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11 giugno, 2008

Ma no, che non m’annoio…

Filed under: Senza categoria — Tag: — mcm @ 14:48

jazz e swing per le strade di Rimini

Se dovessi esprimere un desiderio, oggi, sarebbe quello di avere il dono dell’ubiquità.

Per almeno una settimana a Rimini ci sono manifestazioni ed eventi ai quali non vorrei assolutamente mancare.
Innanzitutto, la musica. E che musica!

Questa sera inizia infatti l’ottava edizione di Jazz & Swing Rimini 2008, il festival internazionale di Jazz che proseguirà fino al 18 giugno. Serate all’aperto, a partecipazione gratuita, in uno dei luoghi più suggestivi della città: piazzale Fellini, accanto all’ingresso del Grand Hotel.

Proprio questa sera c’è l’evento di punta dell’intero festival, con l’esibizione dell’American All Stars. Una formazione unica, assemblata appositamente per questa manifestazione e composta da solisti di spicco dell’attuale scena dixieland, che darà vita a un concerto spontaneo, una vera jam session basata sui temi classici del jazz di New Orleans e Chicago. Alla guida della formazione, il nostro Lino Patruno.

Sempre questa sera, ma a partire dalle 19 e fino a tarda notte, il gruppo Jazz Tre Uomini e una Susy (composto da Susanna Zecchini, voce; Stefano Pagliarani, piano; Franco Mongiusti, contrabbasso; Luca Picari, batteria) farà musica al Caffè delle Rose, elegante locale a pochi passi da piazzale Fellini. Interessante l’accompagnamento… (te pareva che non si parlasse di mangiare???) con degustazione di vini e prodotti locali realizzata in collaborazione con la Strada dei Vini e dei Sapori dei Colli di Rimini.

Questi incontri musicali (in piazzale Fellini e in vari luoghi della città, compreso il famosissimo Bagno 26 di Fabrizio e Gabriele) proseguiranno quotidianamente fino al 18 giugno. A ritmo sostenuto, è il caso di dirlo!

Domani 12 giugno, invece, sempre a Rimini, inizia la maratona storico-culturale del Festival del Mondo Antico, una “quattro giorni per navigare in un arcipelago di piccoli e grandi eventi, oltre 150, costruiti per quanti sono interessati alla conoscenza della nostra storia remota, ma anche a quella di civiltà lontane”.

La Rimini romana, fra le altre cose, scoperta qualche metro sotto quella di oggi.

Non vorrei perdere neppure gli incontri (…comprese le degustazioni e le “rustide”…) collegati all’evento “Sul ponte dei miracoli”, che si terrà venerdì 13 e sabato 14 a San Giuliano, praticamente alla sinistra del porto canale, il lato dei marittimi più umili, i pescatori (la riva destra del porto, invece, è riservata ai più “raffinati” marinai per diporto). Nel ricordo dell’amico Davide Farinella.

L’occasione è la festa di Sant’Antonio da Padova (riminese a pieno titolo, come ho già scritto in un precedente post), di cui quest’anno ricorre il 777° “dal Die Natalis”. Il luogo della festa è a pochi metri da quello del miracolo della “predica ai pesci”.

Fra concerti, stand gastronomici, spettacoli pirotecnici, regate veliche e gite in motonave, da segnalare le mostre fotografiche (sulla marineria storica e sull’ex corderia di Viserba, quest’ultima curata dall’amica Maria Gabriella Piccari), la pittura “en plein air”, e il mercatino artistico.

Se nei prossimi giorni non aggiornerò costantemente il blog, quindi, saprete dove cercarmi!

6 giugno, 2008

Nel lavoro è proprio necessario correre e sgomitare? Meglio rallentare, no?

Filed under: Senza categoria — Tag:, — mcm @ 22:30

darsena
la terrazza dell’ex Mulino

L’ho scoperta da poco.

Anzi, per essere precisi, è lei che ha scoperto Cristella e l’ha contattata, incuriosita dagli argomenti del blog. E abbiamo scoperto di avere tante cose in comune… La potete conoscere meglio anche attraverso questa intervista alla trasmissione Cominciamo bene estate.

Federica Ghetti è una delle inquiline dell’ex Mulino Praconi (o Carlotti) di Viserba Monte. Ristrutturato di recente dallo stilista inglese residente a Santarcangelo Paul Harvey, il sito accoglie, oltre a Federica, diverse attività artistico-creative, fra cui lo scultore Graziano Spinosi e la creatrice di moda Alessia Giacobino, ideatrice del marchio Jo no fui.

Sicuramente chi passa su via Giovenale, un paio di chilometri da casa mia, avrà notato questo luogo: un misto di modernità ed antico. Poiché ho in programma un’intervista a Paul Harvey, racconterò in seguito maggiori dettagli sull’ex Mulino.

Per ora mi limito a presentarvi Federica e la sua Manager Zen Area, visto che proprio lunedì 9 giugno si terrà un Workshop dal titolo Meditare in Azienda (sviluppare presenza, attenzione, consapevolezza, intuito, con Anna Fata).

Meditare in ufficio, nel mio caso. Perché no? Magari invito anche i capi e i colleghi.

Ci farebbe solo bene…

Mi piace, nella presentazione della serata, specialmente la seguente frase: “Non sono necessari particolari requisiti presenti né pregressi, ad eccezione dell’apertura e della disponibilità a lasciarsi coinvolgere…”

E, della “Manager Zen idea” mi piace il manifesto, che qui riporto. Non credo di potermi definire una “manager” (visto che sono una semplice impiegata subalterna ad altri), ma “zen”, sì. E, comunque, ognuno è manager della propria vita, no?

Manifesto del Manager Zen

Un Manager Zen…

(continua…)

2 giugno, 2008

Pelati e ben tondi, per farsi mettere in mezzo…

Filed under: Senza categoria — Tag: — mcm @ 23:10

Gli uccelli devono essere freschi e grassi; ma soprattutto freschi. In que’ paesi dove si vendono già pelati bisogna essere tondi bene per farsi mettere in mezzo.”

Ecco, già vedo i lettori sorpresi da questa nuova verve erotomane di Cristella...

No, suvvia! Ma che andate a pensare?

Questo è solo l’incipit della ricetta n. 528 della Bibbia dei gastronomi: “La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene” di Pellegrino Artusi.

E’ curioso il modo in cui l’Artusi scrive le sue ricette, messe poi in pratica dalla fedele Marietta: un saggio storico e sociologico, più che un semplice libro di cucina. Proprio in questo mese di giugno, dal 21 al 29, a Forlimpopoli si terrà la dodicesima edizione della Festa Artusiana: nove giorni all’insegna di cultura, gastronomia, mostre, mercato, spettacolo.

Potrebbe essere la scusa per un piacevole viaggio in Romagna.

E, comunque, ecco come prosegue la spiegazione per preparare gli “Uccelli arrosto” (ad essere sincera i dettagli olfattivi non invogliano affatto a provarli…).

“Se li vedete verdi o col brachiere, cioè col buzzo nero, girate largo; ma se qualche volta rimaneste ingannati, cucinateli come il piccione in umido n. 276, perché se li mettete allo spiede, oltreché aprirsi tutti durante la cottura, tramandano, molto più che fatti in umido, quel fetore della putrefazione, ossia della carne faisandée come la chiamano i Francesi: puzzo intollerabile alle persone di buon gusto, ma che purtroppo non dispiace in qualche provincia d’Italia ove il gusto, per lunga consuetudine, si è depravato fors’anche a scapito della salute.

Un’eccezione potrebbe farsi per le carni del fagiano e della beccaccia, le quali, quando sono frolle, pare acquistino, oltre alla tenerezza, un profumo particolare, specialmente poi se il fagiano lasciasi frollare senza pelarlo. Ma badiamo di non far loro oltrepassare il primo indizio della putrefazione perché altrimenti potrebbe accadervi come accadde a me quando avendomi un signore invitato a pranzo in una trattoria molto rinomata, ordinò, fra le altre cose per farmi onore, una beccaccia coi crostini; ebbene questa tramandava dal bel mezzo della tavola un tale fetore che, sentendomi rivoltar lo stomaco, non fui capace neppure di appressarmela alla bocca, lasciando lui mortificato ed io col dolore di non aver potuto aggradire la cortesia dell’amico.

Gli uccelli dunque, siano tordi, allodole o altri più minuti, non vuotateli mai e prima d’infilarli acconciateli in questa guisa: rovesciate loro le ali sul dorso onde ognuna di esse tenga ferme una o due foglie di salvia; le zampe tagliatele all’estremità ed incrociatele facendone passare una sopra il ginocchio dell’altra, forando il tendine, e in questa incrociatura ponete una ciocchettina di salvia. Poi infilateli collocando i più grossi nel mezzo tramezzandoli con un crostino, ossia una fettina di pane di un giorno grossa un centimetro e mezzo, oppure, se trovasi, un bastoncino tagliato a sbieco.

Con fettine di lardone, salate avanti e sottili quanto la carta, fasciate il petto dell’uccello in modo che si possa infilare nello spiede insieme col pane.

Cuoceteli a fiamma e se il loro becco non l’avete confitto nello sterno, teneteli prima fermi alquanto col capo penzoloni onde facciano, come suol dirsi, il collo; ungeteli una volta sola coll’olio quando cominciano a rosolare servendovi di un pennello o di una penna per non toccare i crostini, i quali sono già a sufficienza conditi dai due lardelli e salateli una volta sola. Metteteli al fuoco ben tardi perché dovendo cuocere alla svelta c’è il caso che arrivino presto e risecchiscano. Quando li mandate in tavola sfilateli pari pari, onde restino uniti sul vassoio e composti in fila, che così faranno più bella mostra.

Quanto all’arrosto d’anatra o di germano, che sa di selvatico, alcuni gli spremono sopra un limone quando comincia a colorire e l’ungono con quell’agro e coll’olio insieme raccolto nella ghiotta.”

 

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