her career journey that led to her role as an Effects Pipeline TD.

Where in Italy are you from?
I come from a beach town called Rimini, on the coast of the Adriatic Sea. My family owned a small hotel, so I grew up surrounded by people of different nationalities and languages.

What was life like growing up?
My mum is a writer and my dad is an accountant. From this mix, my sister and I started to love both words and math.
When Dad bright home the first personal computer, it ws love at first sight. I was so fashinated by how words and pictures could appear on the screen and how the computer would replay to my commands! Let alone when I received the first (text based) video games! Dad and I would spend a few hours tearing our PCs apart,testing new hardware and building them again. We got the first Internet connection around the late 90s. The sound of our 14K modem dialing up every night became the soundtrack of my teenage years. Not long after that, when the first monthly phone bill arrived, I was grounded to only use it every day, for maximum of one hour per day. I was hooked!

How did you get into VFX and how did you end working here?
My first step into the visual effects world was just before graduating fron uni, when I started a web development internship for the Italian animation company Rainbow CGI.
I have always loved animation movies and this was a great opportunity for me, especially because I was very uncertain about my future. After a few months working there they offered me a proper job as pipeline developer, for designing and building their new databases and tools for a new project. I taught myselfhow to program using Python, MEL and ActionScript, and how to use Maya and Nuke.After the project was finished, I’d received an offer to work for another animation company in Brussels, Belgium, one of the two capitals of Europe. Due to its international marketplace, there are several languages spoken there, so everybody is very fluent in English.
It was my first experience living and working using the language and on top of that I learned French. After a year, I finally received an offer to work for the VFX company MPC in London, where I was developing tools for several departments and helped to deliver The Jungle Book.
Every now and them, I would head to the Weta Digital careers pag, just for daydreaming and curiosity. One day, they had an opening that sounded exactly like my job description. So, I applied without giving it too much of a thought. When the recruiter replied after a couple of hours, I thought it was a joke! I still cannot believe it sometimes.

Can you share any career highlights?
I have fulfilled one of my childhood dreams! As a kid, I loved Disney cartoons and comics and always wanted to work on one. This happende at both MPC and Weta when I worked on The Jungle Book. As well as having my name in the credits, I also go to hold the Oscar and celebrate it with wy fellow Wetans!

You’ve been here nearly two years, how was it been for your settling into New Zealand life and what do you miss most about home?

I really love New Zealand! The slow pace of life, the quality of the air, the ocean and the mountains everywhere. It’s so beautiful! I also love Wellington’vibe and its sense of community.From Italy, I miss my friends, my family and the connections you can only create with people of your own culture and language. But mostly I miss Europe, the language diversity, the food and the possibility to visit so many incredible places in a couple of hours flight.

What are your top three favourite movies?
Porco Rosso from Studio Ghibli, The Song of the Sea from Cartoon Saloon, Coco from Pixar. Yeah! I really love animation movies.
Thank you Dora.

I sogni si dimenticano?

L’ho sempre detto: “Bisogna che tutti questi sogni me li scriva”. Poi non lo faccio, presa dagli impegni del risveglio e della successiva carburazione per la nuova giornata. E pensare che ci sarebbero storie per riempire enciclopedie intere e per girare migliaia di film in puro stile felliniano. Proprio il mio concittadino illustre sarebbe da seguire: il suo “Libro dei sogni”, compilato e disegnato su suggerimento dello psicanalista, ha un posto d’onore nella mia libreria ed è ricco di stramberie, complicazioni, progetti, desideri, paure, persone amate e temute, visioni, viaggi..

Poche volte sono riuscita a scrivere il sogno prima di dimenticarlo. Eccone un esempio di due anni fa, con il pensiero alla mia amica Fulvia che era scomparsa da un anno e mezzo.

Sogno del 15 aprile 2015.
Dovevo portare via la Fulvia, non farci intercettare da persone cattive che stavano giù, vicino al porticciolo di Miramare, nella spiaggia sotto alla collina dove noi eravamo. Da lì si vedeva il mare, sotto allo strapiombo su cui ci potevamo affacciare.
Avevo dato appuntamento alla Fulvia in un punto preciso, ma poi mi ero dovuta spostare e mi preoccupavo di non potermi mettere in contatto con lei.
Intanto incontro due bimbe (sui 10 anni) di Gatteo a Mare (ex mie lupette, mi sembra la Saragoni e la Cavaleri) e dico loro, mostrando il babbo della Fulvia: “Conoscete la figlia di questo signore, la mia amica? Se la incontrate, ditele che deve venire nel tal posto, dove sto andando anch’io.”
Vado su per una salita, entro in una casa-ufficio isolata, quasi un faro. Nel corridoio faccio anticamera, si apre una porta, alcune persone vanno avanti e indietro e non mi degnano di attenzione.
Il signore dell’ufficio affitta elicotteri. Entro anch’io, mi dice che non ha più posto per il prossimo volo, non c’è niente da fare.
Ma poi Paolo (c’era anche lui vicino a me, ma non me ne ero ancora accorta!) gli parla e lo convince che deve assolutamente aiutarci per trasportare la nostra amica fuori dall’Italia. Quindi lui accetta e insieme a Paolo, aiutandosi con una riga che girano in tondo, segnano su una mappa le possibili destinazioni in base all’autonomia di volo del suo elicottero. Sulla cartina dell’Europa, con l’Italia nel mezzo, segnano come possibili traguardi Casablanca, e un paese (non ricordo quale) dove si può andare tranquillamente. Io chiedo, preoccupata “ma si può andare anche senza passaporto? Io con me ho solo la patente”.
E lui ripete: “Sì sì, tanto lì sono tutti fascisti”.
Ed ecco che finalmente arriva la Fulvia, ha un fagotto grande come bagaglio. E’ trafelata, sorridente e felice perché ha incontrato le bambine che le hanno detto dove trovarmi. Ci abbracciamo strette strette. Un abbraccio morbido e caldo, che ricordo al risveglio…

L’ALBERO DEL PANE IN ROMAGNA

Son piccina, rotondetta;
son gustosa, son moretta;
son di razza montanina;
dell’autunno son regina;
son dei bimbi la cuccagna
e mi chiaman la…

Sì, avete indovinato. L’argomento di oggi, in linea col calendario, è la castagna.

Provvidenziale per i suoi frutti nutrienti, in luoghi impervi dove non era facile coltivare grano e mais, l’albero di castagno è denominato anche “Pane di legno” o “L’albero del pane”.
Pare che in Italia siano stati contati oltre trecento tipi di castagno, che danno frutti simili ma diversi: castagne pistolesi, castagne reggiolane, marroni… e via elencando. Continua a leggere

René Gruau, un riminese alla corte di Dior. L’eleganza in punta di pennello.

Mio articolo pubblicato sul settimanale riminese IL PONTE del 17 aprile 2016.

Con Gruau le conferenze della Fondazione Carim aprono al 19° secolo, con l’eleganza delle sue figure femminili raccontate dall’artista-poetessa Sabrina Foschini.

Per la rassegna “I Maestri e il Tempo”, organizzata dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Rimini a cura di Alessandro Giovanardi, venerdì 7 aprile Palazzo Buonadrata ha ospitato un incontro ricco di fascino, dove la figura femminile è stata esaltata ripercorrendo la carriera artistica di René Gruau, il noto illustratore di moda nato a Rimini nel 1909 e scomparso a Roma nel 2004.

Già il titolo di questo sesto appuntamento (“René Gruau, un riminese alla corte di Dior. Il disegno di moda e la grafica del fascino”) lasciava immaginare uno scenario raffinato ed elegante.

Renato Zavagli Ricciardelli delle Caminate, questo il suo nome all’anagrafe, apparteneva a una delle famiglie nobili riminesi: i conti Zavagli, con palazzo padronale nell’omonima piazzetta del centro storico recentemente restaurata.

piazzetta Zavagli

piazzetta Zavagli

 

 

 

 

 

Figlio di Alessandro e di Marie Gruau, giovanissima parigina amante della mondanità e all’avanguardia nei comportamenti per una donna di inizio novecento, Renato si approccia al disegno spontaneamente, frequentando lo studio del noto pittore riminese Gino Ravaioli, da cui riceve qualche insegnamento. Probabilmente influenzato dalla madre, che presto si separa dal padre e si trasferisce col ragazzo a Milano, inizia ad abbozzare i primi disegni. La raffinata Marie frequenta le case di moda e il figlio l’accompagna spesso. Qualche suo schizzo viene mostrato alle redattrici di moda, le quali, riconoscendone l’estro originale, suggeriscono a Renato di prestare il suo talento al settore, che a quei tempi non aveva ancora vissuto l’exploit della fotografia. Siamo agli inizi degli anni Venti, nella città della moda italiana. Come dire: al posto giusto e nel momento giusto. E’ così che il ragazzo inizia a disegnare figurini di moda, caratterizzati da una flessuosità unica, che diventerà il suo segno riconoscibile. Con l’assunzione da parte di prestigiose riviste di moda, come la “Lidel”, inizia la carriera folgorante di René, che inizierà a firmare con il cognome della madre: Gruau. Una firma che diviene presto famosa, con una stellina (asterisco, diremmo oggi) che la sovrasta. “Mi cadde una macchia di inchiostro sul foglio. – raccontava René –  Per rimediare, la trasformai in una stella.”gruau con firma

Inizi anni Trenta: periodo d’oro, con committenze per copertine di romanzi e pubblicità varie. Il trasferimento a Parigi è il passo successivo, quasi obbligato, per chi lavora nella moda. Qui Gruau collabora con diverse riviste ed atelier, disegnando in diretta i modelli indossati dalle mannequin. Anche il grande sarto Balenciaga si avvale del suo pennello. L’incontro fatale, quello che segna il suo destino personale e professionale, avviene alla redazione del Figaro, dove tiene una rubrica di moda. Qui c’è un altro disegnatore, quasi coetaneo: Christian Dior. I due diventano presto amici. E quando Dior esordisce come creatore di moda e produce la prima collezione, Gruau è con lui. Con le sue figure femminili dai tratti essenziali, gli inconfondibili sguardi dal taglio felino, i pieni e i vuoti che giocano coi colori preferiti: rosso, bianco, nero. Con Dior e con Gruau la donna diventa quasi un fiore: estremamente elegante, sontuosa, misteriosa.

 

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Una silhouette inconfondibile, sottolineata dall’immancabile presenza di cappello, guanti e collana di perle. Le figure si muovono flessuose ed eleganti.

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Nelle campagne pubblicitarie di abiti, profumi, accessori, spesso Gruau disegna solo particolari di un corpo che resta fuori scena, come una mano o una gamba che sbucano, ammiccanti, da un sipario appena scostato.

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Gli influssi di Toulouse Lautrec, nella produzione di Gruau, sono ben riconoscibili, così come quelli di Marcello Dudovich, Leonetto Cappiello e di altri grandi disegnatori.

Negli anni della maturità René Gruau si riavvicinerà alla città di origine, grazie anche ai contatti voluti dall’Amministrazione Comunale nel 1992. A Rimini l’artista ha donato un ampio fondo di disegni e documenti, ora conservato nel Museo della Città. A Rimini è sepolto, a due passi dalla tomba di Federico Fellini e Giulietta Masina.

tomba di Gruau al CImitero di Rimini

tomba di Gruau al CImitero di Rimini

Masha, Befana e Babushka

Sarà l’effetto “nonnitudine”, sarà che con Princess number one ha imparato qualcosa (non tanto, eh!) sull’animazione delle immagini in 3D, saranno le musiche incalzanti, di vario genere e coinvolgenti… insomma, Cristella da qualche mese è una grandissima fan della serie animata “Masha e Orso”.

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Il piccolo Federico si incanta davanti alla tv o al pc, non batte ciglio. Già da quando aveva otto/nove mesi le immagini colorate e le battute della piccola bimba russa lo affascinano. Spesso interagisce con una bella risata.

L’ideatore di Masha e Orso si è ispirato a una fiaba tradizionale russa, ma anche ad una bimba vera che durante una sua vacanza in Crimea era sua vicina di ombrellone: terribile, inarrestabile, dispettosa con tutti.

In occasione dell’ormai tradizionale uscita befanesca di Cristella (vedi foto in “Chi sono”), lo scorso 6 gennaio i bambini che hanno partecipato alla festa organizzata all’Oratorio Marvelli della parrocchia di Viserba Mare hanno saputo in esclusiva un segreto su Masha.

I loro occhi si spalancavano, mentre il racconto fantastico si sviluppava, come a dire “Sì, può essere vero; ma guarda un po’ com’è esperta di storie animate questa signora che ci vuol far credere di essere la Befana vera!”

In effetti è meno credibile la persona “fisica” di Cristella/Befana, con i suoi ottanta chili di peso, il naso senza gibbosità e il sorriso aperto e con tutti i denti, di quella raccontata nell’occasione.

Ebbene sì, diamo anche ai lettori di questo blog l’esclusiva sulla vera storia, vera vera,di Masha: la piccola bimba vestita di rosa e il suo amico Orso vivono nel bosco, così come vediamo in Tv, normalmente, tra mille avventure e dispetti e dolcezze da cucinare e pesci da pescare e case da ristrutturale una, due volte e forse ancor di più… Questa, però, è “solo” la vita quotidiana di quasi tutti i giorni. Infatti ci sono due giornate, il 5 e il 6 gennaio di ogni anno, in cui Masha e Orso fanno un salto nel tempo e… diventano ciò che sono in realtà: la Befana e il suo aiutante!

L’accostamento con la tradizione della Befana (tutta italiana) non è casuale, visto che una leggenda simile si riscontra in Russia, dove la vecchia Babushka pare essere imparentata con la nostra vecchina. E Babushka indossa gli abiti e i copricapo della tradizione, proprio come fa la piccola Masha.

babushka

Sì si! Questa è un’esclusiva che i bimbi viserbesi hanno avuto l’onore di conoscere per primi: Masha non è altri che la Befana quand’era piccola.

Sssst… Non ditelo a nessun altro, però!