Archivi annuali: 2010

Snaporàz

Una chicca dedicata a chi ama la filmografia felliniana.

Nel mio archivio cartaceo, che fa ormai strabordare la stanza adibita a studio-rifugio, ho ritrovato casualmente alcuni appunti riferiti ad un’intervista che porta la data del 1996.

Il testimone è Renato Piccioni, poeta riminese di cui ho già scritto, oggi alle soglie degli 85 anni, che nel 1963 partecipò come comparsa alle riprese di “8 e 1/2” effettuate alle terme di Chianciano.

Sapendolo di origini riminesi, qualcuno gli chiese se conoscesse il significato del soprannome affibbiato dal Maestro al protagonista del film, Marcello Mastroianni , “Snàporaz” (più volte richiamato anche in “La città delle donne”).  

Qualche indagine fra i collaboratori di Fellini e… ecco svelato il mistero: Snàporaz (o, meglio, “Snaporàz) è una contrazione di “t-ci snà un puràz“, cioè “sei soltanto un poveraccio” .

Motivazione: Mastroianni, quando non aveva voglia di impegnarsi troppo, esibiva una flemma che Fellini definiva tutta “ciociara”. Ricordandogli le sue origini, il Maestro lo rimproverava dicendogli: “Vin a lavurè, che t-ci snà un puràz!” (vieni a lavorare, che sei soltanto un poveraccio!).

Capodanno a Rimini? A 5 stelle, naturalmente!

Una vacanzina nel fascino della Rimini felliniana?

Anche a Cristella piace sognare… Per il Capodanno, perché no, un regalo da non dimenticare: “a 5 stelle”.

Auguri!

Auguri! In attesa del 27 dicembre (sospiro…)

Auguri?

Come ricorda la mia amica Mitì (Placida Signora) in questo bellissimo post natalizio…   “Agatha Christie scriveva: ‘Natale è il giorno ideale per un omicidio’.

Sì, allora, auguri a tutti, a me per prima. “Che il 27 dicembre arrivi presto” 😉

Quattro artisti riminesi “cittadini del mondo”

la terza da sin. dovrebbe essere Gemma, assente alle prove perché ancora a Birmingham

Sono partiti da Rimini molto giovani. Come bagaglio, una valigia piena di talento e passione, ma anche di curiosità e coraggio. Oggi tornano per dire alla città che li ha sostenuti che ne è valsa la pena: il soggiorno all’estero ha portato frutto, come dimostrano i successi raccolti in giro per il mondo. Uno è attore e regista, gli altri tre danzano: Teodoro, Valentina, Gemma, Claudio. Tutti premiati, in passato, con la borsa di studio “Giovani Talenti” voluta dalla Provincia per chi frequentava scuole d’arte straniere. “Contributo che ha incoraggiato i nostri genitori”, ammettono i ragazzi. Figli di impiegati e operai, famiglie della porta accanto che hanno fatto di tutto per lasciarli liberi di seguire la scelta coraggiosa di studiare lontano da casa. Quando tornano fanno il pieno di mamma e piada, ma ormai sono cittadini del mondo. All’estero sono diventati grandi e si sono perfezionati coi migliori maestri. E ora regalano alla città uno spettacolo tutto loro: “Look left, look right” (il 13 dicembre al Teatro Novelli).
“Con questo evento vogliamo raccontare ai riminesi chi siamo e cosa facciamo – dicono – Lo spettacolo è stato concepito e sviluppato con Rimini in mente.” L’idea è nata grazie a internet. Teodoro, quasi due anni fa, spedì un’e-mail a tutti i beneficiari della borsa di studio. Alcuni risposero. Fra loro, da Londra, Valentina. “Riuscimmo ad incontrarci – raccontano – Un attore e una ballerina. Pensammo che fosse un vero peccato che di tanti riminesi che avevano intrapreso itinerari simili ai nostri non si conoscesse l’esistenza, e che questi, nonostante le esperienze maturate nelle scuole più prestigiose d’Europa e del mondo, non sentissero il desiderio di condividere con la loro città madre quanto avevano appreso e sviluppato. Creare lo spettacolo è stato lungo e tortuoso, soprattutto perché era necessario coordinare persone a migliaia di chilometri di distanza.”

Ma chi sono questi ragazzi?

Teodoro Bonci del Bene, attore e regista della serata, ha 26 anni ed è il primo allievo italiano del Teatro d’Arte di Mosca, dove s’è laureato con lode al MXAT fondato da Stanislavskij. Ha partecipato a diverse produzioni russe e americane e ha lavorato nel cinema. A Mosca organizza festival teatrali ed è consulente di armi rinascimentali per il Bolshoj; insegna recitazione e combattimento teatrale all’università SsLIMIT di Forlì; collabora col Cantiere Internazionale Teatro Giovani.

Valentina Golfieri, classe 1982, vive a Londra dal 2003, dove s’è laureata con lode in danza contemporanea. Professionista da tre anni, ha lavorato coi più importanti coreografi della scena britannica, ha danzato in famosi teatri e girato mezzo mondo in tour. Quest’anno, con la collega Amy Bell, ha creato le coreografie di “That Was the Time I Stopped”, duetto che sta riscuotendo grande successo e che in novembre è stato presentato alla Royal Opera House.

Gemma Paganelli, 20 anni e gavetta sulle punte da quando ne aveva quattro, nel 2008 è partita per Birmingham, dopo aver superato le audizioni per la Elmhurst School for Dance. Diplomata nel 2009, ora frequenta il secondo anno del corso universitario BAHons alla London Contemporary Dance School.

Ecco Gemma nel suo splendore

Claudio Fabbro, 21 anni, ha iniziato danzando modern jazz presso la scuola Dance Department e classica all’Arabesque Dance Center. Nel 2006 è stato selezionato per il Central Pennsylvania Youth Ballet, ma ha preferito entrare nel Balletto di Toscana. Dopo due anni a Firenze è partito per il Messico, dove s’è perfezionato all’Universidad de las Artes di Guadalajara.

Tutti curriculun degni di nota, che fanno immaginare un futuro professionale prestigioso. Oltre che applaudirli, Rimini potrà dire: “questi artisti sono anche un po’ nostri…”.

Ecco l’oggetto misterioso di due post fa

12 novembre 2010: missione speciale dell’Associazione Ippocampo a San Martino in Riparotta

Della serie: quando succede qualcosa che tocca cultura e storia del nostro territorio… noi ci siamo!

C’era una volta… – Un re! – diranno subito i miei piccoli lettori.

No, ragazzi, avete sbagliato. C’era una volta un pezzo di legno.

Non era un legno di lusso, ma un semplice pezzo da catasta, di quelli che d’inverno si mettono nelle stufe e nei caminetti per accendere il fuoco e per riscaldare le stanze.

Non so come andasse, ma il fatto è che un bel giorno questo pezzo di legno capitò nella bottega di un vecchio falegname…

E’ iniziata così, lo scorso 12 novembre, la presentazione poetico-musicale che s’è tenuta al teatrino parrocchiale di San Martino in Riparotta, piccolo gruppo di case poco distante da Viserba.

L’incipit del celebre libro di Collodi ha introdotto gli spettatori nella giusta atmosfera, quella adatta a raccontare “Il canto del tempo”, ovvero l’incredibile storia dell’orologio di Talacia. Una vicenda che meriterebbe un film.

La voce era quella di Liana Mussoni, bravissima nelle vesti di attrice e di cantante, accompagnata dagli strumenti (fisarmonica e altro) di Tiziano Paganelli. Graditissimi anche gli intermezzi di Marco Bianchini, che ha declamato alcune poesie di Raffaello Baldini, il grande santarcangiolese che sul tempo ha scritto alcuni dei suoi versi più belli (“D’al vòlti”, “C’ora c’l’è?”, “L’arlòz”).

Ma perché la bottega del vecchio falegname della favola si adatta così bene alla storia vera che ha avuto come scenario proprio il piccolo borgo di San Martino in Riparotta?

Curiosi, vero?

Innanzitutto, il protagonista: un Geppetto che parlava romagnolo. Continua a leggere