Archivio della categoria: Donne

I sogni si dimenticano?

L’ho sempre detto: “Bisogna che tutti questi sogni me li scriva”. Poi non lo faccio, presa dagli impegni del risveglio e della successiva carburazione per la nuova giornata. E pensare che ci sarebbero storie per riempire enciclopedie intere e per girare migliaia di film in puro stile felliniano. Proprio il mio concittadino illustre sarebbe da seguire: il suo “Libro dei sogni”, compilato e disegnato su suggerimento dello psicanalista, ha un posto d’onore nella mia libreria ed è ricco di stramberie, complicazioni, progetti, desideri, paure, persone amate e temute, visioni, viaggi..

Poche volte sono riuscita a scrivere il sogno prima di dimenticarlo. Eccone un esempio di due anni fa, con il pensiero alla mia amica Fulvia che era scomparsa da un anno e mezzo.

Sogno del 15 aprile 2015.
Dovevo portare via la Fulvia, non farci intercettare da persone cattive che stavano giù, vicino al porticciolo di Miramare, nella spiaggia sotto alla collina dove noi eravamo. Da lì si vedeva il mare, sotto allo strapiombo su cui ci potevamo affacciare.
Avevo dato appuntamento alla Fulvia in un punto preciso, ma poi mi ero dovuta spostare e mi preoccupavo di non potermi mettere in contatto con lei.
Intanto incontro due bimbe (sui 10 anni) di Gatteo a Mare (ex mie lupette, mi sembra la Saragoni e la Cavaleri) e dico loro, mostrando il babbo della Fulvia: “Conoscete la figlia di questo signore, la mia amica? Se la incontrate, ditele che deve venire nel tal posto, dove sto andando anch’io.”
Vado su per una salita, entro in una casa-ufficio isolata, quasi un faro. Nel corridoio faccio anticamera, si apre una porta, alcune persone vanno avanti e indietro e non mi degnano di attenzione.
Il signore dell’ufficio affitta elicotteri. Entro anch’io, mi dice che non ha più posto per il prossimo volo, non c’è niente da fare.
Ma poi Paolo (c’era anche lui vicino a me, ma non me ne ero ancora accorta!) gli parla e lo convince che deve assolutamente aiutarci per trasportare la nostra amica fuori dall’Italia. Quindi lui accetta e insieme a Paolo, aiutandosi con una riga che girano in tondo, segnano su una mappa le possibili destinazioni in base all’autonomia di volo del suo elicottero. Sulla cartina dell’Europa, con l’Italia nel mezzo, segnano come possibili traguardi Casablanca, e un paese (non ricordo quale) dove si può andare tranquillamente. Io chiedo, preoccupata “ma si può andare anche senza passaporto? Io con me ho solo la patente”.
E lui ripete: “Sì sì, tanto lì sono tutti fascisti”.
Ed ecco che finalmente arriva la Fulvia, ha un fagotto grande come bagaglio. E’ trafelata, sorridente e felice perché ha incontrato le bambine che le hanno detto dove trovarmi. Ci abbracciamo strette strette. Un abbraccio morbido e caldo, che ricordo al risveglio…

L’ALBERO DEL PANE IN ROMAGNA

Son piccina, rotondetta;
son gustosa, son moretta;
son di razza montanina;
dell’autunno son regina;
son dei bimbi la cuccagna
e mi chiaman la…

Sì, avete indovinato. L’argomento di oggi, in linea col calendario, è la castagna.

Provvidenziale per i suoi frutti nutrienti, in luoghi impervi dove non era facile coltivare grano e mais, l’albero di castagno è denominato anche “Pane di legno” o “L’albero del pane”.
Pare che in Italia siano stati contati oltre trecento tipi di castagno, che danno frutti simili ma diversi: castagne pistolesi, castagne reggiolane, marroni… e via elencando. Continua a leggere

René Gruau, un riminese alla corte di Dior. L’eleganza in punta di pennello.

Mio articolo pubblicato sul settimanale riminese IL PONTE del 17 aprile 2016.

Con Gruau le conferenze della Fondazione Carim aprono al 19° secolo, con l’eleganza delle sue figure femminili raccontate dall’artista-poetessa Sabrina Foschini.

Per la rassegna “I Maestri e il Tempo”, organizzata dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Rimini a cura di Alessandro Giovanardi, venerdì 7 aprile Palazzo Buonadrata ha ospitato un incontro ricco di fascino, dove la figura femminile è stata esaltata ripercorrendo la carriera artistica di René Gruau, il noto illustratore di moda nato a Rimini nel 1909 e scomparso a Roma nel 2004.

Già il titolo di questo sesto appuntamento (“René Gruau, un riminese alla corte di Dior. Il disegno di moda e la grafica del fascino”) lasciava immaginare uno scenario raffinato ed elegante.

Renato Zavagli Ricciardelli delle Caminate, questo il suo nome all’anagrafe, apparteneva a una delle famiglie nobili riminesi: i conti Zavagli, con palazzo padronale nell’omonima piazzetta del centro storico recentemente restaurata.

piazzetta Zavagli

piazzetta Zavagli

 

 

 

 

 

Figlio di Alessandro e di Marie Gruau, giovanissima parigina amante della mondanità e all’avanguardia nei comportamenti per una donna di inizio novecento, Renato si approccia al disegno spontaneamente, frequentando lo studio del noto pittore riminese Gino Ravaioli, da cui riceve qualche insegnamento. Probabilmente influenzato dalla madre, che presto si separa dal padre e si trasferisce col ragazzo a Milano, inizia ad abbozzare i primi disegni. La raffinata Marie frequenta le case di moda e il figlio l’accompagna spesso. Qualche suo schizzo viene mostrato alle redattrici di moda, le quali, riconoscendone l’estro originale, suggeriscono a Renato di prestare il suo talento al settore, che a quei tempi non aveva ancora vissuto l’exploit della fotografia. Siamo agli inizi degli anni Venti, nella città della moda italiana. Come dire: al posto giusto e nel momento giusto. E’ così che il ragazzo inizia a disegnare figurini di moda, caratterizzati da una flessuosità unica, che diventerà il suo segno riconoscibile. Con l’assunzione da parte di prestigiose riviste di moda, come la “Lidel”, inizia la carriera folgorante di René, che inizierà a firmare con il cognome della madre: Gruau. Una firma che diviene presto famosa, con una stellina (asterisco, diremmo oggi) che la sovrasta. “Mi cadde una macchia di inchiostro sul foglio. – raccontava René –  Per rimediare, la trasformai in una stella.”gruau con firma

Inizi anni Trenta: periodo d’oro, con committenze per copertine di romanzi e pubblicità varie. Il trasferimento a Parigi è il passo successivo, quasi obbligato, per chi lavora nella moda. Qui Gruau collabora con diverse riviste ed atelier, disegnando in diretta i modelli indossati dalle mannequin. Anche il grande sarto Balenciaga si avvale del suo pennello. L’incontro fatale, quello che segna il suo destino personale e professionale, avviene alla redazione del Figaro, dove tiene una rubrica di moda. Qui c’è un altro disegnatore, quasi coetaneo: Christian Dior. I due diventano presto amici. E quando Dior esordisce come creatore di moda e produce la prima collezione, Gruau è con lui. Con le sue figure femminili dai tratti essenziali, gli inconfondibili sguardi dal taglio felino, i pieni e i vuoti che giocano coi colori preferiti: rosso, bianco, nero. Con Dior e con Gruau la donna diventa quasi un fiore: estremamente elegante, sontuosa, misteriosa.

 

gruau-09-rid

 

 

 

 

Una silhouette inconfondibile, sottolineata dall’immancabile presenza di cappello, guanti e collana di perle. Le figure si muovono flessuose ed eleganti.

missdior

 

 

 

Nelle campagne pubblicitarie di abiti, profumi, accessori, spesso Gruau disegna solo particolari di un corpo che resta fuori scena, come una mano o una gamba che sbucano, ammiccanti, da un sipario appena scostato.

rossetto-rosso-rene-gruau-dior

 

 

 

 

Gli influssi di Toulouse Lautrec, nella produzione di Gruau, sono ben riconoscibili, così come quelli di Marcello Dudovich, Leonetto Cappiello e di altri grandi disegnatori.

Negli anni della maturità René Gruau si riavvicinerà alla città di origine, grazie anche ai contatti voluti dall’Amministrazione Comunale nel 1992. A Rimini l’artista ha donato un ampio fondo di disegni e documenti, ora conservato nel Museo della Città. A Rimini è sepolto, a due passi dalla tomba di Federico Fellini e Giulietta Masina.

tomba di Gruau al CImitero di Rimini

tomba di Gruau al CImitero di Rimini

Masha, Befana e Babushka

Sarà l’effetto “nonnitudine”, sarà che con Princess number one ha imparato qualcosa (non tanto, eh!) sull’animazione delle immagini in 3D, saranno le musiche incalzanti, di vario genere e coinvolgenti… insomma, Cristella da qualche mese è una grandissima fan della serie animata “Masha e Orso”.

foto-masha-orso

 

 

 

 

Il piccolo Federico si incanta davanti alla tv o al pc, non batte ciglio. Già da quando aveva otto/nove mesi le immagini colorate e le battute della piccola bimba russa lo affascinano. Spesso interagisce con una bella risata.

L’ideatore di Masha e Orso si è ispirato a una fiaba tradizionale russa, ma anche ad una bimba vera che durante una sua vacanza in Crimea era sua vicina di ombrellone: terribile, inarrestabile, dispettosa con tutti.

In occasione dell’ormai tradizionale uscita befanesca di Cristella (vedi foto in “Chi sono”), lo scorso 6 gennaio i bambini che hanno partecipato alla festa organizzata all’Oratorio Marvelli della parrocchia di Viserba Mare hanno saputo in esclusiva un segreto su Masha.

I loro occhi si spalancavano, mentre il racconto fantastico si sviluppava, come a dire “Sì, può essere vero; ma guarda un po’ com’è esperta di storie animate questa signora che ci vuol far credere di essere la Befana vera!”

In effetti è meno credibile la persona “fisica” di Cristella/Befana, con i suoi ottanta chili di peso, il naso senza gibbosità e il sorriso aperto e con tutti i denti, di quella raccontata nell’occasione.

Ebbene sì, diamo anche ai lettori di questo blog l’esclusiva sulla vera storia, vera vera,di Masha: la piccola bimba vestita di rosa e il suo amico Orso vivono nel bosco, così come vediamo in Tv, normalmente, tra mille avventure e dispetti e dolcezze da cucinare e pesci da pescare e case da ristrutturale una, due volte e forse ancor di più… Questa, però, è “solo” la vita quotidiana di quasi tutti i giorni. Infatti ci sono due giornate, il 5 e il 6 gennaio di ogni anno, in cui Masha e Orso fanno un salto nel tempo e… diventano ciò che sono in realtà: la Befana e il suo aiutante!

L’accostamento con la tradizione della Befana (tutta italiana) non è casuale, visto che una leggenda simile si riscontra in Russia, dove la vecchia Babushka pare essere imparentata con la nostra vecchina. E Babushka indossa gli abiti e i copricapo della tradizione, proprio come fa la piccola Masha.

babushka

Sì si! Questa è un’esclusiva che i bimbi viserbesi hanno avuto l’onore di conoscere per primi: Masha non è altri che la Befana quand’era piccola.

Sssst… Non ditelo a nessun altro, però!

Quando la Magalotta conobbe noi rimignischi.

Era una signora elegante, fine, vestita di colori pastello. Sorridente ed aperta alle domande curiose della giornalistucola di provincia. Nell’ombra del salotto del Grand Hotel, alla richiesta di commentare la sua prima visita alla nostra città rispose: “Ma questa non è Rimini, è Cinecittà!”
Sì, ho intervistato e stretto la mano alla Gradisca felliniana, Magali Noel. Era il 26 giugno del 1998.
Mi disse che viveva in Svizzera col marito e che avevano adottato dei figli. Era una “signora”, anche perché non si dava assolutamente delle arie.
E’ triste sentire che è morta in una casa di riposo per anziani.

Oggi il Resto del Carlino ripubblica l’articolo uscito il 28 giugno 1998, frutto di quel bell’incontro.

MAGALI NOEL IL 26 GIUGNO DEL 1998 VENNE A RIMINI NEI LUOGHI DEL MAESTRO
«Che emozione vedere i luoghi cari a Federico»

Piazza San Marco, ore dodici: appuntamento con l’attrice Magali Noel all’ombra del Campanile. No, non è Venezia, ma la sua sorella minore (quella di Italia in Miniatura) ricostruita a Viserba da Ivo Rambaldi, in un certo senso emulo di Fellini. Un folto gruppo di curiosi e appassionati di cinema circonda l’elegante signora in tailleur verde-azzurro, che chiacchiera con tutti, disponibile. Il suo fascino viene anche da quel sorriso aperto, oltre che dai bellissimi occhi chiari e dal portamento ricco di classe.
Madame, che impressione le fa essere a Rimini? Lei risponde senza tentennamenti: «Sembra proprio di essere a Cinecittà!». Già perché Federico, come al solito, piuttosto che trasferire la troupe per girare ‘dal vivo’, ricreava i suoi sogni e i suoi ricordi a Roma. «L’emozione più grande? Dormire al Grand Hotel di Federico. Ma anche quella provata nel riconoscere le strade, la piazza, la fontana con la pigna sopra. Ho rivisto quei luoghi proprio come lui li aveva ricostruiti».
Il racconto della memoria, tra realtà e finzione cinematografica, è stato l’omaggio della Gradisca di Amarcord alla città del Maestro e continuerà questa sera al Novelli, in occasione della proiezione di Satyricon. «In fondo, voi ‘rimignischi’ siete molto simili a noi della Provenza interna: generosi, amanti della famiglia e del cibo buono, sarà anche per questo che con Federico c’era un bel feeling. Sono state tre feste, per me, i film girati con lui. Dico sempre che Fellini aveva un terzo occhio: quello che rideva sempre. Ho recitato con altri grandi registi come René Clair e Jean Renoir, ma lavorare con Federico era tutt’altra cosa: come stare in famiglia. Forse anche per questo, dai suoi attori riusciva a tirare fuori ciò che voleva».
Sull’onda dei ricordi la ‘Magalotta’ (così era soprannominata dal Maestro) non si ferma più: quanti episodi da raccontare. E sembra di vederli, quando lui cercava la protagonista per Amarcord. Lei, fasciata in una coperta rossa («perché Gradisca doveva assolutamente essere in rosso») che improvvisa un balletto fatto di moine e ‘sci-sci’. E lui, entusiasta per l’interpretazione della brava ‘commedienne’, che si gira e scrive sulla ‘lasagna’ (lapsus romagnol-freudiano della Noel): «E’ arrivata la Gradisca!».
Oppure le riprese nella piscina di Cinecittà trasformata per l’occasione nel mare Adriatico: passava il Rex e Gradisca doveva piangere dall’emozione. Solo che il fumo della nave andava sempre nel verso sbagliato e bisognava ripetere. «Ciak, si gira: piangere! Ciak, si rigira. E ripiangere!». E così di seguito per decine di volte. Per arrivare, finalmente alla scena col fumo giusto. E lui, tranquillo, che chiude la giornata di lavoro con una battuta che voleva essere affettuosa. «Che ragazza delicata. Dai, smetti di piangere, cara!».
E’ davvero affettuoso il ricordo che la Noel ha di Fellini, come potrebbe non esserlo?
«Più che positiva anche l’idea che si è fatta dei concittadini del Maestro. D’altronde, come detto da Silvia Rambaldi nella presentazione: «Alla Romagna e ai suoi abitanti è riconosciuta una dote in particolare. Quella di provare il piacere di far piacere». Come detto al principe ereditario (ma potrebbero essere i turisti o gli ospiti): «Gradisca!».