Tagliatelle dolci romagnole: è di nuovo Carnevale!

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Tagliatelle dolci romagnole

Tempo di carnevale significa, anche in Romagna, tempo di dolci fritti.

Di castagnole e frappe o chiacchiere Cristella ha già scritto esattamente un anno fa. Oggi, come succede quasi sempre nella giornata di sabato – libera dagli impegni di lavoro “da stipendio” – Cristella ha passato diverso tempo a divertirsi in cucina. Spianatoia di legno e matterello da una parte, fotocamera dall’altra, stando bene attenta a non impiastricciarla troppo con le “mani in pasta”.

La ricetta è semplice davvero: si tratta delle tagliatelle dolci romagnole. La mamma le preparava sempre, a Carnevale. La sua versione prevedeva che sulla sfoglia ben tirata venisse distribuito, prima dell’arrotolamento, zucchero e succo di limone. Questa volta, però, Cristella ha voluto provare la versione dell’amica Gigliola Zavatta, di Villamarina: la variante con scorza di arancia grattugiata.

Il risultato? In ogni caso squisito, da leccarsi le dita. Letteralmente: lo zucchero, infatti, al contatto col calore dell’olio, si caramella e si appiccica. Hmmm, che gusto, dopo averne sgranocchiato una rondella, raccogliere direttamente anche quel sapore dolce rimasto attaccato ale dita!

Ecco dunque la ricetta delle tagliatelle dolci romagnole di Gigliola.

Ingredienti.

12 cucchiai colmi di farina

3 uova medie

½  bustina di lievito per dolci

4 cucchiai colmi di zucchero

buccia grattugiata di 2 arance (biologiche)

olio per friggere

Preparazione

In una ciotola si mescolano 10-11 cucchiai di farina, le 3 uova, 2 cucchiai colmi di zucchero, il lievito.

ingredienti pronti per essere impastati

Si lavora prima nella ciotola con una forchetta, poi sulla spianatoia con le mani, fino ad ottenere un impasto elastico e adatto per essere tirato al matterello.

Si lascia riposare la palla di impasto per una mezzoretta.

la palla di pasta in attesa del matterello

Aiutandosi col matterello (ma si può usare anche la macchinetta per la pasta), si tira una sfoglia non troppo sottile. Durante l’ultima fase di questa operazione si distribuisce sulla sfoglia la buccia grattugiata delle arance e 2 cucchiai (o più, a seconda dei gusti) di zucchero semolato.

cospargere l'arancia e lo zucchero

L’operazione dell’ultimo arrotolamento può risultare difficoltosa a causa dell’umidità: ci si può aiutare spargendo anche altra farina.

Quando la sfoglia è pronta, la si piega su se stessa per ottenerne un rotolo lungo che verrà tagliato a striscioline larghe circa 1 cm.

tagliare strisce di un cm

Ecco, le rondelle di tagliatelle sono pronte per essere fritte nella padella con olio di semi bollente. Due o tre minuti dalla prima parte, poi si girano aiutandosi con una schiumarola o una forchetta.

friggere le rondelle in olio di semi

Basta un altro minuto: quando prendono un bel colore dorato sono pronte per il piatto di portata.

Andrebbero accompagnate con del buon vino dolce.

Cristella consiglia l’Albana.

Buon appetito dalla Romagna!< –>

5 pensieri su “Tagliatelle dolci romagnole: è di nuovo Carnevale!

  1. irishpeople

    le proveremo sicuramente e speriamo che siano migliori delle cantarelle che abbiamo provato a fare con esiti alquanto incerti… sperem ben!!!

  2. cristella

    Irish: un consiglio, per evitare pasticci come ho fatto io verso la fine… Tira la sfoglia “asciutta” fino alla fine e solo in questo momento aggiungi l’arancio e lo zucchero, senza tirarla ulteriormente col matterello.Infatti ho sperimentato che se fai come indicato nella ricetta,rischi di far attaccare tutto e fare un casino: ci vuole una cuoca espertissima… E’ottima anche la versione col succo di limone. Poi mi direte…:)

  3. irishpeople

    nella versione con succo di limone non cambia nulla rispetto alla ricetta che hai segnato??? Si aggiunge sempre nello stesso momento dell’arancio??? Grazie per i consigli…

  4. cristella

    Irish: spargi il succo e lo zucchero sulla sfoglia già tirata, la pieghi a rotolo, la tagli, eccetera… mentre lo scrivo mi pare di sentire il succo del limone e mi viene l’acquolina in bocca…

  5. Pingback: Vecchia Romagna: la stmèna lòva | Il blog - Maria Cristina Muccioli

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