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5 febbraio, 2012

LA NAIVA… continua… (grande Raffaello!)

Filed under: Arte,Dialetto,Poesia,Romagna,Scrittori — mcm @ 12:14

LA NAIVA (di Raffello Baldini) parte II

 

Vérs mezanòta, quant i è scap de cino,

u n s’è sintì caminé. Chi burdéll

i è rivàt te cafè, a bòssla vérta,

tòtt arnèd, l’è vnù dréinta la Sibéria,

mo cs’èll ch’ l’è, e’ canfiré? Ciudì cla pòrta,

i s’è scrulé i capòtt, i à tòlt un pòng,

e si bicìr tal mèni i è stè ‘lè

a vdai déu ch’i zughéva a bréscla zcvérta,

pu i è scap, par al strèdi

i lampiéun e’ paréa di dvanadéur.

 

Verso mezzanotte, quando sono usciti dal cinema, non s’è sentito camminare. Quei ragazzi sono arrivati al caffè, a porta aperta, tutti conciati, è venuta dentro la Siberia, ma cos’è, il Campo della Fiera? Chiudete quella porta, si sono scrollati i cappotti, hanno preso un punch, e con i bicchieri in mano sono stati lì a vedere due che giocavano a briscola scoperta, poi sono usciti, per le strade i lampioni parevano dipanatoi.

29 gennaio, 2012

Murales felliniani in pericolo

Ecco un interessante articolo di Alberto Biondi pubblicato su La Piazza il 23 gennaio 2012

Borgo San Giuliano, c’è un museo da salvare.

Sulla sponda settentrionale del Marecchia, dove l’acqua dolce si mescola al sapore salmastro e rugginoso del mare, un piccolo museo a cielo aperto sta perdendo, nell’indifferenza generale, le sue opere più preziose. Chiunque abbia nostalgia della Rimini d’altri tempi sa bene che, per rivivere quelle atmosfere, basta attraversare il Ponte di Tiberio e tuffarsi nel gomitolo di vicoli e piazzette di Borgo San Giuliano. Qui però, diversamente da quanto succede in un museo tradizionale, non ci si mette in fila per entrare, non si paga alcun biglietto e l’orario di chiusura è così flessibile che il visitatore può placidamente attardarsi in una delle tante osterie senza che arrivi il sorvegliante per cacciarlo. La domanda sorge ora più che spontanea: ma cosa diavolo ci sarà mai da vedere nel Borgo? Come ogni gioiellino artistico, il Borgo offre scorci interessanti e opere di valore. Piccoli tesori che, da qualche anno, esigono un occhio di riguardo in più. Innanzi tutto, l’architettura! Anche dopo graziose ristrutturazioni, le case a schiera di San Giuliano conservano i segni di un’edilizia popolare, vagamente medievale, scomparsa sotto le bombe angloamericane nel resto della città.  Beh, tutto qui? Certo che no. I curatori del “museo” hanno pensato bene di offrire agli occhi del visitatore qualcosa in più rispetto ai semplici mattoni: il colore. Già, perché non esisterebbe il Borgo senza i suoi murales. Paesaggi marini, monumenti e creature felliniane fanno la loro comparsa sulle facciate delle abitazioni, accanto a una finestra, dietro una buchetta delle lettere. Le opere, che dalla prima edizione della “Festa de’ Bòrg” (1979) hanno cominciato a tappezzare le pareti di San Giuliano, sono opere di artisti fra cui, Luciano Maroncelli, Giacomo Foglietta, Maurizio Minarini. Il filo conduttore è il fortissimo legame con il folklore romagnolo, la tradizione marinara e i personaggi carnevaleschi che hanno ispirato i film di Federico Fellini, il “Riminese più famoso del mondo”. Quanto alla street-art, invece, il camminamento lungo l’invaso il Borgo offre sgargianti graffiti a bomboletta spray, anch’essi opera di talentuosi writers fra cui Davide Salvadei, in arte “Eron”. Insomma, colori in ogni stile e declinazione. Ma veniamo ora alla nota dolente. Complici il passare degli anni e la morsa degli agenti atmosferici, i murales sbiadiscono, si scrostano. Dei più vecchi s’intuiscono solo i contorni, qualche tinta che non si decide a scolorire e i borghigiani, insofferenti a tanta decadenza, rimbiancano, cancellando per sempre quelle rustiche pennellate dismesse. Anche i graffiti non se la passano bene. Ancora non esiste un progetto del Comune che regolamenti e stabilisca, in maniera definitiva, un piano di riqualificazione. Incentivare la produzione di graffiti (magari istituendo una gara con “Rimini” come tema) potrebbe rivelarsi un’ottima soluzione per attirare giovani artisti e aggiungere, al quartiere storico per antonomasia, un tocco di fantasia e modernità. San Giuliano, antica residenza di operai, lavandaie, vetturini e lupi di mare, è forse l’unico quartiere della città che vanti un retroterra culturale e bozzettistico così spettacolare. Sarebbe un peccato non valorizzarlo al meglio e preservarne lo spirito. Da anni la “Società de Borg” si occupa dell’organizzazione della celebre Festa che, a cadenza biennale, coinvolge l’intera cittadinanza (e non solo). Quest’anno il tema scelto dai giovani della Società è “Artorne me futur” (Ritorno al Futuro), una sorta di “spauracchio” alla famigerata profezia Maya: due notti in cui, per incanto, passato, presente e futuro coincideranno. Sarebbe bello che da questa unione scaturisca anche un progetto per salvaguardare le opere di tanti artisti per fare in modo che, una volta riportate a nuova gloria, possano colorare le vie del Borgo anche nei prossimi anni.

 

24 novembre, 2011

Per lustrarsi gli occhi… la bella mostra “Rimini Ricama”

Rimini Ricama 2011.

E’ al Palazzo dell’Arengo di piazza Cavour fino al 27 novembre. Chi avesse in programma una visita ai centri commerciali o un intontimento davanti alla tv, cambi programma, perché ne vale davvero la pena!

Gioielli creati al tombolo da Rosina Botticelli

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Inaugurata il 18 novembre, l’esposizione annuale che rende omaggio all’arte del ricamo e del merletto sta attirando visitatori a centinaia. Bellezza, eleganza, creatività, storia, armonia, arte… Questo, si respira, nell’enorme salone medievale dell’Arengo, fulcro, in passato, della vita amministrativa e politica della nostra città. Non più Podestà, Sindaci e Assessori, ma, semplicemente… donne dalle mani d’oro. Ragazze senza età che con un ago o un fusello tra le mani si trasformano in piccole/grandi artiste e, quasi con timidezza ma con grande orgoglio, espongono al pubblico le loro opere.

E anche quest’anno l’associazione Rimini Ricama ha saputo ancora una volta coniugare l’estro e la creatività delle socie, tutte abili ricamatrici, con espressioni artistiche di vario genere.

Come indicato anche nel titolo (“Fili e merletti: un’arte in cammino, anche nell’Alta Valmarecchia”) quest’anno l’esposizione è infatti arricchita dall’apporto dei sette comuni dell’Alta Valmarecchia divenuti romagnoli a tutti gli effetti nel 2009.

I “magnifici sette”, come li ha definiti nella sua presentazione la professoressa Rita Maria Astolfi Oliva, sono presenti con magnifiche gigantografie degli scorci più belli del loro territorio e con oggetti che ne caratterizzano la storia, fra cui pezzi di antiquariato, libri antichi, mappe, strumenti di lavoro dei minatori, tessuti del ‘500, preziosi corredi provenienti da importanti casati.

“Siamo molto grate alle amministrazioni comunali di Casteldelci, Maiolo, Pennabilli, San Leo, Sant’Agata Feltria, Novafeltria, Talamello - spiega Anna Maria Annibali, presidente di Rimini Ricama -  La loro collaborazione è stata fondamentale per l’organizzazione di questo evento. Così come importante è l’aiuto della Prefettura, della Provincia, del Comune di Rimini, degli sponsor e dei tanti altri amici coinvolti. Noi ricamatrici siamo abituate ad intrecciare fili e colori diversi per creare quadri armoniosi e direi che anche questa sinergia fra le diverse realtà del territorio è un esempio di un ricamo ben riuscito.”

Nutrito l’elenco delle esperte di ricami e merletti che espongono i loro migliori manufatti: si va dalle allieve della scuola dell’associazione Rimini Ricama che, coordinate da Irene Razzani, hanno riprodotto in punta di ago alcune opere di Maurits Cornelis Escher, all’esperta di tombolo Rosina Botticelli di San Vito, che ha iniziato a lavorare coi fuselli all’età di sette anni e che propone magnifici gioielli creati con fili d’oro e argento.

Espongono anche la Bottega delle Idee, il gruppo Ago e Filo dell’associazione “Farsi Prossimo”, Albertina Fattori, Gabriella Paesini, Sandra Sancisi, Michela Pasini, Mara Parma, Leda Stentorei, il Filo di Anna.

La mostra resterà aperta tutti i gironi fino al 27 novembre (dalle 10.00 alle 12.00 e dalle 16.00 alle 19.00).

 

5 ottobre, 2011

Sostituire la pistola con un violino

Una festa dal significato particolare, quella che la parrocchia di Santa Maria al Mare di Viserba si accinge a celebrare nel prossimo week end.

“Momento forte nella vita del paese, come segno del rinnovamento parrocchiale – spiega il parroco, don Aldo Fonti – La festa di quest’anno avrà un occhio di riguardo verso la dimensione civile, ma soprattutto, sarà declinata sull’interculturalità.”

Il percorso, già iniziato la scorsa estate con diverse iniziative, continuerà quindi sabato e domenica con la tradizionale festa di inizio autunno della comunità.

Fra i vari appuntamenti proposti va segnalato l’arrivo dell’Orchestra Giovanile Venezuelana dello Stato Vargas, composta da 76 giovanissimi musicisti, che sabato animerà la “Messa Criolla” delle ore 18 e, alle 21, sempre in chiesa, terrà un concerto con brani del repertorio classico internazionale e altri legati alla tradizione venezuelana.

La particolarità di questo gruppo musicale?

Composto da ragazze e ragazzi giovanissimi, tutti dotati di grande talento naturale, è uno dei gruppi nati nell’ambito del “Fesnojiv”, il progetto governativo delle Orchestre sinfoniche giovanili e infantili del Venezuela fondato trent’anni fa dal maestro José Antonio Abreu.

Questo sistema nazionale delle orchestre, unico a livello mondiale, ha anche  interessato artisti del calibro di Claudio Abbado e Placido Domingo.

Non è solo un progetto musicale, ma sociale e umano.

Oggi coinvolge quindicimila insegnanti e trecento orchestre e cori giovanili. I ragazzi e bambini coinvolti sono oltre duecentoquarantamila, il novanta per cento dei quali di estrazione poverissima, raccolti dalla strada dove vivrebbero situazioni di droga e delinquenza. Ragazzi che hanno trovato nella musica una possibilità di riscatto personale e, in molti casi, diventando professionisti, un lavoro stimolante con cui riescono a mantenere la famiglia.

La scelta di Viserba per la breve tournée italiana non è casuale (l’altra tappa italiana è a Termoli, paese di provenienza del padre del direttore Domenico Lombardi, emigrato in Venezuela).

Con don Aldo Fonti esiste infatti un legame affettivo e di riconoscenza sviluppato in quindici anni di presenza attiva del sacerdote nella missione riminese nello Stato di Vargas. Collaborazione che dura tuttora con vari progetti sostenuti a distanza da don Aldo e dalla Diocesi di Rimini.

Un’ottantina di ragazzi non proprio ricchi che si accollano un viaggio così lungo e oneroso per portare la loro arte nella parrocchia dell’amico sacerdote non è cosa di tutti i giorni.

Con tale consapevolezza la comunità viserbese sta dimostrando cosa significhi la parola “accoglienza”, sostenendo in vario modo l’onerosa trasferta: dai pasti preparati da gruppi di volontari (in menu piada e lasagne), all’alloggio fornito gratuitamente o a prezzi stracciati dagli albergatori della zona.

Ognuno può fare la sua parte. E i viserbesi lo stanno dimostrando.

 

11 settembre, 2011

Le ubriache di canapa

“Filami, non fumami”: questo il titolo di una cena speciale a cui Regina Cristella e Re Consorte hanno avuto il piacere e l’onore di partecipare venerdì 9 settembre.

Poco più di un’ora in auto, in un caldissimo pomeriggio, per arrivare da Viserba a Jesi, in provincia di Ancona. La meta del viaggio era l’ex casino di caccia del marchese Trionfi Honorati (no, non scherzo: un nobile vero!). Ecco la conferma: i siti del Caseificio Piandelmedico e del ristorante Il Casino del Marchese, nonché la notizia dell’evento.

In poche parole. Antonio Trionfi Honorati, oltre ad allevare circa 300 fra vacche e bufali che forniscono il latte per la filiera a chilometro zero che comprende prima di tutto il caseificio diretto dalla sorella Giulia, ha deciso di tentare una nuova avventura: reintrodurre sul territorio non solo marchigiano la coltivazione della canapa finalizzata alla produzione della fibra tessile, così come avveniva in molte parti d’Italia fino alla prima metà del secolo scorso. (continua…)

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