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La mia coperta multicolore

Favola scritta nel 2002, quando la vecchia lira lasciò il posto all’euro. Le monetine si raccoglievano per beneficienza: tanti spiccioli come piccole gocce che diventavano oceano…

A Rimini in questi giorni c’è un’iniziativa intitolata “La lana scalda il cuore”, a favore dell’associazione “Rompi il silenzio” che opera contro la violenza sulle donne. Che siano stati ispirati dalla mia favola?????
LaLana
La Befana e la coperta che scioglie il ghiaccio.
Era un venerdì diciassette quando Gertrude, la vecchia Strega del Nord, lanciò sul paese di Mercandé l’incantesimo peggiore che c’è: tutte le persone che incontravano il suo sguardo incominciavano subito a tremare e nel giro di poche ore si trasformavano in statue di ghiaccio.
Nessuno riuscì a scoprire il motivo della sua malvagità; qualcuno pensò ad una delusione d’amore, ricordando che Gertrude, in gioventù, era stata fidanzata con Merlino, che l’aveva poi lasciata per ritirarsi, disperato, in un eremo in cima alla montagna, in cerca di tranquillità.
Per un motivo o per l’altro, l’incantesimo fece molte vittime a Mercandé: si potevano ormai trovare ghiaccioli non solo nei bar e nei frigoriferi, ma agli angoli delle strade, nelle case, nelle scuole…
Invece che un cono “panna e cioccolato”, nelle gelaterie si poteva ordinare “maestre al pistacchio” e “postini stracciatelli”. Avrebbe anche potuto essere una situazione divertente, se non fosse che i poveretti presi di mira dalla Strega incominciarono a stufarsi del brutto scherzo, perché ormai il freddo non li lasciava mai.
Decisero così di lanciare un appello al mondo intero:
“Per favore, chi conosce l’antidoto contro tutto questo gelo, faccia qualcosa per noi!”
Furono i bambini del paese a darsi da fare per primi per salvare i loro compaesani.
Escogitarono subito un buon sistema per cercare notizie su come poter aiutare quei poveri ghiaccioli: in un bel pomeriggio di sole, mentre c’era l’arcobaleno, fecero partire dal cortile della scuola di Mercandé cinquecentocinquantacinquemila palloncini colorati dove avevano attaccato un biglietto che spiegava la faccenda. Scritto in duecentoventidue lingue, naturalmente, perché l’appello doveva arrivare al mondo intero.
Ed, infatti, nel giro di pochi giorni, aiutati dai quarantaquattro venti figli di Eolo, i palloncini giunsero dappertutto: in Africa e in Asia, a Bengasi e a Timbuktu, a Madrid e a Lisbona, a Calcutta e a Pechino, a Mosca e a Moscerino, a Shanghai e a Miramare.
Ovunque furono raccolti dai bambini del luogo, che capirono subito l’importanza del loro intervento.
Si indirono riunioni negli igloo, nelle case, nei palazzi, nelle capanne, nelle tende…
Ognuno aveva una sua soluzione da proporre e quando ciascun gruppo di bambini aveva individuato la migliore, la scriveva su di un biglietto e la rimandava al mittente, verso il paese di Mercandé, sempre con i soliti palloncini colorati.
Fu così che dopo una settimana, sulla piazza che era ormai trasformata in una pista di pattinaggio, planarono due messaggi.
Il primo biglietto era attaccato ad un palloncino arancione e veniva dalle montagne della Lombardia.
Lo raccolse Matilde, una bimbetta di sette anni che aveva appena imparato a leggere.
“Cari amici” – c’era scritto – “vicino al nostro paese c’è la casa della Befana. Ci hanno detto le nostre nonne che quando non è indaffarata per portare i doni ai bambini, questa Befana lavora un tipo di lana speciale, ricavata da pecore molto rare che vivono con lei. Non sono bianche o nere, ma colorate. E il loro pelo è così caldo che può sciogliere tutti i ghiacci del mondo. L’unico problema è che la Befana durante l’anno non regala nulla, ma dà la sua preziosa lana in cambio di denaro, che le servirà poi per comprare i giocattoli da portare ai bambini in gennaio.”
“Certo che se si potesse avere quella lana…” – disse Nina, la cugina di Matilde, che era stata ad ascoltare con attenzione – “Con l’uncinetto potremmo fare tante coperte da portare a tutti quelli che sono stati ghiacciati dalla Strega Gertrude. Loro si scalderebbero ed il gelo si scioglierebbe di sicuro!”
Legato al secondo palloncino, quello verde e blu, c’era un foglietto con una specie di listino-prezzi.

Un centimetro di filo per ogni lira io ti darò.
Con dieci soldi riesci solo a fare un tondino,
Ma se cinquanta me ne dai, ancora più bravo sarai!
Ci farai un bel cerchietto, lavorando con l’uncinetto.
Dammi cento lire e vedrai che vien fuori una stella.
Se più grande ancora la vorrai,
le duecento tutte d’oro mi darai.
Ma se i soldini son cinquecento,
ti do tanta lana da fare due fiori
Grandi e belli, di quattro o cinque colori.
E con la moneta da mille lire, ti do gomitoli a non finire…

“Ma come faremo?” – dissero i bambini in coro – “Noi i soldi non li abbiamo proprio!”
Giacomo, il più grandicello, ebbe un’idea:
“Chiediamo a tutti i bambini italiani di mandare alla Befana le monetine del loro salvadanaio. Anche quelle più piccole. Tutte insieme, basteranno a comprare tanta lana da farci mille fiori con l’uncinetto, grandi e piccoli, di tutti i colori. Poi li cuciremo insieme finché ricaveremo le coperte sufficienti per scaldare le vittime di quell’antipatica di Gertrude!”
“Che bella idea!” – disse la piccola Emma – “Mandiamo subito trecentotrentatre palloncini per chiedere la collaborazione dei ragazzi italiani! Mi ha raccontato la mamma che le loro vecchie lire fra qualche giorno non avranno più valore e saranno dimenticate, per lasciar posto a nuove monete. Cercando nei fondi dei cassetti, delle tasche e dei salvadanai, tutti insieme ci aiuteranno a costruire il miglior antidoto contro i dispetti di quella brutta Strega.”
E così il cielo di Mercandé si colorò di nuovo di palloncini variopinti: i messaggi con la richiesta di aiuto partirono per le Alpi e per gli Appennini, per Roma e per Canicattì (che nessuno sa dov’è, ma sta sempre lì).
Un biglietto arrivò anche a Rimini: un palloncino si impigliò, col suo filo, nella mano della statua del Papa, in Piazza Cavour. Molti bambini, curiosi, seguirono la scena, finché un piccione gentile prese fra il suo becco la cordicella e portò a terra il messaggio.
I ragazzi non persero tempo: capirono subito che l’incantesimo di Mercandé si poteva annullare anche con il loro contributo. Marco trovò subito nella tasca dei jeans tre monete da cinquecento e due da cento. Veronica portò in piazza il suo salvadanaio, dov’erano rimaste quattro monete da cinquanta e cinque da duecento. Cinzia chiese alla mamma qualche spicciolino e Dora trovò duecento lire nel fondo dello zainetto.
Tutti insieme, raccolsero in poco tempo un bel gruzzoletto di monetine e le mandarono subito, con pacco postale raccomandato cinque volte, ai bambini della Lombardia, che andarono di corsa alla casa delle Befana.
Prima di entrare, dovettero recitare una filastrocca, perché quella era l’unica maniera per farsi aprire la porta.

Conosci la Befana che vende la lana?
In febbraio la fila e a marzo la dipana,
In aprile e maggio, il riposo è un miraggio.
Un gomitolo sopra, un gomitolo sotto,
Con luglio ed agosto ne ha fatti trentotto.
In settembre ne ha piene le tasche,
Gomitoli qua, gomitoli là…
Mille colori di morbidi fili.
Dritti, contorti e pure ritorti,
un arcobaleno più caldo non c’è.
In ottobre son già piene tutte le ceste.
Accanto al camino, nel grigio novembre,
la dolce nonnina sferruzza, sera e mattina.
Diritto e rovescio, trecce e filé,
fa pure le frange col macramè.
E così, in dicembre, che fa un bel freddino,
tutti vorremmo il suo regalino.
Ma solo ai bimbi che per scaldarsi non han che la mamma
la Befana porta una coperta fatta da lei.
Quando? In gennaio: la notte del sei!

I soldi bastarono per comprare dieci sacchi pieni di lana di tutti i colori, che i bambini italiani mandarono subito a Mercandé, utilizzando uno stormo di piccioni viaggiatori.
Là i ragazzi stavano aspettando con impazienza, armati di aghi e uncinetti.
Matilde dirigeva i lavori e dava le istruzioni:
“Si avvia una catenella di sei maglie e si chiude a cerchio, poi si fa un giro con dodici maglie basse, e poi un altro giro con ventiquattro maglie alte. Un pippiolino qui e un archetto là…”
In pochissime ore ogni bambino aveva ricavato, dai gomitoli mandati dall’Italia, tantissime rondelline di lana.
Rosanna e Adonella continuavano incessantemente a cucire i fiori fra di loro, in modo da ricavare tante coperte belle calde.
Anche ogni più piccolo pezzettino di lana veniva utile: pure quello comprato per dieci lire!
Lavorarono un giorno e una notte…
All’alba, finalmente, non restavano più fili da intrecciare. Le coperte erano finite, morbide e calde, pronte per essere portate a quei poveri ghiaccioli che erano ancora sotto l’incantesimo della Strega del Nord.
Tutti insieme, i bambini corsero coi loro caldi pacchi negli angoli delle strade, nelle case, nelle scuole…
Ovunque c’era freddo, portarono le coperte fatte con la lana speciale della Befana.
E, subito, per magia, tutto il ghiaccio si sciolse…

“Tempo dedicato” per un regalo fatto con le mie mani

Dedicare tempo agli amici significa anche creare qualcosa di originale solo per loro. Certo, andare a comprare un regalino in un negozio o in una bancarella richiede sempre tempo (e spesa).

Ma vuoi mettere, se una mezzora la impieghi sferruzzando, tagliando o incollando un oggetto destinato proprio a lei o a lui, a quella persona che, mentre crei, non riesci a toglierti dalla testa e dal cuore?

“Tempo dedicato” è un po’ più prezioso: vale un abbraccio grande. Continua a leggere

A Natale regala un libro che profuma di Romagna.

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Il 18 ottobre il cielo riminese si illuminerà… piromusicalmente…

Da non perdere.

“L’arte del Made in Italy – spettacolo piromusicale nei cieli del mondo”
18 ottobre ore 20.30 – Rimini, spiaggia del Grand Hotel

“È dalla mia prima vittoria al Festival Internazionale di Arte Pirotecnica, a Cannes nel 2004 con ‘Omaggio a Fellini’, che sogno di mostrare alla mia città uno spettacolo di queste dimensioni…”

Il 18 ottobre, alle ore 20.30 sulla spiaggia antistante il Grand Hotel, per la prima volta a Rimini, andrà in scena  “L’arte del Made in Italy – Spettacolo piromusicale nei cieli del mondo”, promosso ed organizzato da Antonio Scarpato, titolare della Scarpato Pirotecnica, in collaborazione con le aziende Piroemotion di Andrea Scarpato, Pyrodigit di Francesco Losi e Tecnosound di Padova, col sostegno di APT Emilia Romagna, Camera di Commercio Rimini, Confartigianato Rimini, Grand Hotel Rimini e con il patrocinio della Provincia di Rimini e dei Comuni di Rimini e di Bellaria Igea Marina.

La suggestione del luogo: il cielo sopra il Grand Hotel, la magia dei fuochi che illuminano la notte e l’emozione di uno spettacolo in cui i fuochi d’artificio danzano in perfetta sincronia sulle note di musiche che toccano il cuore, grazie ad un sofisticato sistema computerizzato, sono gli ingredienti della kermesse offerta da Antonio Scarpato alla città di Rimini e agli ospiti presenti in occasione delle giornate del “TTG-TTI”, la manifestazione fieristica dedicata al business turistico.

Con questo spettacolo, che nella primavera scorsa ha illuminato il 13° Simposio Mondiale dell’Arte Pirotecnica a Malta, ad agosto Antonio Scarpato si è aggiudicato il 1° Premio Piro musicale di Knokke-Heist in Belgio. E questi sono solo i più recenti degli importanti impegni e riconoscimenti internazionali di Antonio Scarpato che, in questi ultimi anni, è passato di soddisfazione in soddisfazione, di podio in podio; dalle vittorie ai principali Festival di Arte Pirotecnica alla realizzazione di spettacoli unici come i campionati del mondo di calcio (Berlino 2006).

“Doveva essere la presentazione dei miei prodotti ad importanti buyer internazionali ed è diventato il coronamento di un sogno – dice Scarpato in merito all’evento – Durante il Simposio di Malta mi è venuta l’idea di invitare a Rimini alcuni buyer di nuovi e interessanti mercati, come la Russia e in generale l’est europeo. Alcuni si erano infatti mostrati molto interessati alla qualità del prodotto pirotecnico made in Italy, assemblato con maestria e talento, garantito e sicuro. L’idea di organizzare un evento dimostrativo, con la finalità di far convergere a Rimini questi estimatori del made in Italy, mostrandogli, oltre ai fuochi d’artificio, anche una città bella e vivace, dinamica, intelligente e tipica, con l’auspicio che possano in futuro sceglierla anche come meta delle proprie vacanze, ha riacceso in me un vecchio sogno. Grazie alla collaborazione di molti (aziende partner, istituzioni, amici) e cogliendo la concomitanza dell’incontro internazionale degli operatori turistici presenti a Rimini per gli incontri del TTG e TTI, ho trasformato quella che doveva essere una presentazione personalizzata in un grande evento per tutti, con le caratteristiche di uno spettacolo come a Rimini non è stato mai presentato.”

Le migliori kermesse piromusicali del mondo hanno come sfondo il mare, ed è da quando Antonio Scarpato  vinse il primo premio al Festival Internazionale di Cannes, con lo spettacolo ‘Omaggio a Fellini’, che sogna di portare a Rimini una manifestazione di tali dimensioni. Dalla Promenade de la Croisette a piazzale Fellini, col Grand Hotel a fare da scenario unico e straordinario, memorabile a vedersi… “L’arte del Made in Italy – Spettacolo piromusicale nei cieli del mondo” vuole dunque essere un saggio di quello che potrebbe essere un appuntamento internazionale d’arte pirotecnica, con i migliori maestri del fuoco del mondo a contendersi il podio più alto, nella nostra città.
L’appuntamento è quindi per tutti, cittadini e ospiti, il 18 ottobre alle ore 20.30 quando, dalla spiaggia del Grand Hotel, partiranno i più straordinari fuochi d’artificio musicali mai visti prima.

Scarpato Pirotecnica Premi e grandi spettacoli

2004: 1° Premio Cannes, Festival Internazionale dell’Arte Pirotecnica
2005: 1° Premio Courchevel, Festival Internazionale
2005: Spettacolo “Hommage à Fellini” per la chiusura del Festival del Cinema di Cannes
2006: Spettacolo Ufficiale al Fireworks Symposium Osaka (Giappone)
2006: 1° Premio “Millefuochi” Campionato Italiano
2006: Festeggiamenti Mondiali di Calcio di Berlino
2006: Spettacolo Ufficiale al Fireworks Symposium Berlino (Germania)
2006: 1° premio al Festival Internazionale Piromusicale Berlino
2007: 1° premio al Festival Internazionale Piromusicale di St.Brevin Les Pins (Francia)
2007: 1° premio al Festival Internazionale Piromusicale di Puy du Fou (Vandea – Francia)
2009: 1° premio Creativity Award Berlino Pyromusikale EDDA 2009
2010: Campionato Mondiale Fuochi d’artificio “Fiori di Fuoco”
2011: Spettacolo piromusicale per inaugurazione del nuovo Palacongressi di Rimini
Capodanno 2006-2007-2008-2009-2010: Rimini, spettacolo pirotecnico in diretta RAI
Notte Rosa, 2006-2007-2008-2009-2010 48 km di spettacoli sulla riviera romagnola

La fantastica storia di Talacia e del suo orologio gigante.

Venerdì 20 luglio 2012, alle 21.30 in piazza Pascoli a Viserba, l’attrice/cantante Liana Mussoni, accompagnata dalle musiche di Tiziano Paganelli e con intermezzi di Mario Bianchini, porterà in scena “L’orologio di Talacia”.
Lo spettacolo racconta la curiosa storia di Gennaro Angelini, detto “Talacia” (n. 1874 – m.1956) contadino semianalfabeta e genio inventore. Nell’arco di più di trent’anni costruì una meravigliosa “macchina del tempo”, che suscitò l’interesse anche di giornalisti stranieri e su cui l’Istituto Luce girò un documentario.
L’orologio di Talacia, lungo sei metri e perfettamente funzionante, era costituito da ingranaggi ricavati da pezzi di legno, arcolai, catene di bicicletta, corde. Segnava minuti primi e secondi, quarti, mezzore, ore, giorni, settimane, mesi, stagioni, anni ordinari e bisestili, fasi lunari, costellazioni, lustri, decenni, secoli, millenni.
La fantastica creatura, crescendo un pezzo alla volta, stava appesa alla stalla, convivendo col placido ruminare dei buoi, nella casa colonica a fianco della chiesa di San Martino in Riparotta, il borgo sulla via Emilia da cui ha avuto origine Viserba e da cui dista un paio di chilometri.
Liana Mussoni nel suo spettacolo sa evocare l’atmosfera di quei tempi e la magia della storia di questo geniale inventore naif.

Lo spettacolo è organizzato dall’associazione “Ippocampo Viserba” (Laboratorio Urbano della Memoria), con la collaborazione di Playa Tamarindo, alcuni alberghi della zona, Comitato Turistico, parrocchia di Viserba Mare.  
L’ingresso è libero.

Per il pomeriggio di domenica 22 luglio, dalle 16 alle 19, i soci di Ippocampo organizzano una visita guidata alla chiesa di San Martino in Riparotta, dove il parroco don Danilo, con la collaborazione del Met (Museo degli Usi e dei Costumi della gente di Romagna) di Santarcangelo è riuscito a riportare l’orologio che per diverse ragioni era stato smontato e trasferito in altra sede.

Per le visite “libere”, la sagrestia è aperta ogni domenica mattina.
Per eventuali prenotazioni tel. 0541 740602.

Quidi seguito, un bell’articolo di Marzia Mecozzi (dal sito di Ippocampo Viserba).

L’orologio di Talacia. La ricerca del Tempo nella stalla di Angelini Continua a leggere