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13 ottobre, 2008

Gli intraducibili: la carne pulcina

Filed under: Senza categoria — Tag: — mcm @ 21:15

Succede quando mi emoziono. Non solo per ribrezzo, tristezza o paura, ma anche quando ascolto una musica che tocca dentro, quando vedo un bel quadro, quando penso alle persone che amo…

um vén la chèrna pléina… cioè, “mi viene la pelle d’oca”.

Certo, tale reazione è comune a tutti gli esseri umani. Penso a tutte le latitudini e in ogni clima, a prescindere dal colore della pelle e dal taglio degli occhi.

Leggo sull’ultimo numero de Il Venerdì di Repubblica una spiegazione scientifica a questo fenomeno, che sarebbe un’eredità del nostro remoto passato, quando anche noi, per sopravvivere, dovevamo spaventare i predatori gonfiando la pelliccia (diventavamo esseri orripilanti, appunto).

“In origine – scrive Giuliano Aluffi – l’attivazione dei piloerettori (fibre muscolari involontarie) serviva a liberare i peli dai follicoli per gonfiare lo strato di pelliccia ed impressionare il nemico.”

Il mio “chèrna pléina”, però, fa un altro effetto.

E mi chiedo perché in romagnolo l’oca venga degradata ad un piccolo pulcino. Infatti nel mio dialetto pléin si traduce con pulcino, dal tardo latino pullicinus.

In francese, una via di mezzo, visto che il volatile chiamato in causa è il pollo. Si dice, infatti, chair de poule.

A dire il vero in italiano si dice anche “pelle accapponata”.

Insomma: domanda da cento milioni, che potrebbe togliermi il sonno. Chi, fra pulcino, oca, pollo e cappone, è più adatto a significare una forte emozione?

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