Fattore F: fratelli per sempre

Quando ho letto il libro di Bernadetta Cecilia Ranieri (Fattore F: fratelli per sempre), che è anche una mia collega, e quando ho scritto la recensione, sempre, senza smettere un minuto, ho pensato alla mia carissima amica Fulvia e alla sua sorellina Roberta.

Fulvia aveva tre anni più di me e nel periodo della giovinezza (io 20, lei 23 anni) ci siamo frequentate molto.

Ci capivamo al volo. Ridevamo e ci emozionavamo per le stesse cose.
Quando Fulvia aveva 16 anni era arrivata in famiglia una sorellina, purtroppo con sindrome di Down. Roberta, prima bambina, poi ragazza e poi donna, è sempre stata presente anche nel rapporto di noi amiche (c’era anche Silla, coetanea di Fulvia).

Roberta a volte la vedevo come una “complicazione” per la mia amica, dal mio punto di vista di allora. Se si andava in vacanza, se si faceva tardi la sera, se si dovevano prendere decisioni, Fulvia aveva sempre la consapevolezza e il pensiero ai genitori e alla sorella, cosa che per me, che ero la figlia piccola di quattro, non avveniva.

Solo dopo, con la maturità, ho compreso pienamente il grande amore di Fulvia per la sua unica sorella.

Fulvia ha avuto la fortuna di incontrare un ragazzo che ha abbracciato, con lei, tutta la sua famiglia: Adolfo, anche lui grande amico.

Oggi, con immensa malinconia e nostalgia, anche leggendo il libro di Bernadetta, penso alla mia amica Fulvia portata via il 23 dicembre 2013, a soli 58 anni, da un tumore, a sua madre Zita scomparsa qualche anno dopo, alla famiglia ora composta solo da Roberta e dal cognato, alla Fondazione La Nuova Famiglia di Cesenatico di cui Fulvia e suo papà furono soci fondatori e di cui Adolfo è tesoriere.

Oggi capisco quanto sia importante conoscere le realtà delle famiglie con una persona speciale al loro interno.
Il libro di Bernadetta può dare un’idea.
Ecco l’articolo pubblicato sul settimanale Il Ponte di questa settimana.
Buona lettura!

Fattore F: fratelli per sempre. Quando ad avere una disabilità è il fratello.

Bernadetta Cecilia Ranieri (Ed. Youcanprint, 2019) il libro si può acquistare online o scrivendo all’autrice: prontoavolare.2015@gmail.com

Quando nasce un bambino nasce una famiglia. E, se un figlio c’è già, la famiglia si allarga trasformando quest’ultimo in fratello o sorella. Tutto qua? Decisamente no!

Perché ogni volta la famiglia stessa diventa nuova: i fattori che la cambiano sono dati dall’ambiente, dallo spazio temporale, dalla successione delle nascite dei figli. Prima il maschio e poi la femmina? Solo femmine? Solo maschi? Gemelli? Tanti anni da uno all’altro? E, se tra i figli ce n’è uno con disabilità?

Ecco, su questo delicato argomento verte un libro che dovrebbe essere letto da tanti genitori, insegnanti, educatori. L’ha scritto Bernadetta Cecilia Ranieri e si intitola “Fattore F: fratelli per sempre. Quando ad avere una disabilità è il fratello.”

“Il legame fraterno è uno dei più duraturi che un individuo possa sperimentare nell’arco della vita. – scrive Bernadetta – Ci sono casi in cui questo legame si caratterizza in modo particolare per la presenza in famiglia di un fratello o sorella diversamente abile. Il ruolo degli altri fratelli, allora, si fa ancora più complesso, spesso lasciato nell’ombra, ma si tratta pur sempre di attori in gioco e coinvolti, per certi aspetti, anche in misura maggiore rispetto ai genitori.”

Con una scrittura chiara e scorrevole, l’autrice accompagna il lettore a scoprire l’importanza del legame fraterno quando si è in presenza di una disabilità. Ma, soprattutto, ci invita a indagare il ruolo e le problematiche che devono affrontare i “siblings” (termine che, in inglese, significa “fratelli e sorelle”). Lo fa con competenza, essendo lei stessa madre di un bambino speciale, citando diversi studi e approfondimenti di esperti del settore.

Ma, al di là dell’aspetto prettamente tecnico-sociologico, approfondito in maniera dettagliata e arricchito da una vasta bibliografia, colpisce la sezione delle testimonianze di diversi siblings di varie età. 

Leggendo le storie di Letizia e Lorenzo (figli dell’autrice), di Francesco e Gianmarco, di Alessandro e Federico, di Pamela e Manuel, di Arianna e Luca, di Camilla e Carolina, di Daniela e Michela, di Marilena e Pino, di Elisa e Daniele, dietro alla pagina scritta appaiono volti, storie, famiglie.

Vengono in mente, allora, compagni di scuola, parenti, amici d’infanzia, vicini di casa, colleghi che vivono queste realtà.

E ci viene voglia di abbracciarli tutti, questi ragazzi, insieme alle loro fantastiche famiglie.

L’autrice, 42 anni, è laureata in sociologia e lavora presso l’Agenzia regionale per il lavoro. Vive a Montescudo e ha due figli (Letizia e Lorenzo). È alla sua seconda opera letteraria, dopo la pubblicazione del libro-testimonianza “Pronto a volare” (Youcanprint, 2015).

Una delle testimonianze, tra le altre, è dura e dolce allo stesso tempo

“Se devo dire che ho ricordi piacevoli di mio fratello durante l’infanzia… no, non ne ho. Le immagini di lui in preda a frequenti crisi epilettiche, il suo viso che si modificava, le mie urla per la paura di ciò che stava accadendo, credo faranno parte di me per tutta la vita. Quando Manuel nacque avevo poco più di sette anni. I miei genitori erano spesso lontano da casa: mia madre trascorreva molti giorni in ospedale con lui e mio padre lavorava tutto il giorno, partiva la mattina e faceva ritorno di sera: quindi non potevano prendersi cura di me e di mia sorella in prima persona. Così decisero che io sarei andata a stare dalle maestre e che di mia sorella si sarebbero occupate la nonna materna o la vicina, a seconda dei loro impegni familiari. (…) Nonostante la sua condizione (non proprio facile, anche oggi) non mi sono mai vergognata di mio fratello. Ciò che invece mi ha sempre messo in imbarazzo sono gli sguardi fissi delle persone su di lui, le espressioni facciali di ‘disgusto’ verso di lui; notare che certe persone si girano dall’altra parte quando passa per strada. Ma Manuel è amato, amatissimo da me, da tutta la mia famiglia e da tutta la comunità locale e io senza di lui non potrei vivere.” (Pamela)

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